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Art. 109 TUIR — Anno 2026

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165 provvedimenti

Altri anni per Art. 109 TUIR

Operazioni inesistenti: la prova nel fisco
La Corte di Cassazione ha respinto i ricorsi relativi a un accertamento fiscale per operazioni inesistenti emesso contro una società edile. L'Agenzia delle Entrate contestava l'indebita deduzione di costi derivanti da una società cartiera e la presenza di ricavi non contabilizzati usati per stipendi in nero. Mentre i giudici di merito avevano riconosciuto la deducibilità dei costi per il lavoro dipendente basandosi su prove extracontabili, la Cassazione ha confermato che tale valutazione spetta esclusivamente al giudice di merito. È stato inoltre ribadito che, in presenza di fatture per operazioni inesistenti, spetta al contribuente fornire la prova rigorosa dell'effettività degli acquisti.
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Litisconsorzio necessario: nullità se mancano i soci
La Corte di Cassazione ha annullato un intero giudizio tributario relativo a una società di persone poiché non tutti i soci erano stati coinvolti nel processo. La controversia riguardava il recupero a tassazione di costi per sponsorizzazioni sportive ritenuti indeducibili. La Suprema Corte ha ribadito che, a causa del regime di trasparenza fiscale, sussiste un Litisconsorzio necessario tra la società e i suoi soci. La mancanza di un solo socio nel giudizio determina la nullità assoluta della sentenza, imponendo il rinvio al primo grado per integrare il contraddittorio.
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Sponsorizzazioni sportive: guida alla deducibilità
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Agenzia delle Entrate confermando la piena deducibilità delle sponsorizzazioni sportive effettuate a favore di associazioni dilettantistiche. La decisione stabilisce che, per importi inferiori a 200.000 euro annui, opera una presunzione legale assoluta sulla natura pubblicitaria della spesa. Tale presunzione impedisce all'Amministrazione finanziaria di contestare la congruità o l'economicità del costo, purché sia provata l'effettiva esecuzione dell'attività promozionale da parte del beneficiario.
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Costi sponsorizzazione: prova e deducibilità
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità del recupero fiscale operato dall'Agenzia delle Entrate su alcuni costi sponsorizzazione erogati a favore di un'associazione sportiva dilettantistica. Il contribuente non ha fornito prove sufficienti circa l'effettività delle prestazioni e l'avvenuto pagamento tramite assegno. Nonostante la legge preveda una presunzione di inerenza per le sponsorizzazioni sportive sotto una certa soglia, tale beneficio è condizionato alla dimostrazione che l'attività promozionale sia stata realmente eseguita.
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Operazioni oggettivamente inesistenti e onere prova
La Corte di Cassazione ha affrontato il tema della deducibilità di costi per sponsorizzazioni ritenute operazioni oggettivamente inesistenti. Una società di meccanica aveva impugnato avvisi di accertamento relativi a costi pubblicitari fatturati da un'associazione sportiva priva di struttura reale. Sebbene i giudici di merito avessero inizialmente dato ragione al contribuente basandosi sulla regolarità contabile e su materiale fotografico, la Suprema Corte ha ribaltato la prospettiva. La decisione chiarisce che, a fronte di indizi gravi forniti dall'Amministrazione Finanziaria sulla natura di cartiera del fornitore, la mera regolarità formale della contabilità non costituisce prova dell'effettività delle prestazioni.
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Motivazione apparente: la nullità della sentenza
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di una società immobiliare coinvolta in un accertamento fiscale relativo alla vendita di un terreno. L'Agenzia delle Entrate contestava l'imputazione temporale dei ricavi, sostenendo che dovessero essere tassati nell'anno dell'incasso. La Commissione Tributaria Regionale aveva confermato l'annullamento dell'accertamento, ma lo aveva fatto con una motivazione apparente, limitandosi a richiamare genericamente la sentenza di primo grado senza analizzare le critiche specifiche mosse dall'Ufficio. La Suprema Corte ha dichiarato nulla la sentenza, ribadendo che il giudice d'appello ha l'obbligo di esplicitare un ragionamento critico autonomo.
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Inerenza: quando i costi pubblicitari sono deducibili?
Una società operante nel settore meccanico ha impugnato il recupero fiscale relativo a costi di sponsorizzazione sportiva ritenuti non deducibili. L'Amministrazione Finanziaria ha contestato la mancanza di inerenza a causa della sproporzione tra le spese sostenute e il fatturato aziendale, oltre a diverse irregolarità documentali. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che l'inerenza deve essere provata dal contribuente e che l'antieconomicità rappresenta un valido indizio di indeducibilità. La società è stata inoltre condannata per abuso del processo per aver rifiutato una proposta di definizione accelerata nonostante l'infondatezza dei motivi.
