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Art. 112 Codice di Procedura Civile — Sezione Terza Civile

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Altri anni per Art. 112 Codice di Procedura Civile

Contratto viziato da dolo: la decisione della Cassazione
Una società di telecomunicazioni ha impugnato un contratto sostenendo fosse viziato da dolo, poiché la controparte l'avrebbe costretta ad accettare condizioni sfavorevoli trattenendo i codici di migrazione dei clienti. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando la validità dell'accordo e sottolineando che le censure sollevate rappresentavano una richiesta di riesame dei fatti, non ammissibile in sede di legittimità, e che non vi era prova sufficiente del dolo.
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Ricorso inammissibile: limiti alla prova in Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile presentato da un'inquilina di un alloggio pubblico che chiedeva il cambio di abitazione e il risarcimento danni. La Corte ha stabilito che non è possibile, in sede di legittimità, chiedere una nuova valutazione delle prove, come una consulenza tecnica, o criticare la ricostruzione dei fatti operata dai giudici di merito. La decisione sottolinea i rigorosi limiti procedurali del giudizio di Cassazione.
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Qualificazione del contratto: la Cassazione decide
Una disputa su fatture insolute ha portato la Corte di Cassazione a stabilire un principio cruciale sulla qualificazione del contratto: il comportamento effettivo delle parti prevale sul nome dato all'accordo. La sentenza ha inoltre affermato il diritto del creditore, nel giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo, di modificare la propria domanda chiedendo la risoluzione del contratto. La Corte ha cassato la decisione precedente per motivazione apparente, rinviando il caso per un nuovo esame.
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Richieste istruttorie: come reiterarle in appello
Una società si è vista respingere l'appello perché il giudice ha ritenuto abbandonate le sue richieste istruttorie. La Corte di Cassazione ha annullato la decisione, stabilendo che la reiterazione delle istanze, anche tramite riferimento a un verbale di udienza specifico, è sufficiente per evitarne l'abbandono. Il caso evidenzia l'importanza di una corretta formulazione degli atti processuali per la tutela dei propri diritti.
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Clausola non rimborsabile: quando è abusiva?
Una coppia annulla un volo per un impegno lavorativo imprevisto. La compagnia aerea nega il rimborso citando una clausola non rimborsabile. La Cassazione interviene, stabilendo che tale clausola può essere abusiva se non negoziata individualmente e se l'agenzia non fornisce chiare informazioni pre-contrattuali, cassando la decisione del tribunale.
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Mutatio libelli: quando il ricorso è inammissibile?
La Corte di Cassazione analizza un caso di danni immobiliari, distinguendo tra risarcimento in forma specifica e per equivalente. Nonostante l'errata qualificazione della domanda da parte del giudice d'appello, che l'aveva considerata una 'mutatio libelli' inammissibile, il ricorso dei danneggiati viene dichiarato inammissibile per difetto di interesse. Poiché la loro domanda principale era stata accolta, non avevano un interesse concreto a contestare la mancata disamina della domanda subordinata.
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Titolarità del credito: onere della prova e motivazione
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza d'appello che aveva confermato un'ingiunzione di pagamento. Il caso verteva sulla contestata titolarità del credito da parte di una banca, a seguito della cessione di un ramo d'azienda. La Suprema Corte ha stabilito che il giudice di merito non può liquidare l'eccezione del debitore con un generico riferimento a una "copiosa documentazione" prodotta dal creditore, ma deve esaminare specificamente le prove documentali prodotte dal debitore che contestano tale titolarità, pena la nullità della sentenza per motivazione apparente.
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Aumento canone locazione: quando è legittimo?
Una società di gestione alberghiera ha contestato un aumento del canone di locazione pattuito in un accordo del 2003, sostenendone la nullità. L'incremento era legato a significative opere di miglioria sull'immobile. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che l'aumento del canone di locazione durante il rapporto è legittimo se inserito in una più ampia rinegoziazione contrattuale che modifica l'equilibrio delle prestazioni, come nel caso di importanti lavori di ristrutturazione, e non mira unicamente ad eludere i limiti di legge sull'aggiornamento ISTAT.
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Canone di locazione: legittimo l’aumento concordato
Una società alberghiera ha contestato gli aumenti del canone di locazione concordati in un secondo momento rispetto al contratto originario, sostenendo la violazione dei limiti di legge. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che un aumento del canone di locazione è legittimo se giustificato da una rinegoziazione complessiva del rapporto, come nel caso di importanti migliorie apportate all'immobile, e non costituisce un mero espediente per eludere le norme sull'adeguamento Istat.
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Eccezione di prescrizione: quando si estende agli altri?
In una causa per il risarcimento danni avviata da medici contro lo Stato, la Corte di Cassazione ha stabilito che l'eccezione di prescrizione sollevata contro gli attori originari non si estende automaticamente ai terzi che intervengono successivamente. La parte convenuta deve formulare una specifica eccezione contro gli intervenuti nel primo atto difensivo successivo al loro ingresso nel processo, altrimenti il loro diritto non potrà considerarsi prescritto.
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Arricchimento senza causa: la Cassazione decide
Una acquirente acquista un'auto da un venditore intermediario, pagando direttamente alla società proprietaria del veicolo. Il contratto con l'intermediario viene meno, ma la società proprietaria si rifiuta di restituire la somma. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna della società per arricchimento senza causa, ritenendo l'intera operazione un'unica vicenda complessa in cui l'acquirente si era impoverita e la società si era arricchita senza una giusta causa finale.
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Spese processuali terzo chiamato: chi le paga?
