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Art. 110 Codice Penale — Sezione Settima Penale

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Altri anni per Art. 110 Codice Penale

Furto con strappo: da gioco tra amici a condanna penale
Il caso riguarda un gruppo di giovani che, dopo il furto di un telefono su un treno, ha circondato la vittima che inseguiva i ladri. La vittima ha offerto una banconota da cinquanta euro per riavere il telefono, ma il gruppo gliel'ha strappata di mano. Il Ricorrente ha impugnato la condanna per furto con strappo in concorso, sostenendo che si trattasse di un gioco e non di un reato. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che non è possibile chiedere una nuova valutazione dei fatti in sede di legittimità se la motivazione della sentenza d'appello è coerente. Inoltre, la pena era già stata fissata al minimo edittale, rendendo infondate le contestazioni sul trattamento sanzionatorio. Il Ricorrente perde la causa e deve pagare le spese.
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Recidiva reiterata: confermata la condanna nonostante il tempo
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per furto aggravato in concorso. L'imputato contestava l'applicazione della recidiva reiterata, sostenendo che i giudici di merito non avessero valutato adeguatamente il tempo trascorso dai reati precedenti e la sua reale pericolosità sociale. La Suprema Corte ha invece confermato la correttezza della decisione impugnata. I giudici hanno evidenziato che la spiccata capacità criminale del soggetto emergeva chiaramente dalle modalità professionali e organizzate del furto, oltre che da una carriera criminale iniziata nel 1993 e interrotta solo dai periodi di detenzione. Di conseguenza, l'applicazione della recidiva reiterata è stata ritenuta pienamente legittima, con conseguente condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Tentato furto aggravato: ricorso generico costa tremila euro
L'Imputato è stato condannato per il reato di tentato furto aggravato di materiale ferroso all'interno di un capannone industriale. Il furto non si è consumato grazie al tempestivo intervento della polizia giudiziaria. L'Imputato ha proposto ricorso davanti alla Corte di Cassazione, lamentando un difetto di motivazione della sentenza di appello. I giudici di legittimità hanno dichiarato il ricorso inammissibile a causa della sua assoluta genericità, in quanto non indicava in modo specifico i motivi di fatto e di diritto a sostegno della contestazione. Di conseguenza, la Corte ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle Ammende.
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Tentato furto aggravato: la Cassazione punisce il ricorso generico
Due persone sono state condannate per tentato furto aggravato dopo essere state sorprese dalla polizia mentre forzavano la saracinesca di un garage privato per rubare i beni custoditi all'interno. I colpevoli hanno proposto ricorso in Cassazione lamentando un difetto di motivazione della sentenza d'appello. La Suprema Corte ha dichiarato i ricorsi inammissibili a causa della loro assoluta genericità, in quanto i ricorrenti non hanno specificato le ragioni di fatto e di diritto a supporto delle loro contestazioni. Di conseguenza, i due sono stati condannati al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro ciascuno in favore della Cassa delle Ammende.
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Lesioni personali aggravate: ricorso respinto e multa in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso proposto da un uomo condannato per il reato di lesioni personali aggravate in concorso. L'imputato contestava la sussistenza dell'aggravante e l'applicazione della recidiva. I giudici di legittimità hanno rilevato che i motivi di ricorso erano del tutto generici e ripetitivi, limitandosi a riprodurre le stesse difese già respinte in appello senza confrontarsi con la motivazione della sentenza impugnata. Di conseguenza, la Suprema Corte ha confermato la condanna dell'imputato, ordinandogli il pagamento delle spese processuali e di una sanzione di tremila euro in favore della Cassa delle Ammende.
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Inammissibilità del ricorso per cassazione: confermata la condanna
L'Imputata, condannata per furto aggravato in concorso, ha proposto ricorso dinanzi alla Corte di Cassazione lamentando un vizio di motivazione della sentenza d'appello. La Suprema Corte ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso per cassazione a causa della genericità dei motivi presentati. La ricorrente si era infatti limitata a richiamare in modo vago le censure già avanzate nei precedenti gradi di giudizio, senza specificarne il contenuto o indicare le precise ragioni di diritto. Di conseguenza, la Corte ha rigettato il ricorso e ha condannato l'Imputata al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di tremila euro in favore della Cassa delle Ammende.