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Deducibilità dei costi: la prova del contribuente
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società in merito alla deducibilità dei costi per prestazioni di servizi ritenute non adeguatamente documentate. Il cuore della controversia riguarda la genericità delle fatture emesse dai fornitori, che non permettevano di verificare l'inerenza e la congruità delle spese ai sensi dell'Art. 109 del TUIR. La Suprema Corte ha ribadito che l'onere della prova spetta al contribuente, il quale deve fornire elementi certi e dettagliati per giustificare la detrazione IVA e la deduzione dei costi dal reddito d'impresa. Inoltre, è stato chiarito che per i controlli 'a tavolino' non sussiste un obbligo generalizzato di contraddittorio preventivo per i tributi non armonizzati.
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Perdite su crediti: quando spetta la deduzione
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Agenzia delle Entrate contro una società di vendita veicoli in merito alla deduzione di perdite su crediti. La controversia riguardava la possibilità di dedurre nel 2009 perdite derivanti da fallimenti di debitori avvenuti tra il 1996 e il 2002. La Suprema Corte ha stabilito che, sebbene esista una presunzione di irrecuperabilità per i crediti verso soggetti in fallimento, la deduzione deve avvenire entro una specifica finestra temporale. Tale finestra inizia con la sentenza di fallimento e termina nell'esercizio in cui il credito deve essere cancellato dal bilancio secondo i principi contabili. La decisione sottolinea che l'onere della prova spetta al contribuente, il quale deve dimostrare la correttezza temporale dell'imputazione a bilancio.
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Antieconomicità: canoni di locazione e fisco
La Corte di Cassazione ha affrontato il tema della deducibilità dei costi per canoni di locazione infragruppo ritenuti eccessivi. L'Agenzia delle Entrate aveva contestato l'**antieconomicità** di un'operazione in cui una società pagava un affitto sensibilmente superiore ai valori OMI e di mercato. Nonostante il giudice d'appello avesse annullato l'accertamento invocando la neutralità fiscale del gruppo, la Suprema Corte ha stabilito che lo scostamento macroscopico dal valore normale costituisce un indizio grave che sposta l'onere della prova sul contribuente, indipendentemente dall'appartenenza a un bilancio consolidato.
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Nota di variazione IVA: limiti e termini
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di una società immobiliare che, a seguito di una transazione con un fallimento, aveva emesso una nota di variazione IVA per canoni di locazione mai riscossi e dedotto i costi dell'accordo. L'Agenzia delle Entrate contestava la tempestività della nota di credito e l'inerenza dei costi. La Suprema Corte ha stabilito che, in presenza di un accordo transattivo, la nota di variazione IVA deve rispettare il limite temporale di un anno dall'operazione originaria. Tuttavia, ha confermato che le somme pagate per chiudere un contenzioso fallimentare sono deducibili come costi d'impresa, poiché non costituiscono sanzioni ma oneri necessari alla gestione aziendale.
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Accertamento induttivo e deduzione costi: le regole
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Agenzia delle Entrate contro una società in liquidazione, annullando la sentenza d'appello relativa a un accertamento induttivo. Il contenzioso riguardava finanziamenti soci considerati ricavi non contabilizzati. La Suprema Corte ha rilevato un'anomalia motivazionale nella sentenza impugnata, che aveva ridotto la base imponibile senza analizzare le contestazioni del fisco. Inoltre, è stata censurata la deduzione forfettaria dei costi all'80%, poiché il riconoscimento di costi extracontabili richiede elementi certi e precisi, evitando di duplicare oneri già scomputati dal contribuente.
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Reverse charge e schede carburante: guida Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità di un accertamento fiscale basato sull'errata applicazione del **reverse charge** e sull'indeducibilità di costi carburante non documentati correttamente. La società contribuente non aveva registrato le fatture in modo coerente sia nel registro acquisti che in quello vendite, rendendo illegittima la detrazione dell'imposta. Inoltre, l'assenza di elementi identificativi dei veicoli nelle schede carburante ha impedito di dimostrare l'inerenza dei costi all'attività aziendale, violando le prescrizioni del d.P.R. n. 444 del 1997.
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Fatture per operazioni inesistenti: essere vittima non salva
La Corte di Cassazione affronta un caso di utilizzo di fatture per operazioni inesistenti. Un'azienda aveva dedotto costi e detratto l'IVA basandosi su fatture emesse da un fornitore risultato essere un evasore totale. L'Agenzia delle Entrate ha recuperato le imposte, ma i giudici di merito avevano dato ragione all'azienda. La Cassazione ribalta la decisione, affermando un principio chiave: una volta che l'Agenzia fornisce prove serie (anche derivanti da indagini su terzi) che le operazioni non sono mai avvenute, l'onere della prova si sposta sul contribuente. Quest'ultimo deve dimostrare con prove concrete l'effettiva esistenza delle prestazioni. Essere vittima di altri reati, come l'usura, da parte del fornitore è irrilevante ai fini fiscali. Vince l'Agenzia delle Entrate.
