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Rinuncia

339 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

La rinuncia è una negozio giuridico unilaterale con la quale il titolare di un diritto soggettivo manifesta la volontà di dismettere, abbandonare o non utilizzare il diritto stesso.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Diffida accertativa e rinuncia: il lavoratore perde in Cassazione
Un Lavoratore, anche socio, ha tentato di recuperare crediti dall'Azienda basandosi su una diffida accertativa emessa dalle autorità. L'Azienda si è opposta, sostenendo che il Lavoratore aveva già firmato una dichiarazione liberatoria, rinunciando a ulteriori pretese dopo aver ricevuto 9.000 euro. I giudici di merito hanno dato ragione all'Azienda, affermando che la diffida accertativa, pur essendo un titolo esecutivo, non impedisce di contestare il credito in tribunale e che la rinuncia del lavoratore era valida. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, rigettando il ricorso del Lavoratore. Ha ribadito che la diffida accertativa non ha valore di giudicato e che la rinuncia, se non impugnata, è efficace. Il Lavoratore ha perso la causa e dovrà pagare le spese legali.
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Ricorso e Rinuncia: L’Estinzione del Processo per Volontà delle Parti
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del processo in una controversia tra La Ricorrente e L'Azienda Fallita. Entrambe le parti avevano presentato ricorso, ma hanno poi deciso di rinunciare reciprocamente ai propri appelli, accettando le rispettive rinunce. Questa scelta ha portato alla cessazione anticipata della causa. Di conseguenza, il processo si è estinto e la Corte non ha provveduto a condannare alcuna parte al pagamento delle spese legali, riconoscendo la volontà congiunta di chiudere la vertenza. Questo caso evidenzia come la volontà delle parti possa determinare l'estinzione del processo.
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Rinuncia al Ricorso in Cassazione: Processo Estinto, Sentenza Definitiva
Un'Azienda Immobiliare aveva presentato un ricorso in Cassazione contro una Banca, contestando una precedente sentenza. Tuttavia, prima che la Corte di Cassazione potesse esaminare il caso, l'Azienda Immobiliare ha deciso di ritirare la sua richiesta, esercitando la facoltà di rinuncia al ricorso in Cassazione. La Corte ha preso atto di questa decisione, dichiarando l'estinzione del giudizio. Questo significa che il processo si è concluso senza una decisione nel merito. Le spese legali tra le parti sono state compensate.
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Rinuncia al Ricorso: L’Estinzione del Giudizio e le Spese Legali
Un avvocato ha presentato un ricorso alla Corte di Cassazione contro una decisione precedente. Successivamente, ha deciso di rinunciare al proprio ricorso. Il curatore del fallimento della società controparte ha accettato questa rinuncia. La Corte di Cassazione ha quindi dichiarato l'estinzione del giudizio per rinuncia, chiudendo il caso senza entrare nel merito. La Corte ha anche stabilito che, data la rinuncia, non era dovuto alcun ulteriore contributo unificato da parte del ricorrente. Questo caso chiarisce le procedure relative all'estinzione del giudizio per rinuncia e le sue implicazioni sulle spese processuali.
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Rinuncia al ricorso tributario: Fisco e contribuente trovano l’accordo
L'Agenzia delle Entrate ha presentato ricorso contro una decisione che aveva dato ragione a un Contribuente sul rimborso IRPEF per la pensione integrativa. Il Contribuente ha poi deciso di non voler più far valere quella sentenza, rinunciando di fatto alla sua posizione. L'Agenzia delle Entrate ha accettato questa **rinuncia al ricorso tributario**. La Corte di Cassazione ha quindi dichiarato estinto il giudizio e ha stabilito che le spese legali fossero compensate tra le parti, chiudendo la controversia senza una decisione nel merito.
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Rinuncia al Ricorso Penale: Inammissibilità e Nessun Costo
Un Ricorrente ha presentato un ricorso contro un'ordinanza del Tribunale della Libertà. Successivamente, il Ricorrente ha rinunciato al proprio ricorso. La Corte Suprema ha dichiarato l'inammissibilità ricorso penale per rinuncia. Questa rinuncia ha comportato che il Ricorrente non dovesse pagare le spese processuali né la sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende, poiché l'interesse a procedere era venuto meno dopo la presentazione del ricorso.
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Ricorso Penale Ritirato: Inammissibilità e Oneri Economici
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di un Ricorrente che, dopo aver presentato un ricorso contro una sentenza d'appello, ha deciso di rinunciarvi. Questa rinuncia ha comportato l'inammissibilità ricorso penale. Di conseguenza, il Ricorrente è stato condannato a pagare le spese processuali e una somma di cinquecento euro a favore della Cassa delle ammende. La decisione sottolinea come la rinuncia volontaria a un'impugnazione precluda l'esame del merito e generi oneri economici per la parte rinunciante.
