LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

LexCEDpedia

Recidiva — Anno 2026

Pagina 4 di 40

1562 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Recidiva

Provvedimenti

Spaccio di lieve entità: il palo non evita la condanna
L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione contro la condanna per lo spaccio di lieve entità di sostanze stupefacenti. L'uomo sosteneva che la droga fosse per uso personale e contestava la funzione di sorveglianza attribuitagli. Le forze dell'ordine lo avevano sorpreso mentre faceva da palo, segnalando l'arrivo della polizia al complice e custodendo oltre quattromila euro in contanti. Gli agenti avevano anche rinvenuto sessanta dosi di crack suddivise in bustine. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno confermato la piena responsabilità del soggetto, negando le attenuanti generiche e confermando la recidiva a causa dei suoi precedenti penali. L'Imputato dovrà pagare le spese processuali e versare tremila euro alla Cassa delle Ammende.
Continua »
Guida senza patente: la recidiva trasforma l’illecito in reato
Un automobilista si oppone alla condanna penale per la guida senza patente. L'illecito, di norma depenalizzato a semplice sanzione amministrativa, diventa reato penale se commesso di nuovo nel biennio. Il ricorrente sostiene che la precedente violazione non fosse provata con un documento formale di definitività. Inoltre contesta la misura della pena inflitta. La Corte di Cassazione respinge l'impugnazione. I giudici stabiliscono che per provare la reiterazione nel biennio non occorre un attestato documentale formale, ma bastano elementi probatori certi uniti alla mancata dimostrazione di un ricorso in corso da parte del guidatore. La Corte conferma inoltre la discrezionalità del giudice nel quantificare la pena dichiarandola congrua. Il ricorso viene dichiarato inammissibile con condanna al pagamento di spese e sanzione pecuniaria.
Continua »
Violazione della sorveglianza speciale: ritardi e condanna
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a un anno e otto mesi di reclusione nei confronti di un cittadino accusato del reato di violazione della sorveglianza speciale. L'imputato, sottoposto all'obbligo di soggiorno con prescrizione di presentarsi alla polizia nei giorni stabiliti dal tribunale ed agli orari fissati dalle forze dell'ordine, ha accumulato ritardi significativi ed assenze ingiustificate. La difesa contestava la legittimità dell'orario fissato dalla polizia e il rigetto della richiesta di pene sostitutive. La Suprema Corte ha stabilito che la polizia può specificare l'orario di presentazione e che le pene sostitutive introdotte dalla Riforma Cartabia andavano richieste nel giudizio di primo grado, risultando tardive se avanzate per la prima volta in appello.
Continua »
Circostanze attenuanti generiche: quando la Cassazione le nega
L'Imputato è stato condannato per la detenzione a fini di spaccio di oltre quarantasei grammi di cocaina. L'uomo ha proposto ricorso in Cassazione lamentando la contestazione della recidiva e il mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che i precedenti penali specifici e un'organizzazione professionale dello spaccio dimostrano un'elevata pericolosità sociale. Inoltre, la concessione delle circostanze attenuanti generiche richiede la presenza di elementi concreti di segno positivo e non il mero decorso del tempo dai vecchi reati. L'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Violazione di domicilio e condanna: no al riesame in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un uomo condannato nei primi due gradi di giudizio. L'imputato rispondeva dei reati di violazione di domicilio, minaccia grave e mancata esecuzione dolosa di un provvedimento del giudice. La difesa chiedeva una nuova valutazione delle prove e il riconoscimento delle attenuanti generiche con l'esclusione della recidiva. I giudici supremi hanno ricordato che la Cassazione non può riesaminare le prove di fatto. Inoltre, la concessione delle attenuanti richiede elementi positivi concreti, assenti nel caso specifico. La presenza di precedenti penali ha confermato la recidiva. L'uomo deve pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Furto con destrezza: finta spesa e condanna definitiva
L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione contro la condanna per concorso in furto con destrezza. Il soggetto aveva finto un iniziale interesse per i prodotti esposti in un negozio. Successivamente ha mostrato disinteresse, inducendo il commesso ad allontanarsi dall'espositore e a distrarsi. Questa manovra ha agevolato la sottrazione dei beni. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno confermato la presenza della destrezza, poiché il raggiro ha creato la disattenzione decisiva. La Corte ha rifiutato l'esclusione della recidiva, evidenziando i numerosi precedenti penali specifici dell'uomo e l'assenza di un effettivo ravvedimento. Nemmeno la dipendenza da sostanze è servita a ridurre la pena. L'Imputato perde la causa e deve pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle Ammende.
