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Ricorrenti

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322 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Estinzione del giudizio per rottamazione dei carichi
Una società agricola aveva presentato ricorso in Cassazione contro una sentenza della Commissione Tributaria. In pendenza del giudizio, i ricorrenti hanno aderito alla definizione agevolata per la rottamazione dei carichi fiscali, rinunciando al ricorso. La Corte ha quindi dichiarato l'estinzione del giudizio, compensando le spese legali tra le parti, poiché la materia del contendere era venuta meno.
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Estinzione del giudizio: silenzio sulla proposta
La Corte di Cassazione dichiara l'estinzione del giudizio avviato da un gruppo di cittadini contro alcune Amministrazioni dello Stato. I ricorrenti non hanno risposto entro 40 giorni alla proposta di definizione del ricorso, configurando una rinuncia tacita e portando alla condanna alle spese.
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Termine impugnazione ordinanza: la Cassazione decide
Una società e una persona fisica hanno proposto ricorso per cassazione avverso un'ordinanza della Corte d'Appello che dichiarava inammissibile il loro gravame. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile perché tardivo, chiarendo che il termine di impugnazione dell'ordinanza di 60 giorni decorre dalla comunicazione del provvedimento da parte della cancelleria e non dalla sua successiva notificazione.
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Onere della prova: Cassazione su lavoro agricolo
Un gruppo di lavoratori agricoli ha presentato ricorso in Cassazione dopo che la Corte d'Appello ha respinto la loro richiesta di riconoscimento del rapporto di lavoro, precedentemente disconosciuto dall'ente previdenziale. La Corte Suprema ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che l'onere della prova grava interamente sul lavoratore. I motivi del ricorso sono stati ritenuti generici e la Corte ha riaffermato l'insindacabilità della valutazione delle prove, come la credibilità dei testimoni, da parte del giudice di merito.
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Giuramento decisorio: quando si perde il diritto alla prova
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di due lavoratori che contestavano la decadenza dal diritto di utilizzare la prova del giuramento decisorio. La Corte ha stabilito che l'assenza ingiustificata della parte all'udienza fissata per l'assunzione della prova comporta correttamente la perdita di tale facoltà, in ossequio al principio di celerità del processo e all'onere di diligenza che grava sulle parti processuali.
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Onere della prova: no indennità senza prove
Due dipendenti pubblici hanno richiesto una maggiorazione retributiva per lavoro festivo, ma la loro domanda è stata respinta a tutti i livelli di giudizio. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, sottolineando la totale mancanza di adempimento dell'onere della prova da parte dei lavoratori. Essi, infatti, non avevano fornito alcuna documentazione, come buste paga o fogli presenza, a sostegno delle loro pretese, limitandosi a una richiesta generica. La Corte ha ribadito che i poteri istruttori del giudice non possono sopperire a una completa inerzia probatoria della parte.
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Punteggio graduatoria: 12 punti per servizio e TFA
Il Tribunale di Venezia, in funzione di Giudice del Lavoro, ha accolto il ricorso di alcuni docenti precari. L'amministrazione scolastica aveva negato loro l'attribuzione di 12 punti per il servizio prestato nell'anno scolastico 2023/2024, poiché svolto contemporaneamente alla frequenza del corso di specializzazione per il sostegno (TFA). Il giudice ha stabilito che il divieto di valutazione del servizio contestuale, previsto da una circolare del 2020, si applica solo ai percorsi di abilitazione e non a quelli di specializzazione sul sostegno. Pertanto, ha riconosciuto il diritto dei docenti al corretto punteggio in graduatoria, ordinando all'amministrazione la rettifica e il conseguente riposizionamento nelle Graduatorie Provinciali per le Supplenze (GPS).
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Rinuncia al ricorso: estinzione del giudizio di Cassazione
Un gruppo di dipendenti pubblici ha citato in giudizio il proprio datore di lavoro, un Ministero, per ottenere un inquadramento superiore. Dopo aver perso in primo e secondo grado, hanno presentato ricorso alla Corte di Cassazione. Successivamente, hanno deciso di effettuare una rinuncia al ricorso. La Suprema Corte, prendendo atto della rinuncia, ha dichiarato l'estinzione del giudizio, rendendo definitiva la sentenza d'appello e decidendo per la compensazione delle spese legali tra le parti.
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Contenzioso enti locali: ruolo della Cassazione
La Corte di Cassazione ha emesso un'ordinanza interlocutoria in un complesso contenzioso enti locali. Il caso vede contrapposti organi del governo centrale, tra cui la Presidenza del Consiglio e il Ministero dell'Economia, e un gruppo di Comuni. Il provvedimento non decide il merito della causa ma affronta questioni procedurali preliminari alla sentenza finale.
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Liquidazione giudiziale: quando viene aperta?
Il Tribunale di Venezia ha dichiarato aperta la procedura di liquidazione giudiziale nei confronti di una società, su ricorso di alcuni creditori. La decisione si basa sulla conclamata insolvenza dell'impresa, provata da un cospicuo ammontare di debiti fiscali e contributivi non pagati, e sulla sua mancata costituzione in giudizio. La sentenza nomina un giudice delegato e un curatore, fissando i termini per le successive fasi della procedura.
