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Sorveglianza Speciale Di Pubblica Sicurezza

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172 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Senza precedenti ma con 62kg di droga: scatta la sorveglianza speciale
Un uomo, pur essendo incensurato, è stato sottoposto a due anni di sorveglianza speciale. La misura si fondava su un unico, ma gravissimo, episodio: la coltivazione di piante per stupefacenti e la detenzione di 62 kg di marijuana. La Corte di Cassazione ha confermato il provvedimento, stabilendo un principio chiaro: un singolo reato di eccezionale gravità è sufficiente a dimostrare la pericolosità del soggetto. La Corte ha quindi respinto il ricorso, confermando la legittimità della sorveglianza speciale per pericolosità sociale anche in assenza di una carriera criminale.
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Abitualità della condotta: niente sconti per chi viola la sorveglianza
Un uomo sottoposto a sorveglianza speciale viola l'obbligo di soggiorno e viene condannato. In Cassazione, chiede l'applicazione della 'particolare tenuità del fatto' per evitare la pena. La Corte rigetta il ricorso, stabilendo un principio chiaro: i precedenti penali gravi dimostrano una 'abitualità della condotta' che è ostativa al riconoscimento di questo beneficio. Anche se il singolo fatto è di lieve entità, la storia criminale del soggetto impedisce sconti di pena. L'imputato perde quindi il ricorso e la sua condanna diventa definitiva.
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Violazione sorveglianza speciale: fuori casa di notte, condanna ok
Una persona è stata condannata a sei mesi di reclusione per la violazione sorveglianza speciale, non essendo stata trovata in casa durante un controllo notturno. La condanna è stata confermata perché l'assenza, avvenuta pochi giorni dopo l'applicazione della misura, dimostrava la volontà di non rispettare le regole. La Corte di Cassazione ha poi dichiarato inammissibile il ricorso finale del condannato, giudicandolo troppo generico e privo di elementi concreti. Di conseguenza, la condanna è diventata definitiva, con l'aggiunta del pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Recidiva e Prescrizione: Niente Sconto di Tempo per il Sorvegliato
La Corte di Cassazione ha analizzato il caso di un individuo, già sottoposto a sorveglianza speciale, condannato per aver posseduto un telefono cellulare in violazione delle prescrizioni. L'imputato ha fatto ricorso sostenendo l'avvenuta prescrizione del reato tra la sentenza di primo grado e l'appello. La Corte ha respinto la richiesta, stabilendo un principio chiave sul rapporto tra recidiva e prescrizione. Poiché all'imputato era stata contestata la 'recidiva reiterata', il termine di prescrizione era aumentato della metà, passando da sei a nove anni. Di conseguenza, il tempo trascorso non era sufficiente a estinguere il reato. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile.
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Mancato Versamento Cauzione: Condanna per Pervicacia
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per un individuo che non aveva rispettato l'ordine di pagare una cauzione di 2.000 euro, imposta nell'ambito della sorveglianza speciale. L'imputato si era difeso sostenendo di non avere i soldi e che il fatto fosse di lieve entità. I giudici hanno respinto queste argomentazioni. Hanno stabilito che la scusa della povertà non era stata provata. Soprattutto, hanno negato l'applicazione della 'particolare tenuità del fatto' perché l'imputato aveva già violato in passato altre prescrizioni. Questo comportamento ripetuto dimostra una persistenza nel non rispettare la legge, rendendo il mancato versamento cauzione sorveglianza speciale un fatto meritevole di condanna.
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Sorveglianza speciale: ricorso generico, misura confermata
Una donna, già condannata per tentata estorsione e nota per la sua vicinanza ad ambienti criminali, è stata sottoposta alla misura della sorveglianza speciale per pericolosità sociale. La donna ha presentato ricorso in Cassazione, sostenendo che la misura fosse illegittima e contraria alle norme europee. La Corte Suprema ha però respinto il suo ricorso, dichiarandolo inammissibile. La ragione è che i motivi presentati erano troppo generici e astratti, non criticando in modo specifico e concreto la valutazione della sua pericolosità. La sentenza ribadisce che per contestare la sorveglianza speciale per pericolosità sociale servono argomenti puntuali e non semplici richiami a principi di legge.
