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Rinuncia

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339 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Rinuncia al ricorso: effetti su spese e tasse
In seguito a un accordo transattivo raggiunto tra le parti, i ricorrenti hanno presentato formale rinuncia al ricorso per cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio, analizzando le conseguenze relative alla liquidazione delle spese processuali. Poiché l'atto di rinuncia non è stato formalmente accettato dalla controparte, le spese sono state poste a carico dei rinuncianti. La Corte ha inoltre chiarito che, in caso di estinzione, non trova applicazione il raddoppio del contributo unificato.
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Rinuncia al ricorso: estinzione e spese legali
Una lavoratrice ha impugnato la sentenza d'appello che negava l'inclusione della tredicesima mensilità nel calcolo dell'assegno integrativo per LSU. Prima della decisione della Suprema Corte, la ricorrente ha presentato formale rinuncia al ricorso, accettata dalla controparte istituzionale con accordo sulla compensazione delle spese. La Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio, precisando che la rinuncia al ricorso esclude l'obbligo di versare l'ulteriore importo del contributo unificato, trattandosi di una pronuncia non sanzionatoria.
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Rinuncia al ricorso: guida all’estinzione del giudizio
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione di un giudizio di legittimità a seguito della formale rinuncia al ricorso presentata da una lavoratrice. La controversia originava dalla richiesta di differenze retributive sull'assegno integrativo per lavoratori socialmente utili, contestando l'esclusione della tredicesima e dell'indennità di ateneo dal calcolo. Poiché la rinuncia è stata accettata dalla controparte con accordo sulla compensazione delle spese, la Corte ha preso atto della volontà delle parti, escludendo inoltre l'applicazione del raddoppio del contributo unificato, tipico dei casi di rigetto o inammissibilità.
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Rinuncia al ricorso: guida all’estinzione in Cassazione
Un lavoratore impegnato in attività socialmente utili ha presentato ricorso in Cassazione per contestare il calcolo del proprio assegno integrativo, escludente tredicesima e indennità specifiche. Prima della decisione, il ricorrente ha depositato un atto di rinuncia al ricorso, formalmente accettato dall'ente universitario controricorrente. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio, confermando che la rinuncia accettata esclude sia la condanna alle spese, sia l'obbligo di versare l'ulteriore importo del contributo unificato, trattandosi di una definizione non sanzionatoria del processo.
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Rinuncia al ricorso: estinzione e spese legali
Una lavoratrice ha impugnato la sentenza d'appello relativa al calcolo dell'assegno integrativo per lavoratori socialmente utili, contestando l'esclusione di alcune indennità. Prima della decisione di legittimità, la ricorrente ha presentato una formale rinuncia al ricorso, accettata dall'ente universitario resistente. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio, confermando la validità dell'accordo sulla compensazione delle spese e chiarendo che, in caso di estinzione, non si applica il raddoppio del contributo unificato.
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Rinuncia ai motivi d’appello: effetti legali
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per detenzione e spaccio di cocaina. Il ricorrente, in sede di appello, aveva operato una esplicita rinuncia ai motivi d'appello riguardanti la responsabilità penale, limitandosi a contestare il trattamento sanzionatorio. La Suprema Corte ha chiarito che tale rinuncia comporta il passaggio in giudicato della sentenza per i capi non impugnati, rendendo impossibile riproporre censure sulla colpevolezza in sede di legittimità. Inoltre, la richiesta di attenuanti generiche è stata ritenuta infondata poiché già concesse nei precedenti gradi di giudizio.
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Legato in sostituzione di legittima: guida alla rinuncia
La Corte di Cassazione ha affrontato il tema del legato in sostituzione di legittima in un caso di successione ereditaria contestata. I ricorrenti, pur avendo ricevuto un lascito testamentario, avevano agito per la riduzione delle disposizioni lesive della loro quota di riserva. La Corte d'Appello aveva dichiarato inammissibile il gravame per difetto di specificità. La Suprema Corte ha invece stabilito che l'appello è valido se contiene una critica puntuale alla sentenza di primo grado, chiarendo inoltre che la rinuncia al legato può avvenire anche tacitamente attraverso comportamenti concludenti, come l'impugnazione del testamento stesso.
