Costi sponsorizzazione: le regole per la deducibilità fiscale
I costi sponsorizzazione rappresentano uno degli strumenti più utilizzati dalle imprese per promuovere il proprio brand, specialmente attraverso il sostegno a realtà sportive dilettantistiche. Tuttavia, la deducibilità di tali spese non è automatica e richiede il rispetto di rigorosi requisiti probatori per evitare contestazioni da parte del Fisco.
I fatti relativi ai costi sponsorizzazione
La vicenda trae origine da un avviso di accertamento con cui l’Amministrazione Finanziaria recuperava a tassazione somme relative a costi per sponsorizzazioni erogate a una Associazione Sportiva Dilettantistica (ASD). L’Ufficio riteneva tali costi non inerenti e privi di prova circa l’effettività delle prestazioni. Il contribuente sosteneva di aver depositato contratto, fatture e materiale fotografico, ma i giudici di merito hanno ritenuto tale documentazione insufficiente a dimostrare il reale svolgimento dell’attività promozionale e l’effettivo esborso finanziario.
La decisione sui costi sponsorizzazione
La Suprema Corte ha rigettato il ricorso del contribuente, confermando che la presunzione legale di inerenza prevista dall’articolo 90 della Legge 289/2002 non è assoluta. Sebbene la norma qualifichi tali spese come pubblicitarie (e quindi integralmente deducibili), ciò avviene solo se viene fornita la prova che il soggetto sponsorizzato abbia effettivamente posto in essere una specifica attività promozionale a favore dello sponsor. Nel caso di specie, la mancanza di prove certe sul pagamento e sulla natura delle prestazioni ha portato alla conferma del recupero fiscale.
Le motivazioni
Le motivazioni della Corte si fondano sul principio della ripartizione dell’onere della prova. Quando l’Amministrazione Finanziaria contesta l’effettività di un costo sulla base di elementi indiziari, spetta al contribuente dimostrare l’esistenza e l’inerenza della spesa. La Corte ha chiarito che la presunzione di legge è condizionata alla dimostrazione di quattro elementi: la natura di ASD del beneficiario, il rispetto dei limiti quantitativi di spesa, la finalità promozionale e l’effettiva esecuzione dell’attività. Senza la prova della concreta attività del beneficiario, il costo non può essere ammesso in deduzione.
Le conclusioni
Le conclusioni tratte dai giudici di legittimità evidenziano la necessità per le imprese di conservare una documentazione rigorosa. Non basta possedere una fattura o un contratto; è indispensabile poter dimostrare, attraverso prove tangibili e tracciabilità dei pagamenti, che il servizio di sponsorizzazione sia stato realmente reso. In assenza di tali elementi, il rischio di vedere disconosciuta la deducibilità dei costi rimane elevatissimo, indipendentemente dalla qualificazione formale dell’operazione come spesa pubblicitaria.
Quali documenti servono per dedurre i costi di sponsorizzazione?
Oltre al contratto e alla fattura, è necessario conservare prove dell’effettiva attività promozionale svolta, come foto, locandine o post social, e la documentazione della tracciabilità del pagamento.
La presunzione di inerenza per le ASD è sempre valida?
No, la presunzione è condizionata alla prova che l’attività di sponsorizzazione sia stata realmente eseguita e che miri effettivamente a promuovere l’immagine dello sponsor.
Cosa succede se non si prova il pagamento della sponsorizzazione?
In assenza di prova del pagamento, il giudice può ritenere l’operazione inesistente o non effettiva, confermando il recupero a tassazione dei costi indebitamente dedotti.