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Spaccio Di Stupefacenti

169 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Riguarda la vendita, la cessione o la detenzione di sostanze stupefacenti con l'intento di distribuirle a terzi, non per uso personale.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Spaccio di stupefacenti: Ricorso Inammissibile, Collaborazione Negata
Un Lavoratore, condannato per **spaccio di stupefacenti** (Fentanyl), ha presentato ricorso in Cassazione. Contestava la mancata acquisizione di una consulenza tecnica difensiva e il diniego della circostanza attenuante della collaborazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha stabilito che il Lavoratore non aveva provato l'effettiva esistenza e il deposito della consulenza. Inoltre, la sua collaborazione non era stata considerata utile alle indagini. La condanna e la pena inflitta sono state confermate, evidenziando l'importanza della corretta produzione delle prove e dell'efficacia della collaborazione.
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Spaccio di Stupefacenti: Prescrizione Salva uno, Inammissibilità Condanna l’altro
La Corte di Cassazione ha esaminato due ricorsi contro condanne per **spaccio di stupefacenti**. Un Ricorrente contestava la logica della motivazione sulla finalità di spaccio, sostenendo l'uso personale. La Corte ha annullato la sua condanna senza rinvio, dichiarando i reati estinti per prescrizione. L'altro Ricorrente lamentava vizi di motivazione sull'effettiva consegna di droga e l'interpretazione delle intercettazioni. La Cassazione ha dichiarato il suo ricorso inammissibile, confermando la condanna e le spese, poiché le sue contestazioni miravano a una rivalutazione dei fatti già esaminati dai giudici di merito.
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Spaccio di stupefacenti: Ricorsi Inammissibili, Condanna Confermata
La Corte di Cassazione ha esaminato i ricorsi presentati da due individui condannati per spaccio di stupefacenti ai sensi dell'Art. 73, d.P.R. 309/1990. I giudici hanno dichiarato i ricorsi inammissibili, ritenendoli generici e privi di fondamento. La colpevolezza è stata confermata, basandosi sulle dichiarazioni dell'acquirente della droga. I ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese processuali e di una somma di tremila euro a favore della Cassa delle ammende, confermando l'esito della sentenza di appello.
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Spaccio di stupefacenti: ricorso inammissibile, condanne confermate
La Corte di Cassazione ha esaminato i ricorsi presentati da tre imputati, già condannati in primo e secondo grado per spaccio di stupefacenti. I ricorrenti lamentavano l'insufficienza delle prove, la mancata applicazione della fattispecie di lieve entità e il diniego delle circostanze attenuanti generiche. La Cassazione ha dichiarato i ricorsi inammissibili, ritenendo che le decisioni dei giudici precedenti fossero motivate in modo logico e corretto, basate su intercettazioni telefoniche e sulla gravità della condotta. Le condanne sono state confermate, e i ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle ammende.
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Spaccio di stupefacenti: la Cassazione conferma condanna per quantità
Un Lavoratore è stato condannato per illecita detenzione a fini di spaccio di stupefacenti, avendo in possesso 650 grammi di marijuana. Ha presentato ricorso in Cassazione, sostenendo che il fatto dovesse rientrare nell'ipotesi lieve o fosse destinato a uso personale come 'scorta', e chiedendo il riconoscimento delle attenuanti generiche. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha confermato che i giudici di merito hanno correttamente valutato la notevole quantità di droga e la presenza di un bilancino, escludendo la minima offensività e la destinazione a uso personale. Anche la richiesta di attenuanti generiche è stata respinta, considerando i precedenti penali del Lavoratore.
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Spaccio di Stupefacenti: Ricorso Accolto a Metà, tra Inammissibilità e Rinvio
La Corte di Cassazione ha esaminato i ricorsi di due imputati condannati per **spaccio di stupefacenti**. Per uno dei ricorrenti, l'appello è stato dichiarato inammissibile. La Corte ha confermato la corretta esclusione della minore gravità del reato, data la vastità e l'organizzazione del traffico. Per il secondo ricorrente, il ricorso è stato accolto parzialmente. La sentenza è stata annullata con rinvio per tre capi d'imputazione specifici. La Corte ha rilevato una carenza di motivazione e una possibile duplicazione delle accuse. Per le restanti contestazioni, il ricorso è stato dichiarato inammissibile.
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Spaccio di stupefacenti: Cassazione conferma condanna, no tenuità del fatto
Un individuo è stato condannato per spaccio di stupefacenti, avendo in possesso hashish e marijuana già suddivisi in dosi, rinvenuti in una piazza nota per tale attività. Nonostante avesse un permesso umanitario, si trovava lontano dalla sua residenza temporanea. Ha presentato ricorso in Cassazione contestando la mancanza di strumenti per il taglio, il diniego della messa alla prova e della particolare tenuità del fatto, oltre al mancato riconoscimento delle attenuanti generiche. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, confermando la condanna. Ha ritenuto la motivazione dei giudici precedenti logica e sufficiente, basata sulla gravità della condotta e sulla capacità a delinquere dell'imputato, escludendo così i benefici richiesti.
