LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Art. 109 TUIR — Anno 2026

Pagina 5 di 9

165 provvedimenti

Altri anni per Art. 109 TUIR

Terreni e Fisco: Deducibilità canoni di leasing negata
L'Amministrazione Finanziaria ha emesso un avviso di accertamento contro una società, contestando la deducibilità canoni di leasing per l'acquisto di un terreno e le spese di manutenzione straordinaria su un immobile di terzi. Il fisco riteneva indeducibile la quota capitale del leasing relativa all'area, seppur parzialmente ceduta al Comune, e considerava non inerenti le migliorie sul capannone in affitto. La Corte di Cassazione ha stabilito che il costo del terreno non è mai ammortizzabile, accogliendo il ricorso dell'Agenzia sul primo punto. Al contrario, ha respinto la tesi fiscale sulle manutenzioni. Le spese sui beni altrui sono deducibili se strettamente inerenti all'attività d'impresa e previste contrattualmente a carico del conduttore. La pronuncia traccia un confine netto tra la natura perpetua dei suoli e la funzionalità operativa delle migliorie aziendali.
Continua »
Rimborsi chilometrici: senza prove analitiche scatta l’IRPEF
Un amministratore e socio di una società di commercio legnami ha impugnato un accertamento fiscale relativo a rimborsi chilometrici percepiti nell'anno 2013. L'Agenzia delle Entrate ha riqualificato tali somme come reddito da lavoro tassabile a causa della documentazione generica e lacunosa prodotta. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando che, senza una prova analitica delle trasferte (tratte, chilometri e inerenza), i rimborsi chilometrici perdono la loro natura agevolata e diventano compensi soggetti a IRPEF. La Corte ha inoltre sanzionato il contribuente per abuso del processo, avendo egli insistito nel ricorso nonostante una proposta di definizione anticipata e la precedente adesione della società ai rilievi fiscali.
Continua »
Rimborsi chilometrici: quando la scarsa prova costa la tassazione
Un amministratore di una società di commercio legnami ha impugnato un avviso di accertamento relativo a rimborsi chilometrici per oltre 22.000 euro. L'Agenzia delle Entrate ha ritenuto tali somme tassabili come reddito da lavoro poiché la documentazione prodotta era generica e priva di indicazioni analitiche sulle tratte percorse. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando che i rimborsi chilometrici non documentati analiticamente rientrano nel principio di onnicomprensività della retribuzione. La Corte ha inoltre sottolineato che la società aveva già ammesso l'indeducibilità dei costi in sede di adesione, rafforzando la tesi fiscale. Il ricorrente è stato condannato per abuso del processo a causa della resistenza ingiustificata in sede di legittimità.
Continua »
Litisconsorzio necessario tributario: nullità se manca la capogruppo
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato la decisione che annullava accertamenti fiscali emessi contro una società in fallimento. Le contestazioni riguardavano l'indebita deduzione di costi infragruppo per premi di fine anno e servizi di magazzino, ritenuti non inerenti. Sebbene i giudici di merito avessero dato ragione alla società, la Corte di Cassazione ha rilevato un vizio procedurale insanabile. Nel regime del consolidato fiscale, la mancata partecipazione al giudizio della società controllante e dei soci configura una violazione del Litisconsorzio necessario tributario. Poiché l'accertamento è unitario, il processo non può svolgersi senza tutti i soggetti interessati. La Suprema Corte ha quindi dichiarato la nullità dell'intero giudizio, rinviando la causa alla Corte di giustizia tributaria di primo grado per la corretta integrazione del contraddittorio.
Continua »
Accertamenti bancari e deduzione costi: il no alla doppia deduzione
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a una società di commercio autoveicoli maggiori redditi emersi da accertamenti bancari. La società, pur avendo una contabilità parziale, non aveva presentato la dichiarazione dei redditi. In sede di appello, il giudice tributario aveva riconosciuto una deduzione forfettaria dei costi pari al 53,3% anche sulla quota di reddito accertata induttivamente, nonostante fossero già stati dedotti i costi documentati. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Fisco, stabilendo che in tema di accertamenti bancari e deduzione costi non è ammessa una duplicazione degli oneri. Se il contribuente ha già ottenuto il riconoscimento dei costi inerenti provati, non può beneficiare di un'ulteriore deduzione percentuale automatica, poiché ciò violerebbe i principi di uguaglianza e capacità contributiva.
