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Sostituto D'Imposta

492 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Il sostituto d'imposta, nell' ordinamento italiano, è un soggetto (pubblico o privato) che per legge sostituisce in tutto o in parte il contribuente (cioè il cd. sostituito, ovvero chi pone in essere il presupposto d'imposta) nei rapporti con l’amministrazione finanziaria, trattenendo le imposte dovute dai compensi, salari, pensioni o altri redditi erogati e successivamente versandole allo Stato o ad una pubblica amministrazione.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

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Provvedimenti

Rimborso Irpef pensione integrativa: Fisco sconfitto
Gli eredi di una ex dirigente pubblica hanno chiesto all'Amministrazione finanziaria il rimborso Irpef pensione integrativa per le maggiori somme trattenute sulle prestazioni previdenziali. La legge prevede infatti una base imponibile agevolata pari all'87,50% dell'importo erogato. I giudici tributari di merito hanno accolto la domanda dei contribuenti contro il silenzio-rifiuto del Fisco. L'Amministrazione finanziaria ha quindi impugnato la decisione in Cassazione lamentando vizi formali e la tardività dell'istanza. La Suprema Corte ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso dell'ente impositore per violazione del principio di autosufficienza, poiché l'Agenzia ha omesso di trascrivere il testo dell'istanza e di documentare le precedenti eccezioni. La vittoria resta definitivamente ai contribuenti.
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Tassazione Indennità di Trasferta: Lavoratore Rinuncia in Cassazione
L'Amministrazione Fiscale ha emesso un avviso di accertamento contro un Lavoratore per IRPEF non versata, contestando la mancata tassazione di compensi per lavoro straordinario. Questi compensi erano stati erroneamente qualificati come "indennità di trasferta" esenti. Dopo aver perso nei primi due gradi di giudizio, il Lavoratore ha presentato ricorso in Cassazione. Tuttavia, prima della decisione finale, il Lavoratore ha rinunciato al ricorso. La Corte ha quindi dichiarato l'estinzione del giudizio e ha compensato le spese legali tra le parti, chiudendo la questione sulla tassazione indennità di trasferta senza entrare nel merito.
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Compenso netto: l’associazione deve pagare, ritenuta d’acconto non provata
Un istruttore sportivo ha citato in giudizio un'associazione per il mancato pagamento di parte del suo compenso, pattuito come compenso netto e ritenuta d'acconto già inclusa. L'associazione si è difesa sostenendo di dover trattenere il 30% per l'Erario. I giudici di merito hanno accolto la domanda dell'istruttore, confermando che il compenso era netto e che l'associazione non aveva provato di aver versato le ritenute. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso dell'associazione inammissibile, ribadendo che il compenso era stato pattuito al netto e che non era stata fornita prova del versamento delle ritenute, rendendo irrilevante la questione dell'esenzione fiscale sotto i 7.500 euro.
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CUD e omessa dichiarazione dei redditi: il Fisco vince sui termini
L'Agenzia delle Entrate ha notificato un avviso di accertamento a una contribuente lavoratrice dipendente per l'anno 2006. Il Fisco ha ricostruito redditi superiori rispetto a quelli certificati dal datore di lavoro, contestando una spesa incompatibile con le sole entrate da stipendio. La contribuente sosteneva la tardività dell'atto, ritenendo sufficiente la trasmissione del modello fiscale da parte dell'azienda. I giudici di merito avevano annullato l'atto ritenendo inapplicabile il termine allungato. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dell'Ufficio. I giudici hanno chiarito che, in presenza di redditi ulteriori non dichiarati, scatta l'omessa dichiarazione dei redditi. La certificazione del datore di lavoro non sana la mancanza e consente all'amministrazione finanziaria di beneficiare del termine di accertamento più esteso.