Continua »
Dichiarazioni spontanee e abbreviato: colpa ferma, pena rivista
L'Imputato, condannato per tentato furto aggravato e ricettazione di una motocicletta usata per la fuga, ha ricorso in Cassazione. La difesa contestava l'utilizzabilità delle sue dichiarazioni rese alla polizia, sostenendo l'assenza delle garanzie difensive. La Corte di Cassazione ha confermato che le dichiarazioni spontanee e abbreviato sono pienamente utilizzabili come prova, poiché il divieto vale solo per il dibattimento ordinario. Inoltre, l'imputato si era espressamente riportato a tali dichiarazioni davanti al giudice. La Suprema Corte ha reso irrevocabile la responsabilità penale per i reati contestati. Tuttavia, ha accolto il ricorso limitatamente alla mancata motivazione sulla recidiva, annullando la sentenza con rinvio per la sola rideterminazione della pena.
Continua »
Reato di evasione: ricorso generico e condanna confermata
Un uomo condannato per il reato di evasione ha proposto ricorso alla Corte di Cassazione per contestare l'applicazione della recidiva e il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche. La Suprema Corte ha dichiarato l'impugnazione inammissibile perché i motivi presentati erano del tutto aspecifici. La sentenza precedente conteneva infatti motivazioni logiche e ben strutturate, con le quali il ricorso non si è confrontato in modo puntuale. A causa di questo difetto formale e motivazionale, il giudizio si è concluso con la conferma della condanna originaria. L'imputato è stato inoltre condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro in favore della Cassa delle Ammende.
Continua »
Prescrizione del reato: perché la recidiva blocca il ricorso
L'Imputato è stato condannato alla pena di un anno e sei mesi di reclusione per il delitto di istigazione a delinquere. La difesa ha proposto ricorso in Cassazione sostenendo l'avvenuta prescrizione del reato. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno spiegato che l'Imputato era stato riconosciuto recidivo reiterato. Questa condizione comporta un aumento dei termini di legge pari alla metà, a cui si somma un ulteriore incremento di un quarto per le interruzioni del processo. Di conseguenza, il tempo necessario per estinguere l'illecito non era ancora trascorso. La Cassazione ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro in favore della Cassa delle Ammende.
Continua »
Pene sostitutive e precedenti: la Cassazione valuta il presente
Un cittadino straniero è stato condannato per aver esibito un permesso di soggiorno falso durante un controllo. La Corte d'Appello ha negato la non punibilità per tenuità del fatto e l'accesso alle pene sostitutive, basandosi sui precedenti penali e sulla situazione passata dell'imputato. L'imputato ha proposto ricorso in Cassazione evidenziando i propri progressi personali, lavorativi e familiari recenti. La Suprema Corte ha accolto parzialmente il ricorso con riferimento all'applicazione delle pene sostitutive. I giudici hanno stabilito che la valutazione sulle pene sostitutive deve considerare la personalità dell'imputato nel suo presente sviluppo e non solo i precedenti trascorsi. La sentenza è stata quindi annullata con rinvio ad altra Sezione d'Appello per riesaminare la possibilità di concedere le sanzioni alternative.
