LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

LexCEDpedia

Spaccio Di Stupefacenti

Pagina 2 di 9

169 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Ricorso per Spaccio Inammissibile: La Cassazione Conferma la Condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità dei ricorsi presentati da due individui condannati per spaccio di stupefacenti. I ricorrenti avevano contestato la sentenza d'appello, richiamando vizi di legge e di motivazione. Tuttavia, la Corte ha ritenuto che i ricorsi fossero un tentativo di rivalutare i fatti già accertati, cosa non consentita in un giudizio di legittimità. La condotta di spaccio era stata ben motivata, evidenziando un'attività pianificata e organizzata con un notevole quantitativo di droga. Di conseguenza, i ricorsi sono stati respinti, e i ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese processuali e di una somma in favore della Cassa delle Ammende.
Continua »
Spaccio di Stupefacenti: Ricorso Penale Inammissibile, Condanna Confermata
Un Lavoratore era stato condannato per spaccio di stupefacenti. La Corte d'Appello aveva ridotto la pena e revocato la confisca del denaro, concedendo la sospensione condizionale. Il Lavoratore ha presentato ricorso per Cassazione, contestando la destinazione allo spaccio della sostanza. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto le motivazioni della Corte d'Appello valide, basate sul ritrovamento di bilancino, materiale per il confezionamento e appunti con nomi e cifre. L'inammissibilità del ricorso penale ha comportato la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle ammende.
Continua »
Spaccio di stupefacenti: Arresti domiciliari confermati, ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato contro l'ordinanza che confermava gli arresti domiciliari per **spaccio di stupefacenti**. L'imputato aveva contestato la sussistenza di gravi indizi e chiesto la riqualificazione del reato a "piccolo spaccio", sostenendo la mancanza di attuali esigenze cautelari. La Corte ha ritenuto che gli elementi probatori, come le dichiarazioni degli acquirenti e le modalità dello spaccio (dall'abitazione, continuativo), fossero sufficienti a giustificare la misura e la qualificazione del reato. La condotta dell'imputato e i suoi precedenti penali hanno evidenziato una propensione a reiterare il crimine, rendendo la misura cautelare necessaria. L'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle ammende.
Continua »
Spaccio di stupefacenti: condanna confermata e ricorso respinto
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per spaccio di stupefacenti a carico di un imputato sorpreso a cedere dosi di crack. L'indagato contestava la credibilità dell'acquirente, il quale aveva ammesso di aver comprato quindici dosi dall'inizio del mese, e contestava inoltre la misura dell'aumento di pena per la continuazione. I giudici di merito avevano accertato la flagranza del fatto e l'assenza di motivi calunniosi da parte del compratore. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso del tutto inammissibile perché riproponeva censure già respinte con motivazione logica e corretta. Di conseguenza, l'imputato perde definitivamente la causa ed è condannato a versare tremila euro alla Cassa delle ammende oltre al pagamento delle spese legali.
Continua »
Spaccio di stupefacenti: flagranza smentisce l’uso personale
L'Imputata viene condannata per spaccio di stupefacenti dopo essere stata sorpresa a cedere dosi di cocaina a due diversi acquirenti in cambio di denaro. Durante il controllo, le forze dell'ordine rinvengono altra sostanza già frazionata in dosi identiche a quelle vendute. La difesa propone ricorso per Cassazione, sostenendo che le condizioni economiche e familiari dimostrerebbero l'uso personale della droga. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile: la tesi difensiva ripete pedissequamente quanto già respinto nei gradi precedenti senza confrontarsi con le prove schiaccianti. L'Imputata viene condannata alle spese e al pagamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Spaccio di Stupefacenti: Cassazione Conferma Condanna, Ricorso Inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto condannato per spaccio di stupefacenti. I giudici hanno confermato la condanna a 4 anni di reclusione e 20.000 euro di multa, ritenendo che la quantità di eroina (oltre 110 dosi) e il possesso di un bilancino di precisione escludessero la minore gravità del fatto. La condotta, organizzata e non rudimentale, non permetteva l'applicazione della fattispecie di lieve entità prevista dall'art. 73, comma 5, D.P.R. 309/1990. Il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e di una somma in favore della Cassa delle ammende.
Continua »
Spaccio di stupefacenti: Lieve entità o pervicace continuità?
Un individuo era stato posto in custodia cautelare in carcere per spaccio di stupefacenti, avendo ceduto cocaina e hashish in una nota piazza di spaccio a Roma per oltre trenta volte. Ha presentato ricorso, sostenendo che il reato dovesse essere considerato di lieve entità e che le esigenze cautelari fossero superate dal suo presunto cambiamento di vita. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha ribadito che la valutazione della lieve entità del reato di spaccio deve considerare tutti gli aspetti della condotta, non solo la quantità di droga. Ha inoltre confermato l'attualità del pericolo di reiterazione dei reati, data la 'pervicace continuità' del comportamento illecito dell'individuo.
