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Riesame — Anno 2022

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717 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Riesame

Provvedimenti

Estorsione con metodo mafioso: finto aiuto, veri domiciliari
La Corte di Cassazione ha confermato la misura cautelare degli arresti domiciliari con braccialetto elettronico nei confronti del Complice, accusato di concorso in estorsione con metodo mafioso. La vicenda nasce dalle richieste estorsive rivolte all'Imprenditore per garantire la protezione del suo cantiere dai furti. Il Complice aveva inizialmente proposto un contratto di rimozione rifiuti come paravento, supportando poi attivamente le minacce del Coimputato, il quale evocava l'intervento di referenti mafiosi di zona. La Cassazione ha rigettato il ricorso del Complice, ritenendo pienamente giustificata la gravità degli indizi e la sussistenza delle esigenze cautelari, confermando l'applicazione dell'aggravante del metodo mafioso per la spendita del controllo del territorio.
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Sospetti in cantina: esclusi i gravi indizi di colpevolezza
La Corte di Cassazione ha annullato senza rinvio l'ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari nei confronti di un indagato, accusato di far parte di un'associazione per il traffico di droga con il ruolo di custode. L'accusa si fondava sul ritrovamento nella sua cantina di sostanze da taglio e residui di marijuana. La Suprema Corte ha stabilito che tali elementi non costituiscono gravi indizi di colpevolezza per il reato associativo. Un occasionale deposito di sostanze o un'attività isolata non dimostrano l'inserimento stabile e consapevole nella struttura criminale. Di conseguenza, la Corte ha ordinato l'immediata liberazione dell'indagato.
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Misura cautelare: addio all’obbligo di firma se cambia il lavoro
Un imprenditore, indagato per aver truccato alcune gare d'appalto pubbliche, era stato sottoposto alla misura cautelare dell'obbligo di firma. La difesa ha impugnato il provvedimento, evidenziando che l'indagato non lavorava più per l'impresa edile coinvolta e non si occupava più di appalti pubblici, facendo così venir meno il pericolo di commettere altri reati. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che i giudici del riesame non avevano motivato in modo adeguato la reale sussistenza e l'attualità del pericolo di recidiva. Di conseguenza, la Suprema Corte ha annullato senza rinvio l'ordinanza, dichiarando la cessazione immediata della misura cautelare per mancanza di proporzionalità e adeguatezza.
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Sequestro probatorio: no alla restituzione del denaro per IPTV
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un tecnico accusato di gestire una rete IPTV abusiva. La Guardia di Finanza aveva eseguito un sequestro probatorio di oltre cinquantottomila euro in contanti presso la sua abitazione. L'indagato ha richiesto la restituzione del denaro contestando il legame tra la somma e il reato. I giudici hanno chiarito che l'istanza di restituzione non può essere utilizzata per contestare la legittimità iniziale del sequestro, contestazione che spetta esclusivamente al tribunale del riesame. Di conseguenza, il sequestro probatorio resta valido e il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Nullità udienza di riesame: arresti domiciliari e diritti negati
L'Indagato, sottoposto alla misura degli arresti domiciliari per reati ambientali, presentava istanza di riesame chiedendo espressamente di partecipare di persona all'udienza camerale. Il Tribunale ometteva tuttavia di disporre la sua traduzione o di autorizzarlo a recarsi in udienza, sostituendo la misura cautelare con l'obbligo di firma. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso dell'Indagato, sancendo che l'omessa traduzione o autorizzazione determina la nullità udienza di riesame. Tale vizio costituisce una nullità assoluta e insanabile, in quanto l'avviso per l'udienza equivale a una vera e propria citazione a comparire, fondamentale per garantire il diritto all'autodifesa. Di conseguenza, la Suprema Corte annulla l'ordinanza impugnata e dispone il rinvio al Tribunale per un nuovo giudizio, senza che ciò comporti l'automatica perdita di efficacia della misura cautelare originaria.
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Custodia cautelare in carcere: la madre complice resta in cella
Una donna, accusata di gestire la contabilità e il confezionamento di droga per un'associazione criminale guidata dal figlio, ha impugnato la misura della custodia cautelare in carcere. La difesa sosteneva l'assenza di gravi indizi e del pericolo di reiterazione del reato, evidenziando il legame familiare e il tempo trascorso. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno confermato la custodia cautelare in carcere, evidenziando il ruolo attivo della donna e l'attualità del pericolo di reato, visti i suoi gravi precedenti penali e la natura continuativa dell'attività illecita.
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Sequestro probatorio auto: no al blocco se bastano le foto
A seguito di un incidente stradale con lesioni, la polizia giudiziaria ha eseguito il sequestro probatorio di un'automobile. Il Tribunale del Riesame ha annullato il vincolo, disponendo la restituzione del mezzo al proprietario, poiché mancava una specifica motivazione sulla necessità di trattenere il veicolo a tempo indeterminato, potendo la dinamica essere ricostruita con rilievi fotografici. La Procura ha fatto ricorso in Cassazione, lamentando la limitazione del diritto alla prova. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che anche il sequestro probatorio del corpo di reato esige una motivazione specifica sulla finalità dell'accertamento e sulla reale utilità delle prove da acquisire, non potendo risolversi in una privazione del bene ingiustificata.