Continua »
Circostanze attenuanti generiche: no al ricalcolo della pena
L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione per contestare il mancato riconoscimento della recidiva e il diniego delle circostanze attenuanti generiche. Il ricorrente chiedeva una riduzione della pena applicata nei precedenti gradi di giudizio. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici di legittimità hanno chiarito che il giudizio di merito ha legittimamente evidenziato la gravità dei fatti, la progressione della pericolosità e la commissione di molteplici reati. La determinazione della pena e la valutazione delle attenuanti rientrano nella discrezionalità del giudice di merito. La Cassazione non può riesaminare tali aspetti se la motivazione risulta logica, coerente e priva di difetti. L'Imputato perde il ricorso ed è stato condannato al pagamento delle spese processuali e della somma di tremila euro in favore della Cassa delle Ammende.
Continua »
Bilanciamento delle circostanze attenuanti e calcolo della pena
L'Imputato propone ricorso per cassazione contestando la determinazione della pena e il bilanciamento delle circostanze attenuanti generiche con la recidiva operato dalla Corte d'Appello. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile. I giudici di legittimità chiariscono che la graduazione della pena e il giudizio di bilanciamento delle circostanze rientrano nella piena discrezionalità del giudice di merito. Per adempiere all'obbligo di motivazione, non occorre un'analisi minuziosa quando la sanzione si attesta sui valori medi, essendo sufficienti espressioni sintetiche come pena congrua o equa. L'Imputato viene condannato alle spese e al versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
Continua »
Evasione e particolare tenuità del fatto: contano i precedenti
L'Imputato, sottoposto agli arresti domiciliari, si è allontanato dalla propria abitazione per circa un'ora per recarsi presso la struttura del SERT. Il Tribunale lo ha inizialmente assolto per particolare tenuità del fatto, valorizzando la ridotta durata dell'allontanamento. Il Pubblico Ministero ha proposto ricorso per Cassazione evidenziando gli undici precedenti penali del soggetto, tra cui una precedente condanna per evasione. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso e annullato la sentenza di assoluzione. I giudici hanno chiarito che il beneficio della particolare tenuità del fatto richiede una valutazione complessiva: la breve durata dell'assenza non è sufficiente se l'imputato mostra una condotta criminale abituale e plurimi precedenti penali. Il caso torna al Tribunale per un nuovo giudizio.
Continua »
Ricettazione di merce contraffatta: ricorso inammissibile
L'Imputato, titolare di un opificio, veniva condannato per il reato di ricettazione di merce contraffatta, consistita nella detenzione di borse recanti marchi falsificati. La difesa proponeva ricorso per cassazione sostenendo un difetto di motivazione sulla responsabilità penale e contestando l'applicazione della recidiva. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso del tutto inammissibile. Con riguardo alla ricettazione di merce contraffatta, i giudici hanno chiarito che le prove confermavano il possesso dei beni senza alcuna prova della diretta fabbricazione da parte dell'imputato. Quanto alla recidiva, la doglianza è risultata tardiva poiché non era stata presentata nei precedenti motivi di appello. L'Imputato è stato quindi condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Particolare tenuità del fatto: no allo spaccio abituale
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per illecita detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti di lieve entità. L'imputato chiedeva il riconoscimento della particolare tenuità del fatto per evitare la condanna penale. La Suprema Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito, i quali avevano negato l'esimente. Gli elementi emersi, tra cui il rinvenimento di un bilancino di precisione, denaro contante e numerose chat telefoniche attestanti vendite continuative, dimostrano la gravità della condotta e l'abitualità dello spaccio. Inoltre, la Cassazione ha ribadito il divieto di prevalenza delle attenuanti generiche sulla recidiva reiterata. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Recidiva e inammissibilità del ricorso: verdetto e sanzione
L'Imputato è stato condannato nei gradi di merito per i reati di evasione e di dichiarazione di false generalità. Ha proposto ricorso per Cassazione contestando esclusivamente l'applicazione dell'aumento di pena derivante dalla recidiva. La Suprema Corte ha confermato il verdetto negativo evidenziando il tema della Recidiva e inammissibilità del ricorso: le argomentazioni della difesa erano palesemente infondate e prive di un concreto interesse pratico, poiché non avevano alcuna ricaduta diretta sulla quantificazione della pena finale. Di conseguenza, il ricorso è stato dichiarato inammissibile e l'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali, oltre al versamento di tremila euro in favore della Cassa delle Ammende.
