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Società In House

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170 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Giurisdizione società partecipate: Cassazione conferma
Le Sezioni Unite della Cassazione hanno stabilito la giurisdizione del giudice ordinario nelle azioni di responsabilità contro gli amministratori di società a partecipazione pubblica. Il caso riguardava un Comune che aveva citato in giudizio gli organi sociali della propria società in house per un danno patrimoniale. La Corte ha chiarito che l'azione civile, volta al risarcimento del danno specifico subito dalla società, può coesistere con quella per danno erariale davanti alla Corte dei Conti, che tutela l'interesse pubblico generale. Questa decisione ribadisce il principio del concorso di giurisdizione nelle controversie sulla responsabilità degli amministratori di società partecipate.
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Giurisdizione Corte dei Conti: il caso del danno erariale
Una società di trasporto pubblico ha citato in giudizio l'agente della riscossione per il mancato incasso di una sanzione. La questione centrale riguarda la giurisdizione: tribunale ordinario o Corte dei Conti? Le Sezioni Unite della Cassazione, di fronte a una complessa 'ri-qualificazione' della domanda da parte della stessa Corte dei Conti, hanno ritenuto necessario un ulteriore approfondimento. Pertanto, l'ordinanza rinvia la causa a una nuova udienza pubblica per dirimere la questione sulla giurisdizione Corte dei Conti in casi di azioni risarcitorie da parte di società in house.
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Fallimento società in-house: Cassazione e prove
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 14703/2024, ha rigettato il ricorso di un ex amministratore contro la sentenza di fallimento di una società in-house. Il caso verteva sulla presunta inattendibilità delle prove contabili utilizzate per dichiarare l'insolvenza. La Corte ha stabilito che il ricorso per cassazione non può essere utilizzato per ottenere una nuova valutazione dei fatti e delle prove, ma solo per contestare vizi di legittimità. Ha inoltre confermato l'ampio potere del giudice d'appello di esaminare l'intera questione dell'insolvenza, anche d'ufficio, nel contesto del reclamo contro il fallimento di una società in-house.
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Società in house: no a pagamenti extra contratto
Una società di servizi pubblici, interamente partecipata da un Comune (una "società in house"), ha richiesto il pagamento di una cospicua somma per prestazioni ritenute aggiuntive rispetto al contratto di servizio. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che per i servizi extra-contrattuali è necessario un accordo specifico. L'approvazione del bilancio societario da parte del Comune socio non costituisce un riconoscimento del debito, e non è ammissibile l'azione di indebito arricchimento se l'ente non ha voluto o non era consapevole di tali prestazioni, definite come "arricchimento imposto".
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Società in house: stipendi e blocco della spesa
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società in house che aveva bloccato gli aumenti stipendiali previsti dal contratto collettivo, giustificandosi con i limiti di spesa pubblica. La Corte ha stabilito che i rapporti di lavoro in tali società sono di natura privatistica e che la riduzione dei costi del personale deve avvenire tramite la contrattazione di secondo livello, non con decisioni unilaterali, anche se sollecitate dall'ente pubblico controllante.
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Cuneo Fiscale: la differenza tra appalto e concessione
Una società di mobilità, partecipata da un ente comunale, si è vista negare la riduzione del cuneo fiscale. L'Agenzia Fiscale sosteneva operasse in regime di concessione, escluso dal beneficio. La Corte di Cassazione ha cassato la decisione dei giudici di merito, stabilendo che per negare l'agevolazione non basta la qualifica formale, ma è necessario accertare l'effettivo trasferimento del rischio d'impresa dal soggetto pubblico a quello privato, elemento che distingue la concessione dall'appalto. Il caso è stato rinviato per una nuova valutazione.
