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Recidiva — Anno 2026

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1562 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Recidiva

Provvedimenti

Quantificazione della pena: ricorso inutile e condanna confermata
L'Imputato ha proposto ricorso per Cassazione contro la sentenza della Corte d'Appello, contestando il calcolo della sanzione e l'aumento per i precedenti penali. I Supremi Giudici hanno confermato che la quantificazione della pena e la valutazione della recidiva spettano in via esclusiva al giudice di merito. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile e ha condannato l'Imputato alle spese legali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Droga nel rudere e attrezzi in cortile: condanna confermata
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un imputato per il reato di detenzione di sostanze stupefacenti di lieve entità. Le forze dell'ordine avevano rinvenuto ventitré grammi di droga in un casolare abbandonato di fronte all'abitazione dell'uomo e gli strumenti per il confezionamento nel suo cortile privato. La difesa ha contestato la regolarità delle notifiche nel giudizio immediato e la sufficienza degli indizi. I giudici hanno respinto il ricorso. La notifica del decreto spetta all'imputato e non al difensore, al quale va inviato solo l'avviso di udienza. L'esclusiva accessibilità dell'area privata e la vicinanza del nascondiglio provano la colpevolezza oltre ogni ragionevole dubbio.
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Tentato furto aggravato: ricorso respinto e sanzione
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna inflitta a un uomo per tentato furto aggravato a un anno e tre mesi di reclusione e duecento euro di multa. L'imputato aveva impugnato la pronuncia della Corte d'appello contestando la mancata concessione dell'attenuante per il danno patrimoniale di speciale tenuità e l'applicazione della recidiva. I Supremi Giudici hanno dichiarato il ricorso inammissibile perché la difesa si è limitata a riprodurre le medesime argomentazioni già respinte nei precedenti gradi di giudizio senza formulare una critica specifica alla decisione. Il condannato deve pagare le spese processuali e versare tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Bancomat svaligiato: confermata custodia cautelare in carcere
Un indagato ha partecipato a un violento assalto notturno allo sportello bancomat di un istituto bancario mediante esplosivo, sottraendo circa 86.000 euro. Gli inquirenti lo hanno rintracciato poco dopo presso un'area di servizio con abiti sporchi e ferite incompatibili con la versione di un incidente stradale. Il Tribunale del riesame ha disposto la custodia cautelare in carcere al posto degli arresti domiciliari, ritenendo la condotta espressione di una criminalità organizzata e spregiudicata. L'indagato ha impugnato la decisione lamentando una valutazione superficiale della propria pericolosità sociale. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando la massima misura carceraria a causa delle precedenti condanne e dell'elevato pericolo di recidiva.
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Recidiva nel furto aggravato: ricorsi inammissibili
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di due imputati per il reato di furto aggravato. Uno dei condannati contestava l'applicazione della recidiva, sostenendo una violazione di legge e un vizio nella motivazione dei giudici territoriali. L'altro imputato lamentava una generica insufficienza dei motivi posti alla base della condanna. I giudici di legittimità hanno dichiarato inammissibili entrambi i ricorsi. La Suprema Corte ha chiarito che l'applicazione della recidiva nel furto aggravato è legittima quando i giudici di merito valorizzano il numero e la specifica omogeneità dei precedenti penali. Questi elementi dimostrano una spiccata colpevolezza e una pericolosità sociale concreta. Gli imputati dovranno pagare le spese processuali e una sanzione di tremila euro ciascuno alla Cassa delle ammende.
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Inammissibilità del ricorso per cassazione: no ai motivi generici
Quattro imputati condannati in sede di appello hanno proposto ricorso alla Suprema Corte per contestare la responsabilità penale, il diniego delle attenuanti generiche, l'applicazione della recidiva e la mancata assunzione di nuove prove. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso per cassazione avanzato da ciascun ricorrente. I motivi dedotti infatti risultavano puramente ripetitivi rispetto alle censure già esaminate e rigettate dal giudice di merito, privi di reale confronto critico con la sentenza e focalizzati su questioni di mero fatto. Di conseguenza, i giudici hanno respinto integralmente le impugnazioni, condannando ciascun imputato alle spese processuali e al versamento di una sanzione di tremila euro alla Cassa delle ammende per aver promosso un'impugnazione manifestamente infondata.
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Violazione della sorveglianza speciale: condanna per dolo generico
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a carico di un individuo sottoposto a misura di prevenzione per il reato di violazione della sorveglianza speciale. L'imputato contestava la sussistenza dell'elemento soggettivo, la mancata applicazione della particolare tenuità del fatto e l'addebito della recidiva. I giudici hanno chiarito che il reato richiede unicamente la consapevolezza di disattendere le prescrizioni imposte. La Suprema Corte ha inoltre escluso la lieve entità della violazione a causa della condotta pregressa e della vicinanza temporale con altri precedenti illeciti. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile con condanna al pagamento delle spese e della sanzione pecuniaria.
