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Spaccio Di Stupefacenti

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169 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Spaccio di stupefacenti: il kit monouso basta per la condanna
L'Imputato era stato condannato per il reato di spaccio di stupefacenti a seguito del ritrovamento di cocaina. La difesa ha proposto ricorso in Cassazione sostenendo che la colpevolezza non fosse provata a causa della mancanza di analisi chimiche di laboratorio sulla sostanza sequestrata. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'analisi speditiva effettuata dalla polizia giudiziaria tramite un kit monouso è pienamente sufficiente a dimostrare la natura stupefacente della sostanza, qualora l'esito sia positivo e non vi siano elementi di dubbio o contrastanti. Di conseguenza, l'Imputato perde la causa e viene condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro in favore della Cassa delle ammende, vedendo confermata la sua condanna penale.
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Spaccio di stupefacenti: la fuga non salva dalla condanna
Due imputati sono stati condannati a quattro anni di reclusione per il reato di spaccio di stupefacenti, dopo essere stati sorpresi a trasportare 34,5 grammi di eroina e aver tentato di sfuggire al controllo della Guardia di Finanza lanciando la droga dal finestrino. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi dei condannati. I giudici hanno escluso la qualificazione del fatto come di lieve entità, evidenziando l'inserimento dei soggetti in un circuito criminale organizzato e le modalità del trasporto alla luce del sole. È stata inoltre respinta la richiesta di messa alla prova, poiché mai formulata nei precedenti gradi di giudizio, e il riconoscimento delle attenuanti generiche, data la gravità della condotta e il tentativo di fuga. I ricorrenti dovranno pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Spaccio di Stupefacenti: Uso Personale vs. Intento di Vendita, la Cassazione Decide
Un Individuo è stato condannato per spaccio di stupefacenti (Art. 73, comma 5, D.P.R. 309/1990) dopo il ritrovamento di diverse droghe, bilancini e materiale per il confezionamento. L'Individuo ha presentato ricorso, sostenendo che le sostanze fossero per uso personale. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la condanna. La Corte ha ritenuto che gli elementi oggettivi (quantità, varietà delle droghe, modalità di detenzione, presenza di bilancini e appunti) dimostrassero inequivocabilmente la destinazione allo spaccio. L'Individuo è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Spaccio di Stupefacenti: Consumo di Gruppo o Cessione? La Cassazione Decide
Un soggetto, condannato per spaccio di stupefacenti, ha presentato ricorso in Cassazione sostenendo che la sostanza fosse destinata al consumo di gruppo e non alla cessione a terzi. Ha lamentato un'inversione dell'onere della prova e la mancata applicazione della particolare tenuità del fatto. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la condanna. Ha ritenuto che gli indizi (finanziamento, allontanamento immediato, possesso di denaro) dimostrassero la finalità di spaccio di stupefacenti, escludendo il consumo di gruppo per assenza di un accordo preventivo. Le questioni sulla tenuità del fatto e sulla pena pecuniaria sono state ritenute inammissibili o adeguatamente motivate nei gradi precedenti.
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Spaccio di Stupefacenti: Uso Personale o Attività Illecita?
Un Lavoratore è stato condannato per spaccio di stupefacenti. Ha presentato ricorso in Cassazione, sostenendo che la detenzione fosse per uso personale e chiedendo il riconoscimento di circostanze attenuanti generiche. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha confermato la condanna, evidenziando che la quantità e varietà delle droghe, le modalità di confezionamento (involucri multipli, bilancino di precisione) e le annotazioni di acquirenti indicavano chiaramente lo spaccio di stupefacenti. La Corte ha inoltre ribadito la discrezionalità del giudice nel valutare le attenuanti e la recidiva, ritenendo la motivazione della sentenza precedente logica e adeguata.
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Spaccio di stupefacenti: Intercettazioni e Intimidazioni, Ricorso Inammissibile
Due imputati sono stati condannati per spaccio di stupefacenti e hanno presentato ricorso in Cassazione. Contestavano la valutazione delle intercettazioni, ritenendole insufficienti a provare la loro responsabilità. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la condanna. Ha ritenuto che i giudici precedenti avessero correttamente valutato il compendio probatorio, inclusi elementi come crediti vantati, tentativi di contatto intimidatori e l'uso di linguaggio cifrato, che dimostravano l'attività illecita.
