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Art. 100 Codice di Procedura Civile — Sezione Lavoro Civile

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Altri anni per Art. 100 Codice di Procedura Civile

Licenziamento collettivo: limiti geografici e reintegra
La Corte di Cassazione conferma l'illegittimità di un licenziamento collettivo in cui l'azienda aveva limitato la scelta dei lavoratori da licenziare a una sola sede geografica. Secondo la Corte, senza specifiche e comprovate esigenze tecnico-produttive, la platea dei lavoratori da considerare deve estendersi a tutto il complesso aziendale. La violazione dei criteri di scelta comporta la reintegrazione del lavoratore nel posto di lavoro.
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Licenziamento collettivo: limiti alla scelta territoriale
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 8750/2024, ha confermato l'illegittimità di un licenziamento collettivo in cui l'azienda aveva limitato la platea dei dipendenti a una sola sede, senza fornire adeguate ragioni tecnico-produttive. La Corte ha stabilito che la scelta dei lavoratori da licenziare deve avvenire, di norma, considerando l'intero complesso aziendale e che la violazione di tale principio costituisce un vizio sostanziale che comporta la reintegrazione del lavoratore.
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Licenziamento collettivo: illegittima la scelta locale
Una società avviava un licenziamento collettivo limitandolo a una sola sede. Un lavoratore impugnava il recesso. La Cassazione ha confermato l'illegittimità, chiarendo che nel licenziamento collettivo la platea dei lavoratori da considerare deve includere l'intero complesso aziendale, salvo specifiche e comprovate esigenze tecnico-produttive. La sola distanza geografica non è una giustificazione valida.
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Inquadramento superiore: no all’automatismo nel pubblico
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 8585/2024, ha stabilito che nel pubblico impiego non è possibile ottenere un inquadramento superiore in modo automatico, neanche se si svolgono mansioni di livello più elevato. Il caso riguardava alcuni dipendenti, assunti come autisti, che chiedevano il riconoscimento della qualifica superiore di 'autista soccorritore'. La Corte ha chiarito che il passaggio a un'area superiore è subordinato al superamento di procedure selettive, come previsto dalla legge. Lo svolgimento di mansioni superiori può giustificare solo differenze retributive, ma non la promozione automatica, confermando la rigidità delle regole di accesso e progressione nelle pubbliche amministrazioni.
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Litisconsorzio necessario: agenzie escluse dal giudizio
Un lavoratore, impiegato presso un'azienda sanitaria tramite agenzie di somministrazione, ha contestato la legittimità dei contratti a termine. La Corte d'Appello gli ha riconosciuto un risarcimento. L'azienda ha fatto ricorso in Cassazione lamentando la mancata partecipazione delle agenzie al giudizio d'appello (litisconsorzio necessario). La Suprema Corte ha respinto il ricorso, chiarendo che, essendosi formato un giudicato interno sull'assenza di domande contro le agenzie, la loro presenza non era più necessaria.
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Perdita di chance: risarcimento e onere della prova
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 7611/2024, ha chiarito i principi relativi al risarcimento del danno per perdita di chance di un dipendente in seguito a una procedura di selezione interna (interpello) viziata. Il caso riguarda un funzionario che si era visto illegittimamente escluso dalla valutazione per un incarico dirigenziale temporaneo. La Corte ha cassato per la seconda volta la decisione della Corte d'Appello, ribadendo che il giudice del rinvio è vincolato ai principi di diritto enunciati dalla Cassazione e non può rimettere in discussione l'illegittimità della procedura già accertata. Inoltre, ha specificato che il lavoratore che lamenta una perdita di chance deve fornire elementi, anche presuntivi, per dimostrare la probabilità che avrebbe avuto di ottenere il risultato sperato, senza che gli si possa addossare l'onere di provare l'esito certo della comparazione con altri candidati.
