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Responsabilità della banca: nessun indennizzo per la truffa

Gli Eredi della Risparmiatrice hanno impugnato la sentenza d’appello che escludeva la responsabilità della banca per la perdita di 210.000 euro. La somma, versata tramite assegni su un conto corrente intestato a un’associazione per costituire nuove società, era stata interamente prelevata da un promotore poi rivelatosi un truffatore. La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. La Suprema Corte ha confermato che l’istituto di credito non aveva obblighi di protezione specifici verso i terzi non correntisti, né poteva rilevare anomalie nei prelievi ordinari effettuati dal delegato. Di conseguenza, viene esclusa qualsiasi responsabilità della banca per il danno subito dalla risparmiatrice, condannando i ricorrenti al pagamento delle spese di giudizio.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Civile Sez. 1 Num. 27075 Anno 2023
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Pubblicato il 17 luglio 2026 in Giurisprudenza Civile

La responsabilità della banca nei confronti dei terzi non correntisti

Quando si depositano somme su un conto corrente per operazioni societarie, ci si aspetta che il denaro sia al sicuro. Tuttavia, la responsabilità della banca non si estende automaticamente a coprire le truffe subite dai terzi a opera di soggetti autorizzati a operare sul conto. Questo è il principio cardine ribadito dalla Corte di Cassazione in una recente ordinanza. La vicenda nasce dal tentativo di recuperare una ingente somma di denaro svanita nel nulla, dove i familiari di una risparmiatrice hanno cercato di far valere la responsabilità della banca per non aver vigilato sui prelievi di un promotore finanziario.

Il caso concreto e la truffa del promotore

Una risparmiatrice aveva versato due assegni, per un valore complessivo di 210.000 euro, su un conto corrente intestato a un coordinamento di soci promotori. L’operazione serviva a finanziare la costituzione di due nuove compagnie assicurative. Poco dopo il versamento, un promotore autorizzato a operare sul conto ha prelevato e movimentato l’intera somma per scopi personali, facendo sparire il denaro. Successivamente, il coordinamento dei soci è fallito. La risparmiatrice, dopo essersi insinuata inutilmente nel fallimento, ha deciso di fare causa all’istituto di credito. Secondo la sua tesi, l’istituto di credito avrebbe dovuto bloccare i prelievi o comunque segnalare le anomalie, in virtù dei doveri di correttezza e delle norme antiriciclaggio.

I limiti dei doveri di vigilanza dell’istituto di credito

Nei primi due gradi di giudizio, i magistrati hanno respinto le richieste della risparmiatrice. I giudici hanno chiarito che il conto corrente in questione non era un conto vincolato alla costituzione delle società, ma un normale conto di corrispondenza. Di conseguenza, il promotore aveva il pieno potere di prelevare le somme. La banca non ha il dovere di interferire nella gestione quotidiana di un conto corrente ordinario, a meno che non si verifichino operazioni palesemente anomale o sospette. Nel caso specifico, i prelievi rientravano nella normale operatività e l’istituto non poteva conoscere il disegno criminoso del promotore.

Le motivazioni della decisione sulla responsabilità della banca

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato dagli eredi della risparmiatrice, confermando la decisione dei giudici d’appello. I giudici di legittimità hanno evidenziato che non è possibile configurare una responsabilità della banca basata sul cosiddetto contatto sociale o su generici obblighi di protezione verso i terzi. La banca deve agire con la diligenza del professionista nei confronti del proprio cliente correntista, ma non può trasformarsi in un controllore assoluto di ogni transazione a tutela di chiunque versi denaro sul conto. Inoltre, i prelievi effettuati dal promotore non presentavano elementi di anomalia tali da far scattare un obbligo di blocco o di segnalazione immediata.

Le conclusioni sul rigetto del ricorso e le spese di lite

La pronuncia della Cassazione mette un punto fermo sulla questione, escludendo la responsabilità della banca per i danni derivanti dalla condotta illecita del promotore. Il ricorso degli eredi è stato dichiarato inammissibile perché mirava a ottenere un nuovo esame dei fatti, attività preclusa nel giudizio di legittimità. I ricorrenti sono stati condannati a pagare le spese processuali, liquidate in diecimila euro, oltre agli accessori di legge. Questa decisione conferma che, in assenza di conti vincolati o di palesi anomalie operative, il rischio di condotte fraudolente da parte di soggetti autorizzati ricade sul risparmiatore che ha riposto in loro la propria fiducia, e non sull’intermediario finanziario.

La banca è responsabile se un terzo autorizzato svuota il conto corrente?
No, la banca non risponde dei prelievi effettuati da un soggetto autorizzato a operare sul conto, a meno che le operazioni non presentino palesi anomalie che l’istituto avrebbe dovuto rilevare.

Esiste un obbligo di protezione della banca verso chi non è cliente?
L’istituto di credito ha doveri di diligenza e protezione principalmente verso il proprio correntista e non è tenuto a vigilare sulle somme versate da terzi estranei al rapporto contrattuale.

Cosa distingue un conto corrente ordinario da uno vincolato?
Il conto corrente ordinario consente la libera movimentazione e il prelievo delle somme in qualsiasi momento, mentre il conto vincolato limita l’utilizzo del denaro a scopi specifici, come la costituzione di una società.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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