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Droga nel calzino e bilancino: no al reato lieve per spaccio
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per spaccio di stupefacenti nei confronti di una persona trovata in possesso di una quantità di droga sufficiente per 42 dosi. La sostanza era nascosta in un calzino e confezionata in involucri, inoltre è stato rinvenuto un bilancino di precisione. La Corte ha ritenuto questi elementi prove sufficienti della destinazione alla vendita, escludendo la possibilità di applicare la non punibilità per 'particolare tenuità del fatto'. Il ricorso dell'imputato è stato dichiarato inammissibile, rendendo la condanna definitiva e comportando il pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Spaccio di stupefacenti: 51 dosi non sono mai uso personale
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per spaccio di stupefacenti a un individuo trovato con una quantità di droga sufficiente per oltre 51 dosi, già confezionate. L'imputato sosteneva fosse per uso personale, ma i giudici hanno ritenuto decisivi la quantità e il confezionamento come prove dell'intento di vendita. La modesta somma di denaro trovata (180 euro) non è stata considerata sufficiente a escludere lo spaccio. La Corte ha inoltre negato le attenuanti generiche a causa della reazione violenta dell'uomo durante il controllo di polizia, che ha portato anche a una condanna per resistenza e lesioni.
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Spaccio di stupefacenti: condannato anche senza il denaro della vendita
La Corte di Cassazione conferma una condanna per spaccio di stupefacenti, anche se all'imputato non è stato trovato il denaro della vendita. L'uomo si era difeso sostenendo che la mancanza del corrispettivo (250 euro) dimostrasse la sua innocenza. I giudici hanno respinto questa tesi, dichiarando il ricorso inammissibile. La motivazione è chiara: la polizia giudiziaria, dopo un appostamento, è intervenuta proprio durante lo scambio, impedendo di fatto al compratore di consegnare i soldi. Questo non cancella il reato, già provato dalle indagini precedenti. La condanna diventa quindi definitiva.
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Spaccio di stupefacenti: condannato per nastri colorati sulle dosi
La Corte di Cassazione ha confermato una condanna per spaccio di stupefacenti a carico di un individuo trovato in possesso di cocaina e crack. La droga era suddivisa in sette dosi, confezionate con laccetti di colore diverso (blu per la cocaina, rosso per il crack). In casa sua è stato trovato anche materiale per il confezionamento. Secondo i giudici, questi elementi dimostravano in modo logico e coerente l'intenzione di vendere la droga, escludendo l'ipotesi dell'uso personale. La Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'imputato, stabilendo che la valutazione delle prove era corretta e non poteva essere discussa in sede di legittimità. L'uomo è stato quindi condannato a pagare le spese processuali e una multa.
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Spaccio di stupefacenti: troppa droga per un disoccupato, condanna
La Corte di Cassazione conferma una condanna per spaccio di stupefacenti, respingendo la tesi dell'uso personale avanzata dall'imputato. La decisione si fonda su due elementi chiave: il quantitativo non modesto della sostanza e la sua incompatibilità con le precarie condizioni economiche dell'accusato. Questi indizi, secondo i giudici, dimostrano che la droga non poteva essere destinata al solo consumo personale. L'appello è stato dichiarato inammissibile, rendendo la condanna definitiva e ribadendo che la situazione finanziaria può essere una prova determinante per distinguere il consumo dallo spaccio.
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Spaccio di stupefacenti: prove e condanna definitiva
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per spaccio di stupefacenti a carico di un imputato trovato in possesso di sostanze illecite e strumenti inequivocabili. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile poiché contestava valutazioni di merito già logicamente motivate dai giudici di appello. Elementi determinanti per la decisione sono stati il rinvenimento di bilancini di precisione, materiale per il confezionamento, somme di denaro e un registro contabile con nomi e cifre riconducibili all'attività di spaccio.
