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Art. 117 Testo Unico Bancario — Anno 2026

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78 provvedimenti

Altri anni per Art. 117 Testo Unico Bancario

Fido di fatto: la Cassazione sulla prescrizione
La Corte di Cassazione si è pronunciata su un complesso caso di diritto bancario, chiarendo aspetti fondamentali del fido di fatto e del suo impatto sulla prescrizione delle azioni di ripetizione dell'indebito. La controversia nasceva dalla richiesta di un correntista di ricalcolare il saldo del proprio conto per addebiti illegittimi, quali interessi anatocistici e usurari. La banca si difendeva eccependo la prescrizione. La Suprema Corte ha confermato che l'esistenza di un fido di fatto, anche in assenza di un contratto scritto, può essere provata con presunzioni, come la tolleranza sistematica degli scoperti. Tale affidamento rende le rimesse 'ripristinatorie' e non 'solutorie', posticipando il decorso della prescrizione alla chiusura del conto. L'ordinanza ha anche precisato le modalità di calcolo dell'usura per la commissione di massimo scoperto e cassato la sentenza d'appello per aver ricalcolato spese non oggetto di una specifica domanda del cliente.
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Ricorso taglia-incolla: quando è inammissibile
Una società ha presentato ricorso in Cassazione contro una banca per una questione di interessi usurari. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, definendolo un "ricorso taglia-incolla": un assemblaggio acritico e confuso di atti precedenti, eccessivamente lungo e privo della necessaria sintesi. Questa pratica, secondo i giudici, viola i principi fondamentali del processo civile e rende impossibile l'esame nel merito.
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Onere della prova contratti bancari: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di alcuni correntisti contro un istituto di credito, ribadendo un principio fondamentale: l'onere della prova nei contratti bancari spetta a chi agisce in giudizio. I ricorrenti, pur lamentando la nullità di diverse clausole contrattuali (usura, anatocismo), non hanno prodotto i contratti in tribunale. La Corte ha stabilito che, senza il documento contrattuale, è impossibile verificare la fondatezza delle accuse, confermando la decisione della Corte d'Appello che aveva respinto le domande per mancata prova.
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Onere della prova: produrre il contratto bancario
Una società ha citato in giudizio un istituto di credito per la restituzione di somme indebitamente addebitate su un conto corrente. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che l'onere della prova di produrre il contratto spetta al cliente quando questi contesta la mancanza di specifiche clausole scritte, e non l'esistenza stessa del contratto. La mancata produzione del documento ha reso impossibile la rideterminazione del saldo.
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Ricorso inammissibile: gli errori da non commettere
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un cliente contro una banca in una disputa su un mutuo ipotecario. La decisione si fonda su gravi errori procedurali nella stesura dell'atto, che non rispettava i requisiti formali previsti per l'impugnazione di legittimità, rendendo il ricorso inammissibile a prescindere dal merito della questione. La Corte ha sottolineato come i motivi debbano essere riconducibili esclusivamente alle ipotesi dell'art. 360 c.p.c.
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Indeterminatezza tasso interesse: quando è inammissibile
Una società ha impugnato un contratto di mutuo per presunta indeterminatezza del tasso di interesse, dovuta a clausole apparentemente contraddittorie. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, stabilendo che non può riesaminare nel merito la chiarezza delle condizioni contrattuali già valutate dai giudici di grado inferiore. La decisione sottolinea che l'appello basato su una rivalutazione dei fatti, e non su una violazione di legge, non può essere accolto.
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Commissione massimo scoperto: quando è valida?
Una società ha citato in giudizio un istituto di credito contestando la legittimità della commissione massimo scoperto (CMS) addebitata sul proprio conto corrente. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando le decisioni dei giudici di merito. L'ordinanza stabilisce che la CMS è legittima anche per i periodi precedenti alla normativa del 2009, in quanto la legge successiva ne ha implicitamente riconosciuto la causa negoziale. Inoltre, ha ritenuto sufficientemente determinata la clausola contrattuale che ne indicava la percentuale, anche in assenza di esplicita menzione della periodicità di addebito, se quest'ultima è desumibile dal contratto.
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Opposizione all’esecuzione: motivi nuovi in appello
Una recente ordinanza della Cassazione chiarisce i limiti dell'opposizione all'esecuzione. Un debitore ha contestato un pignoramento immobiliare, introducendo in appello nuove doglianze relative all'abusiva concessione del credito. La Suprema Corte ha confermato l'inammissibilità di tali motivi, specificando che l'oggetto del giudizio di opposizione all'esecuzione viene fissato inderogabilmente con l'atto introduttivo e non può essere ampliato successivamente.
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Mancata consegna contratto: non è nullo per la Cassazione
La Corte di Cassazione ha stabilito che la mancata consegna del contratto di conto corrente al cliente da parte della banca non comporta la nullità del contratto stesso. Il caso riguardava una società che contestava la validità di un contratto 'monofirma'. La Corte ha confermato che l'obbligo di consegna attiene alla fase esecutiva e non genetica del rapporto, escludendo la nullità e dichiarando inammissibile il ricorso.