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Frazionamento domanda: inammissibile dopo la pensione
Un ex dipendente pubblico ha citato in giudizio la sua precedente amministrazione per ottenere una dichiarazione di illegittimità riguardo alla sua esclusione da incarichi dirigenziali, riservandosi di richiedere il risarcimento dei danni in un secondo momento. Poiché l'azione legale è stata avviata dopo il suo pensionamento, la Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. La decisione si fonda sulla carenza di interesse ad agire, aggravata dal frazionamento della domanda, che trasforma l'azione in una richiesta di mero accertamento di fatti senza un'utilità giuridica concreta e attuale.
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Impugnabilità verbale accertamento: la Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 7211/2024, ha ribadito il principio consolidato sulla non autonoma impugnabilità del verbale di accertamento dell'Ispettorato del Lavoro. Una società di trasporti aerei aveva proposto ricorso contro un verbale che contestava violazioni in materia di riposi e tempi di volo, ma la sua azione è stata respinta in tutti i gradi di giudizio. La Suprema Corte ha confermato che l'interesse ad agire sorge solo con la notifica della successiva ordinanza-ingiunzione, l'unico atto che incide concretamente sulla sfera giuridica del presunto trasgressore, a differenza del verbale, considerato un mero atto endo-procedimentale. L'impugnabilità del verbale di accertamento è quindi esclusa, salvo specifiche eccezioni previste dalla legge (es. codice della strada).
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Legittimazione TFR fallimento: spetta al lavoratore?
Il TFR di una lavoratrice non è stato versato dal datore di lavoro, poi fallito, al fondo pensione designato. La Corte di Cassazione ha stabilito che, di regola, la lavoratrice mantiene il diritto di reclamare tali somme nella procedura fallimentare (legittimazione TFR fallimento), a meno che non sia provata una specifica cessione del credito al fondo. La causa è stata rinviata al tribunale per accertare la natura dell'accordo.
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Legittimazione attiva lavoratore: TFR e fondi pensione
In caso di fallimento del datore di lavoro, la Corte di Cassazione stabilisce che la regola generale riconosce la legittimazione attiva lavoratore per richiedere l'insinuazione al passivo delle quote di TFR non versate al fondo di previdenza complementare. Il trasferimento del TFR si configura di norma come una delegazione di pagamento, che si scioglie con il fallimento, restituendo la titolarità del credito al lavoratore. Sarà onere del curatore fallimentare dimostrare che le parti abbiano invece pattuito una vera e propria cessione del credito a favore del fondo pensione.
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Interesse ad impugnare: i limiti secondo la Cassazione
Un ex dirigente ha impugnato una sentenza d'appello, sostenendo che l'appello incidentale della controparte dovesse essere dichiarato inammissibile anziché rigettato nel merito. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, chiarendo che per agire in giudizio è necessario un'utilità pratica e concreta. Manca l'interesse ad impugnare se l'esito non cambia. La Corte ha inoltre confermato che la riforma parziale di una sentenza consente al giudice d'appello di ridefinire le spese legali per tutte le parti coinvolte.
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Progressione economica: legittimo stop biennale
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di alcuni dipendenti pubblici trasferiti da un'amministrazione regionale a una provinciale. I dipendenti contestavano l'esclusione dalla progressione economica per l'anno 2007, disposta sulla base di un contratto integrativo locale che prevedeva un intervallo minimo di due anni tra una progressione e l'altra. La Corte ha ritenuto legittima tale esclusione, confermando che la contrattazione decentrata può regolare le modalità della progressione economica, in conformità con i principi stabiliti dal contratto collettivo nazionale applicabile al momento dell'avvio della procedura.
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Condanna in solido spese legali: la Cassazione decide
Un contribuente ottiene l'annullamento di una cartella per difetto di notifica. La Cassazione, ribaltando la decisione d'appello, stabilisce il principio della condanna in solido spese legali a carico sia dell'ente impositore che dell'agente della riscossione. L'interesse del creditore ad avere due debitori prevale sulla ricerca del singolo responsabile dell'errore.
