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Art. 109 TUIR — Anno 2025

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306 provvedimenti

Altri anni per Art. 109 TUIR

Responsabilità solidale cessionario: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha cassato una sentenza di merito, stabilendo i principi sulla responsabilità solidale del cessionario in caso di cessione d'azienda fraudolenta. La Corte ha chiarito che la presunzione di frode, prevista dalla legge, non può essere superata dalla semplice prova del pagamento del prezzo. Inoltre, ha sottolineato come la motivazione del giudice di merito debba essere concreta e non apparente, e come l'omessa esibizione di documenti al Fisco precluda il loro utilizzo in giudizio anche per il cessionario.
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Autonomia atto di contestazione: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha chiarito un principio fondamentale in materia tributaria: l'autonomia dell'atto di contestazione delle sanzioni rispetto all'avviso di accertamento dei tributi. Nel caso specifico, un contribuente aveva impugnato entrambi gli atti, ma l'istanza di adesione presentata per l'accertamento non ha sospeso i termini per l'impugnazione dell'atto sanzionatorio. La Corte ha quindi accolto il ricorso dell'Agenzia delle Entrate su questo punto, cassando la sentenza di merito e dichiarando inammissibile il ricorso introduttivo del contribuente limitatamente alle sanzioni, poiché presentato fuori termine. Viene ribadito che i due procedimenti seguono percorsi giuridici distinti e non sovrapponibili.
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Operazioni inesistenti: Cassazione chiarisce oneri
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società contro un accertamento fiscale per operazioni inesistenti. L'ordinanza chiarisce i criteri di competenza territoriale dell'ufficio accertatore, basati sul domicilio fiscale al momento della dichiarazione, e ribadisce che la richiesta di riesaminare i fatti è inammissibile in sede di legittimità. La Corte ha confermato la validità dell'accertamento basato su una presunta filiera fraudolenta per l'evasione di IRES, IRAP e IVA.
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Plusvalenza lease back: come si tassa? La Cassazione
La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha stabilito il corretto trattamento fiscale della plusvalenza lease back. L'Agenzia delle Entrate sosteneva la tassazione immediata e integrale nell'anno della cessione del bene. La Corte ha rigettato il ricorso, confermando che la plusvalenza derivante da un'operazione di sale and lease-back deve essere ripartita e tassata lungo tutta la durata del contratto di leasing. Questa decisione si fonda sul principio della prevalenza della sostanza economica sulla forma giuridica, riconoscendo la natura finanziaria dell'operazione piuttosto che quella di una mera vendita.
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Sopravvenienze attive e magazzino: Cassazione chiarisce
Un'ordinanza della Corte di Cassazione affronta il tema delle sopravvenienze attive derivanti da debiti prescritti e il corretto calcolo delle rimanenze di magazzino. La Corte ha chiarito che il pagamento di un debito già prescritto è irrilevante per l'annualità in cui si è verificata la prescrizione. Ha inoltre accolto il ricorso di un'azienda, stabilendo che i giudici di merito devono esaminare tutte le prove fornite dal contribuente sulla reale consistenza del magazzino, cassando la precedente sentenza e rinviando la causa per un nuovo esame.
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Operazioni inesistenti: il pagamento non basta
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 20763/2025, ha stabilito un principio fondamentale in materia di operazioni inesistenti. Il caso riguardava una società vinicola a cui l'Agenzia delle Entrate aveva contestato la deduzione di costi derivanti da fatture emesse da 'cartiere'. La Commissione Tributaria Regionale aveva accolto il ricorso della società, ritenendo le operazioni solo soggettivamente inesistenti e quindi i costi deducibili, basando la sua decisione sulla prova del pagamento delle fatture. La Cassazione ha ribaltato questa visione, chiarendo che il pagamento non è un elemento sufficiente a dimostrare la realtà dell'operazione. Una volta che il Fisco fornisce prove (anche indiziarie) della fittizietà, spetta al contribuente dimostrare l'effettiva esistenza della transazione. La sentenza è stata cassata con rinvio per un nuovo esame.
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Accertamento presuntivo: quando è legittimo?
