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Risoluzione Del Contratto — Anno 2023

182 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Risoluzione Del Contratto

Provvedimenti

Denuncia dei vizi immediata: il fornitore perde e paga i danni
Un fornitore di serramenti ha richiesto un decreto ingiuntivo contro una società acquirente per il saldo di una fornitura. L'acquirente si è opposto lamentando ritardi e gravi difetti nei materiali, chiedendo la risoluzione del contratto e il risarcimento dei danni. I giudici di merito hanno accolto l'opposizione, accertando la tempestiva denuncia dei vizi avvenuta lo stesso giorno della consegna tramite testimonianze. La Cassazione ha rigettato il ricorso del fornitore, confermando che la qualificazione del contratto (vendita o appalto) è irrilevante se la denuncia dei vizi è immediata. Inoltre, il grave inadempimento del fornitore, che ha costretto l'acquirente a rivolgersi a terzi, giustifica la risoluzione del contratto e la condanna al risarcimento dei danni subiti.
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Aliud pro alio: merce senza certificato ma nota al compratore
L'Acquirente ha acquistato mille alimentatori dal Venditore, lamentando successivamente la mancanza della certificazione CE e del requisito "halogen free". L'Acquirente ha chiesto la risoluzione del contratto per la consegna di un bene completamente diverso, configurando l'ipotesi di aliud pro alio. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Acquirente. I giudici hanno chiarito che non si tratta di aliud pro alio poiché i beni erano idonei all'uso e potevano ottenere la certificazione. Inoltre, l'Acquirente era a conoscenza della temporanea mancanza della certificazione al momento della consegna, applicando così l'esclusione della garanzia. Infine, la denuncia dei vizi è stata considerata tardiva e generica. Vince il Venditore, che ha diritto al pagamento della fornitura e alla rifusione delle spese legali.
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Risoluzione del contratto: niente pagamento se la vendita salta
Una società venditrice ottiene il trasferimento di un immobile a favore di un acquirente, subordinato al pagamento delle rate di mutuo. Sorge una controversia sull'importo dovuto. Nel frattempo, in un separato giudizio, la società ottiene la risoluzione del contratto per inadempimento, decisione che passa in giudicato. La Corte di Cassazione stabilisce che la risoluzione del contratto ha effetto retroattivo e cancella l'intero processo relativo al pagamento delle rate. Di conseguenza, la Suprema Corte accoglie il ricorso dell'acquirente e cassa senza rinvio la sentenza di condanna al pagamento, estinguendo definitivamente la pretesa economica della società.
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Risoluzione del contratto di appalto: risarcimento senza consegna
Una società italiana di costruzioni navali stipula un contratto con uno Stato estero per la fornitura di navi militari. A causa dell'invasione di un paese vicino da parte dello Stato committente e delle conseguenti sanzioni internazionali, il contratto si risolve per impossibilità sopravvenuta imputabile al committente. Sorge una controversia sulla quantificazione del risarcimento dei danni, in particolare se spetti la revisione dei prezzi pattuita anche per i beni prodotti ma non consegnati. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso delle società italiane, stabilendo che in caso di risoluzione del contratto di appalto privato per colpa del committente, il risarcimento del danno deve comprendere sia il danno emergente sia il lucro cessante, inclusa la revisione prezzi pattuita, a prescindere dall'avvenuta consegna dei beni.
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Manutenzione impianto termico: caldaia ko ma ditta salva
Un Condominio ha chiesto la risoluzione del contratto e il risarcimento danni contro l'impresa incaricata della manutenzione impianto termico, lamentando continui guasti. I giudici di merito hanno respinto la domanda, accertando che i malfunzionamenti derivavano da infiltrazioni d'acqua nel locale caldaia (di competenza del Condominio) e da modifiche abusive dei condomini. La Cassazione ha confermato l'assenza di responsabilità dell'impresa per i guasti. Tuttavia, ha accolto il ricorso limitatamente a un errore formale: la sentenza d'appello conteneva una contraddizione insanabile tra la motivazione (che escludeva il pagamento delle spese per la fase istruttoria) e il dispositivo (che invece le liquidava). La causa è stata rinviata per rideterminare le spese legali.