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Preclusione probatoria: documenti tardivi, costi indeducibili
La Corte di Cassazione ha confermato un avviso di accertamento a carico di un'azienda che aveva presentato in ritardo la documentazione a difesa dei propri costi. L'Agenzia delle Entrate aveva contestato la deducibilità di alcune spese e l'azienda non aveva fornito i documenti richiesti durante la fase amministrativa, ma solo successivamente in tribunale. La Corte ha applicato il principio della preclusione probatoria tributaria, stabilendo che i documenti non esibiti al Fisco durante il controllo non possono essere utilizzati in giudizio, a meno che il contribuente non dimostri che la mancata esibizione sia dovuta a cause a lui non imputabili. Di conseguenza, l'azienda ha perso la causa e i costi sono rimasti indeducibili.
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Sponsorizzazione: limiti alla deducibilità fiscale
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità di un avviso di accertamento emesso nei confronti di una società e dei suoi soci per l'indebita deduzione di costi di sponsorizzazione. Nonostante la normativa preveda una presunzione legale di inerenza per le spese pubblicitarie verso associazioni sportive dilettantistiche, tale agevolazione non impedisce al fisco di verificare l'effettiva esistenza del costo. Nel caso di specie, l'assenza di fatture, la mancanza di data certa sui contratti e la sproporzione tra reddito dichiarato e spese sostenute hanno portato al rigetto del ricorso, ribadendo che la sponsorizzazione deve essere provata concretamente.
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Accertamento induttivo: scomputo costi e sanzioni
Una società di logistica ha impugnato un avviso di accertamento relativo a IRES, IRAP e IVA per l'anno 2006, scaturito da un accertamento induttivo basato su differenze inventariali. Dopo un primo annullamento in Cassazione per omessa pronuncia, la Commissione Tributaria Regionale, in sede di rinvio, ha nuovamente rigettato le istanze del contribuente. La Suprema Corte è intervenuta nuovamente, censurando la decisione per motivazione apparente riguardo allo scomputo dei costi e all'aliquota IVA media. Inoltre, i giudici hanno rilevato l'errore nel non applicare il cumulo giuridico delle sanzioni per più annualità e il principio del favor rei in merito alle sanzioni ridotte introdotte dalla normativa sopravvenuta.
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Utili extracontabili: la prova per il socio unico
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità di un avviso di accertamento IRPEF basato sulla presunzione di distribuzione di utili extracontabili in una società a ristretta base sociale. Il contribuente, socio unico di aziende operanti nel settore del gioco d'azzardo, non ha fornito prove documentali idonee a superare la presunzione di ripartizione dei ricavi al 50% tra gestore ed esercente applicata dall'Ufficio. La Corte ha ribadito che l'onere della prova contraria spetta al socio, il quale deve dimostrare l'effettiva destinazione dei flussi finanziari o l'inesistenza di utili non dichiarati.
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Operazioni soggettivamente inesistenti e onere prova
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Agenzia delle Entrate contro una società operante nel settore dei metalli, accusata di aver utilizzato fatture per operazioni soggettivamente inesistenti emesse da una società 'cartiera'. I giudici di merito avevano inizialmente annullato l'accertamento basandosi sulla regolarità formale dei pagamenti e della contabilità. Tuttavia, la Suprema Corte ha stabilito che la regolarità documentale non è sufficiente a provare la buona fede se l'Amministrazione fornisce indizi gravi sulla fittizietà del fornitore. Inoltre, è stato chiarito che l'IVA relativa a tali operazioni non è mai deducibile come costo, mentre i costi diretti richiedono comunque la prova dell'inerenza.
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Avviso di accertamento: guida a validità e costi
La Corte di Cassazione ha confermato la validità di un avviso di accertamento emesso nei confronti di una società operante nel settore del gioco. I giudici hanno stabilito che l'obbligo di motivazione dell'atto tributario è soddisfatto se il contenuto essenziale dei documenti richiamati è riprodotto nell'atto stesso, rendendo superflua l'allegazione fisica. La sentenza affronta inoltre il tema della deducibilità dei costi, confermando l'indeducibilità di provvigioni ritenute antieconomiche e sproporzionate. Infine, la Corte ha dichiarato legittima l'irretroattività delle sanzioni tributarie più favorevoli introdotte dalla riforma del 2024, escludendo profili di incostituzionalità.
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