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Art. 109 TUIR — Anno 2025

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306 provvedimenti

Altri anni per Art. 109 TUIR

Definizione agevolata: estinzione del processo
Un contenzioso tributario, nato da un avviso di accertamento per maggiori redditi non dichiarati da un'impresa di trasporti, si è concluso con l'estinzione del procedimento in Cassazione. Nonostante i ricorsi dell'Amministrazione Finanziaria, il contribuente ha aderito alla definizione agevolata prevista dalla legge, sanando la pendenza e determinando la cessazione della materia del contendere. La Corte ha quindi dichiarato estinto il giudizio, senza entrare nel merito delle questioni sollevate.
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Onere della prova costi: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 18144/2025, ha riaffermato un principio cardine in materia fiscale: l'onere della prova sui costi deducibili grava sempre sul contribuente. La Corte ha cassato la decisione di merito che aveva erroneamente invertito tale onere, addossando all'Agenzia delle Entrate il compito di dimostrare la mancata ultimazione di lavori a fronte di un costo significativo ma privo di fattura. La sentenza chiarisce che il contribuente deve fornire prova positiva della certezza e inerenza dei costi che intende dedurre.
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Deduzione costi forfettaria: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso di un imprenditore del settore edile contro un avviso di accertamento dell'Agenzia delle Entrate basato su indagini bancarie. L'accertamento contestava maggiori ricavi per oltre 5 milioni di euro. La questione centrale riguardava il mancato riconoscimento dei costi a fronte dei maggiori ricavi accertati e la presunta violazione del contraddittorio. La Corte ha accolto il motivo relativo alla deduzione costi forfettaria, stabilendo, in linea con una precedente pronuncia della Corte Costituzionale, che a fronte di maggiori ricavi presunti deve essere riconosciuta una deduzione forfettaria dei costi, anche in caso di accertamento analitico-induttivo. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio, obbligando la Corte di Giustizia Tributaria a rideterminare il reddito imponibile applicando tale principio.
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Spese di sponsorizzazione: quando sono deducibili?
La Corte di Cassazione chiarisce la distinzione tra spese di sponsorizzazione qualificabili come pubblicità e quelle considerate di rappresentanza. Con l'ordinanza n. 16698/2025, ha stabilito che, per la deducibilità, il contribuente deve provare l'inerenza e la congruità del costo, dimostrando una diretta aspettativa di ritorno commerciale. In caso contrario, le spese di sponsorizzazione sono indeducibili se non rispettano i limiti previsti per quelle di rappresentanza. Il ricorso di una società è stato respinto per non aver fornito tale prova.
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Dichiarazione integrativa tardiva: sì al bonus fiscale
Una società si è vista negare un credito d'imposta per un investimento ambientale a causa di una dichiarazione integrativa tardiva, presentata dopo l'abrogazione della legge di riferimento. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'azienda, stabilendo che il diritto al beneficio fiscale sorge al momento della realizzazione dell'investimento, non con la sua comunicazione formale. La Corte ha inoltre ribadito il diritto del contribuente di emendare la dichiarazione per correggere errori dovuti a incertezza normativa, anche a distanza di tempo.
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Accertamento induttivo puro: onere della prova
Una società in liquidazione, a seguito di omessa presentazione della dichiarazione, è stata sottoposta a un accertamento induttivo puro. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha chiarito che in tale scenario l'onere della prova per la deducibilità dei costi e la detraibilità dell'IVA grava interamente sul contribuente, non potendo fare affidamento su scritture contabili considerate inattendibili. La Corte ha cassato la sentenza di merito che aveva illegittimamente riconosciuto tali deduzioni, rinviando la causa per un nuovo esame.
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Legittimazione ad agire: chi impugna l’avviso fiscale?
La Corte di Cassazione ha stabilito che un soggetto che riceve un avviso di accertamento intestato esclusivamente a una società, pur essendo menzionato come rappresentante, non ha la legittimazione ad agire per impugnarlo in nome proprio. L'impugnazione spetta unicamente al soggetto destinatario della pretesa fiscale, ossia la società. Di conseguenza, il ricorso proposto dalla persona fisica è stato dichiarato inammissibile.
