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Art. 117 Costituzione — Anno 2024

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680 provvedimenti

Altri anni per Art. 117 Costituzione

Impugnazione estratto di ruolo: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 5608/2024, ha rigettato il ricorso di una società che contestava una cartella di pagamento mai notificata, venuta a conoscenza tramite un estratto di ruolo. La Corte ha stabilito che l'impugnazione dell'estratto di ruolo non è ammissibile, in quanto esso è un mero documento informativo. La cartella non notificata può essere impugnata solo se il contribuente dimostra un pregiudizio concreto derivante dall'iscrizione a ruolo, secondo le recenti riforme legislative. Poiché tale prova mancava e la decisione di merito si basava anche su altre motivazioni autonome non validamente contestate, il ricorso è stato respinto.
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Impugnazione estratto di ruolo: la Cassazione decide
Una società ha impugnato una cartella di pagamento sostenendo di averla conosciuta solo tramite un estratto di ruolo. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, chiarendo che l'impugnazione dell'estratto di ruolo è inammissibile. Applicando una nuova normativa con efficacia retroattiva, la Corte ha stabilito che l'estratto di ruolo non è un atto autonomamente impugnabile, salvo la prova di un pregiudizio specifico e diretto. Poiché una delle motivazioni della sentenza di appello è stata confermata, gli altri motivi di ricorso sono stati dichiarati inammissibili per carenza di interesse.
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Risarcimento danni antitrust: la Cassazione decide
Una società acquirente di un autocarro ha citato in giudizio il produttore per ottenere il risarcimento danni antitrust derivante da un cartello sui prezzi. La società produttrice ha eccepito la prescrizione del diritto. La Corte di Cassazione, confermando le decisioni dei giudici di merito, ha stabilito che il termine di prescrizione per i danni da illecito concorrenziale segreto (c.d. danno lungolatente) decorre non dal momento della cessazione della condotta illecita, ma da quando il danneggiato ha avuto, o avrebbe potuto avere con l'ordinaria diligenza, conoscenza dell'illecito, del danno e dell'identità del responsabile. Tale momento è stato individuato nella data della decisione della Commissione Europea che ha accertato il cartello. La Corte ha inoltre chiarito il valore probatorio degli atti del procedimento europeo nel giudizio civile.
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Giudicato esecutivo e cella: quando non c’è novum
Un detenuto ha richiesto una riduzione di pena per sovraffollamento, istanza già respinta in passato. Ha ripresentato il ricorso sostenendo che una nuova sentenza delle Sezioni Unite costituisse un 'novum'. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, stabilendo che una pronuncia meramente chiarificatrice non è un elemento nuovo capace di superare la preclusione del giudicato esecutivo.
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Giudicato esecutivo e spazio vitale: la Cassazione
L'appello di un detenuto per una riduzione di pena dovuta a sovraffollamento è stato respinto. La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità, stabilendo che una successiva sentenza chiarificatrice delle Sezioni Unite sul calcolo dello spazio in cella non costituisce un 'elemento nuovo' in grado di superare la preclusione del giudicato esecutivo. La decisione originale, anche se potenzialmente errata, è considerata definitiva.
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Espulsione e pericolosità sociale: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per spaccio di stupefacenti contro la misura di sicurezza dell'espulsione. La decisione si fonda sulla valutazione della sua pericolosità sociale, desunta dalla gravità e organizzazione del reato, ritenute prevalenti rispetto alla sua stabile situazione familiare e lavorativa. La sentenza chiarisce i criteri per l'applicazione della misura di espulsione e pericolosità sociale.
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Impugnabilità estratto ruolo: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 4995/2024, ha rigettato il ricorso di alcuni contribuenti che avevano impugnato degli estratti di ruolo per contestare cartelle di pagamento mai notificate. La Corte ha applicato la nuova normativa (art. 12, c. 4-bis, d.P.R. 602/1973), che limita l'impugnabilità dell'estratto di ruolo, richiedendo al contribuente di dimostrare un interesse ad agire concreto e attuale, non essendo più sufficiente la mera mancata notifica della cartella. La decisione conferma che questa nuova, più restrittiva, disciplina si applica anche ai giudizi pendenti.
