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Art. 110 Codice Penale — Sezione Settima Penale

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Altri anni per Art. 110 Codice Penale

Concorso nel reato: condannato anche il passeggero in fuga
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un passeggero di un motociclo, confermando la sua responsabilità per il concorso nel reato. Il motociclo non si era fermato all'alt della polizia, dando vita a una fuga pericolosa. Dopo la caduta dal mezzo, anche il passeggero aveva tentato di fuggire a piedi insieme al conducente. I giudici hanno stabilito che questo comportamento successivo dimostra la comune volontà di fuga fin dall'inizio, configurando la piena partecipazione attiva del passeggero all'azione criminosa. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Furto e inammissibilità del ricorso per cassazione
Due imputati, condannati in appello per furto in concorso continuato, hanno proposto ricorso davanti alla Corte di Cassazione lamentando la mancata applicazione del proscioglimento immediato. La Suprema Corte ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso per cassazione per due motivi principali. In primo luogo, il ricorso è risultato generico e privo degli elementi specifici necessari a contestare la decisione precedente. In secondo luogo, la questione sollevata non era stata precedentemente presentata durante il giudizio di appello, rendendola non proponibile per la prima volta in sede di legittimità. Di conseguenza, i ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende.
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Fuga dopo lo scippo: è concorso di persone nel reato
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per furto con strappo a carico di un soggetto che ha agevolato la fuga del complice subito dopo lo scippo di una borsa. Il ricorrente chiedeva di riqualificare il fatto in favoreggiamento personale. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che si configura il concorso di persone nel reato anche quando il contributo è solo di agevolazione o facilitazione della fuga, basato su un'intesa istantanea. Chi aiuta il ladro a scappare subito dopo il furto risponde quindi come coautore del furto stesso e non per il meno grave reato di favoreggiamento.
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Furto aggravato: inammissibilità del ricorso per cassazione
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso di un soggetto condannato per furto aggravato in concorso. La difesa ha contestato la ricostruzione dei fatti e la valutazione delle prove operata nei precedenti gradi di giudizio. La Suprema Corte ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso per cassazione poiché i motivi presentati erano generici e ripetitivi rispetto a quelli già respinti in appello. I giudici hanno chiarito che non è possibile richiedere una nuova valutazione dei fatti in sede di legittimità. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione di tremila euro a favore della Cassa delle Ammende.
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Lesioni personali aggravate: ricorso respinto e condanna definitiva
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un cittadino condannato per il reato di lesioni personali aggravate in concorso. L'imputato contestava la ricostruzione dei fatti e il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche. I giudici di legittimità hanno chiarito che la Cassazione non può rivalutare le prove o sostituire la propria ricostruzione storica a quella dei giudici di merito. Inoltre, i motivi di ricorso si limitavano a ripetere le difese già respinte in appello, senza muovere critiche specifiche alla sentenza impugnata. Di conseguenza, la condanna è stata confermata in via definitiva e il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Tentato furto in abitazione: quando l’atto preparatorio è reato
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per tentato furto in abitazione a carico di un soggetto sorpreso a compiere atti preparatori idonei e diretti in modo inequivocabile a svaligiare una casa. L'imputato aveva contestato la qualificazione del fatto come tentativo, ritenendo i propri atti solo preparatori e non esecutivi. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che per la configurabilità del tentativo rilevano anche gli atti preparatori quando dimostrano che l'agente ha pianificato l'azione nei dettagli e ha iniziato ad attuarla con elevata probabilità di successo. Di conseguenza, l'imputato è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Lesioni personali aggravate: no a sconti di pena in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per il reato di lesioni personali aggravate in concorso. L'imputato contestava la ricostruzione dei fatti e la gravità della pena. I giudici di legittimità hanno chiarito che non è possibile richiedere una nuova valutazione delle prove in Cassazione, specialmente in presenza di una doppia conforme di condanna basata su testimonianze e certificati medici. Inoltre, le contestazioni sulla pena non erano state sollevate in appello. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Ruolo del palo nel furto: condanna piena anche senza rubare
