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Sequestro Preventivo — Anno 2023

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828 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Sequestro Preventivo

Provvedimenti

Riesame del sequestro preventivo: difesa valida senza procura speciale
Il Tribunale di Latina aveva dichiarato inammissibile la richiesta di riesame del sequestro preventivo di una struttura per il gioco del padel, ritenendo che il difensore dell'indagata non avesse una procura speciale. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dell'indagata, stabilendo che per proporre il riesame del sequestro preventivo il difensore non necessita di una procura speciale, essendo sufficiente la nomina fiduciaria già presente agli atti del Pubblico Ministero. La Suprema Corte ha quindi annullato la decisione precedente, ordinando un nuovo esame del caso.
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Sequestro preventivo per omesso versamento IVA: beni bloccati
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del legale rappresentante di una società contro il provvedimento che confermava il sequestro preventivo per omesso versamento IVA per oltre quattro milioni di euro. Il ricorrente contestava la legittimità del sequestro in presenza di un piano di rateizzazione del debito tributario e il mancato rispetto dei termini procedurali. I giudici hanno chiarito che l'azione penale e quella amministrativa sono compatibili e che la società era comunque decaduta dalla rateizzazione per mancanza di liquidità. Inoltre, il ritardo della Procura nella trasmissione degli atti non rende inefficace la misura, poiché il relativo termine non è perentorio. L'imprenditore è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Sequestro preventivo: la rateizzazione riduce il blocco dei beni
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Pubblico Ministero contro la riduzione di un sequestro preventivo. L'Azienda, accusata di reati tributari, aveva concordato un piano di rateizzazione con l'Agenzia delle Entrate, pagando circa duecentonovantasettemila euro. Il Tribunale aveva quindi ridotto l'importo del sequestro preventivo di pari valore. Il Pubblico Ministero lamentava una motivazione apparente sul collegamento tra i pagamenti e le imposte evase. La Cassazione ha stabilito che il Tribunale ha spiegato con precisione il collegamento logico dei versamenti. Inoltre, nei ricorsi contro i sequestri, il vizio di motivazione può essere fatto valere solo se la motivazione è totalmente mancante o incomprensibile, circostanza non verificatasi in questo caso. Vince l'Azienda, confermando la riduzione del sequestro.
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Sequestro preventivo di veicolo: la scusa della grigliata fallisce
Il Tribunale del Riesame confermava il sequestro preventivo di veicolo (un autocarro) di proprietà di un'azienda edile, utilizzato dai dipendenti per trasportare e abbandonare illecitamente rifiuti legnosi. Il legale rappresentante dell'azienda proponeva ricorso in Cassazione, sostenendo la propria totale estraneità ai fatti e affermando che i dipendenti avessero agito fuori dall'orario di lavoro per scopi privati (una grigliata). La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno evidenziato che le riprese di videosorveglianza dimostravano una condotta reiterata e riconducibile alle direttive aziendali. Di conseguenza, è stata esclusa la buona fede del proprietario del mezzo, confermando la legittimità del vincolo cautelare per impedire la reiterazione del reato ambientale.
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Sequestro conservativo e concordato: lo Stato non ha priorità
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Pubblico Ministero contro l'annullamento del sequestro conservativo disposto sui beni di un'azienda. L'ente era stato condannato per responsabilità amministrativa legata al traffico illecito di rifiuti. Il Pubblico Ministero aveva chiesto la conversione di una somma precedentemente sequestrata in via preventiva in un sequestro conservativo, per garantire il pagamento delle sanzioni e delle spese di bonifica ambientale. Tuttavia, l'azienda era stata ammessa alla procedura di concordato preventivo. La Suprema Corte ha confermato che la pendenza di una procedura concorsuale impedisce l'adozione di un sequestro conservativo sui beni dell'impresa, poiché tale misura contrasta con il divieto di azioni esecutive e cautelari individuali, volto a tutelare la parità di trattamento di tutti i creditori. L'azienda ottiene quindi la restituzione delle somme eccedenti la confisca.
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Impugnazione del sequestro preventivo: no ai ricorsi senza motivi
Il Ricorrente ha proposto ricorso per cassazione contro la decisione del Tribunale di Livorno che confermava il sequestro dei suoi beni. L'impugnazione del sequestro preventivo è stata presentata prima del deposito delle motivazioni da parte del giudice, basandosi solo sul verdetto sintetico. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, stabilendo che non si può contestare un provvedimento senza conoscerne le motivazioni scritte. Di conseguenza, il Ricorrente ha perso la causa ed è stato condannato a pagare le spese del procedimento e una sanzione di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Sequestro preventivo: il fallimento batte l’ex amministratore
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'ex amministratore di una societ fallita contro la revoca del sequestro preventivo di alcuni beni immobili e quote sociali. Il Tribunale aveva precedentemente restituito tali beni al curatore fallimentare. La Cassazione ha ribadito che il sequestro preventivo finalizzato alla confisca per reati tributari non pu colpire beni gi inclusi nel fallimento, poich la dichiarazione di fallimento comporta lo spossessamento del debitore. Di conseguenza, l'ex amministratore non ha alcun diritto alla restituzione dei beni, spettando la gestione degli stessi esclusivamente al curatore fallimentare, soggetto terzo estraneo al reato. L'ex amministratore stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Sequestro preventivo: tolto il pc al fotografo per stalking
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un fotografo indagato per diffamazione e atti persecutori, confermando il sequestro preventivo dei suoi dispositivi informatici (hard disk, smartphone e notebook). La difesa sosteneva che andassero sequestrati solo i singoli file e non gli interi apparecchi, essenziali per il lavoro dell'indagato. I giudici hanno invece confermato la legittimità del vincolo cautelare sull'intera strumentazione. La decisione si fonda sul concreto pericolo di cancellazione o divulgazione dei dati informatici e sul rischio di reiterazione dei reati, data la stretta strumentalità dei dispositivi rispetto alle condotte illecite contestate.
