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D.Lgs. 175/2016

98 provvedimenti

Assunzione Irregolare: La Nullità Contratto di Lavoro Confermato
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità del licenziamento di un lavoratore assunto senza procedure selettive da una società a partecipazione pubblica. Il Tribunale Penale aveva già condannato l'Amministratore delegato per abuso d'ufficio. La Corte ha ribadito la Nullità contratto di lavoro per violazione delle norme imperative sulle assunzioni nel pubblico impiego. Di conseguenza, il rapporto di lavoro è stato considerato di mero fatto. Il lavoratore non ha diritto all'indennità sostitutiva del preavviso, poiché questa spetta solo in caso di contratto valido.
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Danno erariale: finanziamenti a partecipate e limiti del giudice
Il Procuratore Generale della Corte dei Conti ha impugnato le decisioni che avevano escluso la responsabilità degli amministratori di un Ente Regionale, di un Ente Provinciale e di una società partecipata di trasporto locale. Gli enti pubblici avevano versato contributi straordinari alla società in crisi per evitare il blocco dei servizi di trasporto. La Procura sosteneva l'esistenza di un danno erariale causato dall'erogazione di fondi a una società mal gestita. Le Sezioni Unite della Corte di Cassazione hanno dichiarato inammissibile il ricorso contabile. I giudici hanno stabilito che le decisioni degli amministratori pubblici, finalizzate a garantire la continuità di un servizio essenziale, rientrano nella discrezionalità politica e non costituiscono illecito contabile se ex ante non appaiono arbitrarie. Gli amministratori pubblici e i vertici societari sono stati quindi definitivamente prosciolti.
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Giurisdizione contabile società partecipate: verdetto Cassazione
La Corte di Cassazione si è pronunciata sulla giurisdizione contabile società partecipate in materia di responsabilità degli amministratori per presunto danno erariale. La Procura contabile aveva citato gli ex amministratori di una società partecipata fallita per ottenere il risarcimento di finanziamenti e compensi erogati. Le Sezioni Unite hanno stabilito che, per le società non in house prive di un rapporto di servizio diretto, le condotte di mala gestio gravano unicamente sul patrimonio sociale della società stessa. Il danno subito dall'ente pubblico socio è pertanto solo indiretto. Le Sezioni Unite hanno dichiarato il difetto di giurisdizione della Corte dei conti, affermando la competenza del giudice ordinario e annullando la sentenza di appello contabile.
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Giurisdizione della Corte dei conti tra pubblico e privato
Un dirigente di una società a partecipazione pubblica statale subisce una condanna per presunti affidamenti diretti illegittimi. Il manager contesta la sussistenza della giurisdizione della Corte dei conti, sostenendo la natura privatistica della società e l'assenza dei presupposti tipici dell'in house. La controversia affronta la linea di demarcazione tra la responsabilità davanti al giudice ordinario per danni patrimoniali interni e la responsabilità erariale verso il socio pubblico. Riconoscendo la complessità e la rilevanza nomofilattica della questione, le Sezioni Unite Civili rinviano la causa alla pubblica udienza per definire l'esatto perimetro applicativo del Testo Unico sulle società pubbliche.
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Responsabilità per danno erariale: condanna per l’amministratore
L'ex Presidente del Consiglio di Amministrazione di una società partecipata comunale aveva sospeso la riscossione dei tributi locali, facendo cadere in prescrizione somme dovute da un'azienda sanitaria. La Corte dei Conti lo ha condannato al risarcimento. L'amministratore ha impugnato la condanna davanti alla Corte di Cassazione, sostenendo che la pendenza parallela di un'azione civile di risarcimento promossa dal Comune escludesse la competenza del giudice contabile e violasse il divieto di doppio giudizio. Le Sezioni Unite hanno respinto il ricorso. La Corte ha stabilito che la responsabilità per danno erariale dinanzi alla magistratura contabile e l'azione civile di responsabilità societaria restano autonome e concorrenti. L'amministratore ha subito la conferma della condanna e una sanzione aggiuntiva per lite temeraria.