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Spaccio di Stupefacenti: Ricorso Inammissibile, Condanna Confermato
Un individuo, condannato per spaccio di stupefacenti a causa della detenzione illecita di 3 kg di marijuana, ha presentato ricorso contro la sentenza. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno ritenuto le argomentazioni difensive infondate, confermando la responsabilità dell'imputato. La sentenza ha sottolineato la gravità delle prove, incluso il sequestro di denaro. L'imputato dovrà pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Spaccio di Stupefacenti: Cassazione Inammissibile, Condanne Confermate
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi presentati da tre imputati condannati per spaccio di stupefacenti. Le difese lamentavano vizi di motivazione e l'errata qualificazione dei fatti. Tuttavia, la Corte ha confermato le condanne, basandosi sulle prove raccolte tramite videocamere che dimostravano la sistematicità dello spaccio, la frequenza delle cessioni e il carattere professionale dell'attività criminosa. Un imputato aveva anche sostenuto di essere agli arresti domiciliari, ma le prove video lo smentivano. La Corte ha ritenuto i ricorsi privi di fondamento, condannando i ricorrenti al pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle Ammende.
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Spaccio di stupefacenti: la Cassazione conferma la condanna e la revoca
La Cassazione ha confermato la condanna di un individuo per **spaccio di stupefacenti**, riqualificato ai sensi dell'art. 73, comma 5, d.P.R. 309/1990. L'imputato, già condannato a tre anni di reclusione e una multa, aveva visto revocata in appello la sanzione accessoria dell'interdizione temporanea dai pubblici uffici. Il ricorso in Cassazione contestava l'illogicità della motivazione sulla mancata assunzione di un teste e l'assenza di droga nella sua abitazione, oltre alla revoca della sospensione condizionale della pena. La Suprema Corte ha ritenuto infondato il ricorso, evidenziando il ruolo dell'imputato nel controllare gli accessi degli acquirenti e l'efficacia delle osservazioni di polizia giudiziaria. La revoca della sospensione condizionale è stata ritenuta corretta.
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Spaccio di stupefacenti: Quando il “fatto lieve” diventa grave
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un individuo condannato per spaccio di stupefacenti. L'imputato sosteneva che il suo caso rientrasse nella categoria del "fatto di lieve entità". Tuttavia, la Corte ha confermato la condanna, evidenziando che l'attività era strutturata. Ha considerato la quantità e varietà di droga (cocaina, 253 dosi potenziali), il denaro contante rinvenuto e la contabilità tenuta. Ha anche valutato la recidiva dell'imputato, con precedenti per rapina e lesioni, che indicavano una maggiore pericolosità. La sentenza ha quindi ribadito che non si trattava di un reato minore.
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Spaccio di stupefacenti: Cassazione conferma condanna, ricorso inammissibile
Un Ricorrente, condannato per spaccio di stupefacenti (Art. 73 DPR 309/90), ha impugnato la sentenza d'appello. Lamentava il *ne bis in idem* (doppia condanna per gli stessi fatti), la mancanza di prove sulla sua responsabilità, il mancato riconoscimento della fattispecie di lieve entità e l'omessa motivazione sulla pena. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, respingendo l'eccezione di *ne bis in idem* per condotte distinte ma in continuazione. Ha ritenuto le altre doglianze generiche e infondate, data la quantità di droga e la reiterazione. Il Ricorrente è stato condannato alle spese e a una somma alla Cassa delle ammende.
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Spaccio di stupefacenti: colpevolezza confermata ma pena da rifare
Un uomo è stato condannato per spaccio di stupefacenti aggravato dalla partecipazione di tre persone, a seguito di indagini che hanno svelato una rete di cessioni continue di hashish e marijuana gestite da una base logistica comune. L'imputato ha fatto ricorso in Cassazione contestando l'aggravante del concorso, il mancato riconoscimento della lieve entità del fatto e l'errata quantificazione della pena. La Suprema Corte ha confermato la piena responsabilità penale e ha escluso la lieve entità per via della struttura organizzata dell'attività. Tuttavia, i giudici hanno accolto il ricorso sul calcolo della pena: il giudice di merito ha applicato un aumento forfettario cumulativo invece di determinare prima l'aggravante e poi i singoli incrementi per ciascun episodio in continuazione. La sentenza è stata quindi annullata limitatamente al trattamento sanzionatorio con rinvio per la rideterminazione della pena.