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Responsabilità PA dipendente: quando lo Stato risponde?
La Corte di Cassazione esclude la responsabilità PA dipendente nel caso di un duplice omicidio seguito da suicidio commesso da un agente. Si è ritenuto che l'atto fosse uno sviluppo anomalo e imprevedibile delle sue funzioni, interrompendo così il nesso di occasionalità necessaria con il servizio.
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Lavoro straordinario: quando è retribuito nel pubblico?
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di alcuni dipendenti di un'azienda sanitaria che chiedevano il pagamento di ore extra. La Corte chiarisce che il lavoro straordinario, per essere retribuito, deve essere autorizzato dal datore di lavoro. Inoltre, un precedente giudicato che dichiara illegittimo un regolamento aziendale non garantisce automaticamente il diritto al pagamento se le parti del giudizio sono diverse e se la sentenza non si pronuncia sulle singole posizioni lavorative.
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Morte difensore: il rinvio dell’udienza è d’obbligo
La Corte di Cassazione ha stabilito che, in caso di morte del difensore unico di una parte dopo il deposito del ricorso, l'udienza deve essere rinviata per garantire il diritto di difesa. Sebbene il processo non si interrompa automaticamente, il giudice deve disporre il rinvio e la comunicazione personale alla parte rimasta senza legale, qualora non vi sia prova che questa fosse già a conoscenza dell'evento. Questa decisione tutela il contraddittorio e la possibilità di nominare un nuovo avvocato.
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Clausola compromissoria: estensione e limiti
La Corte di Cassazione ha stabilito che una clausola compromissoria, presente in un solo contratto all'interno di una serie di accordi tra loro collegati (collegamento negoziale), non si estende automaticamente agli altri. La volontà di devolvere le liti ad arbitri deve essere espressa e non può essere presunta. La Corte ha quindi rigettato il ricorso, confermando che le controversie relative al contratto con la clausola devono essere decise da arbitri, mentre le altre restano di competenza del giudice ordinario.
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Diploma AFAM: non vale come abilitazione all’insegnamento
La Corte di Cassazione ha stabilito che il diploma AFAM (Alta Formazione Artistica, Musicale e Coreutica) del vecchio ordinamento non costituisce titolo abilitante all'insegnamento. L'ordinanza chiarisce la distinzione fondamentale tra titolo di studio, che consente l'accesso all'insegnamento, e il titolo abilitante, che si ottiene tramite percorsi formativi specifici. La richiesta di alcuni docenti di essere inseriti in seconda fascia è stata quindi respinta, confermando che l'equipollenza del diploma AFAM alla laurea magistrale non ne implica automaticamente il valore abilitante.
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Estinzione del giudizio: silenzio dopo la proposta
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio a carico di due contribuenti. La loro inattività, successiva alla proposta di definizione formulata ai sensi dell'art. 380-bis c.p.c., è stata interpretata come rinuncia al ricorso, con conseguente condanna alle spese processuali.
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Prescrizione medici specializzandi: Cassazione conferma
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 20776/2025, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un gruppo di medici specializzandi che chiedevano un risarcimento per la mancata remunerazione durante la specializzazione tra il 1982 e il 1994. Il caso verteva sulla questione della prescrizione del diritto. La Corte ha ribadito il suo orientamento consolidato, secondo cui il termine decennale di prescrizione per queste richieste di risarcimento decorre dal 27 ottobre 1999, data di entrata in vigore della Legge n. 370/1999. Poiché i ricorrenti non hanno interrotto la prescrizione entro il 2009, il loro diritto è stato considerato estinto.
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Estinzione del giudizio: la rinuncia tacita in Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara l'estinzione del giudizio d'appello perché i ricorrenti non hanno chiesto una decisione entro 40 giorni dalla proposta di definizione. Questa omissione viene interpretata come una rinuncia tacita al ricorso, comportando la condanna alle spese legali.
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Sagoma edificio: chiudere una terrazza è nuova costruzione
La Corte di Cassazione ha stabilito che la chiusura di una terrazza preesistente, con l'aggiunta di pareti vetrate e copertura, costituisce una nuova costruzione e non rientra nel concetto di sagoma edificio preesistente. Tale intervento, aumentando il volume e modificando il profilo dell'immobile, deve rispettare le distanze minime dal confine previste dai regolamenti locali. La Corte ha cassato la sentenza d'appello che, applicando erroneamente il principio del "vuoto per pieno", aveva ritenuto l'opera legittima.
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Estinzione giudizio Cassazione: il silenzio costa caro
La Corte di Cassazione dichiara l'estinzione del giudizio a causa del silenzio della parte ricorrente. A seguito di una proposta di definizione semplificata, i ricorrenti non hanno chiesto la decisione del ricorso entro il termine di 40 giorni, portando la Corte a interpretare tale inerzia come una rinuncia all'impugnazione. Di conseguenza, il processo è stato dichiarato estinto e i ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese legali a favore della controparte.
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