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Tribunale Di Sorveglianza — Anno 2024

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627 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Tribunale Di Sorveglianza

Provvedimenti

Liberazione anticipata: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un detenuto contro il diniego della liberazione anticipata. La decisione si fonda sulla genericità delle censure, sulla non corrispondenza tra il periodo richiesto e quello giudicato, e sulla corretta motivazione del Tribunale di Sorveglianza, che aveva rilevato una grave violazione delle prescrizioni del permesso premio e una mancata adesione al percorso trattamentale.
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Liberazione anticipata negata per condotta scorretta
La Corte di Cassazione ha confermato il diniego della liberazione anticipata a un detenuto che aveva richiesto il reddito di cittadinanza omettendo di dichiarare una condanna ostativa. Secondo la Corte, tale comportamento, anche se non sfociato in una condanna penale per truffa, dimostra una mancata adesione al percorso rieducativo e viola i doveri di correttezza, giustificando il rigetto del beneficio penitenziario.
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Ricorso per cassazione: l’obbligo dell’avvocato
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso per cassazione presentato personalmente da un detenuto contro la proroga del regime speciale 41-bis. La decisione si fonda sulla modifica dell'art. 613 cod. proc. pen., che, dal 2017, impone l'obbligatoria assistenza di un difensore iscritto all'albo speciale per la presentazione di tale impugnazione, pena l'inammissibilità e la condanna alle spese e a una sanzione pecuniaria.
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Misure alternative: gradualità e valutazione del giudice
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un detenuto contro la decisione del Tribunale di Sorveglianza. La Corte ha ribadito che il principio di gradualità è fondamentale per l'accesso alle misure alternative: anche in presenza di elementi positivi nel comportamento, il giudice può ritenere necessario un ulteriore periodo di osservazione per valutare l'idoneità del soggetto, senza che ciò costituisca un'illogicità della motivazione.
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Ricorso inammissibile: la revoca della detenzione
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile presentato contro la revoca della detenzione domiciliare. La Corte ha ritenuto i motivi dell'appello generici e ripetitivi di censure già esaminate, confermando la decisione del Tribunale di Sorveglianza. La pronuncia ha reso definitivo il provvedimento di revoca, con condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di un'ammenda.
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Revoca affidamento in prova: la decisione della Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo contro la revoca dell'affidamento in prova, disposta a seguito di un'aggressione alla moglie. L'ordinanza sottolinea che, ai fini della valutazione sulla pericolosità sociale, sono rilevanti anche comportamenti non ancora accertati con una sentenza definitiva, confermando la decisione del Tribunale di Sorveglianza. La revoca affidamento in prova è stata quindi ritenuta legittima.
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Revoca misura alternativa: il termine per la decisione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto avverso la revoca di una misura alternativa. La Corte ha stabilito che il mancato rispetto del termine di trenta giorni da parte del Tribunale di Sorveglianza non invalida il provvedimento di revoca, ma causa unicamente la perdita di efficacia della precedente sospensione della misura, confermando così un orientamento giurisprudenziale consolidato.
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Ricorso per cassazione: l’avvocato è obbligatorio
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso per cassazione presentato personalmente da un individuo contro un'ordinanza del Tribunale di Sorveglianza. La decisione si basa sulla modifica dell'art. 613 c.p.p. introdotta dalla legge 103/2017, che impone, a pena di inammissibilità, la sottoscrizione dell'atto da parte di un difensore abilitato al patrocinio presso le giurisdizioni superiori. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Valutazione pericolosità: quando è legittima?
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un condannato residente all'estero. La decisione si fonda su due principi chiave per la valutazione pericolosità: l'irreperibilità del soggetto in Italia, che impedisce l'indagine socio-familiare, e la legittimità di considerare anche condanne non ancora definitive come indicatori di rischio. La Corte ha ritenuto che questi elementi costituiscano un ostacolo insormontabile alla concessione di misure alternative alla detenzione.
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Ricorso cassazione difensore: quando è obbligatorio?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un detenuto contro il diniego di misure alternative alla detenzione. La decisione non si è basata sul merito, ritenuto comunque infondato, ma su un vizio procedurale decisivo: il ricorso era stato presentato personalmente dall'interessato e non sottoscritto da un legale abilitato. La sentenza ribadisce che, a seguito della riforma del 2017, il ricorso per cassazione con difensore è un requisito indispensabile a pena di inammissibilità.