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Violazione dei sigilli: locale sequestrato riapre per una festa
Il Custode di un locale commerciale, precedentemente sottoposto a sequestro preventivo, è stato condannato per il reato di violazione dei sigilli. L'uomo aveva riaperto la struttura organizzando una festa danzante, nonostante i sigilli apposti dalla polizia municipale. La difesa ha sostenuto che il sequestro riguardasse solo alcune opere abusive e non l'intero immobile, lamentando un travisamento delle prove. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che il provvedimento di sequestro successivo copriva l'intero edificio. Di conseguenza, la condanna è diventata definitiva e il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Sequestro preventivo per reati tributari: confermato il blocco
Il Tribunale di Torino confermava il sequestro preventivo per reati tributari nei confronti di una società e del suo legale rappresentante, accusato di emissione e utilizzo di fatture per operazioni inesistenti. L'indagato proponeva ricorso in Cassazione eccependo l'incompetenza territoriale del giudice torinese a favore di quello milanese e contestando la sussistenza del fumus delicti. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, stabilendo che la competenza territoriale per reati tributari connessi appartiene al giudice del luogo in cui è avvenuto il primo accertamento effettivo da parte dell'Autorità Giudiziaria. Inoltre, ha confermato che per il sequestro preventivo non servono gravi indizi di colpevolezza, ma elementi indiziari concreti che colleghino l'indagato al fatto. Di conseguenza, il sequestro è stato confermato e il ricorrente condannato alle spese.
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Sequestro preventivo e proscioglimento: stop al ricorso del PM
Il caso riguarda il sequestro preventivo di oltre un milione di euro imposto a un contribuente accusato di reati fiscali. Il giudice di merito ha prosciolto l'imputato per intervenuta prescrizione dei reati e ha ordinato la restituzione delle somme. Il Pubblico Ministero ha proposto un autonomo appello cautelare contro la revoca del sequestro. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Pubblico Ministero. I giudici hanno stabilito che, in caso di proscioglimento, la perdita di efficacia del vincolo sui beni è un effetto automatico. Di conseguenza, il provvedimento di restituzione non può essere impugnato autonomamente con l'appello cautelare, ma deve essere contestato esclusivamente insieme alla sentenza di merito che ha deciso il proscioglimento. Vince il contribuente, che mantiene la disponibilità dei beni restituiti.
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Sequestro preventivo del prezzo del reato: negato ogni sconto
Un professionista è stato accusato di corruzione in atti giudiziari per aver ottenuto lucrosi incarichi di difesa da una società grazie alle pressioni di un magistrato corrotto. Il Tribunale ha disposto il sequestro preventivo del prezzo del reato sull'intera somma delle parcelle ricevute, pari a 273.000 euro. Il professionista ha contestato la misura, sostenendo che una parte della somma fosse stata legittimamente versata a un collega collaboratore e dovesse quindi essere esclusa dal calcolo. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che i pagamenti interni al collaboratore costituiscono una mera spesa personale successiva al reato. Di conseguenza, l'intero compenso rappresenta il prezzo dell'accordo illecito e rimane interamente soggetto al sequestro preventivo del prezzo del reato.
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Indebita compensazione: il sequestro regge anche senza verbali
La Corte di Cassazione ha confermato il sequestro preventivo di oltre 130 mila euro nei confronti di un imprenditore accusato del reato di indebita compensazione di crediti d'imposta fittizi. La difesa contestava la nullità del sequestro poiché i messaggi WhatsApp che provavano la frode non erano fisicamente allegati al fascicolo del giudice, ma solo riassunti nella relazione della Guardia di Finanza. I giudici hanno dichiarato il ricorso inammissibile, stabilendo che per disporre il sequestro non è necessaria la presenza fisica di ogni singolo documento d'indagine, purché il loro contenuto sia fedelmente e dettagliatamente riassunto nel rapporto principale della polizia giudiziaria. Di conseguenza, il sequestro dei beni dell'imprenditore resta confermato.