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Rimborso IRPEF: l’Agenzia delle Entrate perde per vizio di notifica
Un ex Lavoratore ha chiesto il rimborso IRPEF del 50% sulle imposte trattenute dalla sua liquidazione (incentivo all'esodo) nel 2004. Ha sostenuto una disparità di trattamento, richiamando una sentenza della Corte di Giustizia Europea del 2005. L'istanza di rimborso è stata presentata nel 2009. La Commissione Tributaria Regionale ha ritenuto la richiesta tempestiva, facendo decorrere il termine di 48 mesi dalla pubblicazione della sentenza europea. L'Agenzia delle Entrate ha proposto ricorso in Cassazione, ma la Corte lo ha dichiarato inammissibile. L'Agenzia non ha fornito la prova di aver notificato correttamente il ricorso al Lavoratore e all'Azienda, impedendo così l'esame del merito della questione sul rimborso IRPEF.
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Avviso di Accertamento: La Motivazione Non Si Integra Dopo
Un contribuente ha ricevuto un avviso di accertamento dall'Agenzia delle Entrate per presunte maggiori imposte IRPEF su un'indennità. L'avviso iniziale non spiegava chiaramente la ragione della pretesa. Solo in tribunale, l'Agenzia ha fornito dettagli, indicando una discordanza tra la dichiarazione del contribuente (che parlava di risarcimento) e quella del sostituto d'imposta (che parlava di provvigioni). La Corte di Cassazione ha stabilito che la motivazione avviso di accertamento deve essere completa fin dall'inizio e non può essere integrata successivamente in giudizio. Ha quindi accolto il ricorso del contribuente, annullando l'accertamento fiscale.
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Rimborso Ritenute alla Fonte: Cassazione rinvia, non decide il merito
Un Contribuente ha chiesto il rimborso ritenute alla fonte su emolumenti, ma la Commissione Tributaria Regionale ha negato tale diritto. Il Contribuente ha presentato ricorso in Cassazione, contestando l'applicazione di una norma specifica (Art. 33, D.L. 78/2010) e l'esistenza di un "giudicato esterno" su questioni simili. L'Agenzia delle Entrate si è opposta. La Corte di Cassazione, senza entrare nel merito della richiesta di rimborso, ha deciso di rinviare il caso a una diversa sezione civile per un'ulteriore valutazione, riconoscendo la complessità delle questioni sollevate e la necessità di un approfondimento.
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Rimborsi Spese Viaggio Medici: Tassazione IRPEF, Cassazione Decide
Un medico specialista ha chiesto il rimborso delle ritenute IRPEF su somme ricevute per spese di viaggio, sostenendo la loro natura risarcitoria e non retributiva. L'Agenzia delle Entrate ha negato il rimborso, ma la Commissione Tributaria Provinciale lo ha accolto. La Commissione Tributaria Regionale ha confermato questa decisione. L'Agenzia ha poi presentato ricorso in Cassazione, contestando la qualificazione delle somme come risarcitorie. La Corte di Cassazione ha disposto la rimessione della causa alla pubblica udienza per definire la corretta tassazione rimborsi spese di viaggio e la loro natura giuridica.
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Rimborso tributi sisma: la residenza fuori cratere nega il diritto
Un Contribuente ha chiesto il rimborso tributi sisma relativi agli anni 1990-1992, sostenendo di aver diritto all'agevolazione fiscale per gli eventi sismici del 1990. La Commissione Tributaria Regionale aveva accolto la sua richiesta. L'Agenzia delle Entrate ha proposto ricorso in Cassazione, evidenziando che il comune di residenza del Contribuente non rientrava nell'elenco dei comuni colpiti dal sisma, come stabilito dal D.P.C.M. del 1991. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Agenzia, stabilendo che la residenza in uno dei comuni specificati è un requisito essenziale per il rimborso tributi sisma. Di conseguenza, il Contribuente ha perso il diritto al rimborso e dovrà pagare le spese legali.
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Rimborso IRPEF indennità buonuscita: la Cassazione ribalta la decisione
Un Lavoratore aveva chiesto il Rimborso IRPEF indennità buonuscita, sostenendo che l'imposta sulla sua indennità di fine rapporto fosse stata trattenuta in modo errato dall'ente previdenziale. Dopo un iniziale accoglimento, la Commissione Tributaria Regionale aveva respinto la sua richiesta. L'Agenzia delle Entrate ha presentato ricorso in Cassazione. La Corte Suprema ha accolto il ricorso dell'Agenzia, stabilendo che la Commissione Regionale aveva commesso un errore di diritto. Ha ribadito il principio secondo cui, nel calcolo dell'IRPEF su tali indennità, è necessaria una specifica detrazione legata ai contributi previdenziali. Di conseguenza, la richiesta originaria di rimborso del Lavoratore è stata definitivamente respinta.
