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Art. 117 Costituzione — Anno 2022

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150 provvedimenti

Altri anni per Art. 117 Costituzione

Demolizione del manufatto abusivo: il tempo non cancella l’abuso
Il caso riguarda il ricorso presentato da un cittadino contro l'ordine di demolizione del manufatto abusivo emesso a seguito di condanne penali risalenti agli anni Novanta. Il ricorrente sosteneva che l'ordine fosse prescritto per il decorso del tempo, che vi fosse una domanda di condono pendente e che la Procura non avesse il potere di procedere autonomamente. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la demolizione del manufatto abusivo ha natura di sanzione amministrativa ripristinatoria e non di pena, di conseguenza non è soggetta a prescrizione. Inoltre, la pendenza del condono non blocca l'esecuzione se mancano i requisiti di sanabilità, e il Pubblico Ministero ha il pieno dovere di dare esecuzione all'ordine di demolizione.
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Indennità di espropriazione: negato il danno, sì alla sanzione
I comproprietari di un terreno espropriato per l'allargamento di una tangenziale si sono opposti alla stima dell'indennità di espropriazione. Essi lamentavano il mancato riconoscimento del danno per la cessazione della loro attività commerciale e la mancata applicazione della maggiorazione del 10% prevista dalla legge. La Corte di Cassazione ha chiarito che l'indennità di espropriazione deve basarsi esclusivamente sul valore di mercato del bene e non può coprire la perdita dell'attività commerciale. Tuttavia, la Corte ha accolto la richiesta di maggiorazione del 10%, stabilendo che tale aumento spetta automaticamente quando l'offerta provvisoria della Pubblica Amministrazione è inferiore agli otto decimi di quella definitiva. La sentenza è stata cassata con rinvio per ricalcolare l'importo dovuto.
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Responsabilità civile dei magistrati: notifica sì, deposito no
Una società commerciale ha promosso un'azione di risarcimento contro lo Stato per la presunta responsabilità civile dei magistrati, lamentando la violazione del diritto dell'Unione Europea da parte di alcune sentenze della Cassazione. La società ha introdotto la causa con atto di citazione anziché con ricorso. Sebbene la notifica sia avvenuta entro i due anni, il deposito in tribunale è avvenuto oltre la scadenza. Le Sezioni Unite hanno stabilito che l'errore sulla forma dell'atto si sana solo se il deposito avviene entro il termine di decadenza biennale. Di conseguenza, la Corte ha rigettato il ricorso della società, confermando l'inammissibilità dell'azione risarcitoria.
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Revocazione della confisca: riprendere i beni dopo il giudicato
Il Proposto ha impugnato la confisca definitiva dei propri beni, disposta per pericolosità generica. A seguito della sentenza costituzionale che ha dichiarato illegittima la norma di riferimento, ha chiesto la revoca della misura. La Corte d'Appello ha dichiarato inammissibile la richiesta. Le Sezioni Unite hanno chiarito che il rimedio corretto per far valere l'incostituzionalità di una norma su una confisca definitiva è la revocazione della confisca ai sensi dell'articolo 28 del Codice Antimafia, e non l'incidente di esecuzione. Tuttavia, nel caso specifico, il ricorso è stato dichiarato inammissibile poiché la confisca si fondava anche su un altro titolo autonomo e non colpito da incostituzionalità. Il Proposto perde il ricorso e deve pagare le spese.
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Indennità di cessazione del rapporto di agenzia: vince l’agente
L'Agente ha richiesto all'Azienda il pagamento dell'indennità suppletiva di clientela e del fondo indennità risoluzione rapporto (FIRR) dopo la fine del contratto di agenzia. L'Azienda si è opposta, sostenendo che le regole degli accordi collettivi fossero nulle perché contrastanti con le norme europee, le quali richiedono la prova di aver portato concreti vantaggi commerciali per ottenere l'indennità. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Azienda. I giudici hanno stabilito che le norme europee pongono solo un limite minimo di tutela inderogabile a favore dell'agente. Di conseguenza, i contratti collettivi possono legittimamente prevedere trattamenti economici aggiuntivi e più favorevoli, che prescindono dalla prova dei vantaggi commerciali. L'Azienda deve quindi pagare l'indennità di cessazione del rapporto di agenzia secondo quanto stabilito dall'accordo collettivo.
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Discarico automatico dei ruoli: la Cassa perde ma il credito resta
