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Art. 100 Codice di Procedura Civile — Sezione Lavoro Civile

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Altri anni per Art. 100 Codice di Procedura Civile

Licenziamento collettivo: la scelta dei lavoratori
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 1824/2024, ha confermato l'illegittimità di un licenziamento collettivo in cui un'azienda aveva ingiustificatamente limitato la platea dei lavoratori da licenziare a una sola sede. La Corte ha stabilito che, in presenza di professionalità fungibili tra diverse sedi, l'azienda è tenuta a estendere la comparazione a tutto il personale con mansioni simili, indipendentemente dalla loro dislocazione geografica. La violazione di questo principio non è un vizio formale, ma sostanziale, e comporta la tutela reintegratoria per il lavoratore. Il ricorso dell'azienda è stato quindi rigettato.
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Contratto a progetto e novum in appello: la Cassazione
Una lavoratrice con contratti di collaborazione ha richiesto il riconoscimento di un rapporto di lavoro subordinato. La sua richiesta è stata respinta in primo e secondo grado. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, ritenendo inammissibile il motivo relativo alla nullità del contratto a progetto per mancanza del progetto stesso, in quanto sollevato per la prima volta in appello (c.d. 'novum'). La Corte ha sottolineato l'importanza del principio di autosufficienza del ricorso, che impone di formulare tutte le domande e le relative motivazioni fin dal primo atto del processo.
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Errore di fatto: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un'azienda contro l'Ente Previdenziale, chiarendo che un presunto errore di fatto, se consiste in una diversa interpretazione della condotta processuale, non è sufficiente per la revocazione di una sentenza. La Corte ha sottolineato la differenza tra un errore percettivo e una valutazione delle prove, confermando la condanna dell'azienda al pagamento dei contributi e respingendo anche il ricorso incidentale dell'Ente.
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Licenziamento collettivo: illegittimo senza confronto
La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità di un licenziamento collettivo in cui un'azienda aveva limitato la platea dei lavoratori da licenziare a una sola sede geografica, senza confrontare le loro professionalità con quelle dei colleghi di altre sedi. Secondo la Corte, in assenza di comprovate esigenze tecnico-produttive che giustifichino tale limitazione, la comparazione deve avvenire a livello aziendale complessivo per garantire una corretta applicazione dei criteri di scelta. Il ricorso dell'azienda è stato quindi respinto.
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Licenziamento collettivo: obbligo di scelta nazionale
La Corte di Cassazione ha dichiarato illegittimo un licenziamento collettivo in cui l'azienda aveva limitato la selezione del personale da licenziare ai soli dipendenti di una specifica sede produttiva. La Corte ha ribadito che la platea di comparazione deve estendersi a tutti i lavoratori con professionalità simili nell'intera organizzazione aziendale, indipendentemente dalla loro collocazione geografica, confermando il diritto del lavoratore alla reintegra nel posto di lavoro.
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Licenziamento collettivo: la scelta dei lavoratori
La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità di un licenziamento collettivo in cui una società aveva limitato la selezione del personale da licenziare ai soli dipendenti di una specifica sede, ignorando altre figure professionali comparabili presenti in altre filiali. Secondo la Corte, in assenza di comprovate e specifiche ragioni tecnico-produttive, la platea dei lavoratori da considerare deve estendersi all'intero complesso aziendale per garantire una scelta corretta e trasparente.
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Licenziamento collettivo: obbligo di confronto aziendale
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di una società tecnologica, confermando l'illegittimità di un licenziamento collettivo. La sentenza ribadisce un principio fondamentale: in caso di chiusura di una sede, la platea dei lavoratori da includere nei criteri di scelta non può essere limitata ai soli dipendenti di quella sede, ma deve estendersi a tutta l'azienda, a meno che non sussistano comprovate e specifiche ragioni tecnico-produttive. La distanza geografica tra le sedi non è, di per sé, una giustificazione sufficiente.
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Interesse ad agire e dimissioni: sì al risarcimento
Un dirigente medico impugna un trasferimento ritenuto illegittimo. Durante la causa si dimette, ma la Cassazione conferma il suo diritto a proseguire l'azione. La Corte stabilisce che l'interesse ad agire sussiste se il lavoratore, sin dall'inizio, ha formulato una riserva di agire per il risarcimento dei danni. La dichiarazione di illegittimità del trasferimento diventa così un presupposto necessario per la futura richiesta di risarcimento, anche dopo la cessazione del rapporto di lavoro.
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Onere di allegazione: domanda generica, niente risarcimento
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di alcuni dirigenti sanitari contro un'Azienda Sanitaria Locale per il ricalcolo del fondo di retribuzione. La decisione si fonda sulla genericità della domanda iniziale, che violava l'onere di allegazione, ovvero il dovere di specificare in modo dettagliato i fatti a fondamento della propria pretesa. La Corte ha stabilito che non è sufficiente lamentare un'illegittimità senza indicare precisamente le norme violate e le circostanze specifiche dell'inadempimento.
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Revoca compenso speciale: è legittima post fusione?
Un ex direttore generale ha contestato la revoca di un compenso speciale a seguito di una fusione societaria che ha modificato le sue mansioni. La Corte di Cassazione ha stabilito che la revoca del compenso speciale è legittima quando tale emolumento è legato a specifiche condizioni dell'attività lavorativa, come il 'grado di intensità', che non sussistono più nel nuovo incarico. La Corte ha chiarito che tali compensi non rientrano nel principio di irriducibilità della retribuzione se la loro natura è condizionale e non fissa.