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Deducibilità costi sportivi: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha stabilito che la deducibilità dei costi sportivi sostenuti da un'azienda per sponsorizzare un'associazione sportiva dilettantistica non può essere negata solo perché il pagamento non è avvenuto con metodi tracciabili. La sanzione per la violazione dell'obbligo di tracciabilità, secondo la normativa vigente, ricade esclusivamente sull'associazione che riceve il pagamento, la quale perde i benefici fiscali. La Corte ha inoltre ribadito che l'Amministrazione Finanziaria non può introdurre nuove motivazioni a sostegno dell'accertamento fiscale nel corso del giudizio.
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Dichiarazione integrativa: sempre possibile per errori
La Corte di Cassazione ha stabilito che un contribuente può presentare una dichiarazione integrativa per richiedere un'agevolazione fiscale, anche dopo la scadenza dei termini, se l'omissione originaria era dovuta a un'obiettiva incertezza normativa. Nel caso specifico, una società energetica non aveva richiesto il beneficio "Tremonti ambiente" a causa di dubbi sulla sua cumulabilità con altri incentivi. Successivamente, ha presentato una dichiarazione integrativa. La Corte ha accolto il ricorso, affermando che la dichiarazione dei redditi è generalmente emendabile per correggere errori di fatto o di diritto. Inoltre, ha chiarito che il diritto all'agevolazione sorge al momento della realizzazione dell'investimento e non viene meno a causa della successiva abrogazione della norma, se l'investimento era già stato effettuato.
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Giudicato penale nel tributario: stop della Cassazione
Una società di servizi, dopo aver ricevuto un avviso di accertamento per omesse ritenute su utili presunti, vede il proprio caso complicarsi a causa di un giudizio penale parallelo. I suoi rappresentanti legali vengono assolti con formula piena. La Corte di Cassazione, di fronte a questa sentenza penale e a una nuova legge in materia, ha deciso di sospendere il procedimento tributario. L'ordinanza interlocutoria rimette la questione dell'efficacia del giudicato penale nel tributario alle Sezioni Unite, affinché venga fornito un principio di diritto definitivo sul tema.
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Carenza di motivazione: Cassazione e onere del giudice
L'Amministrazione Finanziaria ha impugnato una sentenza della Commissione Tributaria Regionale che confermava l'annullamento di avvisi di accertamento per costi e IVA indeducibili. Il motivo principale del ricorso è la carenza di motivazione, poiché il giudice d'appello si era limitato a condividere le valutazioni del primo grado senza fornire un'argomentazione autonoma. La Corte di Cassazione, prima di decidere nel merito, ha emesso un'ordinanza interlocutoria per consentire alle parti di interloquire su una domanda di definizione agevolata presentata dal contribuente, rinviando la causa a nuovo ruolo.
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Giudicato penale: la Cassazione attende le Sezioni Unite
La Corte di Cassazione ha sospeso un giudizio fiscale riguardante la deducibilità di costi e l'esistenza di operazioni fatturate. La decisione è stata rinviata in attesa di una pronuncia delle Sezioni Unite sul valore del giudicato penale di assoluzione nel processo tributario, questione resa ancora più rilevante da una recente modifica legislativa. Il caso verteva su compensi ad amministratori, costi per carburante e fatture ritenute inesistenti, per le quali era intervenuta un'assoluzione in sede penale.
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Operazioni inesistenti: onere della prova e sanzioni
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 21501/2025, ha chiarito la ripartizione dell'onere della prova in materia di operazioni inesistenti. L'Agenzia delle Entrate aveva contestato a una società la deducibilità di costi per fatture emesse da 'società cartiere'. La Corte ha stabilito che il solo pagamento delle fatture non è sufficiente a dimostrare la realtà dell'operazione, una volta che l'amministrazione finanziaria ha fornito elementi presuntivi gravi, precisi e concordanti sulla fittizietà. Spetta quindi al contribuente fornire la prova contraria sull'effettiva esecuzione della prestazione.
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Apparente motivazione: quando una sentenza è nulla?