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Eccezione di prescrizione: come riproporla in appello
Una società ha citato in giudizio un istituto di credito per contestare le condizioni di un conto corrente. Dopo una decisione parzialmente favorevole in primo grado, la Corte d'Appello ha riformato la sentenza, condannando la banca a restituire una cospicua somma. La banca ha presentato ricorso in Cassazione, lamentando l'errata valutazione della prescrizione sulle rimesse. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, non per il merito della questione, ma perché la banca non aveva correttamente riproposto la sua eccezione di prescrizione nel giudizio d'appello, considerandola così rinunciata.
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Specificità motivi appello: quando l’atto è valido
Una cliente contesta in Cassazione la sentenza d'appello, sostenendo la mancanza di specificità dei motivi d'appello della banca. La Suprema Corte rigetta il ricorso, affermando che l'appello era ammissibile perché le censure erano pertinenti alle questioni di usura e determinatezza degli interessi affrontate dal Tribunale, rispettando il requisito della specificità dei motivi d'appello.
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Onere della prova fido bancario: la Cassazione decide
Una banca ricorre in Cassazione dopo una condanna a rimborsare un correntista. Il ricorso è rigettato. La Suprema Corte conferma che, in presenza di indizi su un'apertura di credito, l'onere della prova per dimostrare la natura solutoria dei versamenti (e quindi la loro prescrizione) grava sulla banca, non sul cliente. Viene inoltre ribadita la possibilità di provare un fido anche in assenza di un contratto scritto, basandosi su elementi presuntivi.
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TAN determinabile: la Cassazione fa chiarezza
La Corte di Cassazione ha stabilito che un contratto di finanziamento è valido anche senza l'indicazione esplicita del TAN (Tasso Annuo Nominale), a condizione che questo sia chiaramente determinabile dagli altri documenti contrattuali. Nel caso specifico, il piano di ammortamento allegato, contenente tutti i dettagli su rate, capitale e interessi, è stato ritenuto sufficiente a rendere il TAN determinabile, respingendo la richiesta di nullità parziale del contratto.
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Mutuo solutorio: la Cassazione ne conferma la validità
Un istituto di credito ha concesso un prestito a una società, garantito da un privato, con lo scopo specifico di ripagare un debito precedente (un mutuo solutorio). La Corte d'Appello aveva considerato questo accordo non come un vero prestito, ma come una semplice rinegoziazione del debito. La Corte di Cassazione, richiamando una recente e fondamentale sentenza delle Sezioni Unite, ha annullato questa decisione. Ha stabilito che un mutuo solutorio è un contratto perfettamente valido, che si perfeziona nel momento in cui la somma viene messa a disposizione legale del debitore, anche se viene immediatamente utilizzata per saldare un debito preesistente con lo stesso creditore. Il caso è stato quindi rinviato alla Corte d'Appello per una nuova valutazione.
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Collegamento negoziale: ricorso inammissibile
Una società finanziaria ha impugnato in Cassazione la risoluzione di un contratto di finanziamento legato all'acquisto di un pacchetto vacanze, annullato dai consumatori. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando il principio del collegamento negoziale. La decisione si fonda sul fatto che i motivi del ricorso contestavano l'accertamento dei fatti, materia non sindacabile in sede di legittimità, e non la ratio decidendi della sentenza d'appello.
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Onere della prova banca: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 854/2026, si è pronunciata su un complesso caso di diritto bancario. La Corte ha chiarito l'onere della prova a carico della banca nella richiesta di pagamento di un saldo debitore, specialmente in presenza di conti accessori come i 'conti anticipi'. È stato ribadito che la banca deve produrre tutti gli estratti conto sin dall'inizio del rapporto per giustificare la propria pretesa, senza poter addossare al cliente la prova della formazione del debito. La sentenza affronta anche temi cruciali come l'anatocismo, l'usura e la prescrizione delle rimesse bancarie.
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Fideiussione omnibus: ricorso inammissibile e tardivo
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una società e dei suoi fideiussori contro un istituto di credito. Il caso riguardava un'opposizione a un decreto ingiuntivo per un debito su conto corrente. La Suprema Corte ha respinto tutte le censure, inclusa quella sulla nullità della fideiussione omnibus, a causa di motivi procedurali come la tardività delle eccezioni, la genericità delle contestazioni e la mancata allegazione di prove decisive nei tempi corretti.
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TAN determinabile: la Cassazione salva il contratto
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha stabilito un principio fondamentale in materia di contratti di finanziamento. Anche se il Tasso Annuo Nominale (TAN) non è esplicitamente indicato, il contratto non è nullo se il tasso è oggettivamente determinabile. Nello specifico, la Corte ha chiarito che la nullità prevista dall'art. 117 del Testo Unico Bancario può essere superata qualora il TAN possa essere ricavato attraverso un semplice calcolo aritmetico, basato sugli altri elementi presenti nel contratto, come l'importo, la durata, le rate e il Tasso Annuo Effettivo Globale (TAEG). La decisione riforma la sentenza di primo grado che aveva dichiarato la nullità della clausola, confermando invece la validità del contratto come ritenuto dalla Corte d'Appello, in quanto il principio del TAN determinabile era stato rispettato.
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