Continua »
Costi di sponsorizzazione: tra presunzione e prova reale
Una società ha impugnato un avviso di accertamento relativo alla deduzione di costi di sponsorizzazione erogati a un'associazione sportiva dilettantistica. Il contribuente sosteneva che tali spese godessero di una presunzione legale assoluta di inerenza e congruità, essendo inferiori alla soglia di 200.000 euro. La Corte di Cassazione ha invece confermato la decisione dei giudici di appello, rigettando il ricorso. La Suprema Corte ha chiarito che, nonostante la norma agevolativa, il contribuente deve comunque fornire la prova dell'effettivo svolgimento dell'attività promozionale da parte del beneficiario. Nel caso di specie, la documentazione prodotta era insufficiente a giustificare un esborso di oltre 75.000 euro, rendendo l'operazione priva di coerenza economica e i relativi costi indeducibili.
Continua »
Inerenza dei costi e valore normale: guida fiscale
La Corte di Cassazione ha esaminato la legittimità di accertamenti fiscali relativi all'inerenza dei costi e alla sottofatturazione di servizi. La Corte ha chiarito che la presunzione di inerenza per le sponsorizzazioni sportive richiede requisiti soggettivi rigorosi. È stata annullata la decisione di merito per motivazione apparente riguardo a spese pubblicitarie documentate ma non valutate. Infine, è stato ribadito che il Fisco può rettificare i ricavi basandosi sul valore normale di mercato per le prestazioni rese ai soci, qualora il corrispettivo sia antieconomico.
Continua »
Operazioni inesistenti: onere della prova e fisco
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a una società a ristretta base azionaria la deduzione di costi relativi a operazioni inesistenti, effettuate tramite società collegate prive di struttura operativa (cosiddette cartiere). Nonostante i giudici di merito avessero inizialmente annullato gli accertamenti basandosi sulla regolarità formale dei contratti e dei pagamenti, la Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Amministrazione. La Suprema Corte ha chiarito che, una volta forniti indizi gravi sulla fittizietà delle operazioni, il contribuente non può limitarsi a esibire fatture o documenti contabili, essendo questi ultimi facilmente falsificabili proprio per simulare la realtà dell'operazione.
Continua »
Operazioni inesistenti: prova e indeducibilità costi
La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità della deduzione di costi per operazioni inesistenti effettuate da una società nel settore edile. Attraverso una rete di imprese collegate a un unico centro decisionale, venivano emesse fatture per cessioni di beni strumentali mai realmente avvenute. I giudici hanno stabilito che, a fronte della prova presuntiva fornita dal Fisco sulla natura fittizia degli scambi, il contribuente non ha fornito prove contrarie idonee, rendendo i costi indeducibili per difetto di inerenza.
Continua »
Operazioni oggettivamente inesistenti: onere prova
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità di accertamenti fiscali per IRES, IRAP e IVA basati su operazioni oggettivamente inesistenti all'interno di un gruppo societario edile. L'Amministrazione Finanziaria ha provato, tramite presunzioni gravi e concordanti, che le cessioni di beni strumentali erano puramente cartolari e finalizzate a creare costi fittizi. La società contribuente non ha fornito prove contrarie idonee, omettendo la documentazione sui pagamenti e sui flussi finanziari. La sentenza ribadisce che i costi legati a tali operazioni sono indeducibili per difetto di inerenza.
Continua »
Operazioni inesistenti e onere della prova fiscale
La Corte di Cassazione ha confermato il recupero fiscale a carico di una società edile coinvolta in un sistema di frode basato su operazioni inesistenti. Attraverso una rete di società cartiere riconducibili a un unico regista, venivano simulate cessioni e noleggi di beni strumentali per generare costi fittizi e detrazioni IVA indebite. La Suprema Corte ha ribadito che, una volta forniti dal Fisco indizi gravi sulla natura fittizia delle transazioni, spetta al contribuente l'onere di provare l'effettiva esistenza delle operazioni, non essendo sufficiente la mera regolarità formale delle fatture o dei registri contabili.
Continua »
Operazioni inesistenti: stop a costi e IVA detratta
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità di un accertamento fiscale emesso contro una società edile coinvolta in un sistema di operazioni inesistenti. Attraverso una rete di società cartiere gestite da un unico regista, venivano emesse fatture per acquisti e noleggi di beni mai realmente avvenuti, al fine di detrarre indebitamente l'IVA e dedurre costi fittizi. La Suprema Corte ha ribadito che l'Amministrazione Finanziaria ha assolto l'onere della prova fornendo indizi gravi e concordanti, mentre la contribuente non ha dimostrato l'effettività delle transazioni. Il ricorso è stato rigettato con condanna per lite temeraria.
Continua »
Operazioni oggettivamente inesistenti e costi
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità di un accertamento fiscale emesso nei confronti di una società edile per l'utilizzo di fatture relative a operazioni oggettivamente inesistenti. L'indagine ha rivelato una rete di società cartiere, tutte riconducibili a un unico regista, utilizzate per simulare il noleggio e l'acquisto di beni strumentali. La Suprema Corte ha ribadito che, a fronte di indizi gravi forniti dall'Amministrazione Finanziaria, il contribuente non può limitarsi a esibire la fattura, ma deve provare l'effettiva esistenza delle operazioni. In assenza di tale prova, i costi sono considerati indeducibili per difetto di inerenza.