Continua »
Spaccio di stupefacenti: Cassazione conferma custodia cautelare
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un indagato per spaccio di stupefacenti, confermando la custodia cautelare in carcere. L'indagato contestava l'identificazione basata su intercettazioni e la qualificazione della sua condotta come spaccio "pieno" anziché "lieve", oltre all'adeguatezza della misura cautelare. La Suprema Corte ha ritenuto validi gli indizi di identificazione e ha confermato la gravità del reato, considerando la non occasionalità dell'attività e i precedenti penali. La decisione sottolinea l'importanza di elementi concreti per giustificare la misura detentiva.
Continua »
Spaccio di Stupefacenti: Cassazione conferma gravità oltre la singola dose
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una persona condannata per spaccio di stupefacenti. La Corte d'Appello aveva riqualificato il reato, escludendo la "lieve entità", basandosi su un'ampia valutazione della condotta. L'imputata contestava l'uso di prove già giudicate e la motivazione sulla gravità. La Cassazione ha confermato che la valutazione della gravità dello spaccio di stupefacenti deve considerare tutti gli elementi, come la frequenza, la capacità di approvvigionamento e la rete di vendita, non solo la quantità singola. Il ricorso è stato respinto, con condanna alle spese.
Continua »
Spaccio di stupefacenti: Cassazione conferma condanne e validità prove
La Cassazione ha confermato la condanna per spaccio di stupefacenti a due imputati, trovati con 250 grammi di cocaina. I ricorrenti lamentavano violazioni procedurali, come l'inutilizzabilità di prove e difetti di notifica, oltre alla mancata applicazione della pena per fatti di lieve entità. La Suprema Corte ha rigettato i ricorsi, ritenendo le prove acquisite correttamente e la quantità di droga (1.292 dosi medie singole) troppo elevata per considerare il fatto di lieve entità, ribadendo la piena validità delle condanne per spaccio di stupefacenti.
Continua »
Spaccio e Confisca per Sproporzione: il denaro non giustificato
Un individuo è stato condannato per spaccio di cocaina ed eroina. La sentenza ha disposto la confisca per sproporzione di 4.300 euro, ritenuti provento illecito. L'imputato ha presentato ricorso, sostenendo che il denaro fosse un risparmio personale e che l'accusa non avesse dimostrato la sua origine illecita. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha confermato che la detenzione di una somma di denaro sproporzionata rispetto alla condizione di disoccupato, in presenza di un reato di spaccio, fa scattare una presunzione di illecita accumulazione. L'imputato non ha fornito prove sufficienti per giustificare la provenienza lecita del denaro.
Continua »
Spaccio di stupefacenti: Ricorso Inammissibile per Contraddizioni Finanziarie
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un Lavoratore condannato per spaccio di stupefacenti. Il ricorso riproponeva argomenti già esaminati e respinti dai giudici di merito, i quali avevano correttamente evidenziato l'incompatibilità tra le ingenti spese sostenute per procurarsi la sostanza e la sua documentata incapienza reddituale. La difesa non aveva contestato adeguatamente queste motivazioni. Di conseguenza, il Lavoratore è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma in favore della Cassa delle ammende.
Continua »
Spaccio di stupefacenti: il ruolo attivo non è favoreggiamento
Un Lavoratore ha presentato ricorso contro una condanna per spaccio di stupefacenti, sostenendo che la sua condotta dovesse essere qualificata come favoreggiamento personale o come spaccio di lieve entità. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno confermato l'attiva partecipazione del Lavoratore all'organizzazione dello spaccio di stupefacenti, respingendo l'ipotesi di favoreggiamento e l'applicazione della fattispecie di lieve entità, data la quantità e la purezza della droga, oltre alla sua funzione di controllo nel territorio. La condanna è stata quindi mantenuta.
Continua »
Spaccio di Stupefacenti: Intercettazioni Valide, Ricorso Inammissibile
Un Lavoratore è stato condannato per spaccio di stupefacenti, avendo partecipato a un'organizzazione internazionale dedita al traffico di cocaina ed eroina. La Corte d'Appello aveva già ridotto la pena riconoscendo attenuanti generiche. Il Lavoratore ha presentato ricorso in Cassazione, contestando la validità delle intercettazioni telefoniche come unica prova e chiedendo la riqualificazione del fatto come di lieve entità. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che le intercettazioni, sebbene criptiche, fossero state correttamente interpretate alla luce di altre prove e che la richiesta di lieve entità fosse stata sollevata tardivamente o fosse infondata, data la reiterata condotta di intermediazione e i quantitativi non esigui. Il Lavoratore dovrà pagare le spese processuali.