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Spaccio di stupefacenti: ricorso inammissibile, condanna confermata
Un Lavoratore è stato condannato per spaccio di stupefacenti (Art. 73, comma 5, d.P.R. n. 309/1990) per cessioni di hashish. La Corte d'Appello aveva ridotto la pena a 2 anni e 8 mesi di reclusione e 5.000 euro di multa. Il Lavoratore ha presentato ricorso in Cassazione, contestando la propria responsabilità penale. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha confermato la condanna e l'obbligo di pagare le spese processuali e una somma alla Cassa delle ammende, poiché le argomentazioni difensive non erano specifiche e non si confrontavano adeguatamente con la logica della sentenza impugnata.
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Spaccio di Stupefacenti: Pluralità di Cessioni, Non un Unico Reato
Un individuo ha contestato la condanna per spaccio di stupefacenti, sostenendo che diversi episodi di cessione e detenzione dovessero essere considerati un unico reato. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha confermato che le molteplici cessioni a diversi acquirenti, con quantità di droga distinte dalla detenzione illecita, e la continuativa attività di spaccio, giustificano la separata qualificazione dei reati. La sentenza ha quindi ribadito la correttezza della condanna per spaccio di stupefacenti.
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Spaccio di Stupefacenti: Cassazione Conferma Condanne, No a Lieve Entità
La Corte di Cassazione ha confermato le condanne per **spaccio di stupefacenti** inflitte a sei imputati. I ricorrenti avevano contestato l'uso delle intercettazioni, la validità delle prove basate sulla 'droga parlata' e il mancato riconoscimento del 'fatto di lieve entità'. La Suprema Corte ha ribadito la legittimità della 'motivazione per relationem' per le intercettazioni e ha chiarito che la 'droga parlata' costituisce prova valida se supportata da un'indagine complessa. Ha inoltre confermato che l'ipotesi di lieve entità non si applica a un'attività di spaccio organizzata e reiterata. Tutti i ricorsi sono stati dichiarati inammissibili, con conseguente conferma delle condanne e obbligo di pagare le spese processuali.
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Spaccio di stupefacenti: Ricorsi in Cassazione tra Rigetto e Inammissibilità
La Corte di Cassazione ha esaminato i ricorsi di due individui condannati per **spaccio di stupefacenti** e, per uno di essi, anche per resistenza a pubblico ufficiale. Un individuo, inizialmente assolto in primo grado, era stato poi condannato in appello per spaccio. L'altro aveva visto confermata la sua condanna. La Cassazione ha rigettato il ricorso del primo, confermando la sua colpevolezza e la condanna. Ha invece dichiarato inammissibile il ricorso del secondo, ritenendolo privo dei requisiti formali, e lo ha condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle ammende. La sentenza sottolinea l'importanza di motivazioni logiche e la corretta valutazione delle prove.
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Spaccio di stupefacenti: Ricorso inammissibile, arresti domiciliari confermati
Un individuo, sottoposto ad arresti domiciliari per spaccio di stupefacenti (eroina), ha presentato ricorso contro l'ordinanza del Tribunale del Riesame che aveva confermato la misura cautelare. Il ricorrente contestava la sussistenza dei gravi indizi di colpevolezza e l'adeguatezza della misura. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che le censure fossero generiche e mirassero a una diversa valutazione dei fatti, già esaminati dai giudici di merito. La Corte ha confermato la validità degli indizi basati sulle dichiarazioni dell'acquirente e la pericolosità dell'indagato, condannandolo al pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle ammende.
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Spaccio di stupefacenti: rigettato il ricorso sulla recidiva
Due soggetti condannati per spaccio di stupefacenti in concorso hanno presentato ricorso in Cassazione. I ricorrenti contestavano la sussistenza della responsabilità penale, richiedevano la riqualificazione della condotta nel reato di lieve entità ed eccepivano l'applicazione della recidiva contestata a uno di essi. La Suprema Corte ha dichiarato i ricorsi del tutto inammissibili. I giudici di legittimità hanno accertato la piena coerenza della motivazione di condanna, la corretta esclusione della lieve entità e la legittimità dell'aumento di pena per la recidiva, desunta dai precedenti penali e dall'assoggettamento alla sorveglianza speciale. I due imputati sono stati condannati al pagamento delle spese legali e a una sanzione di tremila euro ciascuno.
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Spaccio di stupefacenti: Ricorso Inammissibile, Dosaggio Decisivo
Un Lavoratore ha presentato ricorso contro una sentenza che lo condannava per spaccio di stupefacenti. Egli contestava la qualificazione giuridica del fatto, sostenendo che dovesse rientrare in una categoria meno grave, e il diniego delle circostanze attenuanti generiche. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha confermato che la quantità di droga (4.031 dosi medie singole) giustificava la classificazione più grave e che il diniego delle attenuanti era motivato. Il Lavoratore dovrà pagare le spese processuali e una somma alla Cassa delle ammende.
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