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Indennità di espropriazione: vince il valore legale
Un proprietario contesta la bassa indennità di espropriazione per un terreno usato come piazzale aziendale ma legalmente non edificabile. La Corte di Cassazione respinge il ricorso, stabilendo che il calcolo dell'indennità deve basarsi esclusivamente sulla destinazione urbanistica (edificabilità legale) e non sull'utilizzo effettivo. Vengono respinte anche le richieste di risarcimento aggiuntivo per migliorie e svalutazione monetaria per insufficienza di prove.
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Eccezione di nullità: quando è tardiva in appello
Un conduttore, a seguito di uno sfratto per morosità, sollevava in appello una eccezione di nullità del contratto di locazione per violazione di un regolamento comunale. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 4867/2024, ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha stabilito un principio fondamentale: sebbene l'eccezione di nullità sia rilevabile d'ufficio in ogni stato e grado, ciò è possibile solo se i fatti su cui si fonda sono già stati ritualmente acquisiti agli atti del processo. Non è permesso introdurre tardivamente nuovi documenti per provare la nullità, violando le preclusioni processuali.
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Equa riparazione: no indennizzo per cause di valore esiguo
Un cittadino ha richiesto un'equa riparazione al Ministero della Giustizia per la durata irragionevole (4 anni e 2 mesi) di un processo relativo a una sanzione amministrativa di 360 euro. La Corte di Cassazione, confermando la decisione della Corte d'Appello, ha respinto la domanda. Il principio affermato è che, in caso di esiguità della posta in gioco, si presume l'insussistenza di un danno non patrimoniale significativo, escludendo così il diritto all'indennizzo per equa riparazione, nonostante il superamento dei termini di durata ragionevole del processo.
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Trattazione scritta: quando si perde il diritto all’udienza
Un imputato, condannato per ricettazione e vendita di prodotti contraffatti, ha presentato ricorso in Cassazione lamentando la mancata concessione dell'udienza orale in appello, sostituita da una trattazione scritta. La Corte Suprema ha dichiarato il ricorso inammissibile, stabilendo che la mancata contestazione del decreto che disponeva la trattazione scritta e la successiva presentazione di memorie difensive equivalgono a un'accettazione del rito. La Corte ha chiarito che il diritto all'udienza orale, se non eccepito tempestivamente, non può essere fatto valere successivamente.
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Impugnazione imputato assente: Cassazione e Cartabia
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 7957/2024, ha rigettato il ricorso di un imputato condannato per tentata rapina aggravata. Il ricorrente contestava la costituzionalità delle nuove norme introdotte dalla Riforma Cartabia sull'impugnazione dell'imputato assente, che richiedono un mandato specifico post-sentenza e l'elezione di domicilio. La Corte ha ritenuto le norme pienamente legittime, in quanto mirano a garantire che l'impugnazione sia una scelta consapevole dell'imputato, bilanciando il diritto di difesa con l'efficienza del processo.
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Confisca per usura: priorità alla vittima insoluta
La Corte di Cassazione ha stabilito un principio fondamentale in materia di confisca per usura. Se i condannati per usura risultano insolventi, la vittima del reato, costituita parte civile, ha diritto a veder soddisfatto il proprio credito risarcitorio prevalendo sulla confisca del bene (profitto del reato) a favore dello Stato. L'insolvenza dei condannati, accertata dopo la sentenza definitiva, costituisce un 'fatto nuovo' che legittima la vittima a chiedere la revoca della confisca in sede esecutiva per ottenere l'assegnazione del bene.
