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Ricorrenti

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322 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Muro di confine: quando si può sopraelevare?
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 19606/2025, interviene su una lite tra vicini relativa alla proprietà e sopraelevazione di un muro di confine. La Corte ha cassato la decisione d'appello, stabilendo che il diritto di sopraelevare un muro comune è la regola, a meno che non si provi la sua funzione di contenimento di un terrapieno artificiale. Ha inoltre ribadito che anche un gazebo stabile è una 'costruzione' soggetta alle distanze legali e che le autocertificazioni non hanno valore di prova nelle cause tra privati.
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Inammissibilità appello: limiti al ricorso in Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso contro una decisione di inammissibilità appello. Il caso riguarda una condanna per danni derivanti da circonvenzione di incapace. La Corte chiarisce che, a seguito della declaratoria di inammissibilità dell'appello per mancanza di ragionevole probabilità di accoglimento, non è possibile denunciare in Cassazione l'omesso esame di un fatto decisivo, come previsto dall'art. 348-ter c.p.c.
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Estinzione del giudizio: la rinuncia al ricorso
La Corte di Cassazione dichiara l'estinzione del giudizio a seguito della rinuncia al ricorso da parte dei ricorrenti e della contestuale accettazione della controparte. Il decreto chiarisce che, in presenza dei requisiti previsti dagli artt. 390 e 391 c.p.c., la procedura si conclude senza una decisione nel merito e senza statuizione sulle spese, data l'accettazione e la mancata costituzione di un'altra parte.
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Estinzione del giudizio: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio in un caso di diritto del lavoro. Le società ricorrenti, dopo aver ricevuto la proposta di definizione del giudizio ai sensi dell'art. 380-bis c.p.c., non hanno chiesto la decisione del ricorso entro il termine di 40 giorni. Tale inerzia è stata interpretata come una rinuncia al ricorso, comportando la chiusura del processo e la condanna delle ricorrenti al pagamento delle spese legali.
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Litisconsorzio necessario: la Cassazione e i soci
Una società di persone e alcuni soci ricorrono contro avvisi di accertamento per redditi non dichiarati. La Corte di Cassazione, prima di esaminare il merito, sospende la decisione per un dubbio procedurale. L'ordinanza si concentra sul principio del litisconsorzio necessario, ordinando l'acquisizione dei fascicoli di merito per verificare che tutti i soci abbiano correttamente partecipato a ogni fase del giudizio, come richiesto dalla legge per le società di persone.
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Improcedibilità del ricorso: l’errore che costa caro
La Corte di Cassazione dichiara l'improcedibilità del ricorso in un caso di violazione delle distanze tra edifici. La decisione si fonda su un vizio procedurale: i ricorrenti non hanno depositato la copia della sentenza d'appello con la relata di notifica, un adempimento essenziale previsto dal codice di procedura civile. La Corte ribadisce il rigore formale necessario per l'accesso al giudizio di legittimità, condannando i ricorrenti al pagamento delle spese legali.
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Estinzione del giudizio: la rinuncia al ricorso in Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara l'estinzione del giudizio a seguito della rinuncia al ricorso da parte dei ricorrenti principali e della contestuale accettazione della controparte. Tale accettazione ha comportato anche la rinuncia al ricorso incidentale. La decisione, basata sugli articoli 390 e 391 c.p.c., non ha previsto alcuna statuizione sulle spese legali, confermando la chiusura definitiva del contenzioso.
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Ricorso rinunciato: quando il silenzio vale rinuncia
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione di un procedimento a seguito del silenzio della parte ricorrente. Dopo aver ricevuto una proposta di definizione del giudizio, la parte non ha chiesto la decisione del ricorso entro il termine di quaranta giorni. Tale inerzia, secondo l'art. 380-bis c.p.c., equivale a un ricorso rinunciato, determinando la chiusura del caso senza una decisione nel merito.
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Estinzione giudizio Cassazione: guida al decreto
Il decreto analizza un caso di estinzione del giudizio di Cassazione. I ricorrenti, dopo aver impugnato una sentenza della Corte d'Appello, non hanno dato seguito alla proposta di definizione del giudizio formulata dal relatore. La Suprema Corte, interpretando il silenzio come una rinuncia, ha dichiarato l'estinzione del procedimento e ha condannato i ricorrenti al pagamento delle spese legali.
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Retribuzione di risultato: quando spetta ai medici?
Un gruppo di medici specialisti ha citato in giudizio un'azienda sanitaria per ottenere il pagamento della retribuzione di risultato per il biennio 2015-2016. La Corte di Cassazione ha rigettato la loro richiesta, stabilendo che tale compenso non è un diritto automatico. È necessaria la stipula di specifici accordi aziendali con le organizzazioni sindacali che definiscano obiettivi, modalità di verifica e le risorse economiche destinate. In assenza di tali accordi, il diritto alla retribuzione di risultato non sorge.