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Spaccio di stupefacenti: i criteri della condanna
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per spaccio di stupefacenti a carico di un soggetto che deteneva sostanze in quantità nettamente superiore a quella prevista da prescrizioni mediche. La decisione si fonda sulla presenza di indici inequivocabili di vendita, quali il possesso di bilancini di precisione e materiale per il confezionamento. La Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso poiché volto a ottenere una nuova valutazione dei fatti, preclusa in sede di legittimità, confermando che il superamento delle dosi terapeutiche somministrate dall'ASL esclude l'ipotesi dell'uso personale.
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Spaccio di stupefacenti: quando il ricorso è inutile
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per spaccio di stupefacenti a carico di un soggetto trovato in possesso di droga e strumenti inequivocabili per la vendita. La difesa aveva richiesto la riqualificazione del fatto come di lieve entità, ma la presenza di un nascondiglio telecomandato, ingenti somme di denaro contante, bilancini di precisione e materiale per il confezionamento ha escluso tale possibilità. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, rilevando come le prove raccolte dimostrassero una struttura organizzata incompatibile con l'uso personale o con la scarsa rilevanza del fatto.
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Spaccio di stupefacenti: i limiti della lieve entità
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per spaccio di stupefacenti, negando la qualificazione del fatto come di lieve entità. La decisione si fonda sull'elevata quantità di dosi, sulla varietà delle sostanze e sull'organizzazione professionale dell'attività illecita, incompatibile con un'ipotesi di minore gravità.
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Spaccio di stupefacenti: quando il reato non è lieve
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per spaccio di stupefacenti a carico di un soggetto sorpreso in una nota piazza di spaccio. La difesa aveva richiesto la riqualificazione del fatto nell'ipotesi di lieve entità, contestando la destinazione a terzi della sostanza. Gli Ermellini hanno dichiarato il ricorso inammissibile, sottolineando come il dato ponderale significativo, l'assenza di redditi leciti e il contesto ambientale (presenza di persone fuggite all'arrivo della polizia) siano elementi inequivocabili della condotta illecita.
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Spaccio di stupefacenti: quando scatta la condanna
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per spaccio di stupefacenti a carico di un individuo trovato in possesso di cocaina suddivisa in dosi. Nonostante la difesa sostenesse l'uso personale, supportato dalla positività dell'imputato ai test tossicologici, il rinvenimento di materiale per il confezionamento identico a quello delle dosi sequestrate ha provato la destinazione a terzi. La Corte ha inoltre negato la sospensione condizionale della pena a causa dei precedenti penali specifici del ricorrente, dichiarando il ricorso inammissibile.
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Spaccio di stupefacenti: quando scatta la condanna
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per spaccio di stupefacenti a carico di un soggetto trovato in possesso di circa 100 grammi di cocaina. Il ricorso, basato sulla presunta illegittimità della perquisizione e sulla richiesta di riqualificazione del fatto come di lieve entità, è stato dichiarato inammissibile. I giudici hanno evidenziato che l'elevato grado di purezza della sostanza (78%) e la quantità detenuta indicano una chiara contiguità con ambienti criminali organizzati, escludendo l'applicazione di attenuanti o del vincolo della continuazione con fatti remoti.
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Spaccio di stupefacenti: quando il ricorso è nullo
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'imputata condannata per spaccio di stupefacenti commesso all'interno di un esercizio commerciale. La difesa contestava la mancata qualificazione del fatto come di lieve entità e il diniego delle attenuanti generiche. La Suprema Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito, evidenziando che l'elevato quantitativo di droga sequestrato (oltre mille dosi potenziali) e il comportamento ostativo verso le forze dell'ordine precludono l'applicazione di sanzioni ridotte o benefici penali.
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Spaccio di stupefacenti: no alla lieve entità con troppi contanti
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per spaccio di stupefacenti a carico di un giovane trovato in possesso di droga ad alta concentrazione e oltre 20.000 euro in contanti. La difesa sosteneva la natura lieve del fatto e l'origine lecita del denaro, attribuito a regali di nozze mai documentati. I giudici hanno respinto il ricorso, sottolineando che l'elevata purezza della sostanza e l'assenza di redditi leciti giustificano sia l'esclusione dell'attenuante della lieve entità sia la confisca del denaro per sproporzione patrimoniale. La recidiva è stata applicata correttamente data la vicinanza temporale con precedenti condanne e la gravità della condotta.
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