Il caso riguarda un tentativo di furto aggravato commesso da quattro persone. Uno dei complici ha svolto la funzione di vedetta esterna. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'imputato, confermando la condanna. La Suprema Corte ha chiarito che il ruolo del palo nel furto non può essere considerato di minima importanza. Infatti, la presenza di una vedetta facilita l'azione criminosa, ne aumenta l'efficienza e garantisce l'impunità dei complici. Di conseguenza, non è applicabile l'attenuante della minima partecipazione. Inoltre, i giudici hanno escluso la particolare tenuità del fatto a causa della non occasionalità della condotta, avendo la banda tentato un altro furto lo stesso giorno. L'imputato perde il ricorso e deve pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Rissa con armi: negata la particolare tenuità del fatto
Un gruppo di persone è stato condannato per il reato di rissa aggravata da lesioni personali, commesso utilizzando calci, pugni e corpi contundenti. I condannati hanno proposto ricorso in Cassazione lamentando il mancato riconoscimento della causa di esclusione della punibilità per particolare tenuità del fatto. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibili i ricorsi, confermando la decisione dei giudici di merito. I giudici hanno chiarito che la valutazione sulla particolare tenuità del fatto richiede un esame complessivo della condotta, della colpevolezza e del danno. Nel caso specifico, la violenza delle azioni e l'uso di oggetti atti a offendere escludono categoricamente la possibilità di considerare l'episodio come di lieve entità. Di conseguenza, i ricorrenti sono stati condannati anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Scavalcare un muro costa caro: è furto con mezzo fraudolento
Due soggetti sono stati condannati per tentato furto in concorso ai danni di un'azienda. Per compiere il fatto, i colpevoli avevano scavalcato il muro di cinta dello stabilimento. I condannati hanno proposto ricorso in Cassazione contestando l'applicazione dell'aggravante del mezzo fraudolento. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi. I giudici hanno stabilito che scavalcare una recinzione per entrare in una proprietà privata configura pienamente il reato di furto con mezzo fraudolento. Questa condotta rappresenta infatti un'azione scaltra e insidiosa, idonea a eludere le normali difese predisposte dal proprietario del bene. I ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Recidiva nei reati: la Cassazione conferma la condanna per furto
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per furto in abitazione in concorso. L'imputato contestava la ricostruzione dei fatti e l'applicazione della recidiva e della dichiarazione di abitualità. I giudici hanno chiarito che la valutazione delle prove spetta solo ai giudici di merito e non può essere ridiscussa in Cassazione. Inoltre, la Corte ha stabilito un importante principio sulla recidiva nei reati: quando questa circostanza aggravante è contestata per più reati di diversa indole, essa si riferisce a ciascuno di essi. Di conseguenza, la condanna è stata confermata e il ricorrente è stato condannato a pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria alla Cassa delle ammende.
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Inammissibilità del ricorso per cassazione: condanna definitiva
Due soggetti, condannati per furto aggravato in concorso a sei mesi di reclusione e duecento euro di multa, hanno proposto ricorso davanti alla Suprema Corte. I ricorrenti lamentavano una presunta illogicità della sentenza della Corte di Appello di Milano. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso per cassazione. I giudici hanno rilevato che i motivi presentati erano la semplice ripetizione di quanto già dedotto e respinto in appello, senza muovere una critica specifica alla decisione impugnata. Inoltre, i ricorrenti pretendevano una nuova valutazione dei fatti, preclusa in sede di legittimità. Di conseguenza, la Corte ha confermato la condanna e ha sanzionato i ricorrenti al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Opposizione a decreto penale: i limiti per la rinuncia
Due imputati sono stati condannati per furto aggravato in concorso. Hanno proposto ricorso in Cassazione contestando, tra l'altro, la disciplina applicabile alla rinuncia all'opposizione a decreto penale. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibili i ricorsi. I giudici hanno chiarito che l'eventuale rinuncia all'opposizione a decreto penale deve necessariamente intervenire prima dell'apertura del dibattimento e a condizione che il decreto stesso non sia già stato revocato. Di conseguenza, la Cassazione ha confermato la condanna a otto mesi di reclusione e duecento euro di multa per ciascun ricorrente, condannandoli anche al pagamento delle spese processuali e di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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Furto aggravato in concorso: no al ricorso se i fatti sono certi
Tre imputati sono stati condannati in appello per il reato di furto aggravato in concorso. Gli stessi hanno proposto ricorso per Cassazione contestando la ricostruzione del loro contributo materiale nel reato, la mancata concessione delle attenuanti generiche e l'applicazione della recidiva. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibili i ricorsi, ribadendo che la valutazione delle prove e la ricostruzione dei fatti spettano esclusivamente ai giudici di merito. Di conseguenza, i ricorrenti perdono definitivamente la causa e sono condannati al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle Ammende.
