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Sorveglianza Speciale Di Pubblica Sicurezza

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172 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Condanna per mafia datata? La pericolosità sociale attuale resta
Un soggetto, già condannato per associazione mafiosa per fatti risalenti al 2013, si è visto applicare la misura della sorveglianza speciale. L'uomo ha contestato il provvedimento, sostenendo che la sua pericolosità non fosse più attuale. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo un principio fondamentale sulla pericolosità sociale attuale: per chi appartiene a un clan mafioso, questa si presume persistente. La sua attualità può essere confermata da frequentazioni sospette successive e, soprattutto, dalla mancanza di qualsiasi segnale di distacco dall'organizzazione criminale, anche durante la detenzione. La misura è stata quindi confermata.
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Omesso Versamento Cauzione: Condannata Nonostante la Povertà
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per omesso versamento cauzione sorveglianza speciale a carico di una persona che giustificava l'inadempimento con la propria indigenza. I giudici hanno stabilito un principio chiaro: una generica dichiarazione di povertà non è sufficiente a escludere la responsabilità penale. L'imputato ha l'onere di allegare, cioè di fornire, prove concrete e specifiche della propria impossibilità economica. La Corte ha inoltre negato l'applicazione della non punibilità per 'particolare tenuità del fatto', a causa della personalità della condannata e della natura persistente della violazione. Di conseguenza, il ricorso è stato respinto e la condanna è diventata definitiva.
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Violazione sorveglianza speciale: Appello respinto, condanna ok
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un individuo condannato per la violazione della sorveglianza speciale. Il soggetto, sottoposto all'obbligo di soggiorno nel proprio comune, si era allontanato contravvenendo alla misura. Nel suo ricorso, contestava principalmente l'applicazione della recidiva, ritenendola ingiustificata. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno stabilito che le motivazioni del ricorrente erano infondate e che la valutazione sulla sua pericolosità sociale, fatta dal giudice precedente, era corretta. Di conseguenza, la condanna per la violazione sorveglianza speciale è diventata definitiva, con l'aggiunta del pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle ammende.
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Ubriaco non sente la Polizia: ricorso inammissibile per forma
Un uomo, sottoposto a sorveglianza speciale con obbligo di permanere in casa di notte, viene condannato per non aver risposto a un controllo di polizia. L'imputato si difende sostenendo di essere in casa ma in stato di coma etilico, e di non aver perciò sentito il campanello. La Corte di Cassazione, tuttavia, ha dichiarato il suo ricorso inammissibile. La decisione si fonda sul **principio di autosufficienza del ricorso**: l'uomo ha menzionato una testimonianza a suo favore senza però allegarla o trascriverla integralmente. Questa omissione ha reso il ricorso generico e ha impedito ai giudici di valutarne la fondatezza, portando alla conferma della condanna e al pagamento di una sanzione.
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Violazione sorveglianza speciale: 3 incontri e scatta la condanna
La Corte di Cassazione ha stabilito che la **violazione sorveglianza speciale** si configura anche con un numero limitato di incontri. Un individuo sottoposto a questa misura è stato condannato per aver frequentato due diverse persone con precedenti penali in tre occasioni nell'arco di tre mesi. Secondo i giudici, questa reiterazione, unita all'assenza di valide giustificazioni, è sufficiente a dimostrare l' 'abitualità' della condotta vietata. Il legame di parentela o lavorativo con i pregiudicati non è stato considerato una scusante valida. Di conseguenza, il ricorso dell'individuo è stato respinto e la condanna confermata.
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Violazione Sorveglianza Speciale: condannato per ritardo non provato
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per un uomo che non ha rispettato gli orari della sorveglianza speciale. L'imputato è stato trovato fuori casa in due occasioni dopo l'orario consentito. La sua difesa, basata su un presunto ritardo per cause di forza maggiore e su un avviso dato alle forze dell'ordine, è stata respinta. I giudici hanno stabilito che, in assenza di prove concrete a sostegno di tale giustificazione, la violazione sorveglianza speciale è pienamente configurata. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile, rendendo la condanna definitiva e comportando il pagamento di spese e di una sanzione.
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Particolare tenuità del fatto negata a chi guida senza patente
Un uomo, sottoposto a sorveglianza speciale, viola l'obbligo di soggiorno allontanandosi dal suo comune. Viene sorpreso alla guida di un'auto nonostante la revoca della patente. La Corte di Cassazione ha confermato la sua condanna, respingendo la richiesta di applicare la non punibilità per particolare tenuità del fatto. Secondo i giudici, la condotta complessiva dell'imputato, e in particolare la guida senza patente, dimostrava un disprezzo per le regole incompatibile con il beneficio richiesto. Il suo comportamento non poteva essere considerato di lieve entità. L'uomo è stato condannato a pagare le spese processuali e una multa.
