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Rinuncia

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339 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Inammissibilità sopravvenuta e benefici prima casa
Una contribuente ha impugnato il diniego delle agevolazioni fiscali per l'acquisto della prima casa, poiché l'immobile era stato classificato come abitazione di lusso. Dopo i primi due gradi di giudizio sfavorevoli, la parte ha presentato ricorso in Cassazione. Tuttavia, durante il procedimento, la ricorrente ha manifestato il venir meno del proprio interesse alla decisione. La Suprema Corte ha stabilito che tale dichiarazione configura una inammissibilità sopravvenuta del ricorso. La sentenza chiarisce che, in questo scenario, non si applica il raddoppio del contributo unificato, previsto invece per i casi di inammissibilità originaria.
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Rinuncia all’azione e rimborso IRPEG: la decisione
Una società editoriale ha impugnato il diniego di rimborso IRPEG per l'anno 2003, basato sulla deducibilità dell'IRAP. Dopo un parziale accoglimento in appello, la causa è giunta in Cassazione. Durante il giudizio di legittimità, la società ha presentato una formale Rinuncia all'azione e alla pretesa sostanziale. La Suprema Corte ha stabilito che tale rinuncia determina la cessazione della materia del contendere, rendendo superflua l'accettazione della controparte per l'estinzione del giudizio.
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Tentata concussione: effetti della rinuncia al ricorso
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un soggetto indagato per tentata concussione e abuso d'ufficio, inizialmente sottoposto alla misura cautelare degli arresti domiciliari. Dopo aver presentato ricorso contro l'ordinanza del Tribunale del Riesame, il ricorrente ha formalizzato una rinuncia all'impugnazione tramite il proprio difensore. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, sottolineando che la rinuncia volontaria comporta l'obbligo di rifondere le spese processuali e il versamento di una sanzione pecuniaria alla Cassa delle ammende, non essendo emersa l'assenza di colpa nella determinazione della causa di inammissibilità.
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Rinuncia al ricorso: sanzioni e costi processuali
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di un imputato condannato per i reati di danneggiamento e lesioni aggravate. Dopo aver presentato ricorso contestando la motivazione della sentenza di appello, il difensore, munito di procura speciale, ha depositato una formale rinuncia al ricorso. La Suprema Corte ha dichiarato l'inammissibilità dell'impugnazione, sottolineando che la rinuncia al ricorso non esonera il ricorrente dal pagamento delle spese processuali e della sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle ammende, in quanto la legge non distingue tra le diverse cause di inammissibilità.
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Rinuncia al ricorso: estinzione in Cassazione
Una società ha impugnato la sentenza che dichiarava inefficace la vendita di beni strumentali a favore di una curatela fallimentare. Tuttavia, prima dell'udienza, la ricorrente ha presentato formale rinuncia al ricorso, accettata dalla controparte. La Corte di Cassazione ha quindi dichiarato l'estinzione del giudizio per rinuncia al ricorso, senza provvedere sulle spese legali.
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Rinuncia all’impugnazione: guida legale
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi presentati da due soggetti condannati per reati fallimentari a seguito di patteggiamento. La decisione scaturisce dalla formale rinuncia all'impugnazione depositata dai ricorrenti prima dell'udienza. Tale atto comporta la definitività della condanna e l'obbligo di rifondere le spese processuali, oltre al versamento di una somma alla Cassa delle ammende, come previsto dal codice di procedura penale.
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Rinuncia al ricorso: estinzione del giudizio civile
Una società in liquidazione ha impugnato la sentenza della Corte d'Appello che confermava la sua dichiarazione di fallimento, richiesta dall'ente di riscossione. Durante il procedimento in Cassazione, la società ha presentato una formale rinuncia al ricorso, regolarmente notificata alle controparti. Poiché la curatela fallimentare e il creditore istante hanno aderito a tale atto, la Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio, confermando che la volontà delle parti di abbandonare la lite prevale sulla prosecuzione del processo.