Una società immobiliare ha contestato un avviso di accertamento fondato sulla presunta antieconomicità della sua gestione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che l'accertamento presuntivo è legittimo se l'Amministrazione finanziaria fornisce elementi gravi, precisi e concordanti. In tal caso, spetta al contribuente fornire la prova contraria per dimostrare la correttezza del proprio operato. La Corte ha inoltre ribadito la rigidità del principio di competenza temporale per la deducibilità dei costi.
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Deducibilità costi: onere della prova sul contribuente
Con una recente ordinanza, la Corte di Cassazione ha riaffermato un principio cardine in materia fiscale: per la deducibilità dei costi, l'onere della prova grava sempre sul contribuente. Il caso analizzato riguardava la contestazione da parte dell'Agenzia delle Entrate di diverse spese di un'azienda, tra cui costi per carburante con documentazione incompleta, spese di rappresentanza e oneri per consulenze ritenute fittizie. La Suprema Corte ha cassato la decisione di merito, che aveva erroneamente alleggerito la posizione del contribuente, ribadendo che la mera contabilizzazione di un costo non è sufficiente. È necessario dimostrarne l'effettività, l'inerenza all'attività d'impresa e la correttezza formale della documentazione a supporto.
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Assoluzione penale e Fisco: la Cassazione attende le SU
Una società e i suoi soci, dopo un lungo contenzioso fiscale per costi indeducibili e ricavi non dichiarati, invocano una recente norma (art. 21 bis d.lgs. 74/2000) che valorizza la loro precedente assoluzione penale. La Cassazione, riconoscendo l'importanza della questione, sospende il giudizio in attesa di una decisione chiarificatrice delle Sezioni Unite sulla portata della nuova legge sull'assoluzione penale.
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Contraddittorio preventivo: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione stabilisce che il contraddittorio preventivo non è obbligatorio per gli accertamenti fiscali 'a tavolino', basati cioè su documentazione già in possesso dell'Ufficio. In un caso riguardante due società energetiche e l'agevolazione 'Tremonti-ter', la Corte ha chiarito che il beneficio fiscale per beni in leasing spetta dal momento della consegna del bene, non dal successivo collaudo, confermando l'accertamento dell'Amministrazione finanziaria.
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Principio di competenza: quando tassare i ricavi?
Un'impresa ha fatturato nel 2002 lavori ultimati nel 2001. L'Agenzia delle Entrate ha contestato la violazione del principio di competenza, rettificando il reddito del 2001. La Commissione Tributaria Regionale aveva annullato la rettifica per evitare una doppia imposizione, ma l'Agenzia ha proposto ricorso in Cassazione sostenendo l'inderogabilità del principio. La Suprema Corte, con ordinanza interlocutoria, ha sospeso la decisione per reperire atti mancanti relativi a una domanda di definizione agevolata, rinviando la causa a nuovo ruolo.
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Onere della prova: Cassazione su fatture inesistenti
Una società vinicola si è vista contestare costi derivanti da una "società cartiera". La Commissione Tributaria Regionale aveva dato ragione alla società, ma la Cassazione ha ribaltato la decisione. Il punto centrale è l'onere della prova: se l'Amministrazione Finanziaria fornisce elementi presuntivi che il fornitore è fittizio (e quindi l'operazione è oggettivamente inesistente), spetta al contribuente fornire una prova rigorosa della reale effettuazione della transazione. Il solo pagamento della fattura non è sufficiente.
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Giudicato penale in giudizio tributario: il caso
La Corte di Cassazione ha sospeso un contenzioso fiscale tra l'Agenzia delle Entrate e una società, relativo a costi indeducibili e operazioni inesistenti. La decisione di sospendere il caso deriva dalla necessità di attendere la pronuncia delle Sezioni Unite sul tema del giudicato penale nel giudizio tributario, sollevato dalla società dopo aver ottenuto una sentenza di assoluzione in sede penale per i medesimi fatti.
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Dichiarazione integrativa: si può sempre correggere
Una società energetica si è vista negare un'agevolazione fiscale per investimenti ambientali perché richiesta tramite una dichiarazione integrativa. La Cassazione ha ribaltato la decisione, affermando il principio di generale emendabilità della dichiarazione per correggere errori, soprattutto se l'omissione iniziale era dovuta a incertezza normativa sulla cumulabilità dei benefici. Il diritto all'agevolazione sorge con l'investimento, non con la dichiarazione.
