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Sorveglianza Speciale Di Pubblica Sicurezza

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172 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Sorveglianza speciale di pubblica sicurezza: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha confermato l'applicazione della sorveglianza speciale di pubblica sicurezza con obbligo di soggiorno per tre anni nei confronti di un soggetto dedito allo spaccio di sostanze stupefacenti. L'interessato ha presentato ricorso lamentando un vizio di motivazione nei provvedimenti dei giudici di merito. I Supremi Giudici hanno dichiarato l'impugnazione inammissibile perché i motivi addotti erano manifestamente infondati, evidenziando come la motivazione del decreto impugnato fosse coerente e priva di vizi logici. Il ricorrente è stato quindi condannato al pagamento delle spese di giudizio e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende, confermando la piena validità della misura restrittiva per contrastare la pericolosità sociale attuale.
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Attualità della pericolosità sociale: il tempo non cancella i legami mafiosi
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un individuo, già condannato per associazione a delinquere di stampo mafioso, che contestava l'applicazione della sorveglianza speciale. L'individuo sosteneva che il lungo tempo trascorso dai fatti (2013) e la detenzione avrebbero dovuto escludere l'attualità della pericolosità sociale. Tuttavia, la Suprema Corte ha rigettato il ricorso. Ha confermato che i profondi legami con il sodalizio mafioso e l'assenza di una reale revisione critica del proprio passato criminale mantenevano intatta la sua pericolosità. La detenzione, in questo contesto, non è bastata a superare la presunzione di pericolosità.
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Sorveglianza speciale di pubblica sicurezza e lavoro: ricorso nullo
La Corte d'Appello ha confermato a carico di un individuo la misura di prevenzione della sorveglianza speciale di pubblica sicurezza per la durata di quattro anni. Il provvedimento imponeva l'obbligo di soggiorno nel comune di residenza e la presentazione quotidiana alla polizia giudiziaria dal lunedì al venerdì. L'interessato ha proposto ricorso per cassazione, contestando l'omessa motivazione sull'aggravamento della misura e sul mancato accoglimento della richiesta di autorizzazione al lavoro notturno. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile l'impugnazione per la totale genericità delle censure difensive rispetto alla logica motivazione dei giudici di merito, condannando il ricorrente alle spese e al pagamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Sorveglianza speciale di pubblica sicurezza: reati e attualità
La Corte d'Appello confermava l'applicazione della misura della sorveglianza speciale di pubblica sicurezza con obbligo di soggiorno per tre anni nei confronti di un uomo indiziato di associazione finalizzata al traffico di stupefacenti. Il proposto contestava la decisione lamentando l'eccessivo decorso temporale tra udienza e decisione, la risalenza nel tempo delle condotte criminose e la mancata considerazione di un sopravvenuto ordine di carcerazione. La Suprema Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando la misura. I giudici hanno chiarito che l'attualità della pericolosità sociale poggia legittimamente sulla presunzione di stabilità del vincolo associativo, corroborata dal rinvenimento recente di droga e contante ingiustificato, e che il ricorso in materia di prevenzione è esperibile solo per violazione di legge.
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Sorveglianza speciale di pubblica sicurezza tra reati e libertà
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un cittadino contro l'applicazione della sorveglianza speciale di pubblica sicurezza con obbligo di soggiorno. L'interessato contestava la valutazione della propria pericolosità sociale, basata su due procedimenti penali ancora pendenti per fatti di lieve entità e in pendenza di un affidamento in prova per ragioni terapeutiche. I giudici supremi hanno ribadito che il giudizio di pericolosità può fondarsi legittimamente anche su procedimenti in corso durante una valutazione globale della condotta. Inoltre, la misura di prevenzione risulta pienamente compatibile con le misure alternative alla detenzione. Il ricorrente deve versare le spese e tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Sorveglianza speciale di pubblica sicurezza: riscatto negato
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità della misura di prevenzione applicata a due soggetti coinvolti in una nota inchiesta romana. La Corte d'appello, in sede di rinvio, aveva rideterminato la durata della misura escludendo la pericolosità qualificata ma confermando la pericolosità generica. I ricorrenti lamentavano una motivazione apparente sulla durata della misura, ritenendo che i giudici non avessero adeguatamente valutato il loro percorso di risocializzazione e il lungo periodo di detenzione subito. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibili i ricorsi, stabilendo che la determinazione della durata della sorveglianza speciale di pubblica sicurezza si fonda su una valutazione complessiva della personalità e della persistente pericolosità sociale, non scalfita da elementi parziali come il reperimento di un lavoro o la custodia cautelare.
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Violazione sorveglianza speciale: condannato per un giro in auto
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per un uomo accusato di violazione sorveglianza speciale. Il soggetto, sottoposto alla misura di prevenzione con obbligo di soggiorno in un comune specifico, è stato trovato alla guida di un'auto in un'altra città. I giudici hanno dichiarato il suo ricorso inammissibile, sottolineando la chiarezza delle prove. Inoltre, a causa della gravità della condotta e dei precedenti penali dell'uomo, la Corte ha confermato la decisione di non concedere le circostanze attenuanti generiche, che avrebbero potuto ridurre la pena. La sentenza ribadisce quindi la serietà di questo reato e le conseguenze penali per chi non rispetta le misure di prevenzione imposte dall'autorità giudiziaria.
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Violazione sorveglianza speciale: condanna confermata senza sconti
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per un uomo che aveva violato l'obbligo di soggiorno legato alla misura di prevenzione a cui era sottoposto. Il soggetto, infatti, è stato fermato dalla polizia al di fuori del suo comune di residenza. I giudici hanno dichiarato il suo ricorso inammissibile, sottolineando che la gravità della condotta e i precedenti penali dell'imputato non permettevano di concedere sconti di pena. La sentenza ribadisce che la violazione sorveglianza speciale è un reato serio, il cui trattamento sanzionatorio deve essere adeguato alla pericolosità del soggetto e al suo comportamento processuale.
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Pericolosità Sociale: Assolto ma Resta Sotto Sorveglianza Speciale
Un soggetto sottoposto a sorveglianza speciale ne chiedeva la revoca, sostenendo la fine della sua pericolosità sociale a seguito di alcune assoluzioni. La Corte d'Appello aveva respinto la richiesta, basandosi su una condanna non definitiva per associazione mafiosa e sulla stabilità dei legami con la criminalità organizzata. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, dichiarando il ricorso inammissibile. Ha stabilito che la valutazione sulla pericolosità sociale è autonoma rispetto ai singoli esiti processuali. Elementi come una condanna di primo grado o la 'contiguità' a clan mafiosi sono sufficienti a giustificare il mantenimento della misura di prevenzione, anche in presenza di assoluzioni per altri capi d'accusa.
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Sorveglianza speciale per propaganda d’odio: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha confermato la misura della sorveglianza speciale per pericolosità sociale nei confronti di un individuo. La decisione si basa su prove concrete che dimostrano la sua partecipazione a un'associazione sovversiva e una costante attività di propaganda e istigazione all'odio razziale, religioso ed etnico. I giudici hanno ritenuto che la sua condotta non fosse occasionale, ma un'espressione di uno stile di vita illecito e pericoloso per la sicurezza e la tranquillità pubblica. L'insieme degli elementi, tra cui indagini e intercettazioni, ha giustificato l'applicazione della misura, rendendo il ricorso del soggetto inammissibile.
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Sorveglianza Speciale: Reddito Lecito Vince Contro i Sospetti
Un uomo, titolare di una ditta edile, era stato sottoposto a sorveglianza speciale perché ritenuto socialmente pericoloso e sospettato di vivere con i proventi di reati. La Corte di Cassazione ha annullato questa misura. I giudici hanno stabilito che non è sufficiente elencare denunce o vecchie condanne per applicare la **sorveglianza speciale per pericolosità generica**. È indispensabile dimostrare con prove concrete che la persona si mantiene abitualmente con attività illecite. In questo caso, la Corte d'Appello non aveva adeguatamente considerato il reddito lecito dell'uomo, omettendo di provare lo squilibrio tra tenore di vita e guadagni dichiarati. La decisione è stata quindi cancellata e il caso dovrà essere riesaminato.
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Pericolosità Sociale: Reato Grave Non Basta per la Sorveglianza
Un soggetto è stato sottoposto alla sorveglianza speciale sulla base della sua pericolosità sociale attuale, desunta da una grave condanna del 2018 per armi e droga e da altri precedenti. La Corte di Cassazione ha annullato la decisione, stabilendo un principio fondamentale: un singolo, seppur grave, episodio criminale non è sufficiente a dimostrare un'abitualità nel commettere reati. Per applicare una misura di prevenzione, i giudici devono motivare in modo approfondito perché il soggetto sia 'dedito' al crimine, provando che la sua condotta non è sporadica ma costante. La Corte ha quindi rinviato il caso per una nuova e più rigorosa valutazione.
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Condannato per fatti non contestati: Cassazione annulla la pena
Un soggetto in sorveglianza speciale viene accusato di aver violato le prescrizioni per un singolo incontro con una persona con precedenti penali. I giudici di merito lo condannano, basando però la decisione su numerose altre frequentazioni emerse in giudizio ma non contestate formalmente. La Corte di Cassazione ha annullato la condanna per violazione del principio di correlazione tra accusa e sentenza. L'imputato non può essere condannato per un 'fatto diverso', ovvero per una condotta abituale che non era oggetto del capo d'imputazione, poiché ciò lede il suo diritto a difendersi dall'accusa specifica. Gli atti sono stati quindi trasmessi nuovamente al Pubblico Ministero.
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Sorveglianza Speciale: Legittima Anche per Furti di Cibo
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità della sorveglianza speciale per pericolosità nei confronti di un individuo che viveva abitualmente con i proventi di reati. L'uomo sosteneva che i suoi delitti, principalmente tentativi di furto, non producevano reddito. I giudici hanno invece stabilito che anche furti di beni di prima necessità (cibo, vestiti) e la ricettazione di uno smartphone, uniti alla totale assenza di un lavoro lecito, sono sufficienti a dimostrare che la persona si sostiene esclusivamente con attività criminali. La decisione sottolinea che non è necessaria la produzione di grandi ricchezze illecite per giustificare la misura, ma basta un quadro complessivo che indichi la criminalità come unica fonte di sostentamento.
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Pericolosità Sociale Attuale: Traffico di Droga e Sorveglianza
La Corte di Cassazione ha confermato la misura della sorveglianza speciale per un individuo coinvolto in modo continuativo nel traffico di stupefacenti. La difesa sosteneva che la sua pericolosità non fosse più attuale, ma i giudici hanno stabilito il contrario. La sentenza chiarisce un principio fondamentale: per valutare la pericolosità sociale attuale, non basta il tempo trascorso o lo stato di detenzione. È decisiva la persistenza di una condotta criminale che dimostra una stabile inclinazione a delinquere. La Corte ha ritenuto che il coinvolgimento costante in reati gravi, anche se non recentissimi, fosse un indicatore sufficiente a giustificare la misura di prevenzione, respingendo il ricorso dell'individuo.
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Pericolosità Sociale: Carcere Finito, ma la Sorveglianza Resta
La Corte di Cassazione ha confermato la misura della sorveglianza speciale per un individuo condannato per associazione mafiosa, anche dopo aver scontato la pena. I giudici hanno stabilito che la detenzione, da sola, non è sufficiente a far cessare la pericolosità sociale attuale. La decisione si fonda su elementi concreti: il ruolo di spicco ricoperto nel clan, il ritorno nel territorio di origine dopo il carcere e, soprattutto, la totale assenza di segnali di dissociazione dal contesto criminale. La sentenza chiarisce che la valutazione sulla pericolosità deve essere concreta e basata su fatti recenti, non potendo presumere che il tempo trascorso in prigione abbia automaticamente riabilitato la persona.
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Violazione sorveglianza speciale: condanna per chi ignora il coprifuoco
Un uomo sottoposto a sorveglianza speciale con obbligo di non rincasare dopo le 22:00 ha violato questa prescrizione per tre volte. La Cassazione ha confermato la sua condanna, respingendo il ricorso. I giudici hanno stabilito che la ripetuta violazione della sorveglianza speciale, avvenuta a breve distanza da una precedente condanna, dimostra una chiara indifferenza alle regole e una pericolosità sociale accentuata. L'appello è stato dichiarato inammissibile, con condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Sorveglianza speciale al detenuto: legittima anche se in carcere
La Corte di Cassazione ha stabilito la legittimità della sorveglianza speciale al detenuto, anche se questo si trova già in carcere per scontare una lunga pena. Un soggetto, ritenuto socialmente pericoloso perché viveva dei proventi dello spaccio, aveva ricevuto una misura di sorveglianza speciale. L'uomo ha contestato la decisione, sostenendo di non poter essere pericoloso mentre era recluso. La Corte ha chiarito che la legge prevede proprio questo caso: la misura viene decisa, ma la sua esecuzione resta sospesa. Al momento della scarcerazione, un giudice dovrà verificare se la pericolosità sociale è ancora attuale prima di rendere attiva la sorveglianza. L'appello del soggetto è stato quindi respinto.
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Pericolosità sociale: per i boss mafiosi il tempo non cancella
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un individuo, ritenuto figura di vertice di un'associazione mafiosa, sottoposto a sorveglianza speciale. L'interessato sosteneva che la misura fosse illegittima perché basata su fatti vecchi di anni, mancando quindi il requisito dell'attualità della pericolosità sociale. La Corte ha respinto il ricorso, stabilendo un principio chiave: per chi appartiene a un'associazione mafiosa, specialmente con un ruolo apicale, il vincolo criminale si presume stabile e duraturo. Di conseguenza, il semplice passare del tempo non è sufficiente a escludere l'attualità della pericolosità sociale, che rimane valida fino a prova contraria. La misura di prevenzione è stata confermata.
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Detenzione e sorveglianza: la rivalutazione non è sempre dovuta
La Cassazione affronta il caso di un uomo condannato per aver violato la sorveglianza speciale. La difesa sosteneva che la misura non fosse più valida perché, a causa di un lungo periodo di detenzione, era necessaria una nuova valutazione della sua pericolosità. La Corte ha respinto il ricorso, stabilendo un principio chiave sulla rivalutazione della pericolosità sociale. Il termine di due anni, che rende obbligatoria una nuova verifica, non si calcola in base alla durata della detenzione, ma decorre dal momento in cui la misura viene decisa fino a quando inizia la sua esecuzione. Nel caso specifico, essendo passato meno di un biennio, la sorveglianza era pienamente efficace e la condanna legittima.
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