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Ricorso per cassazione personale: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso per cassazione personale presentato da un cittadino avverso un'ordinanza del Tribunale di Sorveglianza. La decisione si fonda sulla modifica normativa introdotta dalla legge n. 103 del 2017, che ha eliminato la possibilità per la parte di proporre personalmente ricorso in Cassazione, rendendo obbligatoria l'assistenza di un difensore iscritto all'albo speciale. La Corte ha ritenuto la questione di legittimità costituzionale manifestamente infondata, confermando la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle ammende.
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Liberazione anticipata: no se manca partecipazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un detenuto contro il diniego della liberazione anticipata. La decisione si basa sul principio che, per ottenere il beneficio, è cruciale la partecipazione attiva al percorso rieducativo nel semestre di riferimento. Una singola infrazione disciplinare è stata ritenuta sufficiente a dimostrare la mancanza di tale partecipazione, giustificando il rigetto dell'istanza.
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Gradualità misure alternative: no alla prova subito
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un condannato contro la decisione del Tribunale di Sorveglianza che aveva negato l'affidamento in prova, concedendo invece la detenzione domiciliare. La Corte ha ribadito il principio della gradualità delle misure alternative, sottolineando che la scelta è una valutazione discrezionale del giudice, finalizzata a un percorso di reinserimento sociale progressivo e non automatico, soprattutto in presenza di reati gravi.
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Pericolosità sociale: quando blocca le misure alternative
La richiesta di un condannato per misure alternative alla detenzione è stata respinta a causa della sua conclamata pericolosità sociale. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, sottolineando come i precedenti penali, lo status di irregolarità in Italia e la mancanza di un lavoro e di una residenza stabili costituiscano validi indicatori per una prognosi negativa, rendendo l'appello inammissibile.
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Affidamento in prova: quando il giudice può negarlo
La Corte di Cassazione ha confermato la decisione di un Tribunale di Sorveglianza che negava l'affidamento in prova a un detenuto per spaccio. La sentenza stabilisce che il giudice può rigettare la richiesta basandosi sulla pericolosità sociale del soggetto, desunta dalla gravità dei reati e dalla condotta, anche in assenza della relazione dei servizi sociali (UEPE).
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Liberazione anticipata: reato in libertà blocca il bonus
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un detenuto a cui era stata negata la liberazione anticipata. La Corte ha stabilito che i semestri per il calcolo del beneficio devono seguire una progressione cronologica e non possono essere scelti dal condannato per escludere periodi di cattiva condotta. Inoltre, un reato commesso durante un intervallo di libertà tra due periodi di detenzione è pienamente valutabile e dimostra la mancata adesione al percorso rieducativo, giustificando il diniego del beneficio.
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Ricorso regime detentivo: limiti del riesame in Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso contro la proroga di un regime detentivo speciale. L'ordinanza chiarisce che il ricorso regime detentivo è consentito solo per violazione di legge e non per contestare la valutazione di merito sulla pericolosità del detenuto effettuata dal Tribunale di Sorveglianza. La Corte ha ritenuto che le argomentazioni del ricorrente, volte a rimettere in discussione la sua attuale pericolosità sociale e i suoi legami con la criminalità organizzata, esulassero dai limiti del giudizio di legittimità.
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Reato ostativo: ricorso inammissibile in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un condannato contro il diniego di detenzione domiciliare e rinvio della pena. Il ricorso è stato respinto in quanto la legge sul reato ostativo, che preclude l'accesso al beneficio, non è stata modificata, e le valutazioni sulla salute erano generiche. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Inammissibilità ricorso: il decesso estingue l’interesse
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso presentato dal Procuratore Generale avverso un'ordinanza del Tribunale di Sorveglianza. La decisione si fonda sul decesso del soggetto coinvolto nel procedimento, evento che ha fatto venir meno l'interesse a proseguire l'azione legale, dato che il ricorso verteva sull'espiazione della pena. Si tratta di un classico caso di inammissibilità ricorso per decesso.
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Ricorso inammissibile: quando le prove contano di più
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile presentato contro un'ordinanza del Tribunale di Sorveglianza. Il ricorrente lamentava una presunta illogicità nella motivazione del provvedimento, ma la Corte ha ritenuto gli argomenti manifestamente infondati. In particolare, è stato sottolineato come non sia illogico per un giudice basare la propria decisione su un'annotazione di polizia giudiziaria piuttosto che su indagini difensive, confermando così la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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