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Inammissibilità del ricorso per cassazione: i motivi ripetitivi
Due soggetti, condannati nei precedenti gradi di giudizio per il possesso di documenti d'identità falsi validi per l'espatrio in concorso tra loro, hanno proposto ricorso lamentando la mancata applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso per cassazione poiché i motivi presentati erano generici e si limitavano a riprodurre le stesse difese già respinte in appello, senza contestare direttamente la motivazione della sentenza impugnata. Di conseguenza, i ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di tremila euro ciascuno in favore della Cassa delle Ammende.
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Furto aggravato in concorso: ricorso inutile costa 3000 euro
Il caso riguarda un uomo condannato per il reato di furto aggravato in concorso. L'imputato ha proposto ricorso in Cassazione lamentando una errata valutazione delle prove e contestando lo stato di quasi flagranza al momento dell'arresto. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno rilevato che i motivi presentati erano generici e si limitavano a ripetere le stesse difese già respinte in appello, senza contestare realmente la decisione precedente. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro a favore della Cassa delle Ammende.
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Inammissibilità del ricorso per cassazione e condanna per furto
L'Imputata, condannata nei precedenti gradi di giudizio per il reato di furto aggravato in concorso, ha proposto ricorso dinanzi alla Corte di Cassazione. La ricorrente ha lamentato la parziale revoca dei testimoni, l'errata valutazione delle prove e l'eccessiva severità della pena. La Suprema Corte ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso per cassazione poiché i motivi presentati erano generici e si limitavano a riprodurre le medesime contestazioni di merito già respinte in appello, senza muovere una critica specifica alla decisione impugnata. Di conseguenza, la Corte ha confermato la condanna e ha inflitto all'Imputata il pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle Ammende.
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Concorso in lesioni personali: condannato anche chi non colpisce
Un uomo è stato condannato per concorso in lesioni personali. L'aggressione materiale è stata compiuta da un altro soggetto con un mattarello. Il complice ha fatto ricorso in Cassazione contestando la sua partecipazione al reato, il diniego delle attenuanti generiche e la mancata applicazione della particolare tenuità del fatto. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la Cassazione non può rivalutare i fatti già accertati nei precedenti gradi. Inoltre, la richiesta sulla particolare tenuità del fatto è stata ritenuta inammissibile perché presentata per la prima volta in Cassazione. Il ricorrente perde la causa e deve pagare le spese e una sanzione pecuniaria.
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Furto aggravato dall’auto: il palo non evita la condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di due soggetti condannati per furto aggravato in concorso. L'Autore Materiale aveva sottratto un marsupio da un'auto in sosta, mentre Il Complice fungeva da palo. Un testimone oculare, che conosceva già i due soggetti, li ha identificati con assoluta certezza. I ricorrenti hanno contestato la valutazione delle prove, ma la Suprema Corte ha stabilito che tali contestazioni riguardano il merito dei fatti e non possono essere riesaminate in sede di legittimità. Di conseguenza, la condanna è diventata definitiva e i ricorrenti dovranno pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Bancarotta fraudolenta impropria: condannato il perito
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un professionista, condannato in qualità di perito estimatore per concorso in bancarotta fraudolenta impropria legata alla fittizia formazione del capitale di una società di costruzioni fallita. Il ricorrente contestava la ricostruzione dei fatti e il diniego di sostituzione della pena detentiva. La Suprema Corte ha ribadito che il giudizio di legittimità non può rivalutare le prove già esaminate nei precedenti gradi di giudizio. Inoltre, ha confermato la legittimità del diniego della pena sostitutiva, motivato dai giudici di merito sulla base dei precedenti penali specifici dell'imputato, che dimostrano una prognosi comportamentale sfavorevole.
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Applicazione della recidiva: il passato pesa oltre le attenuanti
L'Imputato, condannato per furto aggravato in concorso, ha proposto ricorso in Cassazione contestando l'applicazione della recidiva. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'applicazione della recidiva richiede una valutazione concreta del rapporto tra il nuovo reato e le precedenti condanne, per verificare se la condotta passata dimostri una reale e perdurante inclinazione a delinquere. Questa valutazione differisce da quella per la concessione delle attenuanti generiche, escludendo qualsiasi contraddizione logica. Di conseguenza, l'Imputato perde definitivamente il ricorso ed è condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Truffa in concorso: ricorso ripetitivo e condanna definitiva
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un'imputata condannata per il reato di truffa in concorso. La ricorrente contestava la ricostruzione del fatto, la mancata ammissione di prove a discarico e l'eccessività della pena. I giudici di legittimità hanno stabilito che i motivi di ricorso erano generici e ripetitivi rispetto a quanto già discusso in appello. Inoltre, la richiesta di nuove prove è stata ritenuta superflua e la contestazione sulla misura della pena non è proponibile in Cassazione. Di conseguenza, l'imputata è stata condannata al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende.
