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Riesame

2838 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Mezzo di impugnazione con cui si chiede a un tribunale diverso di verificare la legittimità di una misura cautelare.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

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Provvedimenti

Sequestro Preventivo: la Cassazione chiarisce il termine impugnazione
Un gruppo di persone ha contestato un sequestro preventivo sui propri beni, disposto per presunta violazione delle norme sull'IVA. Hanno presentato ricorso per riesame, sostenendo di aver avuto conoscenza del sequestro solo in un secondo momento, rendendo così il loro ricorso tempestivo. La Cassazione ha però rigettato i ricorsi, confermando che il termine perentorio per l'impugnazione del sequestro preventivo decorre dalla conoscenza effettiva del blocco dei beni, non dalla notifica formale del provvedimento. Poiché i ricorrenti avevano già chiesto la restituzione dei beni in una data precedente, dimostrando di essere a conoscenza del sequestro, il loro ricorso è stato considerato tardivo.
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Favoreggiamento aggravato: avvisare il clan costa caro
Un uomo ha avvisato la capo clan di un'organizzazione mafiosa riguardo una denuncia per tentata estorsione sporta dal proprio nipote contro un affiliato. Questo gesto, volto a favorire l'allontanamento dell'affiliato latitante, è stato qualificato come favoreggiamento personale aggravato. Il Tribunale ha confermato gli arresti domiciliari. La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'uomo, che contestava la gravità indiziaria e la configurabilità dell'aggravante, ritenendo la motivazione del Tribunale logica e coerente. La sentenza ribadisce l'importanza delle intercettazioni come prova.
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Sequestro Preventivo per Reati Tributari: Ricorso Inammissibile per Vizio Formale
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'azienda, Salento Energia S.R.L.S., contro un'ordinanza che aveva confermato il sequestro preventivo dei suoi beni. L'azienda contestava il sequestro preventivo per reati tributari e autoriciclaggio, ma il suo ricorso è stato respinto. Il Tribunale del riesame aveva già dichiarato inammissibile l'impugnazione precedente, poiché il difensore dell'indagato non aveva una procura speciale per rappresentare anche la società. La Cassazione ha confermato che la società non era legittimata a proporre ricorso, non avendo mai presentato un proprio riesame valido.
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Sequestro Preventivo: Cassazione Conferma Blocco Beni per Riciclaggio
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un individuo, confermando il `sequestro preventivo` di denaro e autovetture. I beni erano stati bloccati in relazione a reati di riciclaggio, falsità materiale e indebito utilizzo di strumenti di pagamento. Il ricorrente contestava l'incompletezza degli atti trasmessi e la mancanza di motivazione sul 'fumus delicti' (indizi di reato) e sul 'periculum in mora' (pericolo di dispersione dei beni). La Corte ha ritenuto le argomentazioni della difesa generiche e infondate, ribadendo che l'onere di produrre prove favorevoli spetta alla difesa e che una precedente sentenza di assoluzione parziale non invalidava il sequestro complessivo.
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Riesame del sequestro preventivo: la spedizione postale fa fede
Il giudice disponeva il sequestro preventivo di un alloggio popolare contestando all'occupante il reato di occupazione abusiva. L'assegnataria impugnava il vincolo inviando l'atto tramite raccomandata postale entro i dieci giorni di legge. Il Tribunale del Riesame dichiarava inammissibile l'impugnazione, ritenendola tardiva perché pervenuta in cancelleria oltre il termine e negando l'interesse a ricorrere per intervenuta decadenza dal titolo. La Corte di Cassazione ha ribaltato l'esito: ai fini del riesame del sequestro preventivo rileva la data di spedizione dell'atto e non quella di ricezione. I giudici hanno annullato l'ordinanza, rinviando gli atti per un nuovo esame.
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Associazione mafiosa: Cassazione conferma custodia, respinto il ricorso
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un Indagato contro la misura cautelare della custodia in carcere, confermando l'accusa di **associazione di tipo mafioso** (Art. 416-bis c.p.). La difesa contestava la mancanza di gravi indizi e l'attendibilità dei collaboratori di giustizia, sostenendo che l'Indagato fosse detenuto durante la formazione del clan. La Corte ha confermato la decisione del Tribunale del Riesame, ritenendo la motivazione congrua e logica. Ha ribadito che il suo ruolo è verificare la corretta applicazione del diritto, non riesaminare i fatti o la valutazione delle prove. Gli indizi, tra cui intercettazioni e testimonianze, erano sufficienti a dimostrare la partecipazione al clan dedito a traffico di droga, estorsioni e riciclaggio tramite un autonoleggio.
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Gravità Indiziaria: Quando basta la probabilità per le misure cautelari
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di una donna accusata di far parte di un'associazione a delinquere finalizzata al traffico di droga, agendo come prestanome per un bar. La donna contestava la "gravità indiziaria e misure cautelari" a suo carico e la presunta nullità del suo interrogatorio di garanzia. La Corte ha stabilito che la valutazione della gravità indiziaria per le misure cautelari richiede solo una seria probabilità di colpevolezza, non la certezza. Ha inoltre chiarito che i vizi dell'interrogatorio di garanzia non possono essere sollevati tramite ricorso al riesame, poiché non inficiano la legittimità originaria della misura. Il ricorso della donna è stato rigettato.
