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Risoluzione Del Contratto — Anno 2023

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182 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Risoluzione Del Contratto

Provvedimenti

Leasing Risolto e IMU: Tassa al Proprietario, Sanzioni Annullate
Una società di leasing si oppone a un avviso di accertamento IMU. Il suo contratto con l'utilizzatore dell'immobile era stato risolto per inadempimento, ma l'immobile non era stato restituito. La Corte di Cassazione ha chiarito la questione della soggettività passiva IMU leasing: la società proprietaria è tenuta al pagamento dell'imposta dal momento della risoluzione contrattuale, non dalla riconsegna fisica del bene. Tuttavia, a causa di precedenti orientamenti giurisprudenziali contrastanti che creavano una 'obiettiva incertezza normativa', la Corte ha annullato le sanzioni applicate alla società, che però dovrà comunque versare l'imposta e gli interessi. La società di leasing vince quindi solo in parte.
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Soggettività passiva IMU leasing: chi paga se il contratto è risolto?
Una società di leasing ha ricevuto avvisi di accertamento IMU da un Comune per immobili il cui contratto era stato risolto per inadempimento dell'utilizzatore, il quale però non aveva ancora restituito i beni. La questione centrale riguarda la soggettività passiva IMU leasing in questa fase transitoria. La società di leasing ha contestato la richiesta, sostenendo di non essere il soggetto tenuto al pagamento. La Corte di Cassazione, tuttavia, non ha deciso nel merito la controversia. Ha invece sospeso il processo perché la società ha aderito alla definizione agevolata (una sorta di sanatoria fiscale), rinviando la causa in attesa degli sviluppi di tale procedura. L'esito finale sulla responsabilità del pagamento resta quindi in sospeso.
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IMU Leasing Risolto: Paga la Società anche se l’Immobile è Occupato
La Corte di Cassazione stabilisce chi è il soggetto passivo IMU leasing in caso di risoluzione anticipata del contratto. Se l'utilizzatore non restituisce l'immobile, l'obbligo di pagare l'imposta ricade comunque sulla società di leasing (proprietaria) a partire dalla data di risoluzione. Secondo i giudici, ciò che conta ai fini fiscali è il vincolo contrattuale, non la disponibilità materiale del bene. La detenzione dell'immobile da parte dell'ex utilizzatore diventa irrilevante. Tuttavia, a causa di precedenti sentenze contrastanti che creavano incertezza, la Corte ha annullato le sanzioni applicate alla società, pur confermando l'obbligo di versare l'imposta e gli interessi.
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Progetto Incompleto: Risoluzione del Contratto per Inadempimento
Un'impresa edile ottiene la conferma della risoluzione del contratto per inadempimento contro un'azienda di trasporti che le aveva affidato lavori sulla base di un progetto incompleto. L'azienda committente aveva inizialmente accusato l'impresa di inadempienza, ma i giudici hanno ribaltato la situazione, attribuendo la colpa alla stazione appaltante. La Corte di Cassazione ha stabilito che la responsabilità era della committente per aver fornito elaborati tecnici carenti, rendendo impossibile l'esecuzione dei lavori. La sentenza chiarisce anche che una clausola contrattuale che rimanda genericamente a una legge sull'arbitrato, poi dichiarata incostituzionale, non impone necessariamente di ricorrere agli arbitri, confermando la competenza del tribunale ordinario. Vince l'impresa edile.
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Motivazione Apparente: Appalto Milionario Annullato in Cassazione
Un'Amministrazione pubblica aveva risolto un contratto milionario per la gestione di una flotta antincendio, accusando l'Azienda appaltatrice di gravi inadempienze. L'Azienda aveva vinto nei primi due gradi di giudizio. La Corte di Cassazione, però, ha ribaltato tutto, accogliendo il ricorso dell'Amministrazione. La sentenza d'appello è stata annullata per 'motivazione apparente', poiché i giudici non avevano analizzato in modo specifico le prove delle difficoltà economiche e operative dell'Azienda, limitandosi a respingere le censure con una formula generica. Il caso dovrà quindi essere riesaminato da un'altra sezione della Corte d'Appello.
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IMU Leasing Risolto: Paga la Società Anche Senza Riconsegna
La Corte di Cassazione chiarisce la questione della soggettività passiva IMU leasing in caso di risoluzione anticipata del contratto. Un Comune aveva richiesto a una società di leasing il pagamento dell'IMU per immobili i cui contratti erano stati risolti, ma non ancora restituiti dagli utilizzatori. La Corte ha stabilito che, dal momento della risoluzione del contratto, l'obbligo di pagare l'imposta torna in capo alla società di leasing, proprietaria del bene. Ciò che conta è il titolo giuridico (il contratto), non la disponibilità materiale dell'immobile. Tuttavia, a causa di precedenti sentenze contrastanti che avevano creato incertezza, la Corte ha annullato le sanzioni, lasciando a carico della società solo l'imposta e gli interessi.