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Reato di evasione: 200 metri in oltre un’ora costano la condanna
Un imputato ottiene la concessione degli arresti domiciliari in sostituzione della custodia cautelare in carcere. L'uomo lascia la caserma alle ore 20:54, ma raggiunge la propria abitazione solo alle 22:00, impiegando oltre un'ora per percorrere un tragitto di appena 200 metri senza alcuna valida giustificazione. La Corte di Cassazione conferma la condanna per il reato di evasione, rigettando la tesi difensiva della semplice violazione di prescrizioni. I giudici escludono la particolare tenuità del fatto a causa dell'assenza di motivi plausibili, della durata del ritardo e dei precedenti penali dell'uomo, dichiarando il ricorso inammissibile e condannando il ricorrente al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Evasione dai domiciliari: negata la tenuità per il bar
Un uomo in regime di detenzione domiciliare si è allontanato arbitrariamente dalla propria abitazione per recarsi in un bar per circa due ore. I giudici di merito hanno condannato il soggetto per il reato di evasione dai domiciliari, escludendo la particolare tenuità del fatto e negando le pene sostitutive. La Corte di Cassazione ha confermato integralmente la decisione, dichiarando il ricorso inammissibile a causa della gravità della condotta, dei precedenti penali e della recidiva dell'imputato.
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Inammissibilità del ricorso per cassazione tra colpa e sanzione
Un imputato ha proposto ricorso davanti alla Suprema Corte contestando la sentenza emessa dalla Corte di Appello. L'impugnazione riguardava l'elemento psicologico del reato, la mancata esclusione della recidiva e la valutazione sulle circostanze attenuanti e aggravanti. I giudici di legittimità hanno dichiarato l'inammissibilità del ricorso per cassazione poiché i motivi sollevati erano generici e si limitavano a riprodurre le medesime censure già analizzate e respinte con logica impeccabile nel grado precedente. L'imputato perde la causa ed è stato condannato al pagamento delle spese del procedimento e al versamento di tremila euro a favore della Cassa delle ammende.
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Stato di ebbrezza e colpevolezza: la Cassazione conferma la pena
L'Imputato ha impugnato la sentenza di condanna della Corte di Appello sostenendo che l'assunzione di alcol avesse escluso o attenuato la sua responsabilità. Ha contestato inoltre il mancato bilanciamento favorevole delle attenuanti generiche rispetto alla recidiva. La Corte di Cassazione ha chiarito la relazione tra stato di ebbrezza e colpevolezza, confermando che l'alterazione da alcol non esclude la piena volontarietà della condotta criminosa. I giudici hanno respinto le doglianze difensive per totale genericità e manifesta infondatezza. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile e ha condannato il ricorrente alle spese processuali e al pagamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato di evasione: confermata la condanna per recidiva
L'Imputato, sottoposto a una misura restrittiva, si è allontanato coscientemente e volontariamente dal luogo prescritto, integrando il reato di evasione. I giudici di merito hanno confermato la responsabilità penale, negando la particolare tenuità del fatto a causa della gravità della condotta e applicando l'aggravante della recidiva per precedenti condanne recenti. L'Imputato ha proposto ricorso per cassazione riproponendo le stesse argomentazioni già respinte in appello. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso per manifesta infondatezza e ripetitività, condannando l'Imputato al pagamento delle spese legali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Particolare tenuità del fatto negata all’evaso recidivo
Un uomo condannato per evasione ha proposto ricorso per ottenere la particolare tenuità del fatto e il riconoscimento delle attenuanti generiche. Le telecamere di videosorveglianza avevano immortalato l'individuo mentre commetteva un furto all'interno degli uffici della polizia municipale durante la fuga. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile l'impugnazione. I giudici hanno escluso la causa di non punibilità evidenziando i numerosi precedenti penali e la gravità della condotta, confermando l'aggravante della recidiva e condannando il ricorrente al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato di evasione: resa spontanea inutile contro la recidiva
Un imputato condannato per il reato di evasione ha impugnato la decisione di merito contestando il calcolo della pena. La difesa sosteneva che la spontanea presentazione alla polizia giudiziaria avrebbe dovuto prevalere come attenuante speciale, riducendo la sanzione. La Corte d'appello aveva invece dato peso preminente alla recidiva a causa dei numerosi precedenti per armi, droga e lesioni personali, indici di spiccata pericolosità. La Corte di Cassazione ha confermato integralmente la sentenza di secondo grado e ha dichiarato il ricorso inammissibile per mancanza di confronto critico con le argomentazioni dei giudici territoriali, condannando il ricorrente alle spese e al pagamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Spaccio di lieve entità: la confessione blocca il ricorso
L'Imputato affronta un processo penale per spaccio di lieve entità legato alla detenzione e cessione di cocaina. Il Tribunale lo condanna con rito abbreviato e la Corte d'Appello riduce la pena bilanciando le attenuanti con la recidiva. L'Imputato contesta la decisione in Cassazione lamentando difetti di motivazione e ricostruzioni contraddittorie. I Supremi Giudici respingono l'impugnazione rilevando che l'uomo aveva già confessato i fatti. I messaggi sul cellulare e l'esito della perquisizione a casa della parente confermano pienamente la colpevolezza. La Cassazione dichiara il ricorso inammissibile e condanna il ricorrente alle spese e a una sanzione di tremila euro.