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Impugnazione verbale ispettivo: quando si può agire
Una società ha contestato un verbale ispettivo del lavoro. Sia il Tribunale che la Corte d'Appello hanno dichiarato il ricorso inammissibile per carenza di interesse, ritenendo che l'azione legale fosse possibile solo dopo un'effettiva richiesta di pagamento da parte dell'INPS. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, stabilendo che l'impugnazione del verbale ispettivo è ammissibile fin da subito. La Corte ha chiarito che tale verbale, se contesta irregolarità contributive, è un atto pregiudizievole che crea un'incertezza e può compromettere il rilascio del DURC, fondando così un interesse concreto e attuale ad agire per l'azienda.
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Contributi coadiuvante familiare: quali redditi?
La Corte di Cassazione ha stabilito che la base imponibile per il calcolo dei contributi previdenziali di un coadiuvante familiare deve includere la totalità dei redditi d'impresa, compresi quelli percepiti dal coadiuvante stesso per la partecipazione in altre società. L'imprenditore titolare è l'unico obbligato al versamento verso l'ente previdenziale, ma ha diritto di rivalsa nei confronti del familiare. La sentenza chiarisce un punto cruciale sui contributi coadiuvante familiare, estendendo l'obbligo a tutti i redditi d'impresa percepiti dal nucleo.
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Jus postulandi: ricorso inammissibile se manca procura
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un Ente di Riscossione contro due contribuenti. La decisione non si è basata sulla prescrizione delle cartelle esattoriali, ma su un vizio procedurale: la carenza di 'jus postulandi'. L'Ente, infatti, si era avvalso di un avvocato privato senza dimostrare i presupposti necessari per derogare alla rappresentanza legale dell'Avvocatura Generale dello Stato, rendendo la procura invalida.
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Prescrizione lavoro: Cassazione conferma la sospensione
Una società di trasporti ha impugnato una sentenza che riconosceva ad alcuni ex dipendenti il diritto a scatti di anzianità maturati anche durante l'apprendistato. In Cassazione, la società ha rinunciato ai motivi principali, contestando solo l'applicabilità della prescrizione. La Corte Suprema ha respinto il ricorso, affermando un principio fondamentale sulla prescrizione lavoro: le riforme del 2012 e 2015, riducendo la stabilità del posto di lavoro, giustificano la sospensione dei termini di prescrizione per i crediti retributivi durante il rapporto, a causa del timore di ritorsioni del dipendente.
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Giudice del lavoro: competenza su status del lavoratore
Un lavoratore aveva intentato una causa per ottenere il riconoscimento di una qualifica superiore e le relative differenze retributive. Durante il processo, l'azienda è stata dichiarata fallita. La Corte d'Appello aveva ritenuto improcedibile l'intera causa, devolvendola al giudice fallimentare. La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione, chiarendo la ripartizione di competenza: le domande relative allo status del lavoratore (come la qualifica), che hanno un interesse autonomo e futuro, restano di competenza del giudice del lavoro. Solo le domande puramente patrimoniali o quelle di accertamento strumentali a un credito devono essere trattate in sede fallimentare per tutelare la parità dei creditori.
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Estratto di ruolo: quando è inammissibile l’impugnazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 31714/2024, ha stabilito l'inammissibilità dell'impugnazione diretta di un estratto di ruolo. Un ente previdenziale aveva impugnato la decisione della Corte d'Appello che aveva accolto la domanda di un contribuente volta ad accertare l'inesistenza del debito sulla base del solo estratto. La Suprema Corte, richiamando un principio consolidato delle Sezioni Unite, ha cassato la sentenza e dichiarato la domanda originaria inammissibile, specificando che il contribuente deve attendere la notifica di un atto esecutivo o cautelare successivo per poter far valere le proprie ragioni.
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Spese di lite incompetenza: chi paga se il giudice erra?
Una cittadina si è opposta al mancato pronunciamento sulle spese legali da parte di un Tribunale che si era dichiarato incompetente. La Corte di Cassazione ha stabilito che il giudice che dichiara la propria incompetenza deve sempre liquidare le spese di lite, poiché tale provvedimento chiude la fase processuale davanti a sé. Questa ordinanza rafforza il principio di diritto sulle spese di lite incompetenza.
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Contributo di solidarietà: illegittimo per le Casse
Un ente previdenziale per professionisti ha trattenuto un "contributo di solidarietà" dalla pensione di un suo iscritto. La Corte di Cassazione, confermando le decisioni dei giudici di merito, ha dichiarato la trattenuta illegittima. Secondo la Corte, gli enti previdenziali privatizzati non hanno il potere di imporre tali prelievi su pensioni già liquidate, poiché tale facoltà esula dalle loro competenze statutarie. Il ricorso dell'ente è stato pertanto giudicato inammissibile.
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Licenziamento cambio appalto: quando è illegittimo?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 35123/2024, ha stabilito che il licenziamento per cambio appalto non è automaticamente legittimo. La semplice perdita di un contratto non costituisce di per sé un giustificato motivo oggettivo. L'azienda ha il preciso dovere di dimostrare l'impossibilità di ricollocare il lavoratore in altre posizioni (obbligo di repêchage). La Corte ha inoltre chiarito che il lavoratore non è obbligato ad accettare un'offerta di assunzione da parte della nuova azienda subentrante nell'appalto.
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Licenziamento giusta causa: Cassazione e onere prova
Una società in liquidazione ha impugnato in Cassazione la sentenza della Corte d'Appello che aveva confermato l'illegittimità del licenziamento per giusta causa di una dipendente, intimato per presunta assenza ingiustificata. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, ribadendo che la valutazione sulla sussistenza e gravità della giusta causa è un accertamento di fatto riservato al giudice di merito, non sindacabile in sede di legittimità se la motivazione è immune da vizi logici o giuridici. La società è stata condannata al pagamento delle spese legali.
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