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Sorveglianza Speciale per mafia: la Cassazione blocca il riesame
Un individuo, ritenuto socialmente pericoloso per presunti legami con un'associazione mafiosa, è stato sottoposto alla Sorveglianza speciale di pubblica sicurezza. L'uomo ha presentato ricorso in Cassazione sostenendo la mancanza di attualità della sua pericolosità. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno ribadito un principio fondamentale: il ricorso contro le misure di prevenzione è consentito solo per violazione di legge, non per ottenere una nuova valutazione dei fatti. Poiché la motivazione della Corte d'Appello era logica e completa, la misura restrittiva è stata definitivamente confermata.
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Sorveglianza Speciale annullata: reati isolati non bastano
La Corte di Cassazione ha annullato una misura di sorveglianza speciale per pericolosità applicata a un uomo sulla base di tre episodi di spaccio avvenuti in un solo anno. I giudici hanno stabilito un principio fondamentale: per applicare questa grave misura restrittiva non bastano condotte criminali isolate o estemporanee. È necessario dimostrare che la persona vive 'abitualmente' con i proventi di attività illecite, ovvero che il crimine rappresenta una fonte di reddito stabile e continuativa nel tempo. In assenza di questa prova rigorosa, la misura è illegittima. Il caso è stato quindi rinviato alla Corte d'Appello per una nuova valutazione.
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Sorveglianza speciale per un detenuto: la Cassazione la applica
Un uomo, già in carcere dal 2019, ha contestato l'applicazione della sorveglianza speciale nei suoi confronti, sostenendo che la detenzione rendesse la sua pericolosità non più 'attuale'. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo un principio chiave: la sorveglianza speciale per un detenuto è legittima. Lo stato di detenzione non elimina automaticamente la valutazione di pericolosità sociale. I giudici hanno chiarito che la pericolosità si valuta al momento della decisione, mentre l'esecuzione della sorveglianza può essere posticipata e rivalutata al momento della scarcerazione. La misura è stata quindi confermata.
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Particolare tenuità del fatto: negata a sorvegliato speciale
Un individuo sottoposto a sorveglianza speciale viene condannato per aver violato le prescrizioni, trovandosi in casa di un altro pregiudicato in orario non consentito. L'imputato chiede l'applicazione della non punibilità per particolare tenuità del fatto. La Corte di Cassazione conferma la condanna, stabilendo un principio chiaro: il beneficio non può essere concesso. I motivi sono due. Primo, la pena massima prevista per quel reato supera i limiti di legge per l'applicazione di questa norma. Secondo, i precedenti penali specifici dell'imputato dimostrano che il suo comportamento non era occasionale, ma abituale, escludendo così uno dei requisiti fondamentali per la particolare tenuità del fatto.
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Pericolosità Sociale Attuale: Precedenti Penali e Nuova Misura
La Cassazione ha confermato la misura della sorveglianza speciale per un soggetto ritenuto socialmente pericoloso. La sua difesa sosteneva che i giudici avessero violato il divieto di essere giudicati due volte per gli stessi fatti (ne bis in idem), utilizzando precedenti penali già valutati in passato. La Corte ha respinto questa tesi, stabilendo un principio chiave: la valutazione della pericolosità sociale attuale permette di riconsiderare elementi passati insieme a nuovi fatti, come una recente denuncia per stalking. Questo serve a verificare la persistenza del pericolo nel tempo e non costituisce un nuovo processo per i vecchi reati. La decisione si fonda quindi su un giudizio complessivo e aggiornato del comportamento del soggetto.
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Pericolosità Sociale Attuale: Sorveglianza confermata post-condanna
Una donna, già condannata per traffico di stupefacenti legato alla criminalità organizzata, viene sottoposta a sorveglianza speciale. La donna si oppone, sostenendo che la sua pericolosità non sia più attuale. La Corte di Cassazione respinge il ricorso, stabilendo un principio chiave sull'attualità della pericolosità sociale. Sebbene una vecchia condanna non sia sufficiente da sola, il giudice ha correttamente valutato la persistenza dei legami con l'ambiente criminale e l'assenza di un cambiamento di vita. La pericolosità è stata quindi ritenuta concreta e presente, giustificando la conferma della misura di prevenzione.
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Pericolosità Sociale Attuale: Sorveglianza Anche Senza Condanna
La Corte di Cassazione ha confermato la misura della sorveglianza speciale nei confronti di un individuo, stabilendo un principio fondamentale sulla valutazione della pericolosità sociale attuale. Secondo i giudici, per applicare tale misura non è necessaria una condanna definitiva. Sono sufficienti elementi concreti e attuali, come procedimenti penali in corso per reati gravi (nello specifico, traffico di stupefacenti), che dimostrino la persistenza della pericolosità del soggetto. La Corte ha ritenuto che l'inserimento in contesti di criminalità organizzata, desumibile anche da indagini pendenti, è un fattore decisivo. L'appello del soggetto è stato quindi respinto, confermando la validità della misura di prevenzione.
