LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

LexCEDpedia

Risoluzione Del Contratto — Anno 2025

94 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Risoluzione Del Contratto

Provvedimenti

Responsabilità precontrattuale: polizze e risarcimento
Una risparmiatrice sottoscrive una polizza vita a contenuto finanziario, ma a causa di perdite, cita in giudizio la compagnia assicurativa per documentazione precontrattuale ambigua. La Corte di Cassazione, ribaltando la decisione d'appello, stabilisce che la violazione degli obblighi informativi integra una responsabilità precontrattuale, che dà diritto al risarcimento del danno e non alla risoluzione del contratto. Viene inoltre chiarito che tale responsabilità si prescrive in cinque anni.
Continua »
Finanziamento pubblico: dimissioni e obblighi azienda
La Corte di Cassazione chiarisce che un'azienda beneficiaria di un finanziamento pubblico per l'assunzione non è inadempiente se i lavoratori si dimettono. La cessazione del rapporto per volontà del dipendente, fatto non controllabile dall'impresa, non comporta la revoca del contributo, ma al massimo una sua riduzione proporzionale come previsto dall'accordo.
Continua »
Obblighi informativi banca: Cassazione su Bond
Un investitore ha subito perdite a causa del default dei bond argentini. La Cassazione ha confermato la responsabilità dell'istituto di credito per la violazione degli obblighi informativi banca, specificando che la consegna del documento generale sui rischi non è sufficiente. La richiesta di risarcimento del danno è autonoma da quella di risoluzione del contratto.
Continua »
Responsabilità avvocato: quando c’è inadempimento
La Corte di Cassazione conferma che l'errore di un legale, che presenta un appello inammissibile, costituisce un grave inadempimento contrattuale. Questa negligenza giustifica la risoluzione del contratto e la restituzione del compenso, anche in assenza di prova che il cliente avrebbe vinto la causa. L'ordinanza distingue nettamente tra il diritto alla risoluzione del contratto per inadempimento e il diritto al risarcimento del danno, che richiede invece la prova di un nesso causale e di un pregiudizio effettivo. Si chiarisce così un importante aspetto della responsabilità avvocato.
Continua »
Risoluzione contratto preliminare: le restituzioni
Un promissario acquirente versa somme oltre al prezzo, inclusi oneri condominiali arretrati, in base a un contratto preliminare. I promittenti venditori, successivamente, rifiutano di stipulare il rogito definitivo. La Corte di Cassazione conferma che, in caso di risoluzione del contratto preliminare per inadempimento dei venditori, l'acquirente ha diritto alla restituzione integrale di tutte le somme pagate in esecuzione del contratto, comprese quelle per le spese condominiali. La richiesta dei venditori di riavere i canoni di locazione percepiti dall'acquirente viene respinta perché non è mai stata formulata una domanda specifica nei precedenti gradi di giudizio.
Continua »
Litisconsorzio necessario: contratto annullato?
In una complessa vicenda legata alla cessione di quote sociali per la realizzazione di un impianto fotovoltaico, la Corte di Cassazione ha annullato le sentenze precedenti. La ragione risiede nella violazione del principio del litisconsorzio necessario: la causa per la risoluzione di un contratto con più parti non può procedere senza la partecipazione di tutti i firmatari. La Corte ha stabilito che l'integrità del contraddittorio è un requisito fondamentale, rinviando il caso al tribunale di primo grado per un nuovo giudizio che includa tutte le parti originarie dell'accordo.
Continua »
Aliud pro alio: risarcimento senza risoluzione
La Cassazione affronta il caso di un aumento di capitale tramite il conferimento di un immobile alberghiero con gravi difformità urbanistiche. Si configura l'ipotesi di 'aliud pro alio', ovvero la consegna di un bene diverso da quello pattuito. La Corte conferma che la società ricevente ha diritto al risarcimento del danno per il minor valore del bene, senza dover necessariamente chiedere la risoluzione dell'operazione di conferimento. L'appello principale è stato dichiarato inammissibile per motivi procedurali.