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Danno erariale società in house: Cassazione e Corte dei Conti
L'ex Presidente del Consiglio di Amministrazione di una società pubblica di gestione della sosta approvava l'aumento dell'orario settimanale dei dipendenti prima del rinnovo del contratto di servizio con il Comune socio unico. La Corte dei Conti contestava l'esborso privo di copertura economica e condannava l'organo direttivo a risarcire il danno subito dalla società per retribuzioni erogate a fronte di ore mai lavorate. L'amministratore ricorreva in Cassazione sostenendo l'incompetenza del giudice contabile, la competenza del Tribunale civile ordinario e la mancata astensione di un magistrato giudicante proveniente dalla Procura requirente. Le Sezioni Unite hanno dichiarato inammissibile il ricorso, ribadendo la piena competenza della magistratura contabile a giudicare sul danno erariale società in house per le condotte dei propri vertici.
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Mansioni superiori in società pubblica: sì alla qualifica
Un lavoratore dipendente di una società a totale partecipazione pubblica ha svolto mansioni di livello più elevato rispetto al proprio inquadramento contrattuale. La Corte d'Appello ha riconosciuto il diritto alle differenze di stipendio, ma ha negato la promozione automatica, applicando i divieti rigidi del pubblico impiego. La Corte di Cassazione ha ribaltato la pronuncia. I giudici supremi hanno chiarito che le società pubbliche rimangono soggetti di diritto privato. I vincoli concorsuali per le nuove assunzioni e il contenimento della spesa non impediscono la promozione automatica per chi svolge mansioni superiori. Di conseguenza, il dipendente di una società pubblica che esegue stabilmente compiti di livello più elevato ottiene il passaggio definitivo alla qualifica superiore in base alle norme del lavoro privato.
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Giurisdizione contabile per la riscossione tra danno e contratto
Una società pubblica di trasporto urbano ha citato l'Agente della Riscossione per chiedere il risarcimento del danno derivante dalla mancata riscossione di una sanzione amministrativa. L'Agente della Riscossione non aveva notificato tempestivamente la cartella di pagamento, causando la prescrizione del credito. Nel corso del giudizio, l'Agente della Riscossione ha proposto regolamento preventivo di giurisdizione, sostenendo che la causa spettasse alla Corte dei Conti o al giudice amministrativo. La Corte di Cassazione a Sezioni Unite ha emesso un'ordinanza interlocutoria, disponendo un approfondimento di studio. La questione fondamentale riguarda l'esatta perimetrazione della giurisdizione contabile per la riscossione quando una società pubblica contesta l'inadempimento contrattuale del concessionario incaricato del recupero crediti.
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Gara a doppio oggetto: risarcimento danni davanti al giudice civile
Una Società Mista ha citato in giudizio un Ente Pubblico per ottenere il risarcimento dei danni causati dal mancato affidamento di alcuni servizi. L'assegnazione di tali servizi era prevista all'interno di una gara a doppio oggetto finalizzata alla selezione del socio privato e alla contestuale attribuzione delle attività. Sia il Tribunale ordinario che il TAR si sono dichiarati privi di giurisdizione, sollevando un conflitto negativo. Le Sezioni Unite della Cassazione hanno risolto la questione dichiarando la giurisdizione del giudice ordinario. La Corte ha stabilito che, una volta conclusa la selezione del socio privato e cedute le quote societarie, la fase pubblicistica si esaurisce. I comportamenti successivi dell'amministrazione rientrano nell'esercizio di poteri privatistici, con la conseguenza che ogni controversia sull'adempimento contrattuale spetta al giudice civile.
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Giurisdizione società in house: decide il giudice ordinario
Un professionista ha impugnato davanti al TAR la graduatoria di una selezione indetta da una società a controllo pubblico per un incarico di esperto senior, sostenendo che il vincitore non avesse i requisiti richiesti. La società ha eccepito il difetto di giurisdizione del giudice amministrativo. Le Sezioni Unite della Cassazione, risolvendo il conflitto, hanno stabilito che la giurisdizione società in house spetta al giudice ordinario. Anche se interamente partecipata dallo Stato, la società in house è un soggetto di diritto privato. Le sue procedure di selezione non costituiscono esercizio di un pubblico potere, ma rientrano nell'agire privato dell'ente. Di conseguenza, le controversie sulle assunzioni e sui contratti di collaborazione devono essere decise dal giudice ordinario.