Continua »
Furto in abitazione: il ricorso in Cassazione è inammissibile
L'Imputato è stato condannato per il reato di furto in abitazione. Ha proposto ricorso in Cassazione contestando l'applicazione della recidiva e la valutazione del giudizio di bilanciamento tra le circostanze attenuanti e aggravanti. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. Riguardo alla recidiva, i giudici hanno confermato che la motivazione dei giudici di merito era logica, avendo chiarito il legame tra i reati passati e la maggiore pericolosità del soggetto. Sul bilanciamento delle circostanze, la Cassazione ha ricordato che si tratta di una scelta discrezionale riservata ai giudici di merito, non modificabile in sede di legittimità se priva di arbitrio. L'Imputato perde la causa e viene condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro in favore della Cassa delle Ammende.
Continua »
Costringere a commettere un reato: no al riesame in Cassazione
Due imputati sono stati condannati per il tentativo di costringere a commettere un reato. Gli accusati hanno presentato ricorso in Cassazione contestando la valutazione delle prove, la mancata declassazione del fatto a minaccia semplice, il diniego di una ricognizione personale e l'applicazione della recidiva. La Corte Suprema ha dichiarato inammissibili i ricorsi proposti. I giudici di legittimità hanno chiarito l'impossibilità di richiedere un nuovo esame delle testimonianze o di riproporre le medesime difese già disattese in appello. La motivazione della sentenza impugnata è risultata priva di difetti logici sia sulla ricostruzione dei fatti sia sulla pericolosità sociale dei soggetti. La condanna è divenuta definitiva con il pagamento delle spese e di tremila euro ciascuno alla Cassa delle ammende.
Continua »
Affidamento in prova al servizio sociale: no senza ravvedimento
Il Tribunale di Sorveglianza ha negato l'affidamento in prova al servizio sociale a un uomo condannato per bancarotta fraudolenta e truffa. Nonostante l'imputato avesse presentato un contratto di lavoro, attività di volontariato e risarcimenti economici alla curatela fallimentare, i giudici hanno ritenuto prevalente la pericolosità sociale e la totale assenza di resipiscenza. L'uomo sosteneva infatti di aver sempre operato nella legalità. La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto del ricorso. I giudici di legittimità hanno chiarito che l'accesso all'affidamento in prova al servizio sociale richiede una valutazione prognostica favorevole sul completo reinserimento sociale. Tale apprezzamento spetta al giudice di merito e non è censurabile se sorretto da una motivazione logica. La mancata revisione critica dei propri illeciti giustifica il diniego della misura alternativa.
Continua »
Utilizzo indebito di carta di credito: la confisca è definitiva
Un uomo è stato condannato per l'utilizzo indebito di carta di credito sottratta al proprietario, con la quale ha effettuato dieci prelievi per circa 550 euro. L'imputato ha proposto ricorso in Cassazione contestando il calcolo della pena per la continuità del reato, l'applicazione della recidiva e la confisca per equivalente del denaro prelevato. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso interamente inammissibile. I giudici hanno chiarito che le contestazioni non sollevate in appello non possono essere introdotte per la prima volta in Cassazione. Inoltre, la confisca per equivalente della somma prelevata è espressamente prevista dalla legge ed è obbligatoria. L'imputato deve quindi pagare le spese processuali e un'ammenda di tremila euro.
Continua »