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Sorveglianza Speciale Di Pubblica Sicurezza

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172 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Attualità della pericolosità: come si valuta in appello
Un soggetto, sottoposto a sorveglianza speciale, ricorre in Cassazione contestando la valutazione sull'attualità della pericolosità. La Corte dichiara il ricorso inammissibile, specificando che in appello la valutazione della pericolosità deve riferirsi al momento in cui la misura è stata applicata la prima volta, non al momento del giudizio di secondo grado. Nuove circostanze vanno fatte valere con istanza di revoca.
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Pericolosità sociale: legittima la misura preventiva
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un individuo contro una misura di prevenzione della sorveglianza speciale. Nonostante l'assoluzione dall'accusa di associazione a delinquere, la Corte ha ritenuto che la sua pericolosità sociale fosse ampiamente dimostrata da numerose altre condanne e procedimenti pendenti per reati come traffico di stupefacenti, ricettazione e furto. La sentenza chiarisce che la valutazione della pericolosità sociale può basarsi su un quadro complessivo della condotta di vita del soggetto, giustificando la misura preventiva anche in assenza di un vincolo associativo.
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Pericolosità sociale: i limiti del ricorso in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un individuo contro l'applicazione di una misura di sorveglianza speciale. La difesa sosteneva che la sua pericolosità sociale non fosse attuale, data la lontananza dei precedenti reati. Tuttavia, la Corte ha stabilito che un recente arresto per coltivazione di stupefacenti era una prova sufficiente della persistenza di uno stile di vita basato su proventi illeciti, confermando la decisione dei giudici di merito. La sentenza ribadisce che il ricorso in Cassazione non può riesaminare i fatti, ma solo le violazioni di legge.
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Sorveglianza speciale: limiti al ricorso in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un individuo contro la misura della sorveglianza speciale. Il ricorrente sosteneva che la sua pericolosità sociale fosse stata valutata erroneamente, basandosi su reati minori e passati, e ignorando un percorso di riabilitazione. La Corte ha ribadito che il ricorso per cassazione avverso le misure di prevenzione è consentito solo per violazione di legge e non per una nuova valutazione dei fatti. Poiché la motivazione della Corte d'Appello era logica e completa, la sorveglianza speciale è stata confermata.
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Pericolosità sociale: non basta il tempo a cancellarla
La Corte di Cassazione ha confermato la riattivazione di una misura di sorveglianza speciale, sospesa per decenni a causa dell'espiazione di una lunga pena. La Corte ha stabilito che il solo trascorrere del tempo non è sufficiente a far venir meno la pericolosità sociale di un individuo. Nuovi comportamenti illeciti, come reati legati agli stupefacenti e una condanna per guida in stato di ebbrezza con fuga, sono stati considerati prove decisive della persistenza di tale pericolosità, giustificando la piena esecuzione della misura di prevenzione e rendendo il ricorso inammissibile.
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Sorveglianza speciale: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto sottoposto a sorveglianza speciale per pericolosità sociale. La Corte ha ribadito che, in materia di misure di prevenzione, il ricorso è ammesso solo per violazione di legge e non per contestare nel merito la valutazione dei fatti o la logicità della motivazione del giudice, a meno che non sia totalmente assente o apparente.
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Violazione sorveglianza speciale: ricorso inammissibile
Un soggetto sottoposto alla misura della sorveglianza speciale di pubblica sicurezza con obbligo di permanenza notturna in casa ha proposto ricorso in Cassazione contro la sua condanna per la violazione di tale prescrizione. La sua difesa si basava sul fatto di non aver sentito il citofono, pur trovandosi in casa. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile per l'assoluta genericità dei motivi, confermando la condanna e aggiungendo il pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle ammende. La parola_chiave è violazione sorveglianza speciale.
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Violazione sorveglianza speciale: ricorso inammissibile
Un soggetto condannato per la violazione della sorveglianza speciale ha presentato ricorso in Cassazione. L'ordinanza conferma la condanna e dichiara il ricorso inammissibile, sottolineando come le frequentazioni ripetute con persone note per precedenti penali integrino l'abitualità richiesta dalla norma. La Corte ha ritenuto infondate le giustificazioni dell'imputato e ha confermato la corretta valutazione della recidiva e della pena da parte dei giudici di merito.
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Violazione sorveglianza speciale: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso contro una condanna per ripetuta violazione sorveglianza speciale. La Corte ha confermato che non era necessaria una nuova valutazione della pericolosità sociale del soggetto e che le sue ripetute infrazioni dimostravano un chiaro intento di eludere la legge, giustificando la condanna e l'applicazione della recidiva.
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Recidiva e attenuanti: la decisione della Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto condannato per la violazione della sorveglianza speciale. Il caso verteva sul corretto bilanciamento tra la recidiva e le attenuanti generiche, concesse per un percorso riabilitativo intrapreso dopo il reato. La Corte ha confermato che la valutazione del giudice di merito sul bilanciamento tra recidiva e attenuanti generiche è insindacabile in sede di legittimità se adeguatamente motivata, ribadendo l'infondatezza del ricorso.
