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Riporto Delle Perdite

8 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

La possibilità, concessa dalla legge fiscale, di utilizzare le perdite economiche di un anno per ridurre il reddito imponibile degli anni successivi, pagando così meno tasse.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Perdite sub iudice e Fisco: valido lo stop al riporto delle perdite
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a una società il riporto delle perdite fiscali maturate nel 2005 all'interno della dichiarazione dei redditi per il 2006. Il Fisco aveva infatti già disconosciuto tali importi negativi nell'accertamento relativo all'anno 2005. L'impresa ha impugnato l'atto sostenendo che la rettifica per il 2006 fosse illegittima poiché la controversia sul 2005 risultava ancora pendente davanti ai giudici. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso dell'azienda, confermando la legittimità dell'operato del Fisco. L'Amministrazione finanziaria ha il pieno potere di negare il riporto delle perdite già contestate per impedire che diventino definitive. I giudici hanno inoltre escluso l'obbligo di sospendere il secondo contenzioso.
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Decadenza accertamento tributario e perdite: Fisco oltre i termini
Una società navale usufruisce dei benefici fiscali per la costruzione di due navi, ma rivende i mezzi prima del termine minimo di sorveglianza modificando l'esercizio sociale per accorciare i tempi. Il Fisco revoca le agevolazioni ed emette avvisi di accertamento per gli anni successivi, contestando l'illegittimo riporto a nuovo delle perdite originate da quell'incentivo. La società eccepisce la decadenza accertamento tributario sostenendo che i controlli dovessero riguardare l'anno di origine dell'agevolazione ormai prescritto. La Corte di Cassazione respinge il ricorso della contribuente e conferma i controlli: il Fisco può contestare il riporto delle perdite per ciascun anno di effettivo utilizzo.
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Riporto delle perdite fiscali: il Fisco perde contro il socio
L'Amministrazione Finanziaria ha contestato a una Società Contribuente il riporto delle perdite fiscali accumulate da un ramo d'azienda ricevuto in affitto. Secondo il Fisco, l'operazione violava i limiti di legge sul cambio di controllo societario. La Corte di Cassazione ha invece dato ragione alla Società Contribuente. I giudici hanno stabilito che il limite al riporto delle perdite non si applica se il controllo del gruppo fa capo allo stesso soggetto, anche se questo è una persona fisica (holding personale) e non una società. La Cassazione ha quindi annullato la decisione precedente e ha rinviato il caso alla Commissione Tributaria Regionale per un nuovo giudizio basato su questo principio, respingendo anche il ricorso del Fisco sulla deducibilità di alcuni costi di gestione.
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Fisco contro “bare fiscali”: stop al riporto delle perdite elusivo
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a un gruppo societario un'operazione straordinaria di cessione di rami d'azienda. Secondo il Fisco, l'operazione mirava unicamente a trasferire le perdite fiscali latenti di una società terza a una società del gruppo per abbatterne l'imponibile, aggirando i limiti sul riporto delle perdite. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Fisco, stabilendo che il raddoppio dei termini di accertamento scatta con il solo obbligo di denuncia penale, senza attendere l'esito del processo penale. Inoltre, i giudici hanno chiarito che il trasferimento di perdite tramite fusioni o cessioni è elusivo se coinvolge una "bara fiscale", ossia una società priva di vitalità economica e organizzativa, creata al solo scopo di ottenere un risparmio d'imposta. La causa è stata rinviata per un nuovo esame.
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Interpello Disapplicativo Tardivo: l’Azienda perde il beneficio
Una società, dopo un'operazione di fusione, ha presentato un'istanza per disapplicare le norme che limitano l'uso delle perdite fiscali. La richiesta è stata inviata all'Agenzia delle Entrate solo dopo aver già presentato la dichiarazione dei redditi. L'Agenzia ha dichiarato la richiesta inammissibile. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, stabilendo un principio chiaro: un interpello disapplicativo tardivo è inefficace. La sua funzione è guidare il comportamento del contribuente prima che agisca, non sanare una situazione già definita. Presentare l'istanza dopo la dichiarazione la rende inutile. La società ha quindi perso la possibilità di ottenere il beneficio fiscale richiesto.
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Riporto delle perdite nel consolidato: la Cooperativa vince col Fisco
Una società cooperativa, capogruppo di un consolidato fiscale, ha trasferito integralmente le proprie perdite d'esercizio al gruppo per la compensazione immediata. L'Agenzia delle Entrate contestava questa operazione, sostenendo che gli utili esenti goduti dalla cooperativa in passato limitassero l'utilizzo di tali perdite. La Corte di Cassazione ha dato ragione alla cooperativa, stabilendo un principio chiave sul riporto delle perdite nel consolidato: il limite previsto dalla legge si applica esclusivamente al riporto delle perdite agli esercizi futuri, non al loro trasferimento e immediato utilizzo all'interno del gruppo nello stesso anno d'imposta. La cooperativa vince e il suo diritto a compensare le perdite viene confermato.
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Riporto perdite estere: rimborso negato, la Cassazione rinvia
Una società consolidante si è vista negare dall'Agenzia delle Entrate un rimborso IRES basato sul riporto perdite estere di una controllata spagnola, successivamente incorporata nel gruppo. L'Agenzia sosteneva che un precedente accertamento con adesione avesse chiuso ogni questione per quegli anni. La società ha fatto ricorso, invocando sia la normativa nazionale sulle fusioni sia i principi europei di libertà di stabilimento. La Corte di Cassazione, riconoscendo l'elevata complessità e importanza della questione, non ha emesso una decisione finale. Ha invece rinviato la causa a una pubblica udienza per un esame più approfondito, lasciando di fatto il caso aperto.
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Riporto perdite fusione: il test di vitalità decisivo
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 27058/2025, ha stabilito che per il riporto perdite fusione, il 'test di vitalità' della società incorporata deve essere superato non solo per l'esercizio precedente, ma anche per il periodo di retrodatazione fiscale della fusione. Il caso riguardava una società che, dopo averne incorporata un'altra, aveva indebitamente utilizzato le perdite fiscali di quest'ultima. La Corte ha accolto il ricorso dell'Agenzia delle Entrate, affermando che l'estensione del test a tale periodo è essenziale per prevenire l'incorporazione di 'scatole vuote' a soli fini elusivi.
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