Tre fratelli, indagati per una serie incessante di episodi di spaccio di stupefacenti (cocaina ed eroina) all'interno dell'abitazione materna, hanno impugnato le misure cautelari applicate nei loro confronti (custodia in carcere e arresti domiciliari). Uno dei fratelli sosteneva di essere un mero connivente in quanto già ristretto ai domiciliari presso la stessa abitazione. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi. I giudici hanno confermato la gravità degli indizi, rilevando che anche il fratello ai domiciliari partecipava attivamente ai prelievi di droga nascosta nell'ascensore condominiale. Inoltre, la Suprema Corte ha escluso la qualificazione del fatto come di lieve entità, data la natura sistematica, organizzata e continuativa dell'attività di spaccio di stupefacenti, incompatibile con un consumo o commercio occasionale e di minima lesività.
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