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Ricorrenti

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322 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Ricorso tardivo: quando l’appello è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso avverso una sentenza di fallimento. La decisione si fonda sul mancato rispetto del termine di 30 giorni per l'impugnazione, configurando un ricorso tardivo. Il caso evidenzia l'importanza cruciale dei termini processuali nel diritto fallimentare.
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Improcedibilità del ricorso: errore fatale in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'improcedibilità del ricorso in una causa condominiale a causa di un vizio formale. I ricorrenti, condannati in appello per abusi edilizi, non hanno depositato la relazione di notificazione della sentenza impugnata entro i termini di legge. La Suprema Corte ha ribadito la perentorietà di tale adempimento, respingendo il ricorso senza esaminarne il merito e condannando i ricorrenti al pagamento delle spese.
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Adeguamento borsa di studio: il giudicato è decisivo
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di un gruppo di medici specializzandi relativo alla quantificazione dell'adeguamento della borsa di studio. La Corte ha stabilito che la quantificazione degli importi deve rispettare i criteri fissati da una precedente sentenza passata in giudicato, che aveva escluso gli incrementi maturati prima del 1994. La decisione sottolinea l'intangibilità del giudicato, che non può essere rimesso in discussione in una fase successiva del processo.
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Inammissibilità ricorso: i motivi non consentiti
La Corte di Cassazione dichiara l'inammissibilità del ricorso presentato da due imputati contro una sentenza del Tribunale di merito. La decisione si fonda sulla constatazione che i motivi addotti non rientravano tra quelli tassativamente previsti dalla legge, comportando la condanna dei ricorrenti al pagamento delle spese processuali e di una cospicua sanzione pecuniaria.
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Inammissibilità ricorso penale e spese processuali
La Corte di Cassazione dichiara l'inammissibilità di un ricorso penale presentato da due imputati avverso una sentenza del Tribunale. A causa della manifesta infondatezza del ricorso, attribuibile a colpa dei ricorrenti, questi vengono condannati non solo al pagamento delle spese processuali, ma anche al versamento di una sanzione pecuniaria di 3.000 euro in favore della Cassa delle ammende, in applicazione dell'art. 616 del codice di procedura penale.
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Ricorso inammissibile: Cassazione e sanzione pecuniaria
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile presentato contro una sentenza di un tribunale. A causa della manifesta carenza dei requisiti di legge, gli appellanti sono stati condannati a pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria di quattromila euro.
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Improcedibilità del ricorso: l’onere della prova
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'improcedibilità del ricorso presentato da due mutuatari contro un istituto di credito. La decisione si fonda su un vizio procedurale: i ricorrenti, pur avendo dichiarato di aver ricevuto la notifica della sentenza d'appello, non hanno depositato la copia notificata, un onere inderogabile a loro carico. La Corte ha ribadito che il mancato rispetto di questo adempimento processuale impedisce l'esame del merito della controversia, che verteva su un presunto superamento del limite di finanziabilità di un mutuo fondiario.
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Contributi part-time: superare i limiti costa caro
Una società edile ha contestato un accertamento dell'Ente Previdenziale per omessi versamenti relativi a lavoratori part-time assunti oltre il limite del 3% previsto dal CCNL di settore. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che i contributi part-time per i lavoratori eccedenti tale soglia devono essere calcolati sulla base di una retribuzione virtuale corrispondente a un orario a tempo pieno, e non sull'effettivo stipendio percepito. La decisione si fonda sul principio del minimale contributivo vigente nel settore edile.
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Successione nel processo: gli eredi e l’appello
Un'ordinanza interlocutoria della Corte di Cassazione prende atto della successione nel processo da parte degli eredi del ricorrente originario. Il caso riguarda un ricorso contro una sentenza della Corte d'Appello di Roma, in cui gli eredi subentrano al defunto per proseguire il giudizio, garantendo la continuità dell'azione legale.
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Diritto alla provvigione: quando spetta all’agente?
La Corte di Cassazione conferma il diritto alla provvigione di un'agenzia immobiliare anche se la compravendita è stata conclusa direttamente tra le parti dopo la scadenza del mandato. Secondo la Corte, è sufficiente che l'attività dell'intermediario costituisca l'antecedente necessario per la conclusione dell'affare, avendo messo in relazione i contraenti. L'intervento di un collaboratore non iscritto all'albo per la sola visita dell'immobile non inficia tale diritto.
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Rinuncia al ricorso: estinzione del giudizio
La Corte di Cassazione dichiara l'estinzione di un giudizio a seguito della rinuncia al ricorso da parte dei ricorrenti. Il caso riguardava un contratto preliminare immobiliare. Dato che la controparte non si era costituita in giudizio, la Corte non ha disposto la liquidazione delle spese legali. La decisione finale si basa quindi su un atto processuale che ha interrotto il contenzioso prima della discussione nel merito.