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Affidamento in prova e inammissibilità del ricorso
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un condannato contro un ordine di esecuzione. Il ricorrente lamentava inizialmente la mancata notifica della possibilità di richiedere l'affidamento in prova ai sensi della normativa sugli stupefacenti. Tuttavia, nel corso del procedimento, la difesa ha depositato una rinuncia formale all'impugnazione, avendo il Magistrato di Sorveglianza già concesso il beneficio richiesto. La Corte ha dunque rilevato la sopravvenuta mancanza di interesse, escludendo però la condanna alle spese processuali poiché il beneficio è stato ottenuto dopo la presentazione del ricorso.
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Rinuncia all’impugnazione e affidamento in prova
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di un condannato che aveva impugnato un ordine di esecuzione penale. Durante la pendenza del ricorso, il soggetto ha ottenuto l'affidamento in prova ai servizi sociali e ha contestualmente presentato una formale rinuncia all'impugnazione. La Suprema Corte ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso per sopravvenuta mancanza di interesse, evidenziando come la rinuncia all'impugnazione precluda ogni ulteriore esame. Un aspetto rilevante riguarda le spese processuali: la Corte ha stabilito che non vi è condanna al pagamento delle stesse poiché il beneficio della misura alternativa è stato concesso in un momento successivo alla presentazione del ricorso.
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Estinzione del giudizio: la rinuncia in Cassazione
La controversia riguardava la compravendita di apparecchiature da gioco elettroniche, contestate dall'acquirente per gravi difetti tecnici e disattivazioni amministrative. Nonostante la clausola 'visto e piaciuto', la Corte d'Appello aveva riconosciuto la responsabilità del venditore per vizi occulti e mancanza di componenti essenziali. Il caso è giunto in Cassazione, ma prima della decisione finale le parti hanno depositato una nota congiunta rinunciando al ricorso. La Suprema Corte ha dunque dichiarato l'**estinzione del giudizio** per sopravvenuta carenza di interesse, disponendo la compensazione integrale delle spese legali tra le parti.
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Buoni postali fruttiferi: guida alla rinuncia
La controversia riguarda il rimborso di buoni postali fruttiferi emessi nel 1984, con contestazione della riduzione dei tassi d'interesse operata da un decreto ministeriale del 1986. Dopo la sentenza d'appello che confermava la legittimità della variazione dei tassi senza comunicazione individuale, i risparmiatori hanno presentato ricorso in Cassazione. Tuttavia, il giudizio si è concluso con la dichiarazione di estinzione per rinuncia al ricorso da parte dei ricorrenti, con conseguente compensazione delle spese legali tra le parti.
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Buoni fruttiferi postali: estinzione del giudizio
La controversia trae origine dalla riscossione di alcuni buoni fruttiferi postali sottoscritti negli anni '80, per i quali una risparmiatrice aveva ottenuto un decreto ingiuntivo basato sui tassi originari. L'ente postale si era opposto, sostenendo l'applicabilita della riduzione dei tassi prevista dal D.M. 13 giugno 1986. Dopo che la Corte d'Appello ha riformato la decisione di primo grado riducendo le somme dovute, la risparmiatrice ha presentato ricorso in Cassazione. Tuttavia, durante il procedimento, la parte ricorrente ha depositato formale rinuncia al ricorso. La Suprema Corte ha dunque dichiarato l'estinzione del giudizio, disponendo la compensazione delle spese legali tra le parti coinvolte.
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Accettazione tacita eredità: i limiti della Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità del ricorso relativo alla presunta accettazione tacita eredità da parte di un chiamato che aveva precedentemente rinunciato alla successione. Il creditore sosteneva che il ritiro di una raccomandata e la riscossione di ratei pensionistici costituissero atti incompatibili con la rinuncia. La Corte ha invece stabilito che il ritiro di corrispondenza non è un atto dispositivo e che la riscossione di somme, se avvenuta per errore e seguita da immediata restituzione, non configura accettazione.