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Rinuncia al ricorso: sanzioni e costi in Cassazione
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di un imputato condannato per reati legati agli stupefacenti che aveva inizialmente impugnato la sentenza per contestare la recidiva. Tuttavia, la difesa ha successivamente depositato un atto di rinuncia al ricorso. La Suprema Corte ha dichiarato l'inammissibilità dell'impugnazione, confermando che la rinuncia al ricorso comporta inevitabilmente la condanna al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di tremila euro in favore della Cassa delle ammende, senza distinzioni tra le diverse cause di inammissibilità.
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Rinuncia all’impugnazione: effetti e conseguenze
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di un cittadino condannato in primo grado per reati legati agli stupefacenti. Il ricorrente aveva inizialmente contestato l'inammissibilità del suo appello, dichiarato tardivo dalla Corte territoriale, sostenendo che nel processo in assenza i termini dovessero essere estesi. Tuttavia, prima della decisione definitiva, il difensore ha presentato una formale rinuncia all'impugnazione. La Suprema Corte ha dunque dichiarato il ricorso inammissibile proprio a causa della rinuncia, condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Mobilità docenti: rinuncia al ricorso e spese
Una docente ha impugnato il mancato riconoscimento del punteggio per il servizio svolto in una scuola paritaria nell'ambito delle procedure di mobilità docenti. Dopo una sentenza d'appello sfavorevole, la lavoratrice ha presentato ricorso in Cassazione, decidendo successivamente di depositare atto di rinuncia. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio, disponendo la compensazione delle spese di lite a causa del mutamento del quadro giurisprudenziale avvenuto durante il processo.
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Rinuncia al ricorso: stop al raddoppio del contributo
Una società tecnologica ha presentato rinuncia al ricorso in Cassazione relativo a una controversia su retribuzioni e trasferimenti d'azienda. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio per cessazione della materia del contendere. Il punto centrale della decisione riguarda l'esclusione del raddoppio del contributo unificato: la rinuncia al ricorso, configurando un'inammissibilità sopravvenuta, non attiva il meccanismo sanzionatorio previsto per le impugnazioni dilatorie o pretestuose.
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Rinuncia al ricorso: effetti in Cassazione
Una Pubblica Amministrazione ha impugnato in Cassazione la sentenza del Tribunale che confermava l'annullamento di un'ordinanza ingiunzione relativa a violazioni del regolamento di circolazione acquea. Durante il giudizio di legittimità, l'ente ricorrente ha notificato alla società controricorrente un atto di rinuncia al ricorso. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio, precisando che la rinuncia al ricorso è un atto unilaterale recettizio che non richiede l'accettazione della controparte per essere efficace. Poiché la società ha comunque aderito alla rinuncia, la Corte non ha emesso alcuna condanna alle spese legali.
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Rinuncia al ricorso e contributo unificato
Una società informatica ha presentato una formale rinuncia al ricorso in Cassazione a seguito di un accordo transattivo raggiunto con un lavoratore dipendente. La controversia riguardava spettanze retributive derivanti da un subingresso aziendale dichiarato illegittimo nei precedenti gradi di merito. La Suprema Corte, preso atto della volontà delle parti, ha dichiarato l'estinzione del giudizio per cessazione della materia del contendere. Il punto centrale della decisione riguarda l'esclusione del raddoppio del contributo unificato: la Corte ha stabilito che tale sanzione non si applica in caso di rinuncia al ricorso, poiché l'inammissibilità sopravvenuta non è equiparabile a quella originaria o pretestuosa.