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Sospensione dei lavori negli appalti pubblici: obbligo di ripresa
Una società appaltatrice ha chiesto la risoluzione del contratto e il risarcimento dei danni a seguito della prolungata sospensione dei lavori di costruzione di un serbatoio idrico, disposta dal Comune per adeguamento antisismico. Il Comune si è opposto allo scioglimento del contratto e ha ordinato la ripresa dei lavori. Al rifiuto dell'impresa, l'amministrazione ha risolto il contratto incamerando la fideiussione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della società, confermando la legittimità dell'operato del Comune. I giudici hanno chiarito che, in caso di legittima sospensione dei lavori negli appalti pubblici per ragioni di pubblico interesse, l'appaltatore può chiedere lo scioglimento del contratto, ma se l'amministrazione si oppone, egli è obbligato a riprendere i lavori, avendo unicamente diritto al rimborso dei maggiori oneri derivanti dal ritardo.
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Lite temeraria: l’infondatezza della difesa non è sanzionabile
Un affittuario di terreni agricoli, moroso nel pagamento dei canoni, subisce la risoluzione del contratto di affitto. Nei gradi di merito viene anche condannato al risarcimento per lite temeraria a causa di un'eccezione infondata. La Corte di Cassazione, pur confermando la risoluzione del contratto per inadempimento dell'affittuario, accoglie il ricorso di quest'ultimo limitatamente alla condanna per lite temeraria. I giudici di legittimità chiariscono che la semplice infondatezza di una difesa non equivale a un abuso del processo, richiedendo una motivazione rigorosa e specifica per giustificare la sanzione.
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Vizi della cosa locata: il rinnovo cancella i risarcimenti
Il Conduttore di un immobile commerciale ha chiesto la risoluzione del contratto e la riduzione del canone a causa del malfunzionamento dell'impianto di riscaldamento. Nonostante avesse scoperto i vizi della cosa locata nel 2011, il Conduttore ha rinnovato tacitamente il contratto nel 2014 senza sollevare riserve. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Conduttore, confermando che il rinnovo automatico del contratto, in piena consapevolezza dei difetti, equivale a un'accettazione dello stato dell'immobile. Di conseguenza, il Conduttore decade dal diritto di chiedere la risoluzione o la riduzione del canone, dovendo inoltre pagare l'indennità per il mancato preavviso del rilascio anticipato.
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Rinuncia al ricorso in Cassazione: stop alla lite da un milione
Una società proprietaria di un complesso immobiliare ha concesso in affitto la propria azienda a un'altra società, poi fallita. A causa dell'inadempimento della proprietaria, il contratto è stato risolto e la stessa è stata condannata a restituire la cauzione e rimborsare i lavori di manutenzione. La proprietaria ha proposto ricorso in Cassazione ma, prima della decisione, ha presentato formale rinuncia al ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio senza applicare il raddoppio del contributo unificato, poiché tale sanzione non si applica in caso di rinuncia spontanea.
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Garanzia per vizi: casa con frana nascosta annulla la vendita
Gli acquirenti di una casa hanno chiesto la risoluzione del contratto dopo aver scoperto che l'immobile sorgeva su un terreno colpito da una frana attiva. I venditori si sono difesi sostenendo che una clausola contrattuale, in cui si dichiarava lo stato dei luoghi ben noto, escludesse la garanzia per vizi. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dei venditori, confermando che tale dicitura era una semplice clausola di stile priva di valore reale. I giudici hanno accertato che i venditori conoscevano il grave problema idrogeologico fin dal 2005 e avevano nascosto le crepe nei muri agli acquirenti. Di conseguenza, la Suprema Corte ha confermato l'annullamento della vendita, la restituzione del prezzo di 200.000 euro, il rimborso di tutte le spese collegate all'acquisto e il risarcimento del danno.