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Rinuncia al mandato difensivo: validità notifiche
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità del ricorso presentato da un imputato che contestava la validità delle notifiche processuali. Il ricorrente lamentava un errore materiale nel nome del difensore e gli effetti della successiva **rinuncia al mandato difensivo**. La Suprema Corte ha stabilito che un errore nel nome non inficia la nomina se l'indirizzo dello studio è corretto e che il difensore rinunciante resta obbligato a prestare assistenza fino alla nomina di un sostituto.
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Rinuncia al ricorso: estinzione e accordo bonario
La controversia trae origine da un contratto preliminare di compravendita immobiliare, risolto in sede di merito per grave inadempimento dei promissari acquirenti. Dopo una complessa vicenda giudiziaria che ha visto anche una precedente cassazione con rinvio, le parti hanno raggiunto una composizione bonaria della lite. In sede di legittimità, è stata presentata una formale rinuncia al ricorso sottoscritta da entrambi i difensori e dalle parti. La Suprema Corte, preso atto dell'accordo, ha dichiarato l'estinzione del giudizio senza alcuna statuizione sulle spese legali.
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Rinuncia al ricorso: effetti ed estinzione
Un ricorrente ha presentato istanza per regolamento di competenza contro un'ordinanza del Tribunale che dichiarava l'incompetenza territoriale. Successivamente, il medesimo soggetto ha depositato un atto di rinuncia al ricorso, segnalando l'abbandono reciproco della causa di merito. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio, confermando che la rinuncia non necessita dell'accettazione della controparte per essere efficace e determinare il passaggio in giudicato della decisione impugnata.
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Rinuncia al ricorso: effetti e sanzioni pecuniarie
Un imputato, sottoposto a custodia cautelare presso una comunità, ha presentato una dichiarazione di rinuncia al ricorso precedentemente depositato contro una sentenza della Corte d'Assise d'Appello. La Suprema Corte, verificata la validità della sottoscrizione personale e della trasmissione dell'atto, ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso. Tale decisione ha comportato non solo il pagamento delle spese processuali, ma anche una sanzione pecuniaria di tremila euro in favore della Cassa delle Ammende, poiché la rinuncia al ricorso non esclude la responsabilità del ricorrente nella determinazione della causa di inammissibilità.
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Concordato in appello: limiti al ricorso
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato contro una sentenza emessa a seguito di concordato in appello ex art. 599-bis c.p.p. Il ricorrente aveva contestato la mancata applicazione dell'art. 129 c.p.p., ma la Suprema Corte ha ribadito che l'accordo sulla pena, comportando la rinuncia ai motivi di gravame, preclude l'impugnazione ordinaria. L'unico rimedio esperibile contro tali sentenze è il ricorso straordinario per errore di fatto. La decisione conferma che il ruolo del giudice nel concordato in appello è limitato alla verifica della correttezza giuridica e della congruità della sanzione pattuita.
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Errore materiale: prevalenza del dispositivo
Gli eredi di un lavoratore hanno presentato istanza per la correzione di un presunto errore materiale contenuto in un'ordinanza della Corte di Cassazione. Il contrasto riguardava il dispositivo, che disponeva la compensazione delle spese per l'intero processo, e la motivazione, che sembrava limitare tale compensazione al solo giudizio di legittimità. La Suprema Corte ha rigettato l'istanza, stabilendo che la rinuncia all'azione determina l'estinzione dell'intero giudizio. Di conseguenza, la statuizione corretta era quella contenuta nel dispositivo, mentre l'inesattezza risiedeva esclusivamente in un passaggio della motivazione.
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Rinuncia all’impugnazione: effetti in Cassazione
La Corte di Cassazione si è pronunciata su un caso riguardante un imputato condannato per reati associativi. Dopo aver presentato ricorso, l'interessato ha depositato una formale rinuncia all'impugnazione tramite la direzione dell'istituto penitenziario. La Suprema Corte, preso atto della volontà del ricorrente, ha dichiarato il ricorso inammissibile, applicando le sanzioni pecuniarie previste dalla legge per la chiusura anticipata del giudizio di legittimità.
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