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Rimborso IRPEF sisma 1990: la vittoria del lavoratore sul Fisco
Un lavoratore dipendente residente nelle zone della Sicilia colpite dal terremoto del 1990 ha presentato istanza per il rimborso IRPEF sisma 1990, chiedendo la restituzione del 90% delle imposte trattenute in busta paga tra il 1990 e il 1992. L'Amministrazione finanziaria ha opposto il proprio rifiuto tacito, sostenendo che solo il datore di lavoro, in qualità di sostituto d'imposta, avesse il diritto di chiedere il rimborso. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Fisco, stabilendo che anche il singolo lavoratore possiede una diretta legittimazione ad agire per la restituzione delle somme trattenute. L'Agenzia delle Entrate è stata interamente soccombente e condannata al pagamento delle spese legali.
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Tassazione previdenza complementare: no al rimborso IRPEF
L'erede di un ex dipendente bancario ha impugnato il silenzio-rifiuto dell'Agenzia delle Entrate sull'istanza di rimborso IRPEF. Il contribuente contestava la tassazione applicata al capitale liquidato dal fondo pensione integrativo aziendale, poi estinto. Il ricorrente chiedeva di escludere dalla base imponibile i contributi versati durante l'attività lavorativa. I giudici di merito hanno respinto la richiesta. La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto, stabilendo che sulla tassazione previdenza complementare corrisposta in forma di capitale si applica il regime dei redditi da lavoro dipendente. Di conseguenza, l'intero importo liquidato resta imponibile senza detrazione per i versamenti volontari.
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Addizionale settore finanziario: consulenza o intermediazione?
La Corte di Cassazione ha esaminato un ricorso dell'Amministrazione Finanziaria contro un Contribuente. La disputa riguardava il rimborso di un'addizionale del 10% applicata nel 2014. L'Amministrazione Finanziaria riteneva che un'Azienda di consulenza finanziaria non rientrasse nella definizione di 'settore finanziario' per l'applicazione di tale addizionale. La Commissione Tributaria Regionale aveva accolto il ricorso del Contribuente, interpretando il 'settore finanziario' in modo più restrittivo, riferendosi agli intermediari finanziari del T.U.B. La Cassazione ha ritenuto la questione di diritto di particolare rilevanza e ha rinviato la causa a una pubblica udienza della Quinta Sezione civile, senza emettere una decisione finale sul merito della controversia sull'Addizionale settore finanziario.
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Tassazione rendimenti fondi pensione: l’Agenzia vince, ma la verifica è d’obbligo
Un ex dirigente ha chiesto il rimborso di una parte della `tassazione rendimenti fondi pensione`, sostenendo che l'aliquota del 12,50% si applicasse ai guadagni da investimenti di mercato, anziché quella del 29,81%. L'Agenzia delle Entrate ha negato il rimborso. La Cassazione ha annullato la decisione della Commissione Tributaria Regionale, che aveva riconosciuto il rimborso senza verificare quale parte del rendimento derivasse effettivamente da capitali investiti sul mercato. La Corte ha ribadito che l'aliquota agevolata si applica solo ai rendimenti da effettiva gestione sul mercato, rinviando il caso per un nuovo accertamento.
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Ripetizione indebito ritenuta d’acconto: Giudice Civile decide, non Fisco
Un Cliente ha agito contro un Professionista per ottenere la ripetizione indebito ritenuta d'acconto e IVA, sostenendo di aver pagato due volte queste somme relative a prestazioni professionali. Il Professionista ha contestato la giurisdizione del giudice ordinario, ritenendo competente il giudice tributario. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Professionista. Ha stabilito che le controversie tra sostituto e sostituito d'imposta, che non riguardano il rapporto con l'erario ma solo la legittimità delle ritenute tra privati, rientrano nella giurisdizione del giudice ordinario. Il Cliente ha quindi ottenuto il diritto alla restituzione delle somme.
