Il reclutamento nelle società pubbliche e la nullità del contratto di lavoro
Le società a partecipazione pubblica devono rispettare regole trasparenti per l’assunzione del personale. L’assunzione diretta senza concorso o selezione pubblica viola precisi obblighi normativi. In questi casi interviene la nullità del contratto di lavoro con conseguenze drastiche per il dipendente coinvolto.
Una società pubblica di trasporto locale aveva assunto direttamente una dipendente omettendo qualsiasi procedura selettiva. Successivamente l’autorità giudiziaria ha condannato i vertici aziendali per assunzioni illegittime. Di conseguenza l’azienda ha interrotto il rapporto di lavoro eccependo l’invalidità del contratto.
La dipendente ha impugnato l’interruzione del rapporto lavorativo. La lavoratrice sosteneva che i vincoli selettivi non fossero pienamente operativi alla data di assunzione. Inoltre la dipendente invocava le tutele speciali previste contro il licenziamento della lavoratrice madre. La lavoratrice domandava altresì il risarcimento del danno per il comportamento tenuto dall’azienda datrice di lavoro.
Le regole selettive e l’assenza di tutele sul licenziamento
Le società controllate da enti pubblici esercenti servizi locali soggiacciono a vincoli stringenti di reclutamento. La legge impone a questi soggetti l’esperimento di prove selettive a garanzia dell’imparzialità e della trasparenza amministrativa. Tali obblighi sono immediatamente precettivi (ossia direttamente vincolanti senza bisogno di ulteriori decreti attuativi).
L’omissione della selezione pubblica rende nullo il contratto fin dalla sua origine. La legge equipara questa situazione alla violazione di una norma imperativa (norma inderogabile a tutela dell’interesse pubblico). La buona fede del dipendente o la sua inconsapevolezza non sanano il vizio radicale dell’atto di assunzione.
La cessazione del rapporto per nullità contrattuale non costituisce un licenziamento. Il licenziamento presuppone un contratto validamente stipulato. La tutela della maternità protegge la donna dal recesso datoriale ingiustificato ma non può sanare un contratto originariamente inesistente per la legge. La dipendente mantiene esclusivamente il compenso per le prestazioni già svolte e non matura alcun diritto al risarcimento.
Le motivazioni sulla nullità del contratto di lavoro
I giudici di legittimità hanno confermato la piena validità della decisione impugnata. La Corte ha chiarito che l’obbligo di reclutamento tramite procedure trasparenti decorre dall’entrata in vigore della riforma legislativa del 2008. Pertanto ogni assunzione successiva priva di selezione è radicalmente viziata.
La violazione dei criteri selettivi genera una nullità originaria e insanabile del vincolo negoziale. I giudici hanno precisato che le tutele per la maternità operano solo all’interno di un rapporto lavorativo legittimamente instaurato. Di conseguenza l’accertamento della nullità contrattuale esclude l’applicazione delle garanzie previste contro il recesso datoriale.
Infine la Suprema Corte ha escluso qualsiasi diritto al risarcimento del danno. L’ordinamento giuridico tutela il dipendente soltanto mediante il riconoscimento delle retribuzioni relative alle prestazioni già eseguite. Il lavoratore coinvolto in un’assunzione nulla non può pretendere indennizzi ulteriori.
Le conclusioni sulla nullità del contratto di lavoro nelle partecipate
La Suprema Corte di Cassazione ha respinto il ricorso della lavoratrice confermando la totale nullità dell’assunzione originaria.
L’Azienda pubblica vince la causa mentre la lavoratrice perde definitivamente il posto di lavoro. La ricorrente ottiene soltanto il mantenimento delle retribuzioni percepite per l’attività lavorativa materialmente svolta. La dipendente deve inoltre rimborsare le spese del giudizio di legittimità liquidate in quattromila euro oltre accessori di legge.
Cosa accade se un dipendente viene assunto da una società pubblica senza selezione?
Il contratto di lavoro è affetto da nullità originaria e insanabile per violazione di norme imperative. L’azienda deve interrompere il rapporto e il lavoratore perde definitivamente il posto.
La lavoratrice madre è protetta se il contratto di lavoro è nullo?
No. Il divieto di licenziamento per maternità opera solo in contratti validamente stipulati. La dichiarazione di nullità contrattuale non costituisce licenziamento e prevale su tali tutele.
Il lavoratore con contratto nullo deve restituire gli stipendi già percepiti?
No. Il codice civile tutela il lavoro prestato di fatto garantendo al dipendente il diritto a trattenere la retribuzione per l’attività lavorativa materialmente svolta fino alla dichiarazione di nullità.