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Rinuncia al ricorso: estinzione in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio a seguito della rinuncia al ricorso presentata da entrambe le parti. Prima dell'adunanza in camera di consiglio, la società ricorrente e la società controricorrente hanno depositato atti formali di rinuncia e accettazione reciproca, concordando sulla compensazione delle spese. La Corte, verificata la regolarità procedurale ai sensi dell'art. 390 c.p.c., ha preso atto dell'accordo e chiuso il procedimento senza esaminare il merito della controversia.
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Rinuncia al ricorso: sanzioni e inammissibilità
Un indagato ha presentato ricorso in Cassazione contro il rigetto di un'istanza di riesame relativa agli arresti domiciliari. Il ricorrente contestava la sussistenza del pericolo di reiterazione del reato, ma ha successivamente depositato una formale rinuncia al ricorso. La Suprema Corte ha dichiarato l'inammissibilità dell'impugnazione, condannando il soggetto al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria, ribadendo che la rinuncia non esime dalle sanzioni previste per l'inammissibilità.
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Estinzione del giudizio per accordo transattivo
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio in una controversia relativa alla risoluzione di un contratto preliminare di vendita immobiliare. Dopo la sentenza di secondo grado che condannava una parte alla restituzione di somme ingenti, le parti hanno raggiunto un accordo transattivo stragiudiziale. Presentando una rinuncia congiunta al ricorso e al controricorso, i soggetti coinvolti hanno ottenuto la chiusura del processo senza ulteriori decisioni nel merito, con la conseguente estinzione del giudizio ai sensi dell'articolo 390 del codice di procedura civile.
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Rinuncia al ricorso: estinzione del giudizio
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio a seguito della formale rinuncia al ricorso presentata dai ricorrenti. Poiché le parti resistenti hanno depositato un atto di adesione a tale rinuncia, il Collegio ha riscontrato la conformità ai requisiti previsti dall'art. 390 c.p.c. La decisione ha comportato la chiusura del procedimento senza alcuna statuizione sulle spese di lite, data l'accettazione concorde delle parti di porre fine alla controversia in sede di legittimità.
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Carenza di interesse nel ricorso in Cassazione
Una società di servizi ha impugnato una sentenza di merito davanti alla Corte di Cassazione. Successivamente, il difensore della società ha depositato un atto di rinuncia al ricorso. Tuttavia, la procura speciale non conferiva espressamente al legale il potere di rinunciare agli atti del giudizio. La Suprema Corte ha stabilito che, sebbene l'atto non fosse idoneo a determinare l'estinzione del processo, esso manifestava chiaramente una carenza di interesse sopravvenuta della parte ricorrente. Di conseguenza, il ricorso è stato dichiarato inammissibile, confermando che la volontà di non proseguire il giudizio prevale sulla prosecuzione del rito.
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Carenza di interesse nel ricorso per Cassazione
Una società di servizi ha impugnato una sentenza di merito davanti alla Corte di Cassazione. Successivamente, il difensore della ricorrente ha depositato un atto di rinuncia al ricorso, motivato dal sopravvenuto mutamento del quadro giurisprudenziale. Tuttavia, la procura speciale non conferiva espressamente al legale il potere di rinunciare agli atti. Nonostante l'invalidità formale della rinuncia ai fini dell'estinzione del giudizio, la Suprema Corte ha rilevato una evidente carenza di interesse della parte a proseguire la lite. Di conseguenza, il ricorso è stato dichiarato inammissibile e le spese di lite sono state compensate tra le parti costituite.
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Rinuncia ai motivi d’appello: effetti in Cassazione
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di un imputato condannato per detenzione di stupefacenti che, dopo aver effettuato una rinuncia ai motivi d'appello riguardanti la responsabilità penale, ha tentato di contestare nuovamente tale responsabilità in sede di legittimità. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che la rinuncia ai motivi d'appello determina il passaggio in giudicato dei capi della sentenza non impugnati. Di conseguenza, non è più possibile invocare l'obbligo di immediata declaratoria di non punibilità ex art. 129 c.p.p. per questioni ormai precluse dalla scelta processuale della parte.
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