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Sequestro preventivo: la Cassazione annulla per motivazione insufficiente
Un'attività commerciale (bar tabacchi) è stata sottoposta a sequestro preventivo. Si sospettava che il Coniuge della Titolare avesse fittiziamente intestato l'attività a lei per eludere misure di prevenzione patrimoniali, configurando il reato di trasferimento fraudolento di valori. Il Tribunale del Riesame aveva confermato il sequestro. La Titolare ha presentato ricorso in Cassazione. Ha lamentato sia un errore procedurale (mancato rinvio dell'udienza per impedimento del difensore) sia vizi di motivazione sul merito. La Cassazione ha respinto il motivo sull'impedimento del difensore. Ha invece accolto il ricorso sul merito. Ha rilevato che l'ordinanza del Tribunale del Riesame non aveva motivato adeguatamente sull'elemento soggettivo (il dolo specifico) del reato di trasferimento fraudolento di valori e sul periculum in mora. La Cassazione ha annullato l'ordinanza, rinviando il caso al Tribunale del Riesame per un nuovo esame, che dovrà chiarire i punti mancanti.
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Ricorso Cautelare: Inammissibilità per PEC oltre orario d’ufficio
Un imputato, sottoposto a custodia in carcere per reati di associazione mafiosa, trasferimento fraudolento di valori e autoriciclaggio, ha presentato ricorso contro l'ordinanza che confermava la misura cautelare. Il ricorso si basava sulla presunta tardività della trasmissione degli atti e sull'inefficacia della misura. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità ricorso cautelare, stabilendo che la richiesta di riesame inviata via PEC oltre l'orario d'ufficio non fa decorrere il termine dal giorno stesso. Inoltre, le contestazioni sulla valutazione delle prove sono state considerate questioni di merito, non ammissibili in sede di legittimità. L'imputato è stato condannato al pagamento delle spese.
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Ricorso cautelare inammissibile: l’ex avvocato resta in carcere
La Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità ricorso cautelare proposto da un ex avvocato, accusato di associazione a delinquere, bancarotta fraudolenta e autoriciclaggio. La difesa contestava l'insufficienza della motivazione dell'ordinanza cautelare e l'assenza di pericolo di recidiva dopo la radiazione dall'albo. La Corte ha ribadito che il Tribunale del Riesame può integrare le motivazioni e che la radiazione non esclude il pericolo di recidiva se il soggetto è il 'dominus' delle attività illecite. Il professionista resta in carcere e deve pagare le spese processuali.
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Autoriciclaggio: quando una società è complice e non terzo in buona fede
La Cassazione ha rigettato il ricorso di una società immobiliare contro il sequestro preventivo di 250mila euro, finalizzato alla confisca per autoriciclaggio. Un individuo, già condannato per truffa, aveva investito i proventi illeciti nell'acquisto di un immobile, poi ceduto a terzi, con il denaro confluito nella società, rappresentata dalla sua compagna. La Corte ha confermato la sussistenza del reato di autoriciclaggio, ritenendo la società non un terzo in buona fede a causa dei forti legami con l'indagato e l'assenza di prova sulla legittima provenienza dei fondi. Il sequestro è stato quindi mantenuto.
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Amministratore vs Società: la legittimazione all’impugnazione del sequestro
Un amministratore di una società ha impugnato un sequestro probatorio di pellet e materie prime, disposto per presunta frode commerciale. Il Tribunale ha dichiarato il ricorso inammissibile, sostenendo che l'amministratore non aveva la **legittimazione all'impugnazione del sequestro** perché i beni appartenevano alla società e lui agiva in proprio. La Cassazione ha confermato l'inammissibilità, ribadendo che l'indagato deve avere un interesse concreto e attuale alla restituzione dei beni, agendo per conto della società con procura speciale.
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Sequestro probatorio: contabilità aziendale e riciclaggio
L'amministratrice di due società ha impugnato il sequestro probatorio di scritture contabili e documentazione bancaria, disposto dalla Procura per accertare ipotesi di riciclaggio legate a cospicui flussi di contanti con un soggetto terzo. La difesa lamentava l'assenza di motivazione sul reato presupposto e l'eccessiva ampiezza della misura. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando la piena validità del decreto. I giudici hanno chiarito che il sequestro probatorio è legittimo quando individua l'ambito investigativo, dimostra la pertinenza dei documenti e rispetta il criterio di proporzionalità, specialmente se la restituzione dei supporti avviene tempestivamente dopo l'estrazione della copia forense.
