La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un detenuto ultrasettantenne, condannato per reati ostativi tra cui associazione mafiosa, che chiedeva la detenzione domiciliare speciale. La Corte ha confermato la decisione del Tribunale di Sorveglianza, specificando che, anche secondo la nuova disciplina dell'art. 4-bis Ord. pen., per ottenere benefici penitenziari in assenza di collaborazione con la giustizia, il condannato deve fornire prove concrete che escludano l'attualità di collegamenti con la criminalità organizzata. Il semplice trascorrere del tempo o l'assoluzione di coimputati in altri processi non sono sufficienti a soddisfare tale onere probatorio.
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