In un caso di trasporto internazionale di merci andate smarrite, una società mittente ha citato in giudizio il vettore principale, il quale ha chiamato in causa il sub-vettore. La domanda della società mittente è stata rigettata. La Corte di Cassazione ha stabilito che, in base al principio di soccombenza, le spese processuali del terzo chiamato devono essere pagate dall'attore la cui domanda infondata ha reso necessaria la chiamata in causa, e non compensate tra le altre parti.
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Chiusura esecuzione forzata: limiti alla revoca ordine
La Corte di Cassazione ha stabilito che la chiusura esecuzione forzata avviene con l'ordinanza che approva il progetto di distribuzione. Tale provvedimento, se non opposto entro 20 giorni, diventa definitivo e inoppugnabile. Il giudice perde il potere di revocarlo, anche se l'ordine viola le norme fallimentari. Nel caso di specie, un giudice aveva revocato un'ordinanza di riparto dopo cinque mesi, a causa del fallimento del creditore sostituito, ma la Cassazione ha annullato tale revoca tardiva, ripristinando l'ordinanza originaria per mancata tempestiva opposizione.
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Prelazione agraria: diniego del mutuo e termini
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 31996/2023, ha chiarito importanti aspetti della prelazione agraria. In particolare, ha stabilito che l'impossibilità di avviare l'istruttoria per un mutuo agevolato, a causa della mancanza di una normativa regionale specifica, equivale a un diniego del finanziamento. Di conseguenza, la sospensione del termine di tre mesi per il pagamento del prezzo del fondo cessa, e il prelazionario perde il diritto se non provvede al saldo. La Corte ha inoltre respinto la tesi della forza maggiore per una notifica PEC non ricevuta, ribadendo la piena validità legale di tale strumento.
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Retratto agrario: la prova della proprietà del confinante
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 32043/2023, ha rigettato il ricorso contro una decisione che riconosceva il diritto di retratto agrario a dei coltivatori confinanti. La questione centrale era la prova della loro piena proprietà, contestata dagli acquirenti che li ritenevano semplici 'livellari'. La Corte ha ritenuto inammissibili i motivi di ricorso poiché contestavano l'accertamento dei fatti del giudice di merito, ribadendo che la valutazione delle prove non è sindacabile in sede di legittimità.
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Azione revocatoria vendita nuda proprietà: la guida
Un fideiussore vende la nuda proprietà di un immobile alla moglie. La banca creditrice agisce con un'azione revocatoria per dichiarare inefficace la vendita. La Corte di Cassazione conferma la decisione, ritenendo che l'atto pregiudichi il creditore rendendo più difficile il recupero del credito. La Corte ha presunto la consapevolezza del danno (consilium fraudis) in capo al fideiussore, amministratore della società debitrice, e la partecipazione fraudolenta (participatio fraudis) della moglie acquirente, basandosi sul loro rapporto di coniugio. L'argomento difensivo secondo cui la vendita era un atto solutorio non revocabile è stato respinto per mancanza di prove.
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Responsabilità del preponente: la Cassazione decide
Una società estera ha citato in giudizio una compagnia assicurativa e la sua agenzia generale per i danni derivanti da polizze fideiussorie false emesse da un sub-agente. Dopo il rigetto nei primi due gradi di giudizio, la Corte di Cassazione ha accolto il ricorso. La Corte ha ribadito che la responsabilità del preponente, in questo caso la compagnia assicurativa, è di natura oggettiva ai sensi dell'art. 2049 c.c. e si fonda sul nesso di 'occasionalità necessaria' tra le mansioni affidate al sub-agente e l'illecito commesso, a prescindere da una colpa diretta della compagnia o dal fatto che la vittima non avesse verificato i poteri del sub-agente. La causa è stata rinviata alla Corte d'Appello per una nuova valutazione.
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Improcedibilità ricorso: onere deposito copia notificata
Una condomina si oppone a un atto di precetto notificatole da un'impresa edile. Dopo aver perso nei primi due gradi di giudizio, il suo ricorso in Cassazione viene dichiarato inammissibile. La Corte Suprema ha stabilito l'improcedibilità del ricorso perché la ricorrente non ha depositato la copia notificata della sentenza d'appello, un onere processuale fondamentale per verificare la tempestività dell'impugnazione.
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Cessione pro solvendo: la garanzia del cedente
Un consorzio edile cede i propri crediti a una società di factoring tramite una cessione pro solvendo. A seguito del mancato pagamento del debitore, la società di factoring agisce contro il consorzio. Quest'ultimo si difende invocando una sentenza separata contro il suo garante, sostenendo che abbia un effetto preclusivo. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile, specificando che nella cessione pro solvendo il cedente garantisce la solvibilità del debitore. Inoltre, l'onere di provare che una sentenza precedente sia passata in giudicato spetta alla parte che la invoca.
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Omesso esame fatto decisivo: la Cassazione decide
Una società di gestione crediti avvia un'esecuzione immobiliare contro terzi acquirenti di alcuni appartamenti. Questi si oppongono, sostenendo l'insussistenza del credito. La Corte d'Appello accoglie la loro tesi, ritenendo incerto l'ammontare del debito a seguito del concordato fallimentare della società costruttrice originaria. La Corte di Cassazione, tuttavia, cassa la sentenza per omesso esame di un fatto decisivo. La Corte d'Appello, infatti, non aveva considerato le prove documentali (come le note conclusive) che specificavano la percentuale di soddisfacimento del credito nel concordato (1%) e l'importo esatto ammesso al passivo. La Cassazione ribadisce che il giudice di merito deve esaminare tutti gli elementi fattuali decisivi emersi in giudizio prima di poter dichiarare l'incertezza del credito.
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