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Risoluzione Del Contratto — Anno 2025

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94 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Risoluzione Del Contratto

Provvedimenti

Canoni di locazione non percepiti: la tassazione
La Corte di Cassazione ha stabilito che i canoni di locazione non percepiti per immobili ad uso commerciale concorrono a formare il reddito del locatore e vanno tassati. La risoluzione del contratto per inadempimento non ha effetto retroattivo, pertanto l'obbligazione di pagamento dei canoni maturati prima della risoluzione rimane valida ai fini fiscali. La tassazione si basa sul principio di competenza e non di cassa.
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Eccessiva onerosità sopravvenuta: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione si è pronunciata su un caso di risoluzione contrattuale per eccessiva onerosità sopravvenuta, scaturito dall'interruzione anticipata di un campionato sportivo a causa della pandemia. Una società sportiva aveva ridotto il compenso di un atleta, il quale si era opposto. La Corte d'Appello aveva rideterminato il compenso dovuto, e la Cassazione ha confermato tale decisione, rigettando sia il ricorso principale della società sia quello incidentale dell'atleta. La sentenza chiarisce i poteri del giudice nel riequilibrare le prestazioni contrattuali di fronte a eventi straordinari e imprevedibili, confermando che la risoluzione non ha effetto retroattivo sulle prestazioni già eseguite in contratti di durata.
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Credito prededucibile: no per evizione post-fallimento
Un acquirente subisce l'evizione di un immobile a causa di abusi edilizi pregressi, dopo che la società venditrice è fallita. La Corte di Cassazione nega la natura di credito prededucibile alla sua richiesta di rimborso del prezzo. La motivazione risiede nell'effetto retroattivo della risoluzione del contratto, che fa risalire l'origine del credito a un momento antecedente alla dichiarazione di fallimento, escludendolo così dai crediti sorti per la procedura.
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Risoluzione contratto investimento: obblighi banca
Una recente ordinanza della Cassazione affronta il caso di un investitore che ha ottenuto la risoluzione del contratto di acquisto di titoli per inadempimento della banca. La Corte conferma che la violazione degli obblighi informativi giustifica la risoluzione, ma chiarisce un punto cruciale: in caso di risoluzione contratto investimento, l'investitore è tenuto a restituire non solo i titoli ma anche le cedole (frutti civili) percepite, per evitare un ingiustificato arricchimento. La decisione stabilisce che le reciproche obbligazioni restitutorie devono essere complete, ripristinando la situazione economica precedente al contratto.
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Risoluzione contratto locazione: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha confermato la risoluzione del contratto di locazione per grave inadempimento del conduttore, che non aveva realizzato una recinzione come pattuito. La Corte ha ritenuto irrilevanti le giustificazioni del conduttore relative a presunti vincoli urbanistici non provati e ha dichiarato il suo ricorso inammissibile, sottolineando che la valutazione della gravità dell'inadempimento prescinde dall'attivazione di una clausola risolutiva espressa e si fonda sul bilanciamento degli interessi delle parti.
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Risoluzione del contratto: il giudice non può agire d’ufficio
La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha affrontato un caso di risoluzione del contratto preliminare di compravendita immobiliare. La Corte ha stabilito un principio fondamentale: a seguito della risoluzione del contratto, il giudice non può ordinare d'ufficio la restituzione delle prestazioni già eseguite, come l'acconto versato. Tale provvedimento richiede una specifica domanda della parte interessata. La vicenda vedeva un promissario acquirente rifiutarsi di stipulare il definitivo per vizi dell'immobile, e la società venditrice chiedere la risoluzione. La Cassazione ha confermato la risoluzione per inadempimento del compratore, giudicando i vizi non abbastanza gravi da giustificare il suo rifiuto, ma ha cassato la sentenza d'appello nella parte in cui aveva disposto d'ufficio la restituzione dell'acconto e la compensazione tra i debiti delle parti.
