Un'azienda ha chiesto il risarcimento dei danni alla propria banca per aver consentito a una collaboratrice, priva dei necessari poteri, di effettuare ben 124 operazioni di addebito sul conto corrente per oltre 400.000 euro. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'azienda, confermando la decisione dei giudici di merito. La Suprema Corte ha applicato il principio della rappresentanza apparente, ritenendo che la banca avesse agito con un affidamento incolpevole. La collaboratrice gestiva la contabilità con ampia autonomia e utilizzava distinte cartacee timbrate corrispondenti ai dati del sistema informatico. Al contrario, l'azienda ha dimostrato grave negligenza per non aver controllato gli estratti conto per oltre quattro anni, tollerando la continua movimentazione del conto. Di conseguenza, l'azienda perde la causa e deve pagare le spese legali.
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