Continua »
Spaccio di stupefacenti o uso personale: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a due anni e due mesi di reclusione per il reato di spaccio di stupefacenti di lieve entità. L'imputato sosteneva che il quantitativo detenuto fosse destinato esclusivamente all'uso personale. Le prove raccolte hanno però smentito questa tesi: le forze dell'ordine hanno rinvenuto quarantaquattro dosi già suddivise tra eroina e hashish, quattrocentocinquanta euro in contanti ingiustificati, materiale da taglio nell'abitazione e messaggi di compravendita sul cellulare. I giudici hanno escluso la causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto e negato i benefici di legge, evidenziando la continuità dell'attività illecita. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile e ha condannato l'uomo al pagamento delle spese legali e di una somma alla Cassa delle ammende.
Continua »
Spaccio di stupefacenti: Cicatrice invisibile non salva dall’arresto
Un individuo è stato posto agli arresti domiciliari per **spaccio di stupefacenti** (eroina e cocaina) tra il 2015 e il 2020. La misura si basava sulla testimonianza di un acquirente e su un riconoscimento fotografico, nonostante una cicatrice distintiva non fosse visibile in aula. La difesa ha impugnato la decisione, contestando la validità delle prove, la mancata riqualificazione del reato come **spaccio di stupefacenti** di lieve entità e l'adeguatezza della misura cautelare. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la logicità delle motivazioni del Tribunale e l'assenza di un interesse pratico per la riqualificazione del reato, dato che non avrebbe modificato la misura cautelare.
Continua »
Spaccio di stupefacenti: la Cassazione conferma la condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un cittadino contro la condanna per reati legati allo spaccio di stupefacenti. I giudici di merito avevano accertato la responsabilità dell'Imputato basandosi sull'intestazione della scheda telefonica utilizzata per concordare le consegne di droga via chat sotto pseudonimo. La Cassazione ha ricordato che non è possibile richiedere una nuova valutazione delle prove in sede di legittimità. Di conseguenza, il Collegio ha confermato il no all'esclusione della punibilità per particolare tenuità del fatto e alla sostituzione della pena con i lavori di pubblica utilità. L'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Spaccio di stupefacenti: ricorso respinto e condanna confermata
L'Imputato è stato condannato nei primi due gradi di giudizio per il reato di spaccio di stupefacenti. La Polizia lo aveva sorpreso con dosi di cocaina già confezionate e parcellizzate, cedute in parte a un Acquirente. L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione lamentando l'assenza di prove, la mancata concessione delle attenuanti generiche e l'omessa valutazione di un percorso terapeutico. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso del tutto inammissibile. I giudici hanno confermato la solidità delle prove di spaccio di stupefacenti derivanti dal verbale di arresto e dal confezionamento della droga. Inoltre, i motivi relativi ai calcoli della pena sono stati considerati tardivi perché non contestati correttamente nel giudizio di appello. L'Imputato deve quindi pagare le spese processuali e versare tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Spaccio di stupefacenti: ricorso respinto e condanna
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna penale inflitta a un imputato per il reato di spaccio di stupefacenti commesso in più occasioni. L'uomo aveva presentato ricorso contestando l'attendibilità delle dichiarazioni rese da un informatore e lamentando il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche. I Supremi Giudici hanno dichiarato l'inammissibilità totale del ricorso. La difesa chiedeva una nuova valutazione delle prove, operazione vietata nel giudizio di legittimità. I giudici hanno inoltre ritenuto corretta la negazione dei benefici sanzionatori a causa dei numerosi precedenti specifici dell'uomo, che dimostrano una chiara propensione al delitto. L'imputato deve scontare la pena originaria e versare tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Spaccio di stupefacenti: inammissibile il ricorso per 50 grammi
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un individuo condannato per spaccio di stupefacenti. L'imputato deteneva cinquanta grammi di eroina e contestava la mancata applicazione dell'ipotesi di lieve entità. I giudici hanno evidenziato che la quantità rilevante della sostanza e le modalità concrete della condotta dimostrano un'attività illecita organizzata su larga scala. Inoltre, la difesa ha formulato censure basate sul mero riesame dei fatti storici, operazione vietata ai magistrati di legittimità, omettendo la corretta impugnazione in appello. La Suprema Corte ha confermato la condanna definitiva inflitta al ricorrente, aggiungendo l'obbligo di pagare le spese legali del procedimento e una sanzione di tremila euro in favore della Cassa delle ammende per aver promosso un'impugnazione palesemente infondata.
Continua »