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Art. 100 Codice di Procedura Civile — Sezione Lavoro Civile

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422 provvedimenti

Altri anni per Art. 100 Codice di Procedura Civile

Criteri scelta CIGS: appello inammissibile in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una compagnia aerea contro la sentenza che aveva giudicato illegittima la collocazione in Cassa Integrazione di alcuni piloti. La Suprema Corte ha ribadito che l'interpretazione degli accordi sindacali aziendali e la valutazione delle prove sui criteri scelta CIGS sono di competenza esclusiva dei giudici di merito e non possono essere riesaminate in sede di legittimità, se non per vizi di motivazione o violazione di canoni ermeneutici.
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Progressione per saltum: domanda essenziale per agire
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 4179/2024, ha stabilito che un dipendente pubblico non può contestare l'illegittimità di un bando di concorso che esclude la progressione per saltum se non ha prima presentato la relativa domanda di partecipazione. Secondo la Corte, la mancata presentazione dell'istanza impedisce il sorgere di un interesse ad agire concreto e attuale, rendendo inammissibile il ricorso. La presentazione della domanda è un presupposto indispensabile per poter poi impugnare l'eventuale provvedimento di diniego.
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Progressioni per saltum: domanda essenziale per agire
Un gruppo di dipendenti pubblici ha contestato l'esclusione dalle progressioni per saltum. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che per impugnare le regole di una selezione è indispensabile aver prima presentato la relativa domanda di partecipazione, altrimenti manca l'interesse ad agire.
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Licenziamento collettivo: limiti e criteri di scelta
Una società tecnologica ha effettuato un licenziamento collettivo limitandolo ingiustamente a una singola filiale. La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità del provvedimento, stabilendo che la selezione dei lavoratori deve includere tutte le sedi aziendali se esistono professionalità comparabili. Questa violazione dei criteri di scelta giustifica la reintegra del dipendente. L'ordinanza sottolinea come nel licenziamento collettivo la platea dei lavoratori non possa essere ristretta su base puramente geografica.
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Licenziamento illegittimo per assenza: quando è lecito
Un'azienda di trasporti licenzia un dipendente per assenze ingiustificate, ma la Corte di Cassazione conferma che si tratta di un licenziamento illegittimo. Le assenze del lavoratore erano una reazione legittima all'inadempimento del datore di lavoro, che non aveva mai specificato le mansioni da svolgere né fornito gli strumenti necessari. La Corte ha ritenuto proporzionato il rifiuto del dipendente di presentarsi al lavoro di fronte a una grave mancanza aziendale, annullando il provvedimento espulsivo e respingendo le eccezioni procedurali della società.
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Licenziamento collettivo: limiti geografici illegittimi
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 3258/2024, ha respinto il ricorso di un'azienda, confermando l'illegittimità di un licenziamento collettivo. La Corte ha ribadito che la platea dei lavoratori da considerare per la scelta non può essere limitata a una singola sede geografica senza valide ragioni tecnico-produttive, anche in presenza di altre sedi distanti. La violazione di tale principio costituisce un vizio sostanziale che comporta la reintegrazione del lavoratore.
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Prescrizione contributi: quando inizia a decorrere?
Un professionista ha contestato una richiesta di pagamento dell'INPS per contributi non versati. La Corte di Cassazione, intervenendo sul caso, ha stabilito che il termine di prescrizione contributi inizia a decorrere dalla data di scadenza del pagamento, anche se questa è stata prorogata da un decreto. Inoltre, ha distinto tra omissione ed evasione contributiva, specificando che la mancata compilazione di un quadro della dichiarazione dei redditi non configura automaticamente evasione. La causa è stata rinviata alla Corte d'Appello per una nuova valutazione alla luce di questi principi.
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Società in house: no assunzione senza concorso pubblico
Un gruppo di lavoratori, impiegati tramite un appalto di servizi, ha citato in giudizio una società di gestione energetica per ottenere il riconoscimento di un rapporto di lavoro subordinato. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'azienda, una società in house a totale partecipazione pubblica, stabilendo che la sua natura giuridica impedisce la costituzione automatica di un rapporto di lavoro in assenza di un concorso pubblico. La Corte ha chiarito che tale qualifica non è un'eccezione da sollevare entro termini perentori, ma una difesa che il giudice deve valutare d'ufficio. Il caso è stato rinviato alla Corte d'Appello per una nuova valutazione.
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Cessazione materia del contendere: i limiti
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 2446/2024, ha chiarito i limiti della cessazione della materia del contendere. Ha stabilito che un accordo sindacale, non sottoscritto dai lavoratori in causa o dal loro sindacato, non è sufficiente a determinare la fine del processo, in quanto manca il venir meno dell'interesse delle parti a una decisione nel merito. La Corte ha cassato la sentenza d'appello che aveva erroneamente dichiarato estinto il giudizio, rinviando la causa per una nuova valutazione.
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Doppio licenziamento: quando il secondo è inefficace
Un lavoratore ha ricevuto due licenziamenti. Il primo è stato infine confermato come legittimo e definitivo. La Corte di Cassazione ha analizzato il secondo licenziamento, dichiarandolo definitivamente inefficace perché il rapporto di lavoro era già cessato a causa del primo. Il caso chiarisce i principi che regolano un doppio licenziamento e le conseguenze procedurali quando il primo licenziamento diventa definitivo nel corso del contenzioso relativo al secondo.
