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Società In House

170 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Una società formalmente privata ma controllata da un ente pubblico in modo così stretto da essere considerata una sua articolazione interna, quasi un suo ufficio.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Contratto Dirigente Società Pubblica Nullo: la Cassazione Conferma
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un Lavoratore, direttore generale di una Società Pubblica (società in house per la gestione rifiuti), il cui contratto era stato risolto anticipatamente. Il Lavoratore chiedeva risarcimento, ma la Corte d'Appello aveva già dichiarato la nullità del contratto di lavoro per l'assenza di procedure di selezione pubblica. La Cassazione ha confermato la nullità del contratto dirigente società pubblica, ribadendo che le società a partecipazione pubblica devono seguire principi di trasparenza e imparzialità nel reclutamento. Il Lavoratore ha diritto solo alla retribuzione per il lavoro effettivamente svolto, non a risarcimenti per la risoluzione anticipata.
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Assunzione senza selezione: nullità del contratto di lavoro
Una lavoratrice è stata assunta direttamente da una società pubblica di trasporti senza alcuna procedura selettiva o concorsuale. I giudici hanno successivamente accertato l'illegalità delle assunzioni, dichiarando la nullità del contratto di lavoro per violazione di norme inderogabili. La dipendente ha fatto ricorso sostenendo l'inapplicabilità retroattiva delle regole concorsuali, invocando la tutela speciale contro il licenziamento per sopravvenuta maternità e chiedendo un risarcimento del danno. La Corte di Cassazione ha respinto integralmente il ricorso, confermando la totale invalidità dell'assunzione originaria. I giudici hanno chiarito che le tutele per la maternità non operano in caso di contratto radicalmente nullo. La lavoratrice perde definitivamente il posto e conserva solo le retribuzioni per l'attività già svolta, oltre a dover pagare le spese legali.
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Controllo Analogo: Cassazione conferma giurisdizione su danno erariale
La Corte di Cassazione ha affrontato il tema della giurisdizione contabile in un caso di presunto danno erariale. Ex amministratori di una società pubblica erano stati citati per la creazione di una controllata. La questione centrale era se la società principale fosse qualificabile come 'in house', condizione per la giurisdizione della Corte dei Conti. La Suprema Corte ha rigettato i ricorsi, confermando la giurisdizione contabile. Ha chiarito che il requisito del 'controllo analogo' non richiede un controllo identico a quello interno della pubblica amministrazione, ma una 'prossimità ontologica' che si adatta al caso specifico, focalizzandosi sulle decisioni strategiche e sulle finalità pubbliche della società.
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Assunzione senza concorso: nullità del contratto di lavoro
Una lavoratrice è stata assunta direttamente da una società pubblica di trasporti senza alcuna procedura concorsuale o selettiva. L'azienda ha successivamente eccepito l'invalidità dell'accordo a seguito di condanne penali dei vertici aziendali per assunzioni illecite. I giudici di merito hanno dichiarato la nullità del contratto di lavoro per violazione di norme imperative sulla trasparenza pubblica. La lavoratrice ha presentato ricorso in Cassazione sostenendo il pieno possesso delle competenze professionali e la propria buona fede. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. La Suprema Corte ha chiarito che l'assenza di selezione pubblica rende inevitabile la nullità del contratto di lavoro nelle società partecipate.
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Nullità dell’assunzione pubblica: stop a reintegra e preavviso
Una società a totale controllo pubblico, incaricata della gestione del trasporto locale, ha assunto un dipendente senza bandire una procedura selettiva trasparente e pubblica. In seguito, l'azienda ha interrotto il rapporto di lavoro eccependo la nullità dell'assunzione per violazione delle norme imperative sulle assunzioni nelle aziende a controllo pubblico. Il dipendente ha impugnato il licenziamento chiedendo la reintegrazione e l'indennità sostitutiva del preavviso. La Corte di Cassazione ha confermato la radicale nullità del contratto. L'assenza di selezione pubblica impedisce la nascita di un valido contratto di lavoro subordinato. Di conseguenza, il rapporto resta un mero fatto e non spetta alcuna indennità di preavviso al lavoratore.