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Attualità Pericolosità Sociale: Lavoro non cancella reati in cella
Un soggetto, già sottoposto a misure restrittive, riceve la sorveglianza speciale. Egli si oppone, sostenendo che la sua pericolosità non è più attuale, dato che ha trovato lavoro e non ha commesso reati recenti. La Cassazione, però, conferma la misura. Il principio chiave è che l'attualità della pericolosità sociale è dimostrata proprio dai reati commessi durante la precedente detenzione (carceraria e domiciliare). Questo comportamento, secondo i giudici, rivela un'indifferenza alle regole e una pericolosità persistente che un nuovo lavoro non è sufficiente a cancellare. La decisione sottolinea come la condotta tenuta durante la restrizione della libertà sia un indicatore decisivo.
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Sorveglianza Speciale: Querela Ritirata Non Annulla la Pericolosità
Un uomo, sottoposto a sorveglianza speciale perché indiziato di stalking, ha impugnato la misura. Sosteneva di non essere più pericoloso perché la vittima aveva ritirato la querela. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso. Ha stabilito un principio importante: i fatti nuovi, accaduti dopo l'applicazione della misura, non possono essere usati per contestarla in appello. La valutazione di una eventuale cessata pericolosità sociale sopravvenuta deve essere richiesta con un'istanza separata di revoca. L'appello, quindi, è stato dichiarato inammissibile.
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Sorveglianza Speciale al Detenuto: Legittima Anche in Carcere
Un uomo, detenuto ininterrottamente dal 1993, si è visto applicare la misura della sorveglianza speciale. Ha contestato la decisione, sostenendo che fosse incompatibile con il suo stato di detenzione. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo un principio fondamentale: la legittimità della **sorveglianza speciale al detenuto**. La misura può essere decisa anche durante la carcerazione, ma la sua esecuzione viene sospesa. Solo al momento della scarcerazione, un giudice valuterà nuovamente se la persona è ancora socialmente pericolosa e, in caso affermativo, darà il via alla sorveglianza. Viene quindi confermata la piena compatibilità tra la decisione e lo stato di detenzione.
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Buona condotta non basta: confermata l’attualità della pericolosità
Un uomo, affiliato di spicco a un clan mafioso, sconta oltre dieci anni di carcere. Al termine della pena, i giudici devono decidere se applicare una misura di sorveglianza speciale decisa anni prima. L'uomo ha tenuto una buona condotta in carcere, ha studiato e trovato lavoro. Nonostante ciò, la Corte di Cassazione conferma la sua **attualità della pericolosità sociale**. Secondo i giudici, il suo profondo radicamento criminale, il ruolo di 'capozona' e il ritorno nel territorio del clan prevalgono sui segnali positivi. La buona condotta non è sufficiente a dimostrare un reale distacco dal passato mafioso. La misura di prevenzione viene quindi eseguita.
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Pericolosità sociale: sorveglianza legittima anche dopo il carcere
Un soggetto, ritenuto affiliato a un'associazione mafiosa, viene sottoposto a sorveglianza speciale dopo un lungo periodo di detenzione. L'uomo si oppone, sostenendo che la sua pericolosità non sia più attuale. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo un principio chiave: la detenzione, anche se prolungata, non cancella automaticamente l'attualità della pericolosità sociale. Se i legami con il clan criminale sono profondi e non ci sono segni di ravvedimento, la misura di prevenzione è legittima. La valutazione deve considerare la persistenza dei legami e non solo il tempo trascorso in carcere.
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Violazione sorveglianza speciale: condanna per un cellulare
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per violazione sorveglianza speciale a carico di un uomo trovato in possesso di un telefono cellulare. L'imputato era sottoposto a una misura di prevenzione che gli vietava esplicitamente di possedere tali dispositivi. I giudici hanno dichiarato il suo ricorso inammissibile, ritenendo provata la violazione e irrilevanti le argomentazioni della difesa, inclusa quella sulla prescrizione del reato. La sentenza stabilisce che il semplice possesso ingiustificato del telefono integra il reato. L'uomo è stato quindi condannato in via definitiva al pagamento delle spese processuali e di una somma di tremila euro.