Continua »
Operazioni inesistenti: stop a costi e detrazioni
La Corte di Cassazione ha confermato il recupero fiscale a carico di una società edile coinvolta in un sistema di operazioni inesistenti. Attraverso l'uso di società cartiere riconducibili a un unico regista, venivano emesse fatture fittizie per noleggio di attrezzature. I giudici hanno ribadito che, una volta provata l'inesistenza delle operazioni, i costi sono indeducibili per difetto di inerenza e l'onere della prova contraria spetta al contribuente.
Continua »
Operazioni oggettivamente inesistenti: onere della prova
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità di un avviso di accertamento emesso nei confronti di una società edile per l'utilizzo di fatture relative a operazioni oggettivamente inesistenti. L'indagine ha svelato un complesso sistema di società collegate, gestite da un unico centro di interessi, finalizzato a generare costi fittizi attraverso la circolazione puramente cartolare di beni strumentali. Poiché l'Amministrazione Finanziaria ha fornito prove presuntive solide sulla natura fittizia degli scambi, e la società non ha fornito una controprova efficace dell'effettività degli acquisti, i costi sono stati dichiarati indeducibili per difetto di inerenza.
Continua »
Accertamento induttivo: il giudice deve ricalcolare
L'Amministrazione finanziaria ha contestato a un professionista un maggior reddito tramite accertamento induttivo, basandosi sull'invio di numerose dichiarazioni fiscali a fronte di compensi nulli. Dopo un annullamento in appello dovuto alla mancata considerazione dei costi, la Cassazione ha stabilito che il giudice tributario ha il dovere di rideterminare la pretesa nel merito. Il principio cardine è che l'accertamento induttivo non deve essere annullato per vizi sostanziali, ma il giudice deve sostituirsi all'ufficio per calcolare l'imposta corretta, rispettando la reale capacità contributiva.
Continua »
Inerenza dei costi: la prova spetta al contribuente
La Corte di Cassazione ha chiarito i confini dell'inerenza dei costi e dell'onere della prova in un caso di accertamento fiscale contro una società di gestione sanitaria. L'Agenzia delle Entrate contestava l'omessa contabilizzazione di riaddebiti per utenze e la deduzione di costi di consulenza non inerenti. Mentre i giudici di merito avevano inizialmente annullato le riprese basandosi su una generica marginalità economica, la Suprema Corte ha stabilito che spetta al contribuente dimostrare rigorosamente il nesso tra spesa e attività d'impresa. La decisione sottolinea che l'antieconomicità di un'operazione legittima il recupero fiscale se non supportata da prove documentali idonee.
Continua »
Operazioni inesistenti: la prova nelle sponsorizzazioni
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza favorevole a una società accusata di aver utilizzato fatture per operazioni inesistenti nel settore delle sponsorizzazioni sportive. Il fisco aveva contestato la deducibilità di costi basandosi su indizi gravi, tra cui il coinvolgimento del fornitore in un'associazione a delinquere e prove di retrocessione di denaro rinvenute in supporti informatici. La Suprema Corte ha stabilito che il giudice di merito non può limitarsi a valutare i singoli indizi in modo isolato, né può ritenere sufficiente la mera regolarità formale dei pagamenti e dei contratti esibiti dal contribuente, poiché tali elementi sono spesso preordinati proprio per mascherare la frode.
Continua »
Deducibilità costi: regole per immobili non in uso
La Corte di Cassazione ha affrontato il tema della deducibilità costi relativi a un capannone industriale locato e ristrutturato, ma non ancora utilizzato. La sentenza distingue tra canoni di locazione e quote di ammortamento. I canoni sono deducibili se inerenti a un progetto imprenditoriale futuro. Al contrario, l'ammortamento delle spese di ristrutturazione può iniziare solo quando il bene è effettivamente inserito nel ciclo produttivo. La decisione conferma che la funzionalità del bene è il presupposto essenziale per la deduzione delle quote di ammortamento.
Continua »
Inerenza e spese legali: stop alla deduzione penale
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Agenzia delle Entrate, negando la deducibilità delle spese legali sostenute da una società per la difesa penale dei propri amministratori e dipendenti. Il caso riguardava costi derivanti da procedimenti penali per fatti connessi a una causa civile di concorrenza sleale. La Suprema Corte ha ribadito che tali spese mancano del requisito di inerenza, poiché il processo penale costituisce un evento intermedio occasionale estraneo all'attività tipica d'impresa. L'inerenza deve essere valutata su base qualitativa, escludendo costi che non sono direttamente funzionali alla produzione del reddito.
Continua »