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Peculato dell’amministratore: condanna sì, ma confisca da ridurre
Un amministratore di una società pubblica in house si è appropriato di oltre 61.000 euro falsificando i documenti bancari per nascondere i prelievi. La Corte d'Appello ha qualificato il fatto come reato di peculato, condannandolo a tre anni di reclusione e disponendo la confisca dell'intera somma. La Cassazione ha confermato la responsabilità per il reato di peculato dell'amministratore, poiché la gestione di una società pubblica equivale a un pubblico servizio. Tuttavia, i giudici hanno accolto il ricorso sulla quantificazione della pena e sulla confisca: la Corte d'Appello non ha motivato adeguatamente l'aumento di pena per la continuazione e ha ignorato i rimborsi già effettuati dall'imputato. La sentenza è stata quindi annullata limitatamente alla pena e alla confisca, con rinvio per un nuovo calcolo favorevole all'imputato.
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Revoca del superminimo: l’azienda pubblica perde in Cassazione
Una Lavoratrice di una società in house ha contestato la revoca del superminimo non assorbibile, deciso unilateralmente dall'Azienda per presunte esigenze di contenimento della spesa pubblica. L'Azienda sosteneva che l'accordo sul superminimo fosse nullo per violazione delle norme sui limiti di spesa degli enti pubblici. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Azienda, stabilendo che le norme sul contenimento dei costi vincolano gli amministratori ma non rendono nulli i contratti di lavoro individuali. Di conseguenza, la revoca del superminimo è illegittima e la Lavoratrice ha diritto a ricevere le somme spettanti.
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Reclutamento personale società in house: privato e non pubblico
Un candidato ha impugnato davanti al TAR la nomina del Direttore Generale di una società pubblica, ritenendo che la procedura avesse natura di concorso pubblico poiché il bando utilizzava tale termine. Il candidato ha successivamente proposto regolamento preventivo di giurisdizione. Le Sezioni Unite della Cassazione hanno stabilito che le controversie relative al reclutamento personale società in house spettano al giudice ordinario. Anche se queste società devono rispettare principi di trasparenza e imparzialità, le loro procedure di selezione mantengono natura privatistica e negoziale. Di conseguenza, la giurisdizione appartiene al giudice civile ordinario e non al giudice amministrativo.
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Aumenti contrattuali in house: dipendenti contro il blocco
Alcuni dipendenti di una società pubblica chiedono il pagamento degli aumenti contrattuali previsti dal rinnovo del contratto collettivo del terziario. L'azienda si oppone invocando il blocco degli stipendi pubblici. La Corte d'Appello riconosce il diritto solo parzialmente. La Cassazione, accogliendo il ricorso dei lavoratori, stabilisce che il blocco retributivo pubblico non si applica alle società partecipate escluse dall'elenco ISTAT. Di conseguenza, i dipendenti hanno diritto a ricevere gli aumenti contrattuali in house fin dal momento dell'entrata in vigore del rinnovo contrattuale, ossia da aprile 2015. La sentenza viene cassata con rinvio per ricalcolare le somme spettanti.
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Aumenti contrattuali dipendenti in house: stop al blocco pubblico
Due lavoratori di una società partecipata pubblica (società in house) hanno richiesto il pagamento degli aumenti contrattuali previsti dal rinnovo del CCNL Terziario del 2015. L'Azienda si era opposta applicando il blocco degli stipendi previsto per il settore pubblico. La Corte di Cassazione, esaminando il ricorso dei lavoratori, ha stabilito che il blocco retributivo pubblico non si applica ai dipendenti di società partecipate non incluse nell'elenco ISTAT. Per queste realtà, il contenimento dei costi può avvenire solo tramite contrattazione di secondo livello e non con atti unilaterali. Di conseguenza, la Corte ha riconosciuto il diritto dei lavoratori a percepire gli aumenti contrattuali dipendenti in house fin dalla data di entrata in vigore del rinnovo contrattuale (aprile 2015).