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Violazione Sorveglianza Speciale: Trovato Fuori Casa, Condanna Certa
La Corte di Cassazione conferma la condanna per un uomo che ha commesso una violazione sorveglianza speciale. Le Forze dell'Ordine lo hanno trovato fuori dalla sua abitazione alle prime ore del mattino, in violazione delle prescrizioni imposte dal Tribunale. L'imputato non ha fornito alcuna giustificazione valida per la sua assenza. A causa dei suoi precedenti penali, i giudici hanno negato la concessione delle attenuanti generiche, rendendo la pena definitiva. Il suo ricorso è stato dichiarato inammissibile, con condanna al pagamento delle spese processuali e di una multa.
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Violazione Sorveglianza Speciale: Assente di Notte, Condanna Certa
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per un individuo che ha commesso il reato di violazione sorveglianza speciale. La persona, sottoposta a tale misura, non è stata trovata in casa dalle Forze dell'Ordine durante due controlli notturni. L'imputato non ha fornito alcuna giustificazione valida per le sue assenze. I giudici hanno ritenuto il suo ricorso inammissibile, sottolineando come le prove fossero inequivocabili e come i suoi precedenti penali non permettessero la concessione di sconti di pena. La condanna a una pena detentiva e al pagamento di una sanzione economica è diventata così definitiva.
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Aggravamento Sorveglianza Speciale: Incontri Vietati, Ricorso Perso
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un uomo che contestava l'aggravamento della sorveglianza speciale a suo carico. La misura era stata resa più severa perché l'uomo aveva violato ripetutamente il divieto di frequentare persone con precedenti penali. L'interessato sosteneva che gli incontri fossero stati solo occasionali e che la decisione dei giudici fosse mal motivata. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha chiarito che le lamentele erano troppo generiche e che, in materia di misure di prevenzione, non ci si può appellare per un presunto 'vizio di motivazione', ma solo per una chiara 'violazione di legge'. Di conseguenza, l'uomo ha perso il ricorso ed è stato condannato a pagare le spese processuali e una multa.
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Sorveglianza speciale: ricorso generico, misura confermata
La Corte di Cassazione ha confermato la misura della sorveglianza speciale a carico di un individuo ritenuto socialmente pericoloso. L'uomo aveva presentato ricorso sostenendo che la sua pericolosità non fosse attuale e che la misura si basasse su procedimenti penali ancora in corso. I giudici hanno dichiarato il ricorso inammissibile perché i motivi erano troppo generici e non formulati in modo tecnicamente corretto. Di conseguenza, la sorveglianza speciale è rimasta in vigore e il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di tremila euro.
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Pericolosità sociale: basta un lavoro per cancellarla?
La Corte di Cassazione ha confermato una misura di prevenzione della sorveglianza speciale nei confronti di un individuo con un lungo passato di reati legati agli stupefacenti. La Corte ha stabilito che la recente assunzione di un'attività lavorativa e il rispetto delle prescrizioni, pur essendo elementi positivi, non eliminano la pericolosità sociale attuale, ma la attenuano soltanto, giustificando una riduzione della durata della misura ma non la sua revoca.
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Pericolosità sociale: quando è attuale e motivata
Un individuo è stato sottoposto a sorveglianza speciale per pericolosità sociale. Dopo un primo annullamento per difetto di motivazione, la Corte d'Appello ha confermato la misura, valutando specifici episodi criminali (resistenza, possesso d'armi, guida in stato di ebbrezza) per fondare l'attualità del pericolo. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso finale, stabilendo che una motivazione sintetica ma logica, basata su fatti recenti, è sufficiente a giustificare la misura di prevenzione.
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Ricorso inammissibile: limiti alla Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile contro una misura di prevenzione di sorveglianza speciale. Il ricorrente contestava sia vizi procedurali legati alla trattazione scritta, sia la valutazione della sua pericolosità sociale. La Corte ha respinto le censure, ribadendo che l'appello in Cassazione per misure di prevenzione è limitato alla sola violazione di legge e non consente una nuova valutazione dei fatti, a meno che la motivazione non sia totalmente assente o apparente.
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Recidiva e valutazione del giudice: la Cassazione
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 45345/2023, ha confermato la condanna per violazione della sorveglianza speciale, respingendo i ricorsi degli imputati. La Corte ha ritenuto corretta la valutazione della recidiva basata sulla gravità dei reati e ha dichiarato inammissibile per tardività la richiesta di continuazione esterna presentata oltre i termini di legge.
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