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Furto e recidiva: niente circostanze attenuanti generiche
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso di un imputato condannato per furto in abitazione aggravato. La difesa contestava la mancata concessione delle circostanze attenuanti generiche, sostenendo che i giudici di merito avevano motivato il rigetto in modo apparente e generico. I giudici di legittimità hanno respinto tale tesi, chiarendo che per negare il beneficio della riduzione di pena è sufficiente un richiamo logico agli elementi decisivi del processo. La gravità complessiva della condotta e la recidiva dell'imputato giustificano pienamente la decisione negativa. La Corte ha dichiarato inammissibile l'impugnazione e ha condannato il ricorrente alle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato di ricettazione: ricorso respinto e sanzione
L'Imputato ha proposto ricorso dinanzi alla Corte di Cassazione contro la sentenza d'appello che confermava la sua condanna per il reato di ricettazione. Il ricorrente ha contestato la responsabilità penale, il mancato riconoscimento dell'attenuante del danno di speciale tenuità e l'applicazione della recidiva. I Supremi Giudici hanno dichiarato il ricorso totalmente inammissibile. L'atto riproduceva le medesime censure già respinte dai giudici di merito senza avanzare critiche specifiche e sollecitava una rivalutazione dei fatti preclusa in sede di legittimità. La contestazione sulla recidiva non risultava sollevata nel giudizio di secondo grado. La Corte ha condannato l'Imputato alle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Calcolo della pena nel reato continuato: aumento esiguo valido
La Corte d'Appello ha condannato l'imputato per porto abusivo di armi improprie e possesso ingiustificato di chiavi alterate o grimaldelli. I giudici hanno escluso la recidiva e ridotto la pena a dieci mesi di arresto e 2.600 euro di ammenda. L'imputato ha presentato ricorso per Cassazione, lamentando un difetto di motivazione sul calcolo della pena nel reato continuato e sull'aumento applicato al reato minore. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. Gli ermellini hanno chiarito che l'aumento sanzionatorio per il reato satellite era minimo e fissato in soli due mesi di arresto e 600 euro di ammenda. Di conseguenza, il giudice di merito non deve fornire una motivazione analitica quando applica incrementi di esigua entità. L'imputato perde la causa e deve pagare le spese processuali e 3.000 euro alla Cassa delle ammende.
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Carcere e cellulari: scatta la particolare tenuità del fatto
Un detenuto riceveva una condanna a sei mesi di reclusione per aver introdotto un telefono cellulare nell'istituto penitenziario. La difesa impugnava la decisione denunciando il mancato riconoscimento della particolare tenuità del fatto e l'omessa valutazione delle pene sostitutive. L'imputato aveva consegnato spontaneamente l'apparecchio, utilizzato esclusivamente per contattare i familiari durante l'emergenza sanitaria. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che i giudici di merito non possono negare la causa di non punibilità basandosi solo sulla gravità astratta del reato. Il giudice deve sempre esaminare il contesto concreto, le modalità dell'azione e la condotta collaborativa del reo. La Suprema Corte ha pertanto annullato la sentenza impugnata, disponendo un nuovo giudizio davanti alla Corte d'Appello.
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Detenzione domiciliare per ultrasettantenni: no ad automatismi
Un detenuto di 79 anni ha presentato richiesta per ottenere la detenzione domiciliare per ultrasettantenni dopo una condanna a undici anni di reclusione per traffico illecito di sostanze stupefacenti. Il Tribunale di sorveglianza ha rigettato l'istanza evidenziando i numerosi precedenti specifici, l'elevato pericolo di recidiva e la mancata revisione critica dei fatti commessi. Il condannato ha proposto ricorso sostenendo che l'età avanzata e i legami familiari dovessero garantire l'accesso al beneficio. La Corte di Cassazione ha respinto definitivamente il ricorso, confermando che il beneficio penitenziario per persone sopra i settant'anni non costituisce un automatismo di legge. Il giudice conserva sempre il potere discrezionale di valutare la meritevolezza del condannato e la sicurezza sociale.
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