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Rinuncia all’impugnazione: dal ricorso alla condanna pecuniaria
L'Occupante di un'area demaniale marittima ha impugnato il provvedimento di sequestro preventivo emesso per il reato di abusiva occupazione. Successivamente, ha presentato una formale dichiarazione personale per rinunciare al ricorso. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso proprio a causa di questa formale rinuncia all'impugnazione. Trattandosi di un atto irrevocabile e formale che rispetta tutti i requisiti di legge, la Suprema Corte ha preso atto della volontà della ricorrente, condannandola al pagamento delle spese processuali e al versamento di una somma di denaro in favore della Cassa delle Ammende, non essendoci elementi per escludere la sua colpevolezza nella determinazione della causa di inammissibilità.
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Sequestro preventivo: no a motivi nuovi in appello cautelare
Un Amministratore di fatto ha impugnato il provvedimento di rigetto del dissequestro del proprio conto corrente, colpito da un sequestro preventivo per reati tributari. Inizialmente, l'indagato aveva chiesto la restituzione delle somme lamentando solo difficoltà personali legate al pagamento del mutuo e dello stipendio. Successivamente, in sede di appello, ha sollevato nuove contestazioni riguardanti la sua effettiva qualifica di amministratore e l'assenza di indizi di reato. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che nell'appello cautelare non è possibile introdurre motivi del tutto nuovi rispetto a quelli presentati con la prima richiesta al giudice per le indagini preliminari. Di conseguenza, il blocco dei conti correnti è stato confermato.
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Sequestro preventivo dopo il dissequestro: la Cassazione decide
Il Tribunale disponeva il sequestro preventivo della somma di 17.490 euro nei confronti di un indagato per furto e autoriciclaggio. In precedenza, la stessa somma era stata sottoposta a sequestro probatorio, poi annullato con ordine di restituzione. Prima della riconsegna del denaro, il Pubblico Ministero emetteva un nuovo decreto d'urgenza. L'indagato ricorreva in Cassazione lamentando la violazione del giudicato cautelare. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, stabilendo che l'annullamento del sequestro probatorio non impedisce l'adozione del sequestro preventivo sullo stesso bene, data la diversa natura e finalità dei due istituti. Di conseguenza, il vincolo sul denaro è stato confermato e il ricorrente condannato alle spese.
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Sequestro preventivo di denaro: il tesoro nascosto in cucina
La Corte di Cassazione ha confermato il sequestro preventivo di denaro per un importo di 252.000 euro, rinvenuto nascosto in un'intercapedine della cucina nell'abitazione di una coppia. Il marito era già detenuto per traffico di droga, mentre la moglie era disoccupata e priva di reddito. La difesa della donna ha contestato il provvedimento, sostenendo la mancanza di prove sulla sua consapevolezza dell'illecita provenienza della somma. I giudici hanno rigettato il ricorso, stabilendo che l'ingente somma, le modalità di occultamento e la mancanza di redditi giustificabili configurano il dolo eventuale per i reati di riciclaggio o ricettazione. La ricorrente perde la causa e deve pagare le spese processuali.
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Occupazione abusiva di demanio marittimo: locale sequestrato
La Corte di Cassazione ha confermato il sequestro preventivo delle strutture di un locale commerciale situate su un'area costiera pubblica. Il Gestore del Locale sosteneva di beneficiare della proroga automatica della concessione. Tuttavia, i giudici hanno accertato il mancato pagamento dei canoni demaniali fin dal 2009. Questo inadempimento ha impedito il rinnovo del titolo, rendendo la concessione ormai scaduta e inesistente ben prima delle leggi sulle proroghe. Di conseguenza, la prosecuzione dell'attività configura il reato di occupazione abusiva di demanio marittimo. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso del Gestore del Locale, confermando la legittimità del sigillo giudiziario per evitare il protrarsi dell'illecito.
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Abusiva occupazione di spazio demaniale: reato sì, demolizione no
Un imprenditore e un acquirente sono stati accusati di abusiva occupazione di spazio demaniale dopo la decadenza della concessione di un porto turistico. L'imprenditore ha anche realizzato opere senza un valido titolo edilizio. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'acquirente, confermando la sua consapevolezza dell'abuso. Per l'imprenditore, la Corte ha confermato la responsabilità per l'occupazione abusiva, ma ha annullato senza rinvio la condanna per abuso edilizio perché il reato si è estinto per prescrizione. Di conseguenza, i giudici hanno revocato il relativo ordine di demolizione delle opere.
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Sequestro preventivo per riciclaggio: il sospetto non basta
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Procuratore della Repubblica contro l'annullamento del sequestro di centomila euro in contanti, suddivisi in mazzette sottovuoto nell'auto dell'indagato. Il Tribunale del riesame aveva revocato la misura ritenendo verosimile la giustificazione dell'uomo, che attribuiva la somma alla vendita in nero di bestiame. La Suprema Corte ha confermato che il semplice possesso di molto denaro contante e il sospetto sulla sua origine non bastano a giustificare un sequestro preventivo per riciclaggio. Per configurare tale reato, è indispensabile individuare almeno la tipologia del delitto presupposto da cui provengono i fondi. Di conseguenza, l'impugnazione dell'accusa è stata respinta e il denaro è rimasto sbloccato.
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