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Aumenti contrattuali dipendenti in house: stop al blocco pubblico
Un lavoratore, ex dipendente di una società in house, ha richiesto il pagamento degli aumenti contrattuali derivanti dal rinnovo del contratto collettivo del settore terziario. L'azienda si è opposta invocando il blocco delle retribuzioni previsto per i dipendenti pubblici. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del lavoratore, stabilendo che il blocco degli stipendi pubblici non si applica automaticamente alle società partecipate. Per ridurre i trattamenti economici dei dipendenti di tali società è necessaria una contrattazione collettiva di secondo livello, che nel caso specifico non è mai avvenuta. Di conseguenza, il lavoratore ha diritto a ricevere gli aumenti contrattuali dipendenti in house a partire dalla data di decorrenza del rinnovo contrattuale.
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Aumenti contrattuali nelle società in house: stop al blocco
Alcuni dipendenti di una società in house hanno richiesto il pagamento degli aumenti contrattuali previsti dal rinnovo del CCNL Terziario del 2015. L'azienda si è opposta applicando il blocco delle retribuzioni previsto per i dipendenti pubblici. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dei lavoratori, stabilendo che il blocco degli stipendi statali non si applica alle società partecipate escluse dall'elenco ISTAT. Di conseguenza, gli aumenti contrattuali nelle società in house spettano fin dal momento del rinnovo contrattuale (aprile 2015), poiché solo la contrattazione collettiva di secondo livello può limitare i diritti economici dei lavoratori. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Mansioni superiori: promozione automatica anche nelle partecipate
Un dipendente di una società a partecipazione pubblica ha svolto di fatto mansioni superiori di responsabile tecnico. L'azienda ha poi revocato tale inquadramento. La Corte d'Appello ha ritenuto legittima la revoca, sostenendo che le promozioni automatiche fossero vietate senza concorso pubblico. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del lavoratore. I giudici hanno stabilito che le società partecipate mantengono una natura privatistica. Di conseguenza, ai loro dipendenti si applica l'articolo 2103 del codice civile sulle mansioni superiori e non le regole restrittive del pubblico impiego. L'obbligo di selezione pubblica riguarda solo l'assunzione iniziale, non la successiva gestione del rapporto di lavoro. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio.
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Senza concorso perde il posto: nullità del contratto di lavoro
Una Lavoratrice viene assunta direttamente da un'Azienda pubblica di gestione rifiuti senza concorso. Successivamente, l'Azienda la licenzia per giusta causa. La Lavoratrice impugna il licenziamento chiedendo il reintegro. I giudici rilevano però la nullità del contratto di lavoro originario. La legge impone infatti alle società a partecipazione pubblica l'obbligo di reclutare il personale tramite procedure selettive pubbliche. La Cassazione rigetta il ricorso della Lavoratrice: l'assunzione diretta viola norme imperative di legge, determinando la nullità insanabile del rapporto. Di conseguenza, non è possibile applicare le tutele contro il licenziamento, poiché un valido rapporto di lavoro non è mai giuridicamente esistito. La Lavoratrice perde la causa e viene condannata a pagare le spese processuali.
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Procedure selettive società in house: nullo il posto senza gara
Un lavoratore viene assunto nel 2009 da una società pubblica senza superare le procedure selettive previste dalla legge. Successivamente, chiede il riconoscimento della qualifica di dirigente e il risarcimento per demansionamento. La Corte d'Appello accoglie la domanda, ritenendo che l'obbligo di concorso non fosse ancora attivo. La Corte di Cassazione ribalta la decisione: l'obbligo di adottare procedure selettive società in house era immediatamente vincolante già nel 2008. Di conseguenza, l'assunzione diretta senza selezione pubblica comporta la nullità del contratto di lavoro. La Suprema Corte accoglie il ricorso dell'azienda e rinvia la causa alla Corte d'Appello per verificare la validità del contratto e applicare il corretto metodo di valutazione delle mansioni.
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