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Pericolosità Sociale Attuale: Buona Condotta in Carcere non Basta
La Corte di Cassazione ha stabilito un principio fondamentale sulla valutazione della pericolosità sociale attuale. Un soggetto, ritenuto affiliato a un'organizzazione criminale e sottoposto a sorveglianza speciale, aveva fatto ricorso sostenendo che la sua pericolosità non fosse più attuale, data la lunga detenzione e la buona condotta in carcere. La Corte ha respinto il ricorso, affermando che per chi appartiene stabilmente a un'associazione mafiosa, la pericolosità si presume persistente. La buona condotta carceraria, da sola, non basta a vincere questa presunzione se non è accompagnata da elementi concreti che dimostrino una reale volontà di allontanarsi dal contesto criminale. Di conseguenza, la misura di prevenzione è stata confermata.
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Droga e Sorveglianza: la Pericolosità Sociale Attuale è decisiva
La Corte di Cassazione ha confermato la sorveglianza speciale per un individuo coinvolto in un'associazione per il traffico di stupefacenti. I giudici hanno stabilito che la sua **pericolosità sociale attuale** era chiaramente dimostrata dal suo ruolo attivo nell'organizzazione criminale, protrattosi fino al momento del suo arresto. La Corte ha ritenuto irrilevante la difesa secondo cui non era provato che vivesse dei proventi del reato. La decisione sottolinea che la valutazione della pericolosità deve basarsi su elementi concreti e recenti, come la partecipazione a un grave sodalizio criminale, rendendo legittima la misura di prevenzione applicata.
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Revoca Patente per Sorveglianza Speciale: Giudice Incompetente
La Corte di Cassazione ha chiarito che il giudice non ha alcun potere sulla revoca della patente di guida disposta dal Prefetto. Un cittadino, a cui era stata revocata la patente a seguito della misura di sorveglianza speciale, aveva chiesto al Tribunale un nulla osta per ottenerne una nuova. Il Tribunale aveva respinto la richiesta. La Cassazione ha confermato questa decisione, dichiarando il ricorso inammissibile. Il principio sancito è netto: la revoca patente per sorveglianza speciale è un atto di competenza esclusiva dell'autorità amministrativa (il Prefetto) e il giudice non può interferire. Il ricorrente ha perso e deve pagare le spese.
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Omessa notifica al difensore: annullato decreto per vizio di forma
La Corte di Cassazione ha annullato un decreto che applicava la sorveglianza speciale a una persona, a causa di un grave vizio procedurale. Nonostante l'interessato avesse nominato due avvocati, la Corte d'Appello aveva omesso di notificare la data dell'udienza a uno dei due. Secondo i giudici supremi, l'omessa notifica al difensore non è una semplice irregolarità, ma una violazione del diritto di difesa che determina la nullità del provvedimento. La presenza di un solo avvocato non sana il difetto. Di conseguenza, il procedimento dovrà essere celebrato nuovamente, garantendo la corretta comunicazione a entrambi i legali.
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Aggravamento Misura di Prevenzione: Stesso Fatto, Doppia Sanzione?
Un soggetto, già sottoposto a sorveglianza speciale, viene indagato per un nuovo reato di mafia. Questo fatto viene usato prima per riattivare la misura sospesa e poi per disporne un aggravamento. La difesa lamenta la violazione del principio del 'ne bis in idem' (non si può essere giudicati due volte per lo stesso fatto). La Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che l'aggravamento misura di prevenzione è legittimo. I due procedimenti, infatti, hanno scopi diversi: il primo valuta la persistenza della pericolosità, il secondo il suo aumento. Pertanto, usare lo stesso fatto per due valutazioni distinte non viola alcuna norma.
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Spaccaossa: reati vecchi provano la pericolosità sociale abituale
La Corte di Cassazione ha confermato la sorveglianza speciale per un individuo ritenuto a capo di un'associazione criminale dedita a truffe assicurative, note come 'spaccaossa'. I giudici hanno stabilito che la pericolosità sociale abituale del soggetto sussiste, nonostante un lungo intervallo di tempo tra i reati più vecchi e quelli recenti. La Corte ha valorizzato la gravità dei nuovi crimini, la mancanza di redditi leciti e la persistente 'dedizione al crimine' come stile di vita. La decisione chiarisce che anche condanne risalenti possono essere considerate per dimostrare una scelta di vita criminale consolidata, giustificando così l'applicazione di una misura di prevenzione.
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