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Termine perentorio riesame: PEC fuori orario e arresto valido
L'Indagato, sottoposto agli arresti domiciliari per corruzione, ha chiesto l'annullamento della misura cautelare. La difesa sosteneva che il Pubblico Ministero avesse trasmesso in ritardo i documenti al Tribunale, violando il termine perentorio riesame di cinque giorni. La richiesta era stata inviata via PEC il 10 giugno oltre l'orario di apertura al pubblico. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. I giudici hanno chiarito che, se l'invio avviene fuori orario, l'ufficio prende atto della richiesta il giorno successivo. Inoltre, il giorno iniziale non si calcola nel computo dei cinque giorni. Di conseguenza, la trasmissione dei documenti avvenuta il 16 giugno è del tutto tempestiva e la misura cautelare resta valida.
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Sequestro probatorio di denaro: senza motivazione va annullato
Durante una perquisizione legata a indagini per spaccio, le forze dell'ordine hanno sequestrato una somma di denaro a Il Sospettato. Il Pubblico Ministero ha convalidato il sequestro probatorio con formule generiche, e il Tribunale del Riesame ha cercato di integrare la motivazione mancante evidenziando il taglio delle banconote. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso de Il Sospettato, stabilendo che il sequestro probatorio di denaro richiede sempre una motivazione specifica sul nesso tra la somma e l'accertamento del reato. Di conseguenza, la Suprema Corte ha annullato senza rinvio il provvedimento, ordinando l'immediata restituzione del denaro.
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Arresti domiciliari all’estero: stop alle discriminazioni
Un cittadino straniero, sottoposto a custodia cautelare in carcere in Italia, ha chiesto la sostituzione della misura con gli arresti domiciliari da scontare in Slovenia, suo Paese di residenza. Il Tribunale di Trieste ha negato la richiesta, ritenendo che gli arresti domiciliari non rientrassero tra le misure applicabili all'estero secondo la normativa europea. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dell'indagato, stabilendo che gli arresti domiciliari all'estero sono pienamente ammissibili. Negare questa possibilità per il solo fatto di non avere un domicilio in Italia costituirebbe una discriminazione contraria ai principi dell'Unione Europea. La Cassazione ha quindi annullato la decisione, ordinando al Tribunale di valutare nuovamente la richiesta.
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Sopravvenuta carenza di interesse: niente spese se la misura decade
L'Indagato, sottoposto a custodia cautelare in carcere per reati di corruzione e turbata libertà degli incanti, proponeva ricorso per Cassazione contro il rigetto del riesame. Successivamente alla presentazione del ricorso, il giudice revocava la misura cautelare. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso per sopravvenuta carenza di interesse. I giudici hanno stabilito che, poiché la revoca della misura non è imputabile all'indagato, non si configura una soccombenza virtuale. Di conseguenza, l'indagato non deve essere condannato al pagamento delle spese del procedimento né al versamento della sanzione pecuniaria in favore della cassa delle ammende.
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Sequestro preventivo dei conti correnti: la Cassazione smentisce il Riesame
Il Tribunale del Riesame dichiarava inammissibile l'appello di due indagate contro un provvedimento di sequestro, ritenendo che la misura colpisse solo i beni della società e non le indagate personalmente. Le donne ricorrevano in Cassazione, lamentando che il provvedimento avesse in realtà colpito anche i loro risparmi personali. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, evidenziando che il decreto del G.I.P. disponeva espressamente il sequestro preventivo dei conti correnti personali delle indagate per equivalente. Di conseguenza, i giudici di legittimità hanno annullato l'ordinanza impugnata con rinvio, stabilendo che la motivazione del Tribunale era del tutto apparente e slegata dalla realtà dei fatti, ripristinando il diritto delle indagate a veder riesaminato il blocco dei propri conti.
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Custodia cautelare in carcere: negati i domiciliari per la droga
L'Imputato, accusato di aver introdotto ripetutamente hashish all'interno di un istituto penitenziario, ha richiesto la sostituzione della custodia cautelare in carcere con gli arresti domiciliari. Il Tribunale del Riesame ha respinto la richiesta, evidenziando la gravita della condotta e il ruolo di organizzatore del traffico illecito svolto dal soggetto. L'Imputato ha proposto ricorso per cassazione, lamentando vizi di motivazione e violazione di legge. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la legittimita della custodia cautelare in carcere. I giudici di legittimita hanno ribadito che non e possibile richiedere una nuova valutazione dei fatti in sede di cassazione se la motivazione del giudice di merito e logica e coerente. L'Imputato e stato condannato anche al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Pericolo di reiterazione del reato: in cella col cellulare
Il Tribunale del Riesame ha confermato la custodia cautelare in carcere per un uomo accusato di coltivazione illecita di stupefacenti. L'indagato ha proposto ricorso lamentando l'assenza del pericolo di reiterazione del reato e contestando la valutazione della sua condotta in carcere, dove era stato trovato in possesso di un telefono cellulare. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, chiarendo che il pericolo di reiterazione del reato non richiede l'imminenza di un nuovo reato, ma la continuità temporale del rischio. Il possesso del telefono in cella dimostra la volontà di mantenere contatti con la criminalità organizzata e rende inadeguati gli arresti domiciliari. Il ricorrente resta in carcere.