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Agenzia delle Entrate contro una società, chiarendo i limiti del concetto di apparente motivazione. L'Amministrazione Finanziaria contestava una sentenza di secondo grado, lamentando vizi procedurali e una motivazione carente. La Suprema Corte ha stabilito che la motivazione era sufficiente e basata su un accertamento in fatto, confermando l'annullamento dell'atto impositivo originario e ribadendo che il giudizio di legittimità non può trasformarsi in una nuova valutazione del merito.
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Rinnovazione notifica ricorso: la Cassazione decide
In una controversia tributaria, l'Agenzia delle Entrate notificava un ricorso incidentale all'indirizzo sbagliato. La Corte di Cassazione, con ordinanza interlocutoria, ha dichiarato la notifica nulla ma non inesistente. Di conseguenza, ha ordinato la rinnovazione della notifica ricorso, applicando un principio generale di sanatoria degli atti processuali per garantire il diritto di difesa. La causa è stata quindi rinviata a nuovo ruolo in attesa della corretta notificazione.
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Fatture false: onere della prova e costi indeducibili
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 20270/2025, ha stabilito principi chiave sull'onere della prova in caso di fatture false. Se l'Amministrazione Finanziaria fornisce elementi presuntivi che il fornitore è una società 'cartiera', spetta al contribuente dimostrare l'effettiva esistenza delle operazioni contestate. La sola regolarità formale dei documenti contabili e dei pagamenti non è sufficiente. La Corte ha cassato la sentenza di merito che aveva erroneamente addossato al Fisco la prova della non avvenuta operazione, rinviando il caso per un nuovo esame.
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Base imponibile IRAP: la derivazione dal bilancio
La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha chiarito i criteri per la determinazione della base imponibile IRAP. La Corte ha stabilito che, per le società di capitali, vige il principio di derivazione dal conto economico. Pertanto, un costo correttamente imputato a bilancio secondo i principi civilistici è deducibile, anche se la sua manifestazione finanziaria (es. fattura) si riferisce a un esercizio precedente. L'ordinanza ribadisce che il concetto di inerenza dei costi ai fini IRAP va valutato secondo le norme civilistiche e non quelle, più restrittive, previste per l'IRES. La decisione ha accolto il ricorso di una società contro l'Agenzia delle Entrate, annullando l'avviso di accertamento.
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Associazione sportiva dilettantistica: quando si perde?
La Corte di Cassazione conferma la revoca delle agevolazioni fiscali a un'associazione sportiva dilettantistica che, dietro una facciata formale, operava come una vera e propria attività commerciale. La sentenza sottolinea che la prova della natura non lucrativa e della corretta gestione spetta all'associazione stessa, la quale non può limitarsi a presentare uno statuto a norma, ma deve dimostrare con i fatti di non perseguire scopi di lucro. Il ricorso dell'ente è stato respinto in quanto non ha saputo fornire prove concrete per contrastare gli elementi raccolti dall'Amministrazione Finanziaria, come la gestione familistica, la distribuzione di utili e la mancanza di documentazione.
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Accertamento induttivo: legittimo se non si risponde
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità di un accertamento induttivo emesso dall'Agenzia delle Entrate nei confronti di una società che non aveva risposto a un questionario fiscale. Secondo la Corte, la mancata collaborazione del contribuente giustifica il ricorso a questo metodo di accertamento, basato su presunzioni, e sposta sul contribuente stesso l'onere di provare che il reddito accertato è errato o inferiore.
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Giudicato penale e Fisco: la Cassazione attende le SU
La Corte di Cassazione ha sospeso un giudizio fiscale riguardante la presunta distribuzione di utili extracontabili. La decisione è stata presa perché la società contribuente ha ottenuto una sentenza definitiva di assoluzione in sede penale per fatti connessi. Poiché la questione dell'efficacia del giudicato penale nel processo tributario, alla luce di una nuova normativa (ius superveniens), è già stata rimessa alle Sezioni Unite, la Corte ha ritenuto opportuno attendere la loro pronuncia per garantire un'interpretazione uniforme della legge. Il caso è quindi rinviato a nuovo ruolo.
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