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Sequestro probatorio: il PM perde il ricorso per vizio formale
Un Pubblico Ministero disponeva un sequestro probatorio a carico di un indagato per un'ipotesi di reato. Il Tribunale del Riesame accoglieva la richiesta difensiva e revocava il sequestro probatorio per difetto di motivazione sulle esigenze investigative, ordinando la restituzione dei beni. Il Pubblico Ministero territoriale proponeva allora ricorso per cassazione contro tale ordinanza di revoca. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici di legittimità hanno ribadito che la legge processuale non attribuisce al Pubblico Ministero che ha emesso il decreto originario il potere di impugnare la decisione del Riesame, spettando tale facoltà unicamente all'ufficio requirente istituito presso il tribunale collegiale. L'indagato ottiene così la definitiva restituzione delle cose sequestrate.
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Sequestro Preventivo: Il Concessionario ha Diritto al Riesame?
L'Azienda Concessionaria, tramite il suo Legale Rappresentante, aveva ottenuto una concessione per una porzione di suolo pubblico. Dopo l'installazione di strutture, l'area è stata sottoposta a sequestro preventivo per presunta invasione di suolo pubblico. Il Tribunale del Riesame ha dichiarato inammissibile l'istanza del Legale Rappresentante, ritenendo che non avesse interesse a contestare il sequestro, poiché il terreno era di proprietà del Comune. La Corte di Cassazione ha annullato questa decisione. Ha stabilito che il concessionario di un bene pubblico ha sempre un interesse legittimo a chiedere il riesame del sequestro preventivo, in quanto detentore qualificato del bene. Il caso torna al Tribunale per un nuovo esame nel merito.
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Incendio aggravato: Cassazione conferma arresti domiciliari per il reo
Un individuo è stato sottoposto ad arresti domiciliari per incendio aggravato, commesso in concorso contro l'abitazione di un familiare. Il Tribunale del riesame ha confermato la misura cautelare, basandosi su gravi indizi come messaggi telefonici e conversazioni intercettate. Il Ricorrente ha impugnato la decisione in Cassazione, contestando la sussistenza dell'incendio aggravato e la giustificazione della misura. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che la valutazione dei fatti e degli indizi da parte del giudice di merito era logica e adeguata, senza vizi sindacabili in sede di legittimità.
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Autorizzazione lavoro arresti domiciliari: indigenza non provata, ricorso inammissibile
Il Tribunale del riesame ha revocato l'autorizzazione al Lavoratore di svolgere attività lavorativa mentre era sottoposto agli arresti domiciliari. Il Lavoratore non aveva dimostrato un'assoluta indigenza, requisito fondamentale per ottenere tale permesso. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso del Lavoratore inammissibile, ribadendo che l'autorizzazione lavoro arresti domiciliari richiede prove rigorose di necessità. La mancata allegazione di elementi concreti ha precluso l'accoglimento della sua richiesta.
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Traffico di Stupefacenti: Breve Coinvolgimento non Esclude l’Associazione
Un individuo ha impugnato la sua custodia cautelare per **associazione finalizzata al traffico di stupefacenti** e spaccio. Ha sostenuto che il suo coinvolgimento fosse minimo e temporaneo, insufficiente a dimostrare la partecipazione a un'organizzazione criminale. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. La Corte ha chiarito che anche un contributo breve ma stabile a un programma criminale, evidenziato da interazioni continue e un ruolo specifico, è sufficiente per stabilire la partecipazione a un reato associativo. Un precedente penale limitato non supera la presunzione legale di pericolosità sociale che giustifica la custodia cautelare per tali gravi reati.
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Misure Cautelari: Cassazione Annulla Obbligo Dimora per Stupefacenti
Un Indagato, accusato di traffico di stupefacenti (art. 73 DPR 309/90), ha visto la sua custodia cautelare in carcere sostituita con l'obbligo di dimora. Ha presentato ricorso in Cassazione, contestando la nullità dell'interrogatorio di garanzia, l'insufficienza degli indizi di colpevolezza e l'inadeguatezza delle misure cautelari. La Cassazione ha dichiarato inammissibile il motivo sull'interrogatorio, ma ha accolto gli altri due. Ha ritenuto la motivazione del Tribunale del riesame carente sia sulla gravità degli indizi, sia sull'attualità delle esigenze cautelari. La sentenza ha annullato l'ordinanza e rinviato il caso per un nuovo giudizio sulle misure cautelari.
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Custodia cautelare in carcere: furto lieve ma seriale
L'Indagato, persona senza fissa dimora e con diversi alias, ha commesso molteplici furti nell'arco di soli quattro giorni. Il Giudice per le Indagini Preliminari ha disposto la custodia cautelare in carcere, ravvisando gravi indizi di colpevolezza e un concreto pericolo di fuga e di reiterazione del reato. Il Tribunale del Riesame ha confermato il provvedimento restrittivo. La difesa ha presentato ricorso in Cassazione sostenendo la sproporzione della misura rispetto al modesto valore della merce e contestando il mancato ricorso a misure non detentive. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. I giudici hanno stabilito che l'assenza di un domicilio idoneo e la serialità dei furti giustificano pienamente la custodia cautelare in carcere come unico presidio efficace.
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