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Assunzione senza concorso e nullità del contratto di lavoro
Una lavoratrice ha contestato il licenziamento intimato da un'azienda di trasporto pubblico controllata da un ente locale. I giudici di merito hanno accertato la nullità del contratto di lavoro originario per violazione delle procedure selettive obbligatorie previste dalla legge sulle società a controllo pubblico. L'assunzione era avvenuta senza prove concorsuali o criteri trasparenti di selezione. La dipendente ha proposto ricorso per cassazione sostenendo l'invalidità formale della lettera di assunzione e contestando la ricostruzione del rapporto. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile a causa del difetto di specificità dei motivi proposti, confermando integralmente la decisione impugnata e condannando la parte ricorrente al pagamento delle spese legali.
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Calcolo rimborso spese: la Cassazione limita le pretese delle Agenzie
Un'Agenzia di Sviluppo Regionale, subentrata in una convenzione con la Regione, chiedeva il saldo di un rimborso spese del 10% per la gestione di finanziamenti sanitari. La Corte d'Appello aveva rigettato la richiesta, stabilendo che il 10% andava calcolato sugli investimenti *effettivamente erogati*, non sullo stanziamento preventivo. La Cassazione ha confermato questa interpretazione, chiarendo che il **calcolo rimborso spese** deve basarsi sulle somme concretamente finanziate. L'Agenzia ha perso la causa e dovrà pagare le spese legali.
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Danno erariale: finanziamenti a partecipate e limiti del giudice
Il Procuratore Generale della Corte dei Conti ha impugnato le decisioni che avevano escluso la responsabilità degli amministratori di un Ente Regionale, di un Ente Provinciale e di una società partecipata di trasporto locale. Gli enti pubblici avevano versato contributi straordinari alla società in crisi per evitare il blocco dei servizi di trasporto. La Procura sosteneva l'esistenza di un danno erariale causato dall'erogazione di fondi a una società mal gestita. Le Sezioni Unite della Corte di Cassazione hanno dichiarato inammissibile il ricorso contabile. I giudici hanno stabilito che le decisioni degli amministratori pubblici, finalizzate a garantire la continuità di un servizio essenziale, rientrano nella discrezionalità politica e non costituiscono illecito contabile se ex ante non appaiono arbitrarie. Gli amministratori pubblici e i vertici societari sono stati quindi definitivamente prosciolti.
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Nullità del contratto di lavoro per assunzione senza concorso
Un dipendente assunto da un'azienda di trasporto locale a controllo pubblico perde l'impiego dopo l'accertamento di irregolarità nelle procedure di ingresso. La società contesta la validità dell'assunzione, avvenuta senza concorso e in assenza delle competenze richieste. Il lavoratore ricorre in giudizio domandando la reintegrazione o, in subordine, l'indennità sostitutiva del preavviso. La Corte di Cassazione respinge le richieste del ricorrente. I giudici confermano che l'assunzione priva di selezione comparativa trasparente viola norme imperative inderogabili. Tale violazione determina la nullità del contratto di lavoro fin dal momento della stipula. Il rapporto si qualifica come mera prestazione di fatto, revocabile liberamente e priva delle tutele ordinarie sul licenziamento e sul preavviso.
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Assunzione nelle società pubbliche: salvo il contratto senza gara
Un'azienda di trasporto pubblico locale ha dichiarato nullo il contratto di lavoro di un autista assunto nel luglio 2008. L'ente ha sostenuto l'assenza di una procedura concorsuale pubblica, invocando la violazione delle normative sulle selezioni trasparenti. Il lavoratore ha impugnato la decisione, evidenziando che l'assunzione si basava sulla sua decennale e comprovata esperienza e che i vincoli selettivi non erano ancora operativi alla data della firma. La Corte di Cassazione ha confermato la piena validità del contratto. I giudici hanno chiarito che l'assunzione nelle società pubbliche effettuata prima dell'ottobre 2008 non era soggetta agli obblighi concorsuali introdotti successivamente. L'azienda ha perso il ricorso ed è stata condannata al rimborso delle spese processuali.