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Errore di fatto: quando il ricorso è inammissibile
L'imputato presenta un ricorso straordinario per un presunto errore di fatto contro una decisione della Cassazione che aveva confermato la revoca della sua sospensione condizionale della pena. La Corte dichiara il nuovo ricorso inammissibile, specificando che le lamentele del ricorrente riguardano un errore di diritto (errata interpretazione della legge), non un errore di fatto, materia che non rientra nell'ambito del rimedio straordinario previsto dall'art. 625-bis c.p.p.
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Canone aggiuntivo concessioni: legittimo e non retroattivo
La Corte di Cassazione ha rigettato i ricorsi di due società energetiche contro un Ente Regionale, confermando la legittimità del canone aggiuntivo per concessioni idroelettriche scadute. La Corte ha stabilito che la richiesta di pagamento non è retroattiva, poiché l'obbligo era già previsto da una legge regionale precedente alla delibera di quantificazione. Inoltre, ha chiarito che il controllo del giudice amministrativo su tale canone deve limitarsi a una verifica di legittimità (ragionevolezza, logicità) senza invadere il merito delle scelte discrezionali dell'amministrazione.
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Durata ragionevole processo: il calcolo unitario
La Corte di Cassazione ha stabilito che, per determinare la durata ragionevole del processo ai fini dell'equa riparazione (Legge Pinto), la fase di cognizione e quella successiva di ottemperanza devono essere considerate unitariamente. In un caso riguardante la richiesta di indennizzo per l'eccessiva durata di un precedente procedimento di equa riparazione, la Corte ha chiarito che il tempo totale si ottiene sommando le durate delle due fasi. Tuttavia, il periodo intercorso tra la fine della prima fase e l'inizio della seconda non deve essere computato, in quanto non considerato 'tempo del processo'. La decisione della Corte d'Appello, che aveva valutato separatamente le due fasi, è stata annullata.
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Vincolo conformativo: Cassazione su esproprio
La Corte di Cassazione ha confermato la decisione di merito che qualificava un'area espropriata come non edificabile a causa di un vincolo conformativo imposto dal piano regolatore. L'ordinanza ha respinto il ricorso dei proprietari, i quali chiedevano un'indennità basata sul valore di mercato del terreno, sostenendo che la valutazione sulla natura del vincolo (conformativo anziché espropriativo) è un accertamento di fatto non riesaminabile in sede di legittimità. La Corte ha inoltre chiarito i limiti del potere del giudice di compensare le spese legali in caso di soccombenza reciproca.
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Giudizio di rinvio: limiti e inammissibilità
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di alcuni dipendenti pubblici che, in sede di giudizio di rinvio, avevano sollevato nuove questioni relative a disparità di trattamento e legittimità costituzionale. La Corte ribadisce che il giudizio di rinvio è un procedimento "chiuso", in cui le parti non possono ampliare l'oggetto della controversia e il giudice è vincolato ai principi di diritto stabiliti dalla precedente sentenza di cassazione.
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Indennità contratto a termine: criteri di calcolo
La Corte di Cassazione chiarisce i criteri per il calcolo dell'indennità risarcitoria in caso di contratto a termine illegittimo. Sebbene il giudice di merito goda di ampia discrezionalità nel ponderare i parametri legali, come la durata del rapporto, la liquidazione delle spese legali deve essere analitica e trasparente. Nel caso specifico, la Corte ha confermato la quantificazione dell'indennità ma ha cassato la sentenza per la modalità di calcolo delle spese processuali, ritenuta non verificabile.
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Equa riparazione: il termine decorre dal decreto finale
La Corte di Cassazione ha stabilito che il termine di sei mesi per richiedere l'equa riparazione per l'irragionevole durata di una procedura fallimentare decorre dalla data in cui il decreto di chiusura del fallimento diventa definitivo e non più impugnabile. La Corte ha chiarito che la data di soddisfacimento del credito, tramite il riparto dell'attivo, non è rilevante per calcolare la decorrenza di questo termine, ma solo per quantificare il danno. La decisione riforma il decreto della Corte d'appello che aveva erroneamente dichiarato tardiva la domanda basandosi sulla data del riparto.
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