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Impugnazione estratto di ruolo: quando è possibile?
Una società ha contestato avvisi di addebito e una cartella di pagamento di cui è venuta a conoscenza solo tramite un estratto di ruolo, eccependo la mancata notifica e la prescrizione. I giudici di merito hanno dichiarato l'azione inammissibile per carenza di interesse ad agire. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, specificando che l'impugnazione estratto di ruolo non è generalmente consentita. Sulla base di una recente modifica legislativa, la Corte ha ribadito che l'estratto è un mero documento informativo e che il ruolo o la cartella non notificati possono essere impugnati direttamente solo in specifici casi di pregiudizio concreto (es. esclusione da appalti), non dimostrati nel caso di specie, dichiarando quindi il ricorso inammissibile.
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Licenziamento collettivo: limiti scelta dipendenti
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 1972/2024, ha confermato l'illegittimità di un licenziamento collettivo in cui un'azienda aveva limitato la selezione dei dipendenti da licenziare a una sola sede. La Corte ha ribadito che la platea dei lavoratori deve estendersi all'intero complesso aziendale, a meno che non sussistano specifiche e comprovate ragioni tecnico-produttive. La violazione di questo principio non è un vizio formale ma sostanziale, comportando il diritto del lavoratore alla reintegrazione nel posto di lavoro.
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Licenziamento collettivo: limiti geografici illegittimi
La Corte di Cassazione conferma l'illegittimità di un licenziamento collettivo in cui l'azienda aveva limitato la platea dei lavoratori da licenziare a una sola sede geografica, senza dimostrare l'infungibilità delle mansioni con il personale di altre sedi. La violazione dei criteri di scelta comporta il diritto alla reintegrazione del lavoratore.
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Licenziamento collettivo: illegittimo se la platea è limitata
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 1970/2024, ha confermato l'illegittimità di un licenziamento collettivo in cui un'azienda aveva limitato la platea dei lavoratori da licenziare alla sola sede oggetto di chiusura, ignorando la presenza di professionalità fungibili in altre unità produttive. Tale limitazione costituisce una violazione dei criteri di scelta legali e comporta il diritto del lavoratore alla reintegrazione nel posto di lavoro.
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Platea licenziamento collettivo: i criteri di scelta
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 1959/2024, ha stabilito che in un licenziamento collettivo per chiusura di una sede, l'azienda non può limitare la platea dei lavoratori da licenziare solo a quelli della filiale interessata. Se esistono professionalità fungibili in altre sedi, la comparazione deve avvenire a livello aziendale. La violazione di questo principio rende il licenziamento illegittimo e comporta la reintegrazione del lavoratore.
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Accordo non approvato: nessun diritto per il lavoratore
Una lavoratrice ha citato in giudizio la propria azienda per ottenere il pagamento di incentivi basati su un accordo firmato dal presidente. Tuttavia, l'accordo era qualificato come una mera "ipotesi" soggetta all'approvazione del Consiglio di Amministrazione, approvazione mai avvenuta. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che un accordo sindacale non approvato, quando tale condizione è esplicitamente prevista, è privo di efficacia giuridica e non può fondare alcun diritto per il lavoratore.
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Ipotesi di accordo: quando è vincolante per l’azienda?
Un lavoratore ha citato in giudizio il suo datore di lavoro, una società di riscossione, per ottenere premi incentivanti basati su un'ipotesi di accordo. La validità del documento era subordinata all'approvazione del Consiglio di Amministrazione, che non è mai avvenuta. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso del lavoratore, confermando che un'ipotesi di accordo priva della necessaria approvazione formale non costituisce un contratto perfezionato e non produce effetti giuridici vincolanti, negando così le pretese del dipendente.
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Licenziamento collettivo: l’intera azienda va inclusa
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 1948/2024, ha confermato l'illegittimità di un licenziamento collettivo in cui un'azienda aveva limitato la platea dei lavoratori da selezionare a una sola sede. La Corte ha ribadito che, salvo specifiche e comprovate esigenze tecnico-produttive, la comparazione deve avvenire sull'intero complesso aziendale. La distanza geografica e i costi di trasferimento non sono, di per sé, ragioni sufficienti a derogare a questo principio, configurando una violazione sostanziale dei criteri di scelta che comporta la reintegrazione del lavoratore.
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Licenziamento collettivo: criteri di scelta illegittimi
Una società di telecomunicazioni ha effettuato un licenziamento collettivo limitando la selezione dei lavoratori a una sola sede aziendale. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione dei giudici di merito, dichiarando il licenziamento illegittimo. La motivazione risiede nel fatto che l'azienda non ha fornito prove concrete e specifiche sulle ragioni tecnico-produttive che impedivano di considerare i lavoratori dell'intera azienda, violando così i corretti criteri di scelta. Di conseguenza, è stata ordinata la reintegra del lavoratore.
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Licenziamento collettivo: illegittima la scelta locale
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 1803/2024, ha confermato l'illegittimità di un licenziamento collettivo in cui l'azienda aveva limitato la platea dei lavoratori da licenziare a una sola sede. La Corte ha stabilito che la scelta deve riguardare l'intero complesso aziendale, a meno che non sussistano ragioni tecnico-produttive oggettive e specifiche, che l'azienda ha l'onere di provare. La violazione di questo principio costituisce un vizio sostanziale che comporta la reintegrazione del lavoratore.
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