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Omessa pronuncia: la Cassazione cassa la decisione
Un Comune, dopo aver saldato i debiti verso i lavoratori della propria società in-house fallita, ha chiesto di essere ammesso al passivo fallimentare. Il Tribunale ha respinto la domanda. La Corte di Cassazione ha annullato la decisione non per il merito della questione, ma per un vizio procedurale: la cosiddetta "omessa pronuncia". Il Tribunale, infatti, non aveva esaminato la domanda subordinata del Comune, basata su un accordo espromissivo, rendendo la sua decisione nulla. Il caso è stato rinviato al Tribunale per una nuova valutazione.
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Forma scritta contratto: non serve per società in-house
Un condominio contestava la validità di un contratto di fornitura idrica, sostenendo che, essendo la controparte una società in-house di un ente pubblico, fosse necessaria la forma scritta. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che il requisito della forma scritta del contratto non si applica alle società in-house. Tali società, pur essendo interamente controllate da un ente pubblico, sono soggetti giuridici distinti e autonomi, per cui vige il principio della libertà delle forme contrattuali.
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Esenzione ICI/IMU società in house: il caso rinviato
Una società di servizi, interamente controllata da un Comune (società in house), ha impugnato degli avvisi di accertamento per ICI e IMU sostenendo di avere diritto all'esenzione fiscale. Dopo aver perso nei primi due gradi di giudizio, la società ha presentato ricorso in Cassazione. Tuttavia, prima della decisione sul merito, la stessa società ha manifestato l'intenzione di rinunciare al ricorso, ottenendo il consenso del Comune. La Corte di Cassazione, con ordinanza interlocutoria, ha quindi disposto il rinvio della causa per permettere il deposito formale della rinuncia, senza pronunciarsi sulla questione dell'esenzione ICI/IMU società in house.
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Cessione gratuita al socio: stop alla detrazione IVA
La Corte di Cassazione ha stabilito che una società non può ottenere il rimborso del credito IVA se ha ceduto gratuitamente i beni al proprio socio unico (un ente pubblico) senza assoggettare tale operazione a IVA. Questa pratica interrompe il nesso richiesto dal principio di neutralità dell'imposta. La Corte ha chiarito che la cessione gratuita al socio è, di regola, un'operazione imponibile e l'omessa applicazione dell'imposta a valle preclude la detrazione a monte, legittimando il diniego del rimborso da parte dell'Agenzia delle Entrate.
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Compenso amministratore società partecipata: è dovuto?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 5299/2024, ha stabilito che il compenso per l'incarico di amministratore in una società partecipata non è dovuto se il contratto di lavoro del dirigente con la società controllante prevede già un trattamento economico onnicomprensivo che include tali eventuali funzioni. La Corte ha rigettato il ricorso di un dirigente che richiedeva un compenso separato per il suo ruolo di Presidente in una società "in house", valorizzando la chiara previsione contrattuale che assorbiva tale attività nella retribuzione principale.
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Concorso extraneus bancarotta: responsabilità del socio
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 7723/2024, ha affrontato il tema del concorso extraneus in bancarotta. Ha annullato l'assoluzione del sindaco di un comune, socio unico di una società fallita, stabilendo che la sua posizione non implicava poteri gestori diretti. Invece, ha confermato la condanna di un membro del collegio sindacale per omessa vigilanza, ritenendo le sue azioni 'timide e inefficaci' nel prevenire l'aggravamento del dissesto. La sentenza chiarisce i distinti profili di responsabilità tra socio, anche se pubblico, e organi di controllo.
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Giurisdizione revoca amministratore: la parola al civile
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 4413/2024, ha stabilito che la controversia sulla revoca di un amministratore di una società 'in house' a totale partecipazione pubblica rientra nella giurisdizione del giudice ordinario. L'ente pubblico, in questi casi, non agisce con poteri autoritativi (iure imperii), ma come socio (uti socius), esercitando facoltà previste dal diritto societario. La decisione di revoca è un atto 'a valle' della scelta di operare tramite uno strumento privatistico, e pertanto è soggetta alle norme del codice civile. La corretta giurisdizione per la revoca di un amministratore è quindi quella civile.