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Legittimazione attiva TFR: il diritto del lavoratore
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 6048/2024, ha stabilito un principio fondamentale sulla legittimazione attiva TFR. In caso di fallimento del datore di lavoro, il lavoratore ha il diritto di agire direttamente per recuperare le quote di TFR destinate a un fondo di previdenza complementare ma non versate. La Corte ha chiarito che il "conferimento" del TFR al fondo va interpretato come una delegazione di pagamento, non come una cessione del credito. Di conseguenza, la titolarità del diritto resta in capo al lavoratore, salvo prova contraria di una specifica cessione del credito.
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TFR fondo pensione: a chi spetta il credito?
Un lavoratore si oppone al rigetto della sua richiesta di ammissione al passivo fallimentare per le quote di TFR non versate al fondo pensione dal datore di lavoro. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 6047/2024, accoglie il ricorso. Viene stabilito che il conferimento del TFR al fondo pensione costituisce, di regola, una delegazione di pagamento e non una cessione del credito. Di conseguenza, in caso di fallimento del datore di lavoro, la legittimazione a richiedere le somme non versate spetta al lavoratore, non al fondo.
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Prova pratica: test scritto illegittimo se teorico
La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità di una procedura di stabilizzazione in un ente pubblico. La selezione prevedeva una prova pratica, ma è stato somministrato un test scritto con domande puramente teoriche, ritenuto inadeguato a verificare le capacità operative dei candidati. La partecipazione al test non implica acquiescenza alla sua invalidità.
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Giudicato amministrativo: effetti su terzi e concorsi
Un lavoratore fa causa dopo essere stato escluso da una promozione in un concorso pubblico. Una separata sentenza del giudice amministrativo annulla l'intera procedura di concorso. La Corte di Cassazione chiarisce che il giudicato amministrativo di annullamento ha effetti "erga omnes" (verso tutti), rendendo la pretesa originaria del lavoratore infondata perché il concorso non esiste più, anche se egli non era parte del giudizio amministrativo. Il ricorso del lavoratore viene quindi respinto.
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Ricorso per Cassazione: inammissibile se confuso
Una candidata in un concorso pubblico ha impugnato l'assunzione di una collega con punteggio inferiore. Il suo ricorso per Cassazione è stato dichiarato inammissibile perché i motivi di impugnazione erano confusi e mescolavano, in modo inestricabile, profili di violazione di legge con richieste di riesame dei fatti, attività preclusa al giudice di legittimità. La Suprema Corte ha ribadito che un ricorso per Cassazione deve essere formulato con rigore tecnico per poter essere esaminato nel merito.
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Licenziamento collettivo: illegittima la scelta per sede
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 4958/2024, ha confermato l'illegittimità di un licenziamento collettivo in cui l'azienda aveva limitato la platea dei lavoratori da licenziare a una sola sede geografica. Secondo la Corte, in presenza di professionalità fungibili in altre sedi, la comparazione deve avvenire a livello aziendale globale, a meno che non sussistano oggettive e comprovate esigenze tecnico-produttive che giustifichino una scelta diversa. La motivazione generica basata sulla sola dislocazione geografica è stata ritenuta insufficiente, portando alla reintegra del lavoratore.
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Licenziamento collettivo: illegittima la scelta locale
Una società avviava una procedura di licenziamento collettivo limitando la selezione dei dipendenti a una sola delle sue filiali. Un lavoratore licenziato ha impugnato la decisione, ottenendo ragione in tutti i gradi di giudizio. La Corte di Cassazione ha confermato che il licenziamento è illegittimo, poiché la platea dei lavoratori da considerare per la scelta deve includere tutti i dipendenti con professionalità comparabili e fungibili presenti nell'intera azienda, non solo nella sede interessata dalla riduzione di personale. La Corte ha ribadito che la violazione di questo criterio di scelta comporta l'annullamento del licenziamento e la reintegrazione del lavoratore.
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