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Inerenza dei costi: la prova spetta al contribuente
La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha rigettato il ricorso di una società, confermando che l'onere della prova sull'inerenza dei costi spetta interamente al contribuente. La Corte ha ritenuto inattendibili le dichiarazioni 'postume' dei fornitori, presentate come giustificativo per costi promozionali, sottolineando che prove prodotte tardivamente, senza data certa e di contenuto identico, non sono sufficienti a dimostrare la loro effettiva connessione con l'attività d'impresa. La decisione ribadisce principi consolidati in materia di deducibilità dei costi ai fini delle imposte dirette e dell'IVA.
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Deduzione costi forfetaria: la nuova Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 19574/2025, ha stabilito un principio fondamentale in materia di accertamento fiscale. A seguito del rinvenimento di una contabilità "in nero", una società e i suoi soci venivano raggiunti da un avviso di accertamento. Dopo la conferma nei primi due gradi di giudizio, la Suprema Corte ha accolto il ricorso dei contribuenti sul punto relativo al mancato riconoscimento dei costi. In particolare, è stato affermato che anche nell'ambito di un accertamento analitico-induttivo, il contribuente può opporre una prova presuntiva contraria eccependo una deduzione costi forfetaria in percentuale sui maggiori ricavi accertati. La decisione cassa la sentenza precedente e rinvia la causa per un nuovo esame alla luce di questo principio.
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Inerenza dei costi: la Cassazione chiarisce i limiti
Una società di servizi si è vista contestare la deducibilità di vari costi. La Corte di Cassazione, intervenendo sul principio di inerenza dei costi, ha stabilito che la valutazione non può essere meramente economica, legittimando le spese per compensi agli amministratori e per un magazzino inutilizzato in vista di futuri appalti. Tuttavia, ha annullato la decisione precedente sui costi per servizi esterni, giudicando la motivazione del giudice d'appello insufficiente e meramente apparente.
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Dichiarazione integrativa a favore: quando è ammessa?
La Corte di Cassazione ha stabilito che un contribuente può correggere la propria dichiarazione dei redditi, anche a distanza di anni, per usufruire di un'agevolazione fiscale a cui aveva diritto. Il caso riguardava una società che, a causa di incertezza normativa, aveva presentato una dichiarazione integrativa per un investimento ambientale del 2010 solo nel 2013. La Corte ha chiarito che il diritto all'agevolazione sorge al momento dell'investimento e non è pregiudicato dalla successiva abrogazione della norma. Inoltre, ha ribadito che la dichiarazione dei redditi è sempre emendabile per correggere errori, e tale diritto può essere fatto valere anche in sede di contenzioso contro la pretesa del Fisco.
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Onere della prova operazioni inesistenti: la Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 20744/2025, si è pronunciata sull'onere della prova operazioni inesistenti. L'Amministrazione Finanziaria aveva emesso un avviso di accertamento per IRPEF, IRAP e IVA relative all'anno 2011, contestando la deducibilità di costi derivanti da fatture ritenute fittizie. Le corti di merito avevano dato ragione al contribuente. La Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Agenzia delle Entrate, confermando che spetta all'Ufficio fornire la prova dell'inesistenza delle operazioni, anche tramite presunzioni gravi, precise e concordanti. Una volta fornita tale prova, l'onere si sposta sul contribuente, che deve dimostrare l'effettività delle prestazioni, non essendo sufficiente la sola regolarità formale dei documenti contabili.
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Operazioni inesistenti: quando i costi non sono deducibili
La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha chiarito che il semplice pagamento di una fattura non è sufficiente a escludere la natura di operazione oggettivamente inesistente. Quando l'Amministrazione Finanziaria fornisce prove, anche presuntive, della fittizietà di una transazione, l'onere di dimostrare l'effettiva esistenza della stessa ricade sul contribuente. La Corte ha cassato la decisione della Commissione Tributaria Regionale che aveva erroneamente qualificato le operazioni come soggettivamente inesistenti, e quindi deducibili ai fini IRES e IRAP, basandosi unicamente sull'avvenuto pagamento del prezzo.
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