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Rettore e incarichi esterni: assoluzione per compatibilità e assenza di danno
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un Rettore universitario accusato di indebita percezione di erogazioni e peculato, e di un Preside per abuso d'ufficio, tutti legati alla gestione di incarichi extra-istituzionali. Il Rettore aveva assunto un ruolo dirigenziale in una società di trasporto pubblico, mantenendo la qualifica di professore a tempo pieno. Era anche accusato di aver destinato tablet universitari a tecnici esterni. Il Preside aveva autorizzato l'incarico del Rettore. La Cassazione ha rigettato il ricorso del Pubblico Ministero, confermando le assoluzioni. Ha stabilito che il Rettore aveva comunicato e ottenuto le autorizzazioni necessarie, svolgendo l'incarico gratuitamente e senza danno per l'Ateneo. La destinazione dei tablet era stata ratificata e aveva scopo promozionale. Non si è configurato un ingiusto vantaggio o danno. La sentenza chiarisce i limiti della Incompatibilità incarichi pubblici e l'applicazione dei reati contestati.
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Giurisdizione contabile società partecipate: verdetto Cassazione
La Corte di Cassazione si è pronunciata sulla giurisdizione contabile società partecipate in materia di responsabilità degli amministratori per presunto danno erariale. La Procura contabile aveva citato gli ex amministratori di una società partecipata fallita per ottenere il risarcimento di finanziamenti e compensi erogati. Le Sezioni Unite hanno stabilito che, per le società non in house prive di un rapporto di servizio diretto, le condotte di mala gestio gravano unicamente sul patrimonio sociale della società stessa. Il danno subito dall'ente pubblico socio è pertanto solo indiretto. Le Sezioni Unite hanno dichiarato il difetto di giurisdizione della Corte dei conti, affermando la competenza del giudice ordinario e annullando la sentenza di appello contabile.
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Classamento catastale impianti di depurazione: e’ immobile D/7
Una società pubblica gestisce la rete idrica locale e un impianto per il sollevamento e il trattamento delle acque potabili. L'azienda propone l'accatastamento dell'immobile nella categoria E/9, sostenendo l'assenza di finalità lucrative e la natura pubblica del servizio. L'Agenzia delle Entrate rettifica la qualificazione e assegna la categoria industriale D/7. La società impugna l'atto e i giudici di merito le danno ragione. L'ufficio fiscale propone ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ribalta la decisione e stabilisce che il **classamento catastale impianti di depurazione** deve rientrare nella categoria D/7. La gestione dell'acqua costituisce un'attività economica organizzata secondo criteri imprenditoriali di copertura dei costi tramite tariffe. Non rilevano la proprietà interamente pubblica della società né la finalità sociale del servizio erogato.
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Reato di peculato e stipendi duplicati: la Cassazione annulla
La dipendente di una società partecipata pubblica, incaricata della gestione dei rifiuti, si è appropriata di circa 71.000 euro duplicando i propri stipendi tramite pagamenti bancari online. I giudici di merito l'avevano condannata per reato di peculato ritenendo la natura pubblica dell'ente. La Corte di Cassazione ha annullato la condanna, stabilendo che la semplice gestione interna delle buste paga ha rilievo privatistico e non conferisce la qualifica di incaricato di pubblico servizio. Il fatto costituisce appropriazione indebita, ormai estinta per prescrizione.
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Falsa attestazione della presenza in servizio: no a dipendenti in house
Quattro dipendenti di una società partecipata comunale subiscono una condanna per il reato speciale di falsa attestazione della presenza in servizio e per truffa aggravata ai danni di ente pubblico per essersi allontanati durante l'orario lavorativo timbrando il cartellino. La Corte di Cassazione accoglie i ricorsi escludendo il delitto speciale di falso cartellino, poiché tale norma si applica esclusivamente ai dipendenti formali della Pubblica Amministrazione e non al personale delle società private in house. La Suprema Corte conferma invece la configurabilità della truffa aggravata, disponendo un nuovo giudizio per verificare la particolare tenuità del fatto e la condotta risarcitoria post-reato.