Continua »
Inadempimento reciproco e risoluzione del contratto
Un promissario acquirente ha chiesto la risoluzione di un contratto preliminare per il ritardo dei venditori nel cancellare un'ipoteca. La Cassazione ha negato la risoluzione, confermando la decisione d'appello. La motivazione si fonda sull'inadempimento reciproco e sulla tolleranza dimostrata da entrambe le parti, che ha ridotto la gravità delle singole mancanze. Nessuna delle inadempienze è stata ritenuta sufficientemente grave da giustificare lo scioglimento del contratto. La Corte ha anche chiarito che le argomentazioni difensive sul comportamento della controparte non sono soggette a preclusioni processuali.
Continua »
Adempimento del contratto: cosa succede se è tardivo?
Un ex socio otteneva un trasferimento immobiliare forzato dopo un ritardo. Successivamente, ha citato in giudizio la controparte per danni, sostenendo che la sua rinuncia agli utili societari era diventata invalida a causa del ritardato adempimento del contratto. La Corte di Cassazione ha respinto questa tesi, affermando che, avendo imposto l'esecuzione del contratto, ne aveva confermato la validità e la sua rinuncia rimaneva vincolante. Eventuali danni sono limitati al solo ritardo e non alla perdita della controprestazione.
Continua »
Caparra confirmatoria: risoluzione vale come recesso?
In un caso di compravendita immobiliare, la Corte di Cassazione ha chiarito un punto cruciale sulla caparra confirmatoria. Se la parte adempiente chiede la "risoluzione" del contratto ma anche il pagamento del doppio della caparra, l'azione va qualificata come "recesso". Il giudice non deve fermarsi al nome dato all'azione, ma guardare alla sostanza della richiesta. Pertanto, la parte ha diritto a ricevere il doppio della caparra versata come sanzione per l'inadempimento, senza dover provare ulteriori danni.
Continua »
Violazione clausola di esclusiva: la Cassazione decide
Una società petrolifera ha citato in giudizio un gestore di impianti per la violazione di una clausola di esclusiva, avendo quest'ultimo acquistato carburante da terzi. La Corte d'Appello aveva dichiarato la risoluzione dei contratti di comodato e fornitura. Il gestore ha presentato ricorso in Cassazione, lamentando l'errata applicazione di norme sulle autorizzazioni petrolifere, un'errata interpretazione del contratto e la mancata sospensione del giudizio. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la decisione e chiarendo importanti principi sull'interpretazione dei contratti e sulle regole processuali relative alle sentenze non definitive.
Continua »
Danno da risoluzione: esclusi i profitti futuri
Una società agricola aveva promesso di vendere quote di produzione e i futuri diritti derivanti da una riforma UE. Al rifiuto di trasferire i nuovi "aiuti disaccoppiati", gli acquirenti hanno chiesto la risoluzione del contratto. La Cassazione ha confermato la risoluzione per grave inadempimento, ma ha corretto il calcolo del danno da risoluzione. Ha stabilito che il risarcimento non può includere i profitti che sarebbero maturati dopo la domanda giudiziale e deve corrispondere alla perdita netta dell'operazione, non al valore lordo della prestazione mancata.
Continua »
Spese condominiali proprietario: chi paga? Cassazione
Un condominio ha citato in giudizio un ex promissario acquirente per spese condominiali maturate dopo la risoluzione del contratto di acquisto. La Corte di Cassazione ha stabilito che per le spese condominiali, il proprietario effettivo è l'unico obbligato al pagamento, non chi appare tale. La mancata trascrizione della sentenza di risoluzione è irrilevante, poiché il principio dell'apparenza del diritto non si applica nei rapporti tra condominio e condomini.
Continua »
Risoluzione contratto investimento: obblighi di restituzione
La Corte di Cassazione conferma la responsabilità di un intermediario finanziario per carenza informativa nella vendita di obbligazioni. L'ordinanza chiarisce un punto cruciale: in caso di risoluzione contratto investimento, l'investitore è tenuto a restituire le cedole percepite, a causa dell'effetto retroattivo previsto dalla legge. La buona fede del cliente rileva solo ai fini del calcolo degli interessi sulle somme da restituire, non per trattenere il capitale dei frutti incassati.