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Società in house: assunzione nulla senza concorso
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di un lavoratore che chiedeva il riconoscimento di un rapporto di lavoro subordinato con una società in house, a seguito di un presunto appalto di manodopera illecito. La Corte ha stabilito che la natura pubblicistica della società in house impone l'obbligo di procedure di selezione pubblica per le assunzioni. Pertanto, un rapporto di lavoro instaurato in violazione di tali norme è nullo e non può essere costituito giudizialmente, rendendo irrilevante l'analisi sulla genuinità dell'appalto.
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Società in house: natura commerciale ai fini IRAP
Una società di servizi pubblici, operante come società in house per un comune, ha richiesto il rimborso dell'IRAP. La Corte di Cassazione, con questa ordinanza, ha stabilito un principio fondamentale: una società in house, pur essendo interamente partecipata da un ente pubblico, mantiene la sua natura di impresa commerciale ai fini fiscali. La Corte ha cassato la decisione del giudice di merito che l'aveva erroneamente qualificata come ente non commerciale, rinviando il caso per una nuova valutazione basata sulla corretta classificazione giuridica.
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Incaricato di pubblico servizio: il ruolo del liquidatore
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del liquidatore di una società municipalizzata, accusato di peculato. La sentenza conferma che per definire un soggetto come incaricato di pubblico servizio non basta la natura 'in house' della società, ma è decisiva la funzione pubblica dell'attività svolta. La Corte ha ritenuto legittimo anche il sequestro preventivo, giustificato dal rischio concreto di dispersione del patrimonio dell'indagato.
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Società in house: no assunzione senza concorso
Una lavoratrice ha richiesto il riconoscimento di un rapporto di lavoro diretto con una società in house, sostenendo un'interposizione illecita di manodopera. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, applicando il principio della "ragione più liquida". Ha stabilito che non è possibile costituire giudizialmente un rapporto di lavoro con una società a partecipazione pubblica totale, come una società in house, se l'assunzione non è avvenuta tramite procedure selettive pubbliche, trasparenti e imparziali, come previsto dalla legge. Questa regola prevale su qualsiasi accertamento relativo all'illegittimità dell'appalto.
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Società in house: no assunzione senza concorso pubblico
Un gruppo di lavoratori, impiegati tramite un appalto di servizi, ha citato in giudizio una società di gestione energetica per ottenere il riconoscimento di un rapporto di lavoro subordinato. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'azienda, una società in house a totale partecipazione pubblica, stabilendo che la sua natura giuridica impedisce la costituzione automatica di un rapporto di lavoro in assenza di un concorso pubblico. La Corte ha chiarito che tale qualifica non è un'eccezione da sollevare entro termini perentori, ma una difesa che il giudice deve valutare d'ufficio. Il caso è stato rinviato alla Corte d'Appello per una nuova valutazione.
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Responsabilità amministrativa: la Corte dei Conti decide
Le Sezioni Unite della Cassazione confermano la giurisdizione della Corte dei Conti in un caso di danno erariale causato da amministratori comunali tramite lettere di patronage a favore di una società partecipata. La sentenza chiarisce i confini della responsabilità amministrativa e i limiti del sindacato giurisdizionale sulle scelte discrezionali della pubblica amministrazione, affermando che la responsabilità deriva dalla funzione pubblica esercitata, a prescindere da doppi incarichi.
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Translatio iudicii tra Corte dei Conti e giudice civile
Una società a partecipazione pubblica avvia un'azione di responsabilità contro i suoi ex amministratori dinanzi alla Corte dei Conti. Quest'ultima dichiara il proprio difetto di giurisdizione per i fatti anteriori alla qualificazione della società come "in house". La società riassume la causa dinanzi al tribunale civile, ma la domanda viene respinta per prescrizione. La Corte di Cassazione, con ordinanza interlocutoria, rimette la questione alla pubblica udienza per decidere se l'istituto della translatio iudicii sia applicabile, conservando gli effetti della domanda originaria.
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