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Risoluzione del contratto di mutuo: precetto o scadenza?
Una società creditrice ha avviato un'espropriazione immobiliare contro una debitrice che non aveva pagato le rate di un mutuo accollato. La Corte d'Appello aveva ridotto il credito ritenendo che il contratto si fosse risolto nel 1989 con la notifica del primo precetto. La Cassazione ha accolto il ricorso della società creditrice, stabilendo che la semplice intimazione di pagamento non comporta la automatica risoluzione del contratto di mutuo se il comportamento successivo del creditore dimostra la volontà di mantenere in vita il rapporto fino alla sua scadenza naturale. Di conseguenza, la sentenza è stata cassata con rinvio per ricalcolare correttamente gli interessi dovuti.
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Risoluzione del contratto per inadempimento: spese legali ridotte
Una società committente ha ottenuto la risoluzione del contratto per inadempimento contro il fornitore di espositori di cartone difettosi, che cedevano sotto il peso dei prodotti. La Corte d'Appello ha revocato il decreto ingiuntivo del fornitore e lo ha condannato a risarcire le spese di trasporto. La Cassazione ha confermato la gravità dei difetti e la validità del risarcimento per il trasporto. Tuttavia, ha accolto il ricorso del fornitore sul calcolo errato delle spese legali, che andavano parametrate sulla somma effettivamente decisa e non su quella richiesta, e il ricorso della committente sulla mancata valutazione di altre prove relative a ulteriori danni. La causa torna in Appello per ricalcolare le spese e valutare le prove sui danni esclusi.
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Responsabilità professionale del geometra: paga il cliente
I Committenti hanno citato in giudizio il Professionista per accertare la sua responsabilità professionale del geometra durante la ristrutturazione di un immobile, chiedendo la risoluzione del contratto e il risarcimento dei danni per presunti errori di progettazione. In precedenza, un altro giudice aveva già condannato i Committenti a pagare il compenso del geometra con sentenza passata in giudicato. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dei Committenti. La Corte ha stabilito che il giudicato sulla condanna al pagamento impedisce la successiva risoluzione del contratto, poiché l'ordine di adempimento presuppone la stabilità del rapporto contrattuale. Inoltre, i presunti danni derivavano dalle caratteristiche strutturali dell'immobile e non da errori del professionista. I Committenti sono stati condannati a pagare le spese processuali.
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Termine essenziale e ritardi: il venditore perde l’acconto
Una società acquirente ordina un macchinario industriale personalizzato, concordando la consegna entro dicembre 2016. A causa dei ritardi e della mancata collaborazione della società venditrice, l'acquirente chiede la risoluzione del contratto. La società venditrice si oppone, invocando le condizioni generali di contratto. Il Tribunale e la Corte d'Appello dichiarano risolto il contratto per il mancato rispetto del termine essenziale, ordinando la restituzione dell'acconto. La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso della venditrice. I giudici confermano che la data di consegna concordata era un termine essenziale e che le clausole limitative inserite nelle condizioni generali non erano valide perché vessatorie e non specificamente firmate. Vince la società acquirente.
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Privilegio ipotecario degli interessi: la svolta in Cassazione
Una società finanziaria ha chiesto l'ammissione al passivo del fallimento di un'azienda per un credito derivante da un mutuo fondiario risolto prima del pignoramento. Il Tribunale ha riconosciuto il privilegio ipotecario degli interessi limitandolo però al tasso legale ed escludendo il tasso convenzionale pattuito. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della finanziaria, stabilendo che la risoluzione anticipata del contratto non cancella il diritto di ottenere in via privilegiata gli interessi corrispettivi contrattuali maturati nel triennio previsto dalla legge. Di conseguenza, la decisione è stata annullata con rinvio al Tribunale per un nuovo esame.
