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Art. 100 Codice di Procedura Civile — Sezione Lavoro Civile

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422 provvedimenti

Altri anni per Art. 100 Codice di Procedura Civile

Licenziamento per giusta causa: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione conferma l'illegittimità di un licenziamento per giusta causa, basato su una presunta assenza ingiustificata. L'ordinanza ribadisce che la valutazione della gravità dei fatti è di competenza esclusiva dei giudici di merito e non può essere riesaminata in sede di legittimità, a meno di vizi logici o giuridici. Il ricorso dell'azienda è stato respinto in toto.
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Retribuzione ferie: quali indennità includere?
La Corte di Cassazione interviene sul calcolo della retribuzione ferie per il personale viaggiante di un'azienda di trasporti. Con la sentenza n. 34088/2024, ha confermato che l'indennità per assenza dalla residenza deve essere inclusa nel calcolo, poiché intrinsecamente legata alle mansioni. Tuttavia, ha annullato la decisione di primo grado riguardo ad altre indennità, specificando che la procedura speciale per l'interpretazione dei CCNL non può essere utilizzata senza una preventiva analisi degli accordi aziendali specifici che le regolano.
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Contributi addetto stampa: irrilevante la natura del datore
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una società in house contro il pagamento dei contributi per un addetto stampa. La Corte ha stabilito che l'obbligo di versare i contributi previdenziali per un addetto stampa deriva dalla natura giornalistica delle mansioni svolte, non dalla qualifica pubblica o privata del datore di lavoro. La decisione si basa sul contenuto effettivo dell'attività lavorativa, rendendo irrilevante la discussione sulla natura giuridica dell'azienda.
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Indennità ex fissa: la Cassazione chiarisce
Un giornalista ha richiesto il pagamento dell'indennità ex fissa, ma la Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. La Corte ha stabilito che l'ente previdenziale agisce solo come gestore di cassa e la sua responsabilità è limitata alla liquidità del fondo specifico, che non è un sistema a capitalizzazione individuale.
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Critica datore di lavoro: quando è giusta causa?
La Corte di Cassazione ha stabilito che la critica al datore di lavoro, anche se aspra, espressa all'interno di una mailing list privata e riservata a un gruppo definito di persone (come gli iscritti a un sindacato), non costituisce giusta causa di licenziamento. Il caso riguardava un dipendente di una compagnia aerea, qualificato come "pseudo-dirigente", il cui licenziamento è stato dichiarato illegittimo con ordine di reintegra. La Corte ha sottolineato che, per ledere la reputazione aziendale, la comunicazione deve essere rivolta a un pubblico indeterminato, cosa non avvenuta in questa fattispecie.
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Risarcimento danno dirigente: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha confermato il diritto al risarcimento del danno per gli eredi di un dipendente pubblico che, pur avendo vinto un concorso per dirigente, non ha mai ricevuto il relativo incarico. La Corte ha stabilito che il danno va quantificato nelle differenze retributive tra lo stipendio percepito e la parte fissa della retribuzione dirigenziale che sarebbe spettata. L'ordinanza chiarisce anche che l'Agenzia pubblica, subentrata al Ministero, è legittimata passivamente a rispondere delle obbligazioni pregresse, consolidando il principio del risarcimento danno dirigente per violazione degli obblighi di correttezza e buona fede da parte della Pubblica Amministrazione.
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Contratti a termine e fondazioni liriche: la Cassazione
Un artista di coro ha impugnato una serie di contratti a termine con una fondazione lirico-sinfonica, chiedendone la conversione in un rapporto a tempo indeterminato. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che l'incertezza normativa o il timore di ritorsioni non giustificano il mancato rispetto dei termini di decadenza per l'impugnazione. Inoltre, ha confermato che l'utilizzo di contratti a termine successivi è legittimo se fondato su ragioni oggettive e concrete, come la necessità di integrare l'organico per specifici spettacoli programmati.
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Ipoteca su fondo patrimoniale: la Cassazione decide
Un contribuente ha impugnato una comunicazione di iscrizione ipotecaria su beni conferiti in un fondo patrimoniale, a garanzia di un debito per contributi previdenziali. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo la legittimità dell'iscrizione ipotecaria su fondo patrimoniale. La Corte ha chiarito che l'ipoteca è una misura cautelare e non un atto di esecuzione forzata. I limiti di pignorabilità dei beni nel fondo patrimoniale si applicano solo alla fase esecutiva vera e propria, non alla precedente iscrizione della garanzia. Inoltre, le eccezioni di prescrizione devono essere sollevate contro l'avviso di addebito originario.
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Vincolo di subordinazione: quando il contratto è nullo
La Corte di Cassazione conferma la riqualificazione di contratti a progetto in rapporti di lavoro subordinato per una società di servizi. La decisione si basa sulla mancanza di un progetto specifico e sulla presenza del vincolo di subordinazione, evidenziato dal potere direttivo e di controllo esercitato di fatto dal datore di lavoro. Viene inoltre chiarito che il verbale di accertamento dell'ispettorato non è autonomamente impugnabile, essendo un atto endoprocedimentale.
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Difesa pubblica amministrazione: limiti nel lavoro
La Corte di Cassazione ha stabilito che la difesa pubblica amministrazione tramite propri funzionari non è ammissibile nelle cause relative al lavoro carcerario. Essendo questo un rapporto di diritto privato, la costituzione in giudizio del Ministero della Giustizia tramite un suo dipendente è stata ritenuta radicalmente inesistente e non sanabile. Di conseguenza, l'eccezione di prescrizione sollevata è stata invalidata, portando alla condanna del Ministero al pagamento integrale delle differenze retributive richieste da un ex detenuto.