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Errore notifica difensore: rinvio udienza garantito
La Corte di Cassazione ha emesso un'ordinanza interlocutoria con cui ha disposto il rinvio di un'udienza a causa di un errore notifica difensore. L'avviso di udienza era stato inviato a un legale omonimo. Riconosciuto l'oggettivo disguido, la Corte ha accolto la richiesta di rinvio per assicurare la corretta comunicazione all'effettivo difensore e tutelare il diritto di difesa dei ricorrenti.
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Onere della prova comodato: la prova è essenziale
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 9310/2025, ha rigettato il ricorso di due proprietari che chiedevano la restituzione di un immobile. La Corte ha ribadito che l'onere della prova del comodato spetta a chi lo invoca. In assenza di prove concrete e dirette del contratto, come nel caso di specie dove esisteva solo un'autorizzazione scritta a eseguire lavori, la domanda di restituzione basata su un presunto comodato non può essere accolta. L'interpretazione delle prove è riservata al giudice di merito e non può essere ridiscussa in sede di legittimità.
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Dicatio ad patriam: servitù pubblica e usucapione
La Corte di Cassazione, con un'ordinanza interlocutoria, affronta il tema della costituzione di una servitù di uso pubblico tramite 'dicatio ad patriam'. Il caso riguarda un monumento storico privato, il cui uso pubblico era stato concesso da un Comune. I proprietari contestano la decisione, sostenendo la necessità di un uso ventennale, come per l'usucapione. Rilevando un contrasto giurisprudenziale sulla necessità di tale termine, la Corte ha rinviato la causa a una pubblica udienza per un approfondimento, senza ancora decidere nel merito.
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Compenso CTU collegiale: calcolo corretto in Cassazione
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza che aveva liquidato un compenso a due consulenti tecnici d'ufficio duplicando le voci di spesa. La Corte ha ribadito che, in caso di incarico congiunto, il calcolo del compenso CTU collegiale deve basarsi sulla parcella di un singolo consulente, aumentata del 40% per ogni altro membro, come previsto dall'art. 53 del d.P.R. 115/2002, e non sulla somma di due parcelle distinte.
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Ricorso inammissibile: condanna alle spese e sanzione
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile presentato da due imputati avverso una sentenza di primo grado. La decisione comporta la condanna dei ricorrenti al pagamento delle spese del procedimento e di una sanzione pecuniaria di 3.000 euro a favore della Cassa delle ammende, confermando le severe conseguenze procedurali per chi adisce la Suprema Corte senza validi presupposti.
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Inammissibilità ricorso: quando la Cassazione lo rigetta
La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha dichiarato l'inammissibilità di tre ricorsi contro una sentenza di secondo grado. La decisione si basa sulla genericità delle argomentazioni difensive, ritenute prive di un concreto apporto al giudizio. Questa pronuncia sottolinea l'importanza del principio di specificità per l'ammissibilità del ricorso e condanna i ricorrenti al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Retribuzione di risultato: quando è dovuta ai medici?
Un gruppo di medici specialisti ha citato in giudizio la propria Azienda Sanitaria per ottenere il pagamento dell'indennità di risultato per gli anni 2015 e 2016. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la decisione della Corte d'Appello. La sentenza stabilisce che, per avere diritto alla retribuzione di risultato legata a specifici obiettivi, non è sufficiente il loro raggiungimento, ma sono necessari due elementi fondamentali previsti dall'Accordo Collettivo Nazionale: la stipula di un apposito Accordo Attuativo Aziendale che definisca tali obiettivi e la costituzione di un fondo specifico per la loro remunerazione. In assenza di questi presupposti formali, il diritto al compenso non sorge.
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Termine notifica sanzione: da quando decorre? Chiarimenti
La Corte di Cassazione ha stabilito che il termine di 90 giorni per la notifica di una sanzione amministrativa per lavoro irregolare decorre dalla data di conclusione completa dell'accertamento da parte dell'autorità competente, e non dalla semplice ricezione di un primo verbale ispettivo. Nel caso specifico, un'azienda aveva contestato la tardività di una sanzione, sostenendo che il termine dovesse partire dalla ricezione di un verbale di un ente previdenziale. La Corte ha rigettato il ricorso, confermando che l'amministrazione ha diritto a completare le proprie indagini, come l'audizione di testimoni, prima che il termine per la notifica sanzione inizi a decorrere, specialmente in casi di una certa complessità.
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Improcedibilità ricorso cassazione: ecco le regole
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'improcedibilità di un ricorso a causa del mancato deposito della relata di notifica della sentenza impugnata entro i termini. L'ordinanza chiarisce che tale adempimento è un onere inderogabile a carico del ricorrente, la cui omissione comporta l'improcedibilità del ricorso in cassazione, non sanabile da una produzione tardiva del documento né dal silenzio della controparte.
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