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Tassa telefonica: valida la motivazione dell’avviso di accertamento
L'Agenzia delle Entrate ha notificato a un Ente Locale un avviso per il recupero della tassa di concessione governativa sui telefoni cellulari, non versata su alcune fatture telefoniche. Il giudice di appello aveva annullato l'atto, ritenendo che le bollette del gestore telefonico non avvisassero chiaramente il cliente delle sanzioni per il ritardo. La Corte di Cassazione ha invece ribaltato la decisione e dato ragione all'Amministrazione Finanziaria. I giudici hanno chiarito che la motivazione dell'avviso di accertamento è pienamente valida se ricostruisce in modo chiaro la pretesa fiscale e i fatti contestati. L'assenza di avvertenze specifiche nelle bollette non rende nullo l'atto impositivo, poiché ogni contribuente diligente deve conoscere le scadenze e le conseguenze stabilite dalla legge.
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Prescrizione credito retributivo: l’incentivo all’esodo ha scadenza breve
Un Lavoratore ha ricevuto un incentivo per l'esodo, ma l'Azienda ha applicato l'IRPEF per intero anziché in forma agevolata. Il Lavoratore ha chiesto il rimborso della differenza, qualificando la sua azione come risarcimento danni per inadempimento contrattuale. I giudici di merito hanno invece inquadrato la domanda come volta a far valere un credito di natura retributiva, soggetto alla prescrizione quinquennale, e l'hanno ritenuta prescritta. La Corte di Cassazione ha confermato questa interpretazione. Ha stabilito che la richiesta non era una ripetizione dell'indebito (prescrizione decennale), ma l'adempimento integrale di un'obbligazione retributiva, confermando la prescrizione credito retributivo in cinque anni. Il ricorso del Lavoratore è stato rigettato.
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Ritenuta fiscale TFM: Incasso giuridico anche senza pagamento fisico
La Corte di Cassazione ha chiarito un importante principio in materia di Ritenuta fiscale TFM. Il caso riguardava un'Azienda che non aveva applicato la ritenuta sul Trattamento di Fine Mandato (TFM) spettante al suo amministratore deceduto. Gli eredi, anche soci, avevano rinunciato all'incasso fisico, convertendo il credito in un finanziamento alla società. L'Agenzia delle Entrate ha contestato questa operazione, sostenendo che si configurasse un 'incasso giuridico'. La Cassazione ha dato ragione all'Agenzia, stabilendo che la conversione del credito in patrimonio societario equivale a un incasso, rendendo dovuta la Ritenuta fiscale TFM da parte dell'Azienda, in qualità di sostituto d'imposta.
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Tassazione agevolata previdenza integrativa: no al rimborso
Gli eredi di un lavoratore hanno richiesto il rimborso delle ritenute IRPEF applicate sulla liquidazione del fondo di previdenza complementare aziendale. L'Amministrazione Finanziaria ha inizialmente erogato le somme ma ha successivamente preteso la restituzione tramite cartella di pagamento, riscontrando la mancanza delle prove sui reali investimenti del capitale nei mercati finanziari. La Corte di Cassazione ha accolto le ragioni del Fisco. La Suprema Corte ha stabilito che la tassazione agevolata previdenza integrativa con aliquota del 12,50% si applica solo sui rendimenti effettivi derivanti da investimenti sui mercati finanziari. Poiché il contribuente non ha dimostrato l'effettivo investimento e il relativo rendimento, prevale la tassazione ordinaria separata. Di conseguenza, il ricorso originario degli eredi è stato rigettato e la richiesta di restituzione da parte dell'Amministrazione Finanziaria è stata confermata.
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Rimborso ritenute Irpef: la Cassazione rinvia per giudicato esterno
Un Contribuente ha chiesto il Rimborso ritenute Irpef, contestando l'applicazione di un'addizionale. L'Amministrazione Finanziaria si è opposta. La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso del Contribuente, che lamentava la mancata considerazione di precedenti sentenze definitive (giudicato esterno) relative alla stessa questione e la scorretta applicazione dell'Art. 33, D.L. 78/2010. La Suprema Corte ha riconosciuto la complessità della questione e, non trovando sufficienti elementi per una decisione immediata, ha rinviato gli atti a una diversa sezione civile per un approfondimento. Non c'è stata una decisione nel merito, ma un rinvio procedurale.
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