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Rinuncia al ricorso penale: quando l’azione si ferma e costa
La Corte di Cassazione ha esaminato un ricorso proposto da un Lavoratore contro un'ordinanza del Tribunale di Sorveglianza. Il Lavoratore, dopo aver presentato il ricorso, ha deciso di rinunciarvi validamente. Di conseguenza, la Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Questa Rinuncia al ricorso penale ha comportato la condanna del Lavoratore al pagamento delle spese processuali e di una somma di cinquecento euro in favore della Cassa delle ammende. La decisione sottolinea l'importanza della volontà delle parti nel proseguire un'azione legale.
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Inammissibilità ricorso per rinuncia: la scelta che costa caro
Un Indagato era sottoposto a custodia cautelare per reati legati allo spaccio di droga. Aveva impugnato l'ordinanza del Tribunale del riesame che aveva confermato la misura, lamentando una mancanza di motivazione sulla sua partecipazione ai fatti. Tuttavia, durante il processo davanti alla Corte di Cassazione, il suo difensore ha presentato un atto di rinuncia al ricorso. La Corte ha quindi dichiarato l'inammissibilità del ricorso per rinuncia, stabilendo che tale atto estingue l'impugnazione. Di conseguenza, l'Indagato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di 500 euro a favore della Cassa delle ammende.
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Ricorso Inammissibile per Rinuncia: L’Impatto della Scelta del Lavoratore
Un Lavoratore ha presentato un ricorso contro una sentenza del Tribunale di Rimini. Tuttavia, il Lavoratore ha successivamente rinunciato all'impugnazione. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso per rinuncia, poiché la rinuncia ha fatto venire meno l'interesse a proseguire il procedimento. Di conseguenza, il Lavoratore è stato condannato a pagare le spese processuali e una somma alla Cassa delle ammende. Questo caso evidenzia l'importanza della volontà delle parti nel processo penale e le conseguenze della rinuncia a un'azione legale.
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Ricorso Inammissibile per Rinuncia: Dagli Arresti al Silenzio Legale
Un Indagato, sottoposto a custodia cautelare in carcere per gravi indizi di reati come associazione a delinquere, riciclaggio e corruzione, ha impugnato la decisione del Giudice per le Indagini Preliminari. Il Tribunale del Riesame ha parzialmente confermato la misura. L'Indagato ha presentato un ricorso per Cassazione, lamentando l'assenza di gravi indizi di colpevolezza. Tuttavia, dopo che la misura carceraria è stata sostituita con gli arresti domiciliari, l'Indagato ha rinunciato al ricorso per sopravvenuta carenza di interesse. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso per rinuncia, senza condannare l'Indagato alle spese processuali.
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Rinuncia al ricorso penale: l’inammissibilità che chiude il caso
Un individuo, condannato per detenzione illecita di sostanza stupefacente (cocaina), aveva visto la sua pena ridotta in appello. Successivamente, ha presentato un ricorso in Cassazione. Tuttavia, la difesa ha poi depositato una Rinuncia al ricorso penale. La Corte di Cassazione ha quindi dichiarato il ricorso inammissibile a causa di questa rinuncia, confermando la sentenza precedente. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali. Questo caso evidenzia l'importanza delle formalità procedurali nella Rinuncia al ricorso penale.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: arrendersi costa caro
Il Tribunale aveva condannato Il Proprietario alla pena di mille euro di ammenda per il reato di detenzione di animali in condizioni incompatibili con la loro natura. Il Proprietario ha inizialmente impugnato la sentenza, lamentando l'insufficienza delle prove e la mancata applicazione della particolare tenuità del fatto. Successivamente, ha presentato una formale dichiarazione di rinuncia al ricorso, regolarmente firmata e autenticata dal proprio difensore. La Corte di Cassazione ha preso atto di questa scelta e ha dichiarato inammissibile il ricorso. Di conseguenza, ha condannato l'uomo al pagamento delle spese processuali e al versamento di cinquecento euro in favore della Cassa delle ammende, poiché la causa di inammissibilità deriva da una sua libera scelta. La rinuncia al ricorso per cassazione ha quindi reso definitiva la condanna originaria.