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Tentato furto in abitazione: ricorso generico e condanna confermata
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un uomo condannato per tentato furto in abitazione aggravato. L'imputato aveva contestato la decisione della Corte d'Appello lamentando un vizio di motivazione sulla propria responsabilità penale. Tuttavia, i giudici di legittimità hanno rilevato che i motivi di ricorso erano del tutto generici, astratti e privi di un reale confronto con le ragioni della sentenza impugnata. Di conseguenza, la Suprema Corte ha confermato la condanna, obbligando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di tremila euro a favore della Cassa delle Ammende.
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Lieve entità del fatto: un chilo di cocaina costa caro
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto condannato a quattro anni di reclusione per detenzione illecita di sostanze stupefacenti. La difesa chiedeva la riqualificazione del reato nella fattispecie di lieve entità del fatto. I giudici hanno respinto la richiesta evidenziando il ruolo rilevante del condannato nella detenzione di un ingente quantitativo di droga, pari ad almeno un chilogrammo di cocaina, in concorso con un altro soggetto. Di conseguenza, la Suprema Corte ha confermato la condanna originaria e ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle ammende.
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Abuso edilizio e sanatoria: la vecchia licenza non salva la tettoia
Due comproprietarie sono state condannate per reati edilizi e paesaggistici a causa della realizzazione abusiva di una tettoia e di una doccia contigua. Le imputate hanno proposto ricorso in Cassazione sostenendo che le opere fossero coperte da un precedente provvedimento di sanatoria. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la concessione prodotta dalla difesa riguardava in realtà altri interventi effettuati al primo piano dell'immobile e non le opere contestate. La Cassazione ha ribadito che non è possibile richiedere una rivalutazione delle prove in sede di legittimità se la motivazione dei giudici di merito è logica e coerente. Di conseguenza, la condanna per abuso edilizio e sanatoria inefficace è stata confermata, con l'obbligo di pagare le spese e una sanzione pecuniaria.
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Carenza di interesse nel ricorso: l’accusa perde per prescrizione
Il Tribunale di Firenze aveva assolto un'imputata dall'accusa di violazione della legge sulla protezione delle specie selvatiche. Il Pubblico Ministero ha impugnato la decisione, ma nel frattempo il reato è andato prescritto. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'impugnazione inammissibile. I giudici hanno chiarito che sussiste la carenza di interesse nel ricorso quando l'accoglimento della richiesta non può produrre alcun effetto pratico favorevole per l'accusa, essendo ormai decorso il termine massimo di prescrizione. La semplice utilità teorica di affermare un principio di diritto non è sufficiente a giustificare il giudizio.
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Tentato furto aggravato: la riforma non salva il ricorso generico
Un uomo è stato condannato per concorso in tentato furto aggravato all'interno di una profumeria. L'imputato ha presentato ricorso in Cassazione lamentando l'eccessività della pena inflitta. Nel frattempo, la riforma Cartabia ha introdotto la procedibilità a querela per questo tipo di reato. La Suprema Corte ha però dichiarato inammissibile il ricorso perché basato su motivi generici e non specifici. Di conseguenza, i giudici hanno stabilito che l'inammissibilità impedisce l'applicazione delle nuove regole sulla querela e non richiede l'invio dell'avviso alla vittima. Il ricorso è stato respinto e il ricorrente condannato a pagare le spese e una sanzione pecuniaria.
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Furto di camper in sosta: c’è esposizione alla pubblica fede
L'Imputato è stato condannato per il furto di un camper parcheggiato sulla pubblica via. Egli ha proposto ricorso in Cassazione contestando l'applicazione della circostanza aggravante dell'esposizione alla pubblica fede e lamentando una disparità di trattamento rispetto a un complice giudicato separatamente. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che un veicolo parcheggiato in strada è per sua natura esposto alla pubblica fede, poiché lasciato incustodito per necessità o consuetudine, confidando nel rispetto altrui. Di conseguenza, l'applicazione dell'aggravante è corretta e l'imputato è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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