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Correzione errore materiale: la Corte corregge sé stessa
La Corte di Cassazione ha accolto un'istanza di correzione errore materiale presentata da un'Università. L'ordinanza originale conteneva diversi errori, tra cui i nomi dei ricorrenti, i legali della controparte e la sede della Corte d'Appello. La Cassazione ha riconosciuto le sviste come evidenti e ha disposto la modifica del provvedimento, chiarendo che tale procedura, avendo natura amministrativa, non prevede la condanna alle spese.
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Legittimazione attiva: la prova della proprietà decide
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza della Corte d'Appello che aveva ordinato l'arretramento di una costruzione. Il motivo? La corte di merito aveva ignorato l'eccezione sulla carenza di legittimazione attiva degli attori. La Suprema Corte ha ribadito che, prima di esaminare la violazione delle distanze, è indispensabile che chi agisce in giudizio dimostri di essere il proprietario dell'immobile che si presume danneggiato. La questione della prova della proprietà è un presupposto fondamentale dell'azione e non può essere trascurata.
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Sovraindebitamento familiare: quando è unica procedura?
La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha respinto il ricorso di alcuni creditori contro l'apertura di una procedura di liquidazione controllata per due familiari. La Corte ha chiarito che per attivare un'unica procedura di sovraindebitamento familiare è sufficiente la comune origine del debito. Inoltre, ha stabilito che la valutazione sulla meritevolezza del debitore non va fatta in fase di ammissione alla procedura, ma solo successivamente, in sede di esdebitazione.
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Responsabilità amministratori: obblighi e doveri
La Corte di Cassazione interviene sulla responsabilità amministratori per la mancata dichiarazione di una causa di scioglimento della società. In un caso riguardante un'impresa edile creditrice verso una società cliente con capitale azzerato, la Corte ha stabilito un principio fondamentale: la responsabilità non è automatica per chi subentra nella carica. È necessario accertare il nesso causale tra la condotta omissiva di ciascun singolo amministratore e il danno subito dal terzo. La semplice pubblicazione di un bilancio in perdita non esonera gli amministratori dai loro specifici obblighi di accertamento e pubblicità della causa di scioglimento.
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Riunione ricorsi: specializzandi e risarcimento danni
Un gruppo di medici specializzandi ha impugnato in Cassazione la sentenza della Corte d'Appello che negava loro il risarcimento per la tardiva attuazione di direttive UE sulla remunerazione. La Corte di Cassazione, con un'ordinanza interlocutoria, ha disposto la riunione del ricorso ad un altro procedimento già pendente e relativo alla stessa sentenza d'appello. La decisione si fonda sull'art. 335 c.p.c. per garantire l'economia processuale e un giudizio unitario, senza entrare nel merito della richiesta di risarcimento.
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Patto commissorio: quando la prova testimoniale non basta
Una coppia vende un immobile per estinguere un pignoramento, ma in seguito sostiene che la vendita simulasse un prestito con patto commissorio. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando le decisioni dei giudici di merito. La Corte ha ritenuto che, nonostante la prova testimoniale sia teoricamente ammissibile per dimostrare l'illiceità di un contratto, in questo caso la richiesta non era supportata da un quadro probatorio sufficientemente solido, rendendo la valutazione dei giudici di merito insindacabile.
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Estinzione giudizio Cassazione: analisi decreto
Un recente decreto della Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio di Cassazione in una controversia tra due società del settore medicale e due associazioni, una di pazienti e una di consumatori. La decisione è seguita alla rinuncia al ricorso da parte delle società ricorrenti e alla successiva accettazione da parte delle associazioni resistenti. La Corte ha applicato l'art. 391 c.p.c., confermando che, in caso di accettazione, non vi è luogo a provvedere sulle spese processuali.
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Rinuncia al ricorso: estinzione del giudizio
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione di un giudizio a seguito della rinuncia al ricorso da parte dei ricorrenti e della successiva accettazione da parte della controparte, un'azienda sanitaria. La decisione si fonda sull'applicazione degli articoli 390 e 391 del Codice di Procedura Civile. Data l'accettazione, la Corte ha stabilito che nulla è dovuto per le spese legali del giudizio di legittimità.
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Responsabilità professionale avvocato: il caso
Un cliente ha citato in giudizio il suo commercialista e il suo avvocato per non aver impugnato una sentenza tributaria, causandogli un danno economico significativo. I tribunali di merito hanno accertato la responsabilità professionale dei due professionisti. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di questi ultimi, chiarendo importanti principi sulla responsabilità professionale avvocato, sul disconoscimento della firma su atti processuali e sull'onere della prova. La Corte ha stabilito che la firma del difensore che autentica la procura ha fede privilegiata e può essere contestata solo con querela di falso.
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Notifica PEC PA: l’indirizzo corretto è cruciale
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 29565/2019, ha stabilito che una notifica PEC PA (Posta Elettronica Certificata alla Pubblica Amministrazione) inviata a un indirizzo email non idoneo a ricevere l'atto giudiziario non perfeziona il procedimento. Invece di dichiarare inammissibile il ricorso, la Corte ha concesso ai ricorrenti un termine per la rinnovazione della notifica all'indirizzo corretto, sottolineando l'importanza della diligenza nella verifica dei recapiti telematici delle amministrazioni pubbliche.
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