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Rimessione del processo: la rinuncia costa caro all’imputato
L'Imputato, sotto processo per atti persecutori, ha presentato istanza di rimessione del processo lamentando una grave situazione locale idonea a turbare il giudizio. Successivamente, tramite il proprio difensore, ha depositato una formale rinuncia alla richiesta. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile l'istanza a causa della rinuncia. Inoltre, applicando i principi sulla responsabilità processuale, ha condannato l'istante al pagamento delle spese del procedimento e a una sanzione pecuniaria di mille euro in favore della Cassa delle ammende, ravvisando profili di colpa nella condotta dell'Imputato che ha attivato inutilmente la macchina giudiziaria senza giustificato motivo.
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Rinuncia al ricorso per Cassazione: la libertà costa mille euro
Il Ricorrente ha presentato ricorso davanti alla Corte di Cassazione per contestare una precedente sentenza penale di appello. Successivamente, tramite il proprio procuratore speciale, ha deciso di presentare formale rinuncia al ricorso per Cassazione. La Suprema Corte ha preso atto di questa scelta e ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso. Di conseguenza, i giudici hanno condannato il soggetto rinunciante al pagamento delle spese del procedimento e al versamento di una sanzione pecuniaria di mille euro in favore della cassa delle ammende.
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Diritto al buono pasto: l’Azienda vince sul dipendente turnista
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Azienda contro la decisione che riconosceva a un dipendente turnista il diritto al buono pasto. Il lavoratore sosteneva che la parziale sovrapposizione dei suoi turni con l'orario di mensa bastasse a far scattare il beneficio. La Suprema Corte ha invece chiarito che, in caso di sovrapposizione parziale, il diritto al buono pasto sorge solo se il dipendente dimostra l'impossibilità di pranzare o cenare a casa, calcolando i tempi di percorrenza. Inoltre, i giudici hanno stabilito che la precedente transazione firmata dal lavoratore, contenente una rinuncia generica a ogni pretesa futura, includeva anche i buoni pasto, contrariamente a quanto ritenuto nei gradi precedenti.
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Rinuncia all’impugnazione: il costo del dietrofront legale
Un cittadino, condannato per spaccio di stupefacenti a seguito di patteggiamento, presentava ricorso in Cassazione contestando la confisca dei beni sequestrati. Successivamente, tramite il proprio legale, depositava una formale rinuncia all'impugnazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, sottolineando che la rinuncia è un atto irrevocabile che preclude l'esame del merito. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di 500 euro a favore della Cassa delle Ammende, poiché l'inammissibilità derivante da una scelta volontaria del ricorrente è equiparata a una colpa processuale che impegna inutilmente la macchina della giustizia.
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Carenza di interesse nel ricorso per cassazione penale
Un indagato, sottoposto a custodia cautelare per reati legati agli stupefacenti, ha impugnato l'ordinanza del Tribunale del Riesame. Durante il procedimento in Cassazione, il GUP ha emesso sentenza di assoluzione per i medesimi fatti, ordinando la liberazione dell'interessato. La difesa ha quindi depositato atto di rinuncia al ricorso. La Suprema Corte ha dichiarato l'inammissibilità per carenza di interesse sopravvenuta, stabilendo che non sussiste l'obbligo di pagamento delle spese processuali o della sanzione pecuniaria alla Cassa delle Ammende, poiché l'evento che ha determinato l'inutilità del ricorso non è imputabile alla condotta del ricorrente.
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Estinzione del giudizio per rinuncia in Cassazione
La Suprema Corte di Cassazione si è pronunciata su una controversia originata da una richiesta di pagamento per compensi professionali forensi. Dopo che il Tribunale aveva confermato il decreto ingiuntivo opposto, il debitore ha presentato ricorso straordinario. Tuttavia, durante il procedimento di legittimità, le parti hanno depositato un'istanza congiunta di rinuncia, portando alla necessaria estinzione del giudizio. La Corte ha preso atto dell'accordo tra le parti, disponendo la compensazione delle spese e chiarendo l'inapplicabilità del raddoppio del contributo unificato in caso di estinzione sopravvenuta.
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Rinuncia al ricorso: effetti su spese e tasse
Un ente pubblico ha presentato una **Rinuncia al ricorso** in Cassazione dopo aver impugnato una sentenza d'appello favorevole a un professionista per compensi non pagati. La Suprema Corte, preso atto della rinuncia ritualmente notificata, ha dichiarato l'estinzione del processo. La decisione chiarisce che, in caso di estinzione per rinuncia, la parte ricorrente deve rimborsare le spese legali alla controparte, ma non è tenuta al versamento del raddoppio del contributo unificato, poiché tale sanzione fiscale non si applica quando il giudizio non termina con un rigetto o un'inammissibilità.
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