Gli aumenti contrattuali nelle società in house spettano anche durante il blocco pubblico
I dipendenti delle società pubbliche hanno diritto a ricevere gli incrementi stipendiali previsti dai contratti collettivi di diritto privato. La Corte di Cassazione ha chiarito un punto fondamentale riguardante gli aumenti contrattuali nelle società in house. Spesso queste aziende negano i miglioramenti economici ai propri lavoratori applicando le regole restrittive della pubblica amministrazione. La Suprema Corte ha stabilito che questa prassi è illegittima.
Il caso originario e il rifiuto dell’azienda
Cinque lavoratori di una società a totale partecipazione pubblica, operante in regime di affidamento in house, hanno chiesto il pagamento delle differenze retributive. Queste somme derivavano dal rinnovo del contratto collettivo nazionale del settore terziario, siglato nel 2015. L’azienda ha rifiutato il pagamento di questi incrementi stipendiali. La società datrice di lavoro ha sostenuto di essere vincolata alle norme sul contenimento della spesa pubblica. Secondo la tesi aziendale, il blocco delle retribuzioni stabilito per i dipendenti pubblici doveva estendersi anche ai propri lavoratori. Il Tribunale di Roma ha accolto la domanda dei lavoratori. Successivamente, la Corte d’Appello ha limitato il diritto agli aumenti, escludendo il periodo iniziale del blocco. I lavoratori hanno quindi proposto ricorso incidentale davanti alla Corte di Cassazione per ottenere il riconoscimento dell’intero pagamento fin dalla data del rinnovo contrattuale.
La natura privata del rapporto di lavoro nelle partecipate
I dipendenti delle società in house sono soggetti alle regole del codice civile e del diritto privato. Il loro rapporto di lavoro non rientra nel pubblico impiego. La disciplina sul blocco della contrattazione collettiva pubblica ha una natura eccezionale. Essa si applica esclusivamente agli enti inseriti nel conto economico consolidato dello Stato, che l’ISTAT individua annualmente. La società in house in questione non faceva parte di questo elenco. Di conseguenza, l’azienda non poteva applicare in modo estensivo le norme sul blocco degli stipendi pubblici. I diritti economici derivanti dal contratto collettivo nazionale entrano immediatamente nel patrimonio del lavoratore. La natura pubblica del socio non trasforma la società in una pubblica amministrazione.
Le motivazioni: perché gli aumenti contrattuali nelle società in house sono dovuti
La Corte di Cassazione ha spiegato che il sistema di contenimento dei costi per le società partecipate segue regole specifiche. La legge statale mette al centro la contrattazione collettiva di secondo livello come unico strumento per adeguare i trattamenti economici. Gli atti unilaterali dell’ente pubblico controllante non hanno il potere di ridurre i diritti retributivi dei lavoratori. Solo un accordo sindacale aziendale o territoriale può disporre in senso riduttivo di diritti precedentemente riconosciuti. Nel caso esaminato, le parti non hanno mai stipulato alcun accordo di secondo livello. Pertanto, il blocco delle retribuzioni pubbliche non ha alcuna efficacia verso i dipendenti della società in house. Gli aumenti contrattuali nelle società in house devono essere riconosciuti fin dal momento della loro maturazione originaria, ossia dal primo aprile del 2015.
Le conclusioni: la vittoria dei lavoratori e il ricalcolo delle somme
La decisione della Suprema Corte rappresenta una vittoria fondamentale per la tutela dei diritti dei lavoratori delle aziende partecipate. La Cassazione ha dichiarato estinto il ricorso principale dell’azienda a seguito della sua rinuncia formale. Allo stesso tempo, i giudici hanno accolto il ricorso incidentale proposto dai lavoratori. La sentenza della Corte d’Appello è stata annullata nella parte in cui limitava i diritti dei dipendenti. La causa torna ora davanti alla Corte d’Appello di Roma in una diversa composizione. Il giudice di rinvio dovrà calcolare l’esatto ammontare delle spettanze economiche dei dipendenti a partire dal primo aprile del 2015. Questa pronuncia conferma che le esigenze di bilancio degli enti pubblici non possono calpestare i diritti contrattuali dei lavoratori privati.
Il blocco degli stipendi pubblici si applica ai dipendenti delle società in house?
No, il blocco delle retribuzioni pubbliche non si applica ai dipendenti delle società in house, a meno che l’azienda non sia espressamente inserita nel conto economico consolidato dello Stato redatto dall’ISTAT.
Un’azienda pubblica può ridurre unilateralmente lo stipendio dei dipendenti per risparmiare?
No, le società partecipate non possono tagliare gli stipendi o negare gli aumenti contrattuali con decisioni unilaterali, poiché solo la contrattazione collettiva di secondo livello può modificare i trattamenti economici.
Da quando decorrono gli aumenti contrattuali per i dipendenti delle società partecipate?
Gli aumenti contrattuali decorrono dalla data di entrata in vigore del rinnovo del contratto collettivo nazionale applicabile, senza poter subire rinvii o sospensioni legati al blocco del settore pubblico.