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Società In House

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170 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Danno comunitario: no a contratto singolo e breve
La Corte di Cassazione ha stabilito che il risarcimento forfettario per danno comunitario non si applica all'illegittimità di un singolo e breve contratto di collaborazione occasionale stipulato con una società a partecipazione pubblica. La Corte ha chiarito che tale sanzione è prevista solo per l'abusiva reiterazione di contratti a termine, non per un unico episodio. Di conseguenza, pur confermando l'impossibilità di convertire il rapporto in un impiego a tempo indeterminato per la natura pubblica del datore di lavoro, ha annullato la condanna al risarcimento precedentemente disposta dalla Corte d'Appello.
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Assunzione società pubblica: la nullità del contratto
Un lavoratore era stato assunto da una società a totale partecipazione pubblica tramite una conciliazione giudiziale, senza aver superato un concorso. A seguito del suo licenziamento, la Corte di Cassazione ha dichiarato la nullità del rapporto di lavoro sin dall'origine. La Suprema Corte ha stabilito che l'obbligo di procedure selettive per l'assunzione in una società pubblica è una norma imperativa che non può essere derogata da un accordo privato, nemmeno se formalizzato in un verbale di conciliazione. Di conseguenza, il licenziamento non poteva essere impugnato, in quanto il contratto di lavoro era giuridicamente inesistente.
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Ferie non godute società pubblica: il diritto prevale
La Corte di Cassazione ha stabilito che una società a partecipazione pubblica, sebbene operi come ente "in house", è soggetta alle regole del diritto privato per i rapporti di lavoro. Di conseguenza, non può applicare il divieto di monetizzazione delle ferie non godute previsto per la pubblica amministrazione. La sentenza ribadisce che il diritto all'indennità per ferie non godute è fondamentale e può essere negato solo se il datore di lavoro dimostra che il dipendente ha deliberatamente rifiutato di usufruirne dopo essere stato formalmente invitato a farlo.
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Classificazione catastale: impianti di depurazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 21277/2025, ha stabilito che un impianto di depurazione delle acque, anche se gestito da una società pubblica per finalità di interesse generale, deve avere una classificazione catastale nel gruppo D (immobili a destinazione speciale) e non nel gruppo E (immobili di interesse pubblico). La decisione si fonda sulla natura intrinsecamente economica e industriale del servizio idrico integrato, che opera secondo criteri di efficienza e copertura dei costi tramite tariffe. Pertanto, ai fini della classificazione catastale, prevalgono le caratteristiche oggettive dell'immobile e la sua destinazione funzionale a un processo produttivo, rendendo irrilevante la forma giuridica del gestore o l'assenza di uno scopo di lucro soggettivo.
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Classificazione catastale impianti idrici: la decisione
La Corte di Cassazione ha stabilito che un impianto di depurazione delle acque, gestito da una società di servizi idrici, deve avere una classificazione catastale nel gruppo D (immobili industriali) e non nel gruppo E (esigenze pubbliche). La gestione economica del servizio, basata su tariffe che coprono i costi, prevale sulla natura di pubblico interesse, rendendo l'immobile assimilabile a un opificio industriale.
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Giudizio di ottemperanza: l’unico rimedio fiscale
Un avvocato ha chiesto l'esecuzione di una sentenza tributaria per le spese legali attraverso un giudizio di ottemperanza. Il tribunale di primo grado ha respinto la richiesta, indirizzandolo all'esecuzione civile. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, stabilendo che il giudizio di ottemperanza è l'unico e obbligatorio rimedio per far rispettare le sentenze tributarie contro gli enti pubblici, anche per semplici pagamenti, in seguito alle riforme del 2015.
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Progressione di carriera: vale come assunzione?
Una lavoratrice, trasferita e promossa, si è vista contestare la promozione dalla società. La Corte di Cassazione ha annullato la decisione d'appello, stabilendo due principi chiave: la progressione di carriera non è una nuova assunzione e non è soggetta alle regole del reclutamento pubblico. Inoltre, una precedente sentenza che validava il contratto era vincolante (giudicato) e non poteva essere ignorata.
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Assunzioni società pubbliche: nullità senza concorso
La Corte di Cassazione conferma la nullità dei contratti di lavoro stipulati da una società a partecipazione pubblica senza l'espletamento di procedure concorsuali selettive. Due lavoratrici, assunte tramite chiamata diretta, avevano richiesto il riconoscimento del loro rapporto di lavoro. I giudici hanno stabilito che la violazione delle norme imperative sul reclutamento nelle società pubbliche, imposte per garantire trasparenza e imparzialità, determina una nullità insanabile del contratto fin dall'origine. La decisione ribadisce che le norme sulle assunzioni in società pubbliche sono inderogabili.
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Vizio del consenso: annullata conciliazione sindacale
La Corte di Cassazione ha confermato l'annullamento di una conciliazione sindacale a causa di un vizio del consenso. I lavoratori avevano firmato l'accordo sotto la minaccia concreta di perdere il posto di lavoro. La Corte ha stabilito che anche gli accordi siglati in sedi protette, come quelle sindacali, non sono immuni da impugnazioni per vizi della volontà, ribadendo che la tutela del lavoratore prevale sulla forma dell'accordo.
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Riqualificazione rapporto di lavoro: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha stabilito che, in caso di richiesta di riqualificazione rapporto di lavoro da autonomo a subordinato, non è necessario impugnare specificamente i termini apposti ai singoli contratti. La domanda di accertamento di un unico rapporto a tempo indeterminato è sufficiente a superare la frammentazione contrattuale. La Corte ha cassato la sentenza d'appello che aveva negato la prosecuzione del rapporto oltre la scadenza dell'ultimo contratto, rinviando la causa per un nuovo esame che dovrà considerare anche l'eccezione della società sulla sua natura di ente 'in house'.
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