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Modalità di pagamento: non si può cambiare senza accordo
La Corte di Cassazione ha stabilito che un acquirente non può modificare unilateralmente la modalità di pagamento pattuita in un contratto, passando da un leasing a un pagamento diretto. Di conseguenza, il rifiuto del venditore di consegnare la merce è stato ritenuto legittimo, configurandosi come una valida eccezione di inadempimento di fronte alla violazione contrattuale della parte acquirente. La richiesta di risoluzione del contratto da parte dell'acquirente è stata quindi respinta.
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Soggetto passivo IMU: chi paga dopo il leasing?
Una società di leasing ha contestato un avviso di accertamento IMU relativo a un immobile il cui contratto di leasing era stato risolto, ma che era rimasto occupato da un terzo. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che per ottenere l'esenzione per occupazione abusiva, il proprietario deve dimostrare di aver agito tempestivamente con una denuncia. La mancata azione legale è stata interpretata come tolleranza, confermando che il proprietario è il soggetto passivo IMU.
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Risoluzione contratto preliminare: effetti retroattivi
Una promissaria acquirente ottiene la consegna di un immobile a seguito di un contratto preliminare, che viene poi risolto. La Corte di Cassazione, intervenendo sulla questione, chiarisce un principio fondamentale: in caso di risoluzione contratto preliminare, gli effetti sono retroattivi. Questo significa che l'obbligo di restituire l'immobile e di corrispondere un'indennità per il suo utilizzo decorre non dalla data della risoluzione, ma dal momento in cui l'immobile è stato consegnato. La sentenza ha inoltre censurato la decisione del giudice di merito per aver respinto la domanda di indennizzo senza aver adeguatamente motivato l'impossibilità di quantificare il valore d'uso del bene.
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Riconoscimento vizi: quando non serve la denuncia
Una società vendeva una bilancia di precisione a un farmacista, il quale si rifiutava di saldare il conto a causa di difetti. La Corte d'Appello ha stabilito che le azioni del venditore equivalevano a un 'riconoscimento vizi', annullando la necessità di una denuncia formale tempestiva da parte dell'acquirente. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, sottolineando che la valutazione del riconoscimento dei vizi è una questione di fatto di competenza dei tribunali di merito e non può essere riesaminata in sede di legittimità, respingendo così il ricorso del venditore.
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Risoluzione contratto: restituzione frutti, non danni
La Corte di Cassazione chiarisce la natura delle somme dovute in caso di risoluzione contratto preliminare. Quando un acquirente ha goduto di un immobile prima della risoluzione per suo inadempimento, non deve un risarcimento del danno, ma la restituzione dell'equivalente pecuniario per l'uso del bene, in base al principio della ripetizione dell'indebito. La Corte distingue nettamente tra obbligo restitutorio e risarcimento del danno da occupazione illegittima, che non è mai presunto e deve essere provato.
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Recesso contratto preliminare: effetti e conseguenze
La Corte di Cassazione chiarisce la natura e gli effetti del recesso contratto preliminare. Una volta che il promissario acquirente esercita il recesso per inadempimento del venditore, il contratto si considera immediatamente risolto. Di conseguenza, l'acquirente non può successivamente inviare una diffida ad adempiere, e la vendita dell'immobile a terzi da parte del venditore non costituisce un nuovo inadempimento, poiché il vincolo contrattuale era già venuto meno.
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Preliminare di vendita: le conseguenze della risoluzione
Un promissario acquirente ha ricevuto un immobile prima della vendita definitiva tramite un preliminare di vendita. A seguito della risoluzione dell'accordo, la Corte di Cassazione ha confermato che l'acquirente deve versare un'indennità per l'intero periodo di utilizzo, a partire dalla data della stipula del contratto. La Corte ha chiarito che il preliminare di vendita con consegna anticipata è un contratto misto e la sua risoluzione ha effetti retroattivi, imponendo la restituzione non solo dell'immobile ma anche dei benefici economici (frutti) derivanti dal suo godimento.
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Accettazione senza riserve: quando non basta?