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Sequestro preventivo: un solo ricorso per più conti bloccati
Una società terza ha impugnato il sequestro preventivo finalizzato alla confisca eseguito sui propri conti correnti, ritenuti riconducibili a un indagato. La società ha presentato due distinte richieste di riesame in momenti diversi, man mano che apprendeva dell'esecuzione del blocco sui vari conti. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso della società, confermando la decisione del Tribunale. I giudici hanno stabilito che il sequestro preventivo è un provvedimento unitario: anche se l'esecuzione avviene in tempi diversi su beni differenti, il diritto di proporre il riesame può essere esercitato una sola volta. Di conseguenza, la prima impugnazione consuma definitivamente il potere di proporne altre contro lo stesso decreto.
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Sequestro preventivo quote societarie: il prestanome perde tutto
La Corte di Cassazione ha confermato il sequestro preventivo quote societarie di uno studio odontoiatrico, formalmente intestate a una donna straniera ma ritenute fittiziamente registrate a suo nome. Le indagini hanno rivelato che i reali amministratori della società erano due professionisti accusati di bancarotta fraudolenta e altri reati finanziari. La donna, compagna di uno dei precedenti prestanome e priva di reddito, è stata considerata una mera "testa di legno". La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso della donna, ribadendo che il sequestro preventivo quote societarie è pienamente legittimo anche se i beni appartengono formalmente a terzi estranei, qualora emerga il carattere fittizio dell'intestazione e la necessità di impedire la continuazione dell'attività criminosa. La ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Sequestro preventivo per equivalente: conto bloccato per delega
La Corte di Cassazione ha confermato il sequestro preventivo per equivalente sui conti correnti di una società estranea ai fatti, poiché l'indagato disponeva di una delega di firma illimitata e non revocata su tali conti. Nonostante l'indagato non fosse più socio dal 2014, la procura bancaria attiva gli garantiva la disponibilità di fatto delle somme. La società ha contestato il provvedimento definendosi terzo estraneo e attribuendo la mancata revoca a un errore della banca. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, stabilendo che la titolarità di una delega a operare incondizionatamente su un conto corrente altrui configura la disponibilità richiesta dalla legge per l'applicazione della misura cautelare. La società perde il ricorso e deve pagare le spese processuali.
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Sospensione dei termini feriali: negata anche per il singolo furto
Il Tribunale del Riesame dichiarava inammissibile per tardività la richiesta di riesame presentata dall'Indagato contro la misura cautelare del divieto di dimora per furto di acqua potabile. L'Indagato sosteneva che si dovesse applicare la sospensione dei termini feriali poiché a suo carico era rimasta solo l'accusa di furto, essendo caduta quella di associazione a delinquere. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la sospensione dei termini feriali non opera nei procedimenti per reati di criminalità organizzata, a prescindere dalla specifica posizione del singolo indagato o dal rigetto della singola accusa associativa. Inoltre, l'appello cautelare privo di motivi specifici è inammissibile.
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Saccheggi in piazza: confermata la custodia cautelare in carcere
Durante una manifestazione di protesta a Torino, un gruppo di giovani ha scatenato violenti scontri con le forze dell'ordine e saccheggiato negozi di lusso. Il Tribunale del Riesame ha disposto per loro la custodia cautelare in carcere, ritenendo inadeguati gli arresti domiciliari a causa dell'elevato rischio di reiterazione e dei numerosi precedenti penali degli indagati. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili tutti i ricorsi presentati dai giovani. I giudici di legittimità hanno chiarito che la scelta della custodia cautelare in carcere era ampiamente giustificata dalla pervicacia delinquenziale e dall'indifferenza dimostrata verso le prescrizioni dell'autorità. Inoltre, uno dei ricorsi è stato respinto in quanto presentato personalmente dall'indagato e non da un difensore abilitato, violando le regole procedurali vigenti.
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Sequestro preventivo di denaro: legittimo anche su fondi leciti
L'Indagata, socia e dipendente di una società fallita, ha impugnato il sequestro preventivo di denaro sul proprio conto corrente, disposto nell'ambito di un'indagine per bancarotta patrimoniale fraudolenta. La difesa sosteneva che le somme sequestrate derivassero da stipendi leciti e rimborsi spese, escludendo il legame con il reato. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la legittimità del provvedimento. I giudici hanno chiarito che il denaro è un bene fungibile per eccellenza. Di conseguenza, la confisca del profitto del reato, ovunque rinvenuta nel patrimonio dell'autore, è sempre qualificata come diretta. Non rileva, quindi, la provenienza lecita delle specifiche somme depositate sul conto corrente al momento del blocco.
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