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Leasing Risolto e IMU: la Società Paga Anche Senza Riconsegna
La Corte di Cassazione ha chiarito la questione della soggettività passiva IMU leasing in caso di risoluzione anticipata del contratto. Un Comune aveva richiesto il pagamento dell'IMU a una società di leasing per il periodo successivo alla risoluzione del contratto, anche se l'utilizzatore non aveva ancora restituito l'immobile. La Corte ha stabilito che l'obbligo di pagare l'imposta cessa per l'utilizzatore al momento della risoluzione formale del contratto, non alla riconsegna fisica del bene. Di conseguenza, da quel momento, il soggetto passivo d'imposta torna ad essere la società di leasing, in qualità di proprietaria. La Corte ha quindi dato ragione al Comune, confermando che la società di leasing doveva pagare l'IMU per quel periodo.
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Soggettività passiva IMU leasing: paga la società, non l’ex-cliente
La Corte di Cassazione chiarisce la questione della soggettività passiva IMU leasing in caso di risoluzione anticipata del contratto. Una società di leasing aveva interrotto il rapporto con l'utilizzatore per inadempimento, ma quest'ultimo non aveva restituito l'immobile. Il Comune ha quindi richiesto il pagamento dell'IMU alla società proprietaria. La Corte ha stabilito che l'obbligo di pagare l'imposta cessa per l'utilizzatore al momento della risoluzione del contratto, non alla riconsegna fisica del bene. Di conseguenza, la soggettività passiva IMU torna immediatamente in capo alla società di leasing, che è tenuta al pagamento. La società di leasing perde la causa.
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Bond Argentini: risarcimento ridotto per compensatio lucri cum damno
Due risparmiatori hanno acquistato obbligazioni argentine tramite la loro Banca, subendo una perdita a causa del default. La Cassazione ha confermato la responsabilità della Banca per non aver fornito adeguate informazioni sui rischi. Tuttavia, ha accolto il ricorso della Banca su un punto cruciale: il calcolo del risarcimento. I giudici hanno stabilito che dall'importo dovuto ai clienti deve essere detratto quanto da loro già incassato aderendo a un'offerta pubblica di scambio. Viene così applicato il principio della 'compensatio lucri cum damno', che impedisce al danneggiato di ottenere un arricchimento ingiustificato. La causa torna quindi alla Corte d'Appello per ricalcolare il danno effettivo.
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Mutuo non pagato: legittimo il diniego contributo in conto interessi
La Corte di Cassazione ha confermato il legittimo diniego del contributo in conto interessi da parte di un ente pubblico a un'azienda. L'azienda aveva ottenuto un mutuo bancario agevolato, ma non aveva rimborsato regolarmente le somme, causando la risoluzione del contratto di mutuo. Secondo i giudici, il diritto al contributo era strettamente condizionato al corretto adempimento degli obblighi di restituzione del prestito. L'inadempimento dell'azienda ha quindi fatto venir meno la condizione essenziale per ricevere il beneficio pubblico. La successiva transazione tra l'azienda e la banca non ha potuto ripristinare un diritto ormai perso. L'ente pubblico ha quindi agito correttamente negando l'erogazione del contributo.
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Progetto esecutivo cantierabile: Comune negligente, paga i danni
Un'impresa edile chiede la risoluzione di un appalto pubblico e il risarcimento danni a un Comune. L'ente aveva sospeso i lavori per la costruzione di un carcere a causa della mancanza della documentazione tecnica necessaria. La Cassazione ha confermato la colpa del Comune, stabilendo un principio fondamentale: l'obbligo di fornire un progetto esecutivo cantierabile spetta sempre alla stazione appaltante. Questo dovere, previsto da norme imperative a tutela dell'interesse pubblico, non può essere trasferito all'impresa. La sospensione dei lavori, causata dalla negligenza del Comune stesso, è stata quindi giudicata illegittima, condannando l'ente a risarcire l'impresa.
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Inadempimento contratto preliminare: perde la caparra chi non fissa il rogito
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità della ritenzione della caparra da parte della promittente venditrice a causa del grave inadempimento del contratto preliminare da parte del promissario acquirente. Quest'ultimo non aveva provveduto a scegliere il notaio e a convocare la controparte per la stipula del rogito definitivo. I giudici hanno stabilito che tale omissione costituisce un inadempimento di importanza tale da giustificare la risoluzione del contratto. È stato inoltre chiarito che il ritiro delle chiavi dell'immobile da parte della venditrice presso l'agenzia immobiliare non è un comportamento contrario a buona fede, poiché il ruolo del mediatore si esaurisce con la conclusione dell'accordo.
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Medico sospende servizio: è risoluzione del contratto per inadempimento
Un medico con contratto di collaborazione autonoma sospendeva la propria attività dopo che la Casa di Cura gli aveva revocato un incarico di responsabilità. Il medico sosteneva che il suo fosse un rapporto di lavoro dipendente e che la sua sospensione fosse una reazione legittima. La Corte di Cassazione ha invece confermato la legittimità della risoluzione del contratto per inadempimento del medico. I giudici hanno stabilito che i turni di servizio erano una semplice esigenza organizzativa, non prova di subordinazione. La sospensione unilaterale dell'attività è stata quindi considerata una violazione contrattuale ingiustificata, che ha portato alla fine del rapporto a suo sfavore.