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Ricorso per cassazione contro patteggiamento: no ai ripensamenti
Due imputati, accusati di detenzione a fini di spaccio di oltre 300 grammi di hashish e cocaina, concordano l'applicazione della pena con il Tribunale. Successivamente, propongono ricorso per cassazione contro patteggiamento, lamentando un vizio di motivazione e sostenendo che il giudice non abbia esercitato il dovuto potere di controllo sull'accordo. La Corte di Cassazione dichiara i ricorsi inammissibili. I giudici chiariscono che, dopo la riforma del 2017, i motivi di impugnazione contro la sentenza di patteggiamento sono tassativi e limitati a vizi macroscopici o formali. Non è possibile contestare la motivazione ordinaria del giudice se l'accordo è stato liberamente sottoscritto. Di conseguenza, gli imputati perdono la causa e vengono condannati al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di tremila euro ciascuno.
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Ingente quantitativo di droga: condannati i corrieri del camion
Due corrieri, padre e figlio, sono stati condannati per aver trasportato oltre 340 chili di marijuana e hashish nascosti in un autoarticolato. La difesa ha fatto ricorso in Cassazione contestando l'aggravante dell'ingente quantitativo di droga, sostenendo che i due non fossero consapevoli dell'esatta quantità trasportata e chiedendo le attenuanti generiche. La Suprema Corte ha dichiarato i ricorsi inammissibili. I giudici hanno stabilito che l'eccezionale dimensione del carico rende impossibile non rendersi conto della gravità del trasporto. Inoltre, la confessione tardiva non dà diritto a sconti di pena automatici se manca un reale ravvedimento. La condanna viene quindi confermata definitivamente.
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Inammissibilità del ricorso per cassazione: no alla prescrizione
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso per cassazione presentato da un imputato contro la sentenza d'appello. Il ricorrente contestava la sussistenza del requisito della presenza di più persone nel reato, sostenendo che la presenza di due donne non identificate non configurasse un concorso. La Suprema Corte ha ritenuto il motivo manifestamente infondato, poiché i giudici di merito avevano accertato che le condotte delle donne erano idonee a configurare la partecipazione al reato. Di conseguenza, l'inammissibilità del ricorso ha precluso la possibilità di rilevare la prescrizione del reato maturata dopo la sentenza d'appello. L'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Porto abusivo di armi: la condanna colpisce anche i passeggeri
Tre passeggeri di un'auto, già noti alle forze dell'ordine per reati contro il patrimonio, sono stati fermati a bordo di un veicolo intestato a un prestanome. Durante la perquisizione, gli agenti hanno rinvenuto un coltello di venticinque centimetri nascosto sotto il sedile e diversi arnesi da scasso. I tre non hanno saputo giustificare la loro presenza sul veicolo né il possesso degli oggetti. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a sei mesi di arresto per concorso in porto abusivo di armi e possesso ingiustificato di grimaldelli. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibili i ricorsi dei passeggeri, ritenendo inverosimile che ignorassero la presenza del coltello nell'abitacolo, condannandoli anche al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Rapina aggravata in concorso: prove certe contro ricorsi inutili
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di due soggetti condannati per il reato di rapina aggravata in concorso. I giudici di merito avevano accertato la responsabilità penale degli imputati basandosi sulla piena attendibilità delle dichiarazioni delle persone offese. La difesa ha contestato la ricostruzione dei fatti e ha richiesto la rinnovazione dell'istruttoria dibattimentale, oltre a una riduzione della pena. La Suprema Corte ha chiarito che il giudizio di legittimità non può tradursi in una nuova valutazione delle prove, compito esclusivo dei giudici di merito. Essendo la pena già fissata al minimo edittale con il riconoscimento delle attenuanti, il ricorso è stato rigettato con condanna dei ricorrenti al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Furto pluriaggravato: la Cassazione nega il terzo grado di merito
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un soggetto condannato per concorso nel reato di furto pluriaggravato. Il ricorrente contestava la ricostruzione dei fatti e la valutazione delle prove operata nei precedenti gradi di giudizio. La Suprema Corte ha ribadito che non è consentito richiedere un nuovo esame delle prove in sede di legittimità, poiché tale compito spetta esclusivamente ai giudici di merito. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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