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Litisconsorzio necessario: se l’erede manca, lo Stato va in causa
Un'azienda di trasporti ha chiesto la risoluzione del contratto per inadempimento contro due architetti incaricati della direzione dei lavori. Durante il processo, uno dei professionisti è deceduto senza lasciare eredi privati. L'azienda ha riassunto la causa solo contro il professionista superstite. La Corte di Cassazione ha stabilito che, in caso di contratto pluripersonale, sussiste un'ipotesi di litisconsorzio necessario. Di conseguenza, il processo non poteva proseguire senza coinvolgere lo Stato, che per legge eredita i beni e i rapporti giuridici del defunto in mancanza di altri successibili. La Suprema Corte ha quindi annullato la sentenza d'appello, ordinando l'integrazione del contraddittorio con lo Stato.
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Risoluzione del contratto: quando il disservizio parziale non basta
Un'azienda di trasporti ha stipulato un contratto con una compagnia telefonica per il monitoraggio satellitare e il controllo del carburante di tredici automezzi. A causa del malfunzionamento del sistema di rilevazione del carburante, l'azienda ha richiesto la risoluzione del contratto per grave inadempimento. I giudici di merito hanno respinto la richiesta, rilevando che gli altri servizi funzionavano regolarmente, escludendo quindi la gravità del disservizio. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'azienda. La Suprema Corte ha evidenziato che la ricorrente non ha riportato nel ricorso i capitoli di prova testimoniale non ammessi, violando il principio di autosufficienza. Di conseguenza, la richiesta di risoluzione del contratto è stata definitivamente respinta, confermando la condanna dell'azienda al pagamento parziale dei servizi ricevuti.
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Risoluzione del contratto di appalto negata per vizi lievi
Una committente ha chiesto la risoluzione del contratto di appalto a causa di vizi strutturali, tra cui la mancanza di adeguamento sismico, in un immobile trasformato da garage a civile abitazione. L'appaltatore ha invece richiesto il pagamento dei lavori eseguiti. I giudici di merito hanno negato lo scioglimento del contratto, ritenendo i vizi superabili con una spesa contenuta, e hanno disposto solo il risarcimento per la messa a norma. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso della committente. La Suprema Corte ha chiarito che la valutazione sulla gravità dei vizi e sulla loro incidenza sulla funzionalità dell'opera costituisce un accertamento di fatto riservato ai giudici di merito, non censurabile in sede di legittimità. Di conseguenza, la committente perde la causa e deve pagare le spese processuali.
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Risarcimento danni contratto preliminare: no all’affitto perso
Una società acquirente stipula un compromesso per un ufficio, ma la cooperativa venditrice modifica l'immobile riducendone la superficie e destinandolo a garage. Ottenuta la risoluzione per inadempimento, sorge una disputa sulla quantificazione del danno. La Corte d'Appello liquida il danno basandosi sul mero valore locativo dell'immobile. La Cassazione accoglie i ricorsi di entrambe le parti, stabilendo che il corretto criterio per il risarcimento danni contratto preliminare non è l'affitto perso, bensì la differenza tra il valore di mercato del bene al momento della domanda di risoluzione e il prezzo pattuito nel contratto, oltre alla rivalutazione monetaria. La sentenza viene cassata con rinvio.
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Risoluzione del contratto per grave inadempimento: nessun compenso
L'Azienda appaltatrice aveva stipulato un contratto con il Ministero per realizzare opere idroagricole all'estero. Tuttavia, l'Azienda ha avviato i lavori senza la necessaria approvazione formale dei progetti da parte del Ministero e del Paese beneficiario. Il Ministero ha quindi chiesto la risoluzione del contratto per grave inadempimento. La Corte d'Appello ha accolto la domanda, dichiarando risolto il contratto e condannando l'Azienda a restituire oltre 16 milioni di euro ricevuti, ritenendo le opere inutilizzabili e dannose per l'ambiente. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Azienda, confermando che l'esecuzione di lavori senza progetti approvati costituisce un grave inadempimento che impedisce qualsiasi compenso o indennizzo, anche per ingiustificato arricchimento.
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