Una società informatica, dopo aver ottenuto un decreto ingiuntivo per il pagamento di un appalto di servizi, si è vista opporre la richiesta di risoluzione del contratto per inadempimento da parte del Comune committente. Soccombente in primo e secondo grado, la società ha proposto ricorso in Cassazione sostenendo che il Comune avesse proceduto all'accettazione senza riserve dell'opera, firmando un verbale di ultimazione lavori. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, specificando che la valutazione della natura di tale verbale (semplice ricevuta o formale accettazione) costituisce un giudizio di merito insindacabile in sede di legittimità. Inoltre, ha ritenuto inammissibile il motivo relativo alla clausola penale, in quanto questione nuova sollevata per la prima volta in Cassazione.
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Inadempimenti reciproci: come si valuta la colpa?
In un caso di compravendita immobiliare con inadempimenti reciproci, la Corte di Cassazione conferma la risoluzione del contratto per colpa della parte acquirente. La sentenza stabilisce che il mancato pagamento del prezzo costituisce un inadempimento di gravità prevalente rispetto a violazioni minori da parte del venditore, in quanto altera l'equilibrio fondamentale del contratto. Viene così ribadito il principio della valutazione comparativa e proporzionale delle condotte, basata sulla buona fede e sull'impatto sul sinallagma contrattuale.
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Prescrizione risoluzione contratto: da quando decorre?
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 14019/2025, chiarisce un punto fondamentale sulla prescrizione della risoluzione del contratto di investimento. Dei risparmiatori avevano acquistato obbligazioni estere ad alto rischio, ma la banca intermediaria non aveva adempiuto ai propri obblighi informativi. La Suprema Corte ha stabilito che il termine di prescrizione decennale per l'azione di risoluzione decorre dal momento dell'esecuzione dell'ordine di acquisto, ovvero dal momento dell'inadempimento, e non dalla successiva data di default dei titoli. Questa pronuncia distingue nettamente l'azione di risoluzione da quella di risarcimento del danno, per la quale la prescrizione decorre dalla percezione del pregiudizio.
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Serietà inadempimento locazione: guida Cassazione
La Corte di Cassazione conferma la risoluzione di un contratto di locazione commerciale per morosità, chiarendo i criteri per valutare la serietà inadempimento. A differenza delle locazioni abitative, il giudice deve considerare non solo l'importo non pagato (criterio oggettivo), ma anche il comportamento del conduttore (criterio soggettivo). Un pagamento tardivo, effettuato dopo l'avvio dell'azione legale, non è sufficiente a sanare un grave inadempimento pregresso.
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Contratto preliminare: rifiuto del rogito legittimo
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un promittente venditore, confermando che il rifiuto della promissaria acquirente di stipulare l'atto definitivo di compravendita era legittimo. La causa principale del mancato accordo è stata individuata nell'inadempimento del venditore, che non aveva fornito i certificati di agibilità e la documentazione attestante la regolarità urbanistica dell'immobile entro la data prevista per il rogito. La Corte ha stabilito che, di fronte a tale inadempienza, il rifiuto dell'acquirente è giustificato, rendendo irrilevanti altre circostanze, come la successiva regolarizzazione dei documenti o le presunte difficoltà dell'acquirente nell'ottenere un mutuo. Una volta avviata l'azione di risoluzione del contratto preliminare, la possibilità di un adempimento tardivo è preclusa.
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Inadempimento locazione: quando è colpa del conduttore?
Una società conduttrice di un immobile a uso commerciale non pagava il canone, adducendo un problema bancario non imputabile a sé. Tuttavia, il ritardo si protraeva per otto mesi, accumulando una morosità pari a tre trimestralità. La Corte di Cassazione ha confermato la risoluzione del contratto per grave inadempimento locazione, sottolineando che la prolungata inerzia del conduttore nel risolvere il problema e saldare il debito costituisce una colpa che giustifica la fine del rapporto contrattuale.
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Onere della prova inadempimento: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 25910/2025, ha chiarito la ripartizione dell'onere della prova inadempimento in un caso di risoluzione contrattuale. Una professionista ha citato in giudizio una struttura alberghiera per interruzione illegittima del rapporto, ma la società ha eccepito un grave inadempimento della stessa, consistente in incassi non dichiarati. La Corte ha rigettato il ricorso della professionista, confermando che chi subisce l'eccezione di inadempimento deve provare di aver adempiuto correttamente alla propria obbligazione.
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