La Cassa Previdenziale ha chiesto il pagamento di somme non riscosse all'Agente della Riscossione. Quest'ultimo si è opposto invocando il discarico automatico dei ruoli per i crediti sotto i duemila euro iscritti a ruolo prima del 1999, previsto dalla legge per razionalizzare i bilanci pubblici. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della Cassa. I giudici hanno chiarito che il discarico automatico dei ruoli si applica anche alle casse previdenziali privatizzate. Questa misura non cancella il diritto di credito, ma elimina solo la possibilità di usare la riscossione esattoriale dello Stato. La Cassa può quindi ancora agire contro i singoli debitori con i mezzi civili ordinari. Di conseguenza, non vi è alcuna espropriazione illegittima né violazione delle norme europee sugli aiuti di Stato. La Cassa perde la causa e deve pagare le spese processuali.
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Regolarizzazione postuma del DURC: no alla sanatoria negli appalti
Un'impresa capogruppo viene esclusa da una gara d'appalto per la raccolta dei rifiuti a causa di irregolarità nei pagamenti previdenziali. L'impresa tenta una regolarizzazione postuma del DURC, ma il Consiglio di Stato conferma l'esclusione per garantire la parità di trattamento tra i concorrenti. L'impresa si rivolge quindi alla Corte di Cassazione, lamentando un eccesso di potere da parte del giudice amministrativo. Le Sezioni Unite dichiarano il ricorso inammissibile. La Cassazione chiarisce che il controllo sulle decisioni del Consiglio di Stato riguarda solo i limiti esterni della giurisdizione e non può estendersi alle scelte interpretative delle norme, anche se ritenute errate. Di conseguenza, la decisione di escludere l'impresa per la mancata regolarità contributiva iniziale viene confermata in via definitiva.
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Piano straordinario di assunzioni: stop ai docenti di Bolzano
Un gruppo di insegnanti precari iscritti nelle graduatorie provinciali di Bolzano ha ottenuto l'assunzione a tempo indeterminato tramite un provvedimento d'urgenza. Il Ministero dell'Istruzione ha avviato una causa di merito per contestare tale diritto. La Corte d'Appello ha dato ragione al Ministero, revocando le assunzioni. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, stabilendo che i docenti iscritti nelle graduatorie provinciali di Bolzano non possono partecipare al piano straordinario di assunzioni nazionale previsto dalla Legge 107/2015. Questo divieto deriva dalla speciale autonomia della Provincia di Bolzano, che gestisce le proprie graduatorie con regole e tempi diversi rispetto a quelle nazionali. Di conseguenza, i contratti di lavoro stipulati in via provvisoria sono stati definitivamente risolti, escludendo i docenti dalla stabilizzazione statale.
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Discarico automatico dei ruoli: addio riscossione ma il credito resta
L'Ente Previdenziale ha richiesto il pagamento di somme non riversate dall'Agente della Riscossione per contributi non riscossi risalenti agli anni 1998 e 1999. L'Agente della Riscossione si è opposto invocando la legge che prevede il discarico automatico dei ruoli per i crediti inferiori a duemila euro iscritti a ruolo prima del 1999. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Ente Previdenziale, confermando che il discarico automatico dei ruoli si applica anche alle casse previdenziali privatizzate. I giudici hanno chiarito che tale meccanismo elimina solo il titolo esecutivo della riscossione esattoriale per ragioni di efficienza e bilancio, ma non estingue il diritto di credito sottostante, che l'ente può ancora tentare di recuperare con le ordinarie azioni civili.
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Sequestro preventivo impeditivo: quando il valore supera il danno
Una socia e amministratrice di una società fallita ha impugnato il sequestro preventivo impeditivo delle quote societarie di alcune aziende del gruppo, sostenendo che il valore dei beni sequestrati superasse di gran lunga il danno economico contestato, violando il principio di proporzionalità. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. I giudici hanno chiarito che nel sequestro preventivo impeditivo l'obiettivo principale è bloccare il completamento di un disegno criminoso di spoliazione patrimoniale. Di conseguenza, la differenza tra il valore reale delle azioni sequestrate e il danno stimato non rende la misura sproporzionata, poiché il vincolo serve a evitare che la libera disponibilità dei beni aggravi le conseguenze del reato di bancarotta o agevoli nuovi illeciti.
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