Continua »
Preliminare inadempimento: possesso non salva da risoluzione
Un promissario acquirente, immesso nel possesso di un immobile per quasi vent'anni in base a un contratto preliminare, non paga il prezzo. La Corte di Cassazione conferma la risoluzione per grave preliminare inadempimento, stabilendo che il consenso al possesso anticipato non elimina l'obbligo di saldare il prezzo. L'acquirente deve restituire l'immobile e versare un'indennità per il godimento del bene.
Continua »
Cessione d’azienda: canna fumaria non a norma
La Corte di Cassazione ha confermato la risoluzione di un contratto di cessione d'azienda avente ad oggetto un'attività di ristorazione. La non conformità della canna fumaria è stata ritenuta un inadempimento grave, poiché incide su una qualità essenziale per l'esercizio dell'attività. La responsabilità del venditore sussiste anche se l'acquirente ha effettuato sopralluoghi, in virtù del dovere di buona fede. Le successive modifiche apportate dall'acquirente non eliminano la gravità dell'inadempimento originario.
Continua »
Contratto preliminare nullo senza dati immobile
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza d'appello, dichiarando nullo un contratto preliminare di compravendita. La causa della nullità risiede nella mancata identificazione specifica dell'immobile, essendo stati indicati solo la via e il numero civico di un edificio con più appartamenti. La Corte ha chiarito che, per la validità del contratto, l'oggetto deve essere determinato o almeno determinabile in modo inequivocabile, cosa non avvenuta nel caso di specie, anche a causa della mancata produzione di una precedente scrittura privata a cui si faceva riferimento.
Continua »
Obblighi restitutori: no all’art. 1227 c.c. post risoluzione
La Corte di Cassazione, in un caso relativo a investimenti in obbligazioni argentine, ha stabilito un principio fondamentale sugli obblighi restitutori a seguito della risoluzione di un contratto di intermediazione finanziaria. La Corte ha chiarito che il dovere del creditore di non aggravare il danno (art. 1227 c.c.) non si applica alle pretese di restituzione. Di conseguenza, il rifiuto dell'investitore di aderire a un'offerta pubblica di scambio (OPSV) non può ridurre l'importo che la banca inadempiente è tenuta a restituire. La sentenza conferma invece che l'investitore deve restituire le cedole percepite e che la mala fede della banca non è presunta ma va provata.
Continua »
Obblighi informativi intermediario: la Cassazione
Un'ordinanza della Corte di Cassazione analizza gli obblighi informativi dell'intermediario nella vendita di prodotti finanziari rischiosi, come le obbligazioni argentine. La Corte conferma la risoluzione del contratto per inadempimento della banca, ma corregge la decisione d'appello su un punto cruciale: la decorrenza degli interessi sulla somma da restituire all'investitore. Viene stabilito che gli interessi decorrono dalla data della domanda giudiziale e non dall'investimento, salvo prova della mala fede dell'intermediario. Questo principio chiarisce la gestione delle conseguenze restitutorie derivanti dalla violazione degli obblighi informativi.
Continua »
Risoluzione subappalto: recesso o impossibilità?
Una società subappaltatrice ha citato in giudizio il committente per ottenere un indennizzo a seguito dell'interruzione di un contratto. La controversia riguardava la qualificazione della cessazione del rapporto: recesso unilaterale, che dà diritto a un indennizzo, o risoluzione subappalto per impossibilità sopravvenuta, che non lo prevede. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione dei giudici di merito, stabilendo che la risoluzione del contratto di appalto principale aveva reso di fatto impossibile la prestazione del subappaltatore, configurando un'ipotesi di impossibilità sopravvenuta (art. 1672 c.c.) e non di recesso (art. 1671 c.c.). Di conseguenza, al subappaltatore spetta solo il pagamento per il lavoro già eseguito, ma non l'indennizzo richiesto.
Continua »