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Azione di responsabilità societaria: decide il giudice civile
Una società a totale partecipazione pubblica regionale cita in giudizio davanti al Tribunale ordinario i suoi ex amministratori e sindaci per gravi perdite di bilancio e condotte imprudenti. Una componente del consiglio di amministrazione propone regolamento preventivo di giurisdizione, sostenendo che la qualifica di ente pubblico in house attribuisca la competenza esclusiva alla Corte dei conti per danno erariale. Le Sezioni Unite della Cassazione respingono la tesi difensiva. La Corte dichiara la giurisdizione del giudice ordinario civile: l'azione di responsabilità societaria volta al risarcimento del danno privatistico resta pienamente autonoma rispetto all'eventuale azione del Procuratore contabile a tutela dell'erario pubblico.
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Giurisdizione della Corte dei conti tra pubblico e privato
Un dirigente di una società a partecipazione pubblica statale subisce una condanna per presunti affidamenti diretti illegittimi. Il manager contesta la sussistenza della giurisdizione della Corte dei conti, sostenendo la natura privatistica della società e l'assenza dei presupposti tipici dell'in house. La controversia affronta la linea di demarcazione tra la responsabilità davanti al giudice ordinario per danni patrimoniali interni e la responsabilità erariale verso il socio pubblico. Riconoscendo la complessità e la rilevanza nomofilattica della questione, le Sezioni Unite Civili rinviano la causa alla pubblica udienza per definire l'esatto perimetro applicativo del Testo Unico sulle società pubbliche.
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Responsabilità per danno erariale: condanna per l’amministratore
L'ex Presidente del Consiglio di Amministrazione di una società partecipata comunale aveva sospeso la riscossione dei tributi locali, facendo cadere in prescrizione somme dovute da un'azienda sanitaria. La Corte dei Conti lo ha condannato al risarcimento. L'amministratore ha impugnato la condanna davanti alla Corte di Cassazione, sostenendo che la pendenza parallela di un'azione civile di risarcimento promossa dal Comune escludesse la competenza del giudice contabile e violasse il divieto di doppio giudizio. Le Sezioni Unite hanno respinto il ricorso. La Corte ha stabilito che la responsabilità per danno erariale dinanzi alla magistratura contabile e l'azione civile di responsabilità societaria restano autonome e concorrenti. L'amministratore ha subito la conferma della condanna e una sanzione aggiuntiva per lite temeraria.
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Assunzioni nelle società in house: niente posto fisso
Un lavoratore ha svolto mansioni presso un'azienda pubblica locale di gestione idrica tramite ripetuti contratti di somministrazione a termine. Ritenendo illegittima la proroga contrattuale, il dipendente ha chiesto ai giudici di trasformare il rapporto in un impiego a tempo indeterminato. Il Tribunale ha riconosciuto l'irregolarità della somministrazione concedendo un risarcimento economico, ma ha negato la stabilizzazione lavorativa. La Corte di Cassazione ha confermato il divieto di conversione a tempo indeterminato. Le regole sulle assunzioni nelle società in house impongono concorsi pubblici o selezioni trasparenti prima dell'immissione in ruolo. La violazione delle procedure concorsuali determina la nullità genetica dell'assunzione stabile e impedisce l'assunzione automatica, tutelando i principi di trasparenza e buon andamento della Pubblica Amministrazione.
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Società in house e lavoro subordinato: i limiti alle assunzioni
Un lavoratore ha impugnato un contratto a progetto stipulato con un'azienda a partecipazione pubblica, lamentando lo svolgimento di mansioni ordinarie senza alcuna reale autonomia operativa. L'uomo ha domandato la nullità del contratto, la costituzione di un rapporto a tempo indeterminato e le differenze retributive non corrisposte. La società ha eccepito la propria natura pubblica, preclusiva dell'assunzione automatica senza concorso. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del dipendente, qualificando l'azienda come organismo pubblico con totale controllo analogo degli enti soci. Nel contenzioso tra società in house e lavoro subordinato, la Suprema Corte ha stabilito che la piena presenza dei requisiti pubblicistici impedisce la conversione automatica del contratto nullo, condannando il ricorrente alle spese di lite.
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