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Posizione organizzativa: non è un diritto al rinnovo
La Corte di Cassazione ha stabilito che un dipendente pubblico non ha un diritto soggettivo al rinnovo di un incarico di posizione organizzativa alla sua naturale scadenza. La decisione di rinnovare o meno tale incarico rientra nel potere discrezionale dell'amministrazione. Nel caso esaminato, un dipendente comunale si era visto negare il rinnovo dell'incarico dopo l'insediamento di un nuovo sindaco. La Corte ha confermato le sentenze dei gradi precedenti, rigettando il ricorso del dipendente e chiarendo che l'ente non è tenuto a fornire una motivazione per la mancata proroga, a differenza di quanto richiesto per una revoca anticipata.
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Indennità rischio radiologico: spetta agli infermieri?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 11310/2025, ha stabilito che l'indennità rischio radiologico spetta anche al personale sanitario non tecnico, come gli infermieri di sala operatoria, che svolgono la loro attività in modo abituale in una 'zona controllata'. La Corte ha chiarito che il parere negativo della commissione interna di valutazione del rischio non è vincolante per il giudice, il quale può accertare autonomamente i presupposti del diritto. È sufficiente che il lavoratore provi lo svolgimento abituale dell'attività in tale zona, senza dover dimostrare la specifica dose di radiazioni assorbita, poiché la legge equipara le due condizioni.
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Impugnazione estratto di ruolo: quando è ammessa?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un contribuente contro un estratto di ruolo, confermando che l'interesse ad agire non è presunto. L'impugnazione estratto di ruolo è consentita solo se il debitore dimostra un pregiudizio specifico e attuale derivante dall'iscrizione, come previsto da una recente normativa. In assenza di tale prova, l'azione legale non può procedere.
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Impugnazione estratto di ruolo: Cassazione chiarisce
Un cittadino ha contestato un debito previdenziale venuto a conoscenza tramite un estratto di ruolo, lamentando la mancata notifica della cartella e la prescrizione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando l'inammissibilità dell'impugnazione dell'estratto di ruolo come atto autonomo, in applicazione di una recente normativa (ius superveniens) che limita tale possibilità a casi specifici e tassativi, non riscontrati nella fattispecie.
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Impugnazione estratto di ruolo: la Cassazione decide
Una società ha contestato un estratto di ruolo per cartelle di pagamento non notificate e prescritte. La Cassazione ha respinto il ricorso, dichiarando inammissibile l'impugnazione estratto di ruolo in base a una nuova legge (ius superveniens) che ne limita la contestabilità autonoma, confermando le decisioni dei gradi precedenti.
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Impugnazione estratto di ruolo: quando è inammissibile
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 10793/2025, ha stabilito che l'impugnazione estratto di ruolo è inammissibile se non ricorre una delle tre specifiche ipotesi di pregiudizio previste dalla legge. Una contribuente aveva contestato un estratto di ruolo per contributi previdenziali, eccependo unicamente la prescrizione del credito. La Corte ha rigettato il ricorso, chiarendo che la sola eccezione di prescrizione non è sufficiente a fondare l'interesse ad agire per un'impugnazione diretta, in assenza di atti esecutivi successivi.
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Trasferimento lavoratore: l’orario part-time resta
Un dipendente pubblico, trasferito a un nuovo ente, ha visto confermato il suo diritto a mantenere l'orario di lavoro part-time. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso del nuovo datore di lavoro, stabilendo che il trasferimento del lavoratore configura una cessione di contratto. Pertanto, qualsiasi modifica dell'orario da part-time a tempo pieno richiede il consenso esplicito del dipendente, rendendo illegittima l'azione disciplinare intrapresa dall'ente per il suo rifiuto.
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Interesse ad agire: quando persiste dopo il licenziamento
La Corte di Cassazione chiarisce i limiti dell'interesse ad agire in una causa per demansionamento. Un lavoratore aveva citato in giudizio l'azienda per discriminazione e dequalificazione professionale. Durante il processo, il rapporto di lavoro è cessato. La Suprema Corte ha stabilito che, con la fine del rapporto, cessa l'interesse a ottenere la riassegnazione alle mansioni originarie. Tuttavia, persiste l'interesse a far accertare l'illegittimità del demansionamento, poiché tale accertamento è la premessa per una eventuale richiesta di risarcimento dei danni. Poiché nel caso di specie i giudici di merito avevano già valutato e respinto la domanda di accertamento, il ricorso del lavoratore è stato rigettato.
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Impugnazione estratto di ruolo: quando è possibile?
Un contribuente ha tentato l'impugnazione di un estratto di ruolo, sostenendo di non aver mai ricevuto le cartelle di pagamento. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, specificando che l'impugnazione dell'estratto di ruolo non è consentita in assenza di un'azione esecutiva. Per agire, il debitore deve dimostrare un pregiudizio concreto e attuale derivante dalla sola iscrizione a ruolo, in linea con le recenti normative e la giurisprudenza delle Sezioni Unite.
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Perdita di chance: risarcimento per mancata riallocazione
Un lavoratore, licenziato da una società controllata da enti pubblici, ha richiesto la riallocazione presso questi ultimi. La Corte d'Appello aveva negato tale diritto. La Corte di Cassazione ha annullato la decisione, stabilendo due principi fondamentali: primo, la mancata attivazione della procedura di riallocazione da parte dell'ente controllante configura una perdita di chance risarcibile per il lavoratore; secondo, la nozione di 'controllo' pubblico non si limita alla quota di maggioranza, ma deve essere valutata in modo sostanziale, includendo forme di influenza dominante o controllo congiunto anche da parte di soci di minoranza.
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