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Immobile abusivo in affitto: inadempimento del locatore e contratto nullo
La Corte di Cassazione ha confermato l'inadempimento del locatore che concede in affitto un immobile con gravi irregolarità urbanistiche e sanitarie. Tali vizi, impedendo al conduttore di ottenere le autorizzazioni necessarie per la sua attività di ristorazione, rendono l'immobile inidoneo all'uso pattuito. Questo grave inadempimento giustifica la risoluzione (cioè lo scioglimento) sia del contratto di locazione sia del collegato contratto di cessione d'azienda. Il locatore non può scaricare sul conduttore le conseguenze della non conformità del bene, che ne pregiudica concretamente l'utilizzo commerciale.
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Mancanza certificato di agibilità: immobile frazionato, vince l’inquilino
Una società affitta un locale commerciale, risultato di un frazionamento, per aprire un bar-pasticceria. Il proprietario fornisce il vecchio certificato di agibilità relativo all'intera unità immobiliare originaria. L'inquilino scopre che, a seguito della divisione, è necessario un nuovo e specifico certificato. Il ritardo del proprietario nel produrre il documento corretto causa la perdita di un finanziamento pubblico per l'inquilino. I giudici hanno stabilito che la mancanza del certificato di agibilità specifico per l'unità locata costituisce un grave inadempimento del proprietario. Di conseguenza, il contratto di locazione è stato risolto e l'inquilino ha vinto la causa, non dovendo pagare i canoni richiesti.
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Responsabilità Direttore Lavori: Condannato per Casa Pericolosa
Una committente fa causa all'impresa e al direttore dei lavori per una ristrutturazione con gravi vizi strutturali che la rendono pericolosa. I tribunali le danno ragione, risolvono il contratto e condannano in solido impresa e professionista al risarcimento. La Cassazione conferma la decisione, stabilendo un chiaro principio sulla responsabilità direttore lavori: la sua vigilanza, anche se periodica, deve essere efficace. L'appello del direttore viene respinto per un vizio di forma, rendendo la condanna definitiva. La committente vince e ottiene il risarcimento per i danni subiti.
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Giudicato Interno: Perde la Causa per un Appello Mancato
Un'azienda cliente cita in giudizio la sua fornitrice per il malfunzionamento di alcuni distributori automatici, chiedendo la risoluzione del contratto e il risarcimento. Il tribunale nega la risoluzione ma concede un risarcimento parziale. L'azienda cliente, però, non appella la decisione sulla risoluzione. La Cassazione ha dichiarato inammissibile il suo ricorso finale, stabilendo che la mancata impugnazione ha creato un 'giudicato interno'. Questo principio ha reso definitiva e non più discutibile la decisione sulla mancata risoluzione del contratto, sancendo la sconfitta definitiva dell'azienda cliente su quel punto cruciale.
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Soggetto Passivo ICI Leasing: Paga il Proprietario, non l’Ex-User
Una società di leasing ha ricevuto un avviso di accertamento ICI per un immobile il cui contratto era stato risolto per morosità, ma che l'utilizzatore non aveva ancora restituito. La società sosteneva che l'imposta dovesse essere pagata dall'ex utilizzatore, dato che occupava ancora il bene. La Corte di Cassazione ha invece stabilito un principio chiaro sul soggetto passivo ICI leasing: una volta risolto il contratto, la titolarità passiva del tributo torna in capo al proprietario, cioè alla società di leasing. La mancata riconsegna materiale del bene è irrilevante ai fini fiscali. La società proprietaria, quindi, è tenuta al pagamento dell'imposta.
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Vendita aliud pro alio: casa senza agibilità, contratto annullato
La Corte di Cassazione ha confermato la risoluzione di un contratto di compravendita immobiliare per mancanza del certificato di agibilità. La Corte ha stabilito che non si trattava di una semplice assenza documentale, ma dell'impossibilità di ottenere l'agibilità senza importanti e incerti lavori di adeguamento. Questa condizione rende l'immobile funzionalmente diverso da quello promesso, configurando un'ipotesi di vendita aliud pro alio. Di conseguenza, il contratto è stato sciolto, con l'obbligo per i venditori di restituire il prezzo e risarcire il danno. La venditrice ha perso la causa e dovrà pagare le spese legali.
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Prodotto difettoso? L’onere della prova spetta al compratore
Un'azienda acquirente ha citato in giudizio il suo fornitore per risolvere un contratto di vendita di un prodotto chimico, sostenendo che fosse difettoso e non conforme alle specifiche. La Corte di Cassazione ha chiarito il principio dell'onere della prova vizi della cosa venduta, stabilendo che spetta esclusivamente al compratore dimostrare l'esistenza dei difetti lamentati. Poiché l'acquirente non ha fornito prove sufficienti a sostegno della sua tesi, la sua richiesta è stata respinta. Di conseguenza, la Corte ha confermato la validità del contratto e l'obbligo per l'acquirente di pagare il prezzo della merce al venditore.
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