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Ricorso inammissibile: motivi generici e condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un individuo condannato per aver violato la misura della sorveglianza speciale. La decisione si fonda sulla assoluta genericità dei motivi di appello, che non contestavano specificamente la sentenza impugnata. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma in favore della Cassa delle ammende, evidenziando l'importanza di formulare censure precise e pertinenti nei ricorsi giudiziari.
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Notifica misura di prevenzione: sentenza inefficace
Un soggetto è stato condannato per la violazione degli obblighi derivanti dalla sorveglianza speciale. La Corte di Cassazione ha annullato la condanna perché il decreto che applicava la misura di prevenzione non era mai stato formalmente notificato all'interessato. La sentenza chiarisce che, senza una notifica formale, la misura è inefficace e la sua violazione non costituisce reato, poiché la mera conoscenza di fatto delle prescrizioni non è sufficiente a renderla esecutiva.
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Sorveglianza speciale: quando è legittima? La Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità di una misura di sorveglianza speciale applicata a un soggetto ritenuto socialmente pericoloso. La sentenza chiarisce che il giudice può qualificare la pericolosità in modo diverso da quanto inizialmente proposto dal Pubblico Ministero, basandosi su una valutazione complessiva della biografia criminale dell'individuo. Il ricorso dell'interessato, che lamentava una violazione del diritto di difesa e una motivazione insufficiente, è stato respinto in quanto considerato un tentativo di riesaminare il merito dei fatti, non consentito in sede di legittimità.
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Motivazione apparente: Cassazione sui limiti del ricorso
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso contro una misura di sorveglianza speciale, chiarendo che la doglianza sulla motivazione è fondata solo in caso di motivazione apparente o assente. Nel caso specifico, la Corte d'Appello aveva adeguatamente spiegato perché il periodo di inattività criminale del soggetto, dovuto a una misura cautelare, non escludesse la sua attuale pericolosità sociale.
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Aggravante della recidiva: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato contro l'applicazione dell'aggravante della recidiva. La decisione si fonda sulla solida motivazione della corte di merito, che aveva evidenziato l'elevata pericolosità sociale del soggetto, desunta dai suoi numerosi precedenti penali e dal fatto che il reato era stato commesso durante la sorveglianza speciale.
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Guida senza patente sorveglianza speciale: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un individuo condannato per guida senza patente durante la sorveglianza speciale. Il ricorso, basato sulla presunta incostituzionalità della norma e su vizi procedurali, è stato respinto. La Corte ha ribadito che il reato di guida senza patente sorveglianza speciale è legittimo, in quanto finalizzato a tutelare l'ordine pubblico e non a punire un mero status personale. Inoltre, ha dichiarato inammissibile un motivo del ricorso per difetto di autosufficienza, non avendo il ricorrente provato le circostanze a fondamento della sua tesi.
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Parcheggiatore abusivo: quando è doppio reato
La Corte di Cassazione conferma la condanna per un individuo che svolgeva l'attività di parcheggiatore abusivo, violando una specifica prescrizione della sorveglianza speciale. La Corte ha stabilito che i due reati, esercizio abusivo dell'attività e violazione della misura di prevenzione, sono autonomi e possono concorrere, rigettando la tesi dell'assorbimento.
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Pericolosità sociale: quando scatta la sorveglianza?
La Corte di Cassazione ha confermato una misura di sorveglianza speciale per un soggetto condannato per traffico di droga. La sentenza stabilisce che la pericolosità sociale e l'abitualità possono sussistere anche se i reati sono stati commessi in un breve arco temporale, qualora la loro gravità e le modalità esecutive dimostrino una stabile dedizione al crimine. L'appello del ricorrente, basato sulla mancanza del requisito dell'abitualità, è stato dichiarato inammissibile.
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Sorveglianza speciale: limiti al ricorso in Cassazione
Un imprenditore, sottoposto a sorveglianza speciale e confisca dei beni per legami con associazioni criminali, ha presentato ricorso in Cassazione. Sosteneva che la sua pericolosità sociale non fosse più attuale e che la confisca fosse illegittima. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, chiarendo che in sede di legittimità non si può riesaminare il merito dei fatti, ma solo le violazioni di legge. La valutazione della pericolosità, ha specificato la Corte, deve considerare l'intera traiettoria imprenditoriale illecita, non solo il periodo del reato contestato, rendendo così legittime sia la misura di prevenzione sia la confisca.
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Pericolosità sociale: valutazione e carichi pendenti
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso contro l'applicazione della sorveglianza speciale a un soggetto. La decisione si fonda sulla valutazione della sua attuale pericolosità sociale, che non può essere esclusa dalla buona condotta in carcere se controbilanciata da elementi negativi